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Itinerari d’Inghilterra-Leicester. EXPERIENCE THE LEGEND OF KING RICHARD III rediscovered. So much to learn…

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Aprile 2018. Patty ed io ci concediamo una tregua dagli impegni familiari, un momento di  condivisione tutto per noi, tra mamma e figlia. Decidiamo di esplorare il mito di Riccardo III Plantageneto-Duca di York. E ci avviamo verso i luoghi in cui  questo mito viene rappresentato e vissuto.

Quello che impressiona della mostra sul ritrovamento delle spoglie del Re Bianco,  Richard III Dynasty Death and Discovery, è l’alone di mistero e leggenda che circonda la vita e la morte di questo sovrano, sapientemente riprodotto nell’ allestimento  di chiara  ispirazione  didattica. Infatti i curatori  hanno  voluto farne un progetto “interdisciplinare” di grandissimo interesse.

Entriamo  nel Visitor Centre,  compriamo  il biglietto, diamo uno sguardo veloce al Gift Shop pensando

“prima di uscire compriamo qualche ricordo, tanto  bisogna comunque ripassare da qui”  

Ed eccoci subito nella  Sala del Trono, con  le due rose (York and Lancaster) in bella vista sul sedile. Sullo sfondo,  come nella più classica struttura del teatro di corte Elisabettiano, appaiono  due porte ad arco che danno sulla scena in cui  si stagliano come magici ologrammi, i protagonisti delle vicende che coinvolgono Riccardo. E ti guardano dritto negli occhi cercando la tua attenzione, un’illusione ottica davvero inquietante! L’atmosfera drammatica e surreale lascia intuire tutte le potenzialità  della tecnologia utilizzata nell’allestimento della mostra. Proseguiamo il viaggio di  scoperta dell’uomo, del Re, delle sue  vicende familiari  e storiche, tra percorsi cartacei e digitali.

Al piano superiore si apre un laboratorio  di Cinema, Teatro, Scienza, Storia, Antropologia, Archeologia, Medicina e Arte. Sembra quasi un’unità di investigazione stile CSI, con tanto di investigatori, strumenti e testimoni. Immerse in questa  magia che ha del miracoloso, ci lasciamo affascinare dall’ immagine moderna e convincente di Richard e del suo tempo.

Si torna giù e ci si trova nell’ala della vecchia Abbazia Francescana  dei Greyfriars,    dove lo scheletro è stato  rinvenuto. Un giovane volontario  racconta con autentico entusiasmo tutto il percorso e si intrattiene con i visitatori, pronto a rispondere alle loro domande. Il pavimento è di  cristallo e sotto si vede la trincea e la tomba, dove giochi sapienti di proiezione luminosa delineano lo scheletro di Richard.

La Dissolution of Monasteries di Enrico VIII chiuse per sempre il sipario  sulla tomba regale. La leggenda narra  che il Re Bianco sia stato sepolto in questo luogo   frettolosamente e di nascosto, forse per non lasciare la salma in balia degli oppositori  o forse perché non riconosciuto, o altro… Che storia! Pensare che è stato per secoli sotto le rovine di un’abbazia, su cui  è stato costruito un  anonimo parcheggio del centro città!

riccardo_terzo-Lawrence Olivier

 E il mistero intorno  al re deforme, dal  grande carisma  Shakespeariano, cresce nei secoli. E il mistero, si sa, alimenta il mito. Una sezione della mostra ripercorre le varie “anime”  del re attraverso il cinema e il teatro. Rimane indelebile il Riccardo III di William Shakespeare  nell’interpretazione di Lawrence Olivier che incarna alla perfezione  i tratti peculiari del  “cattivo”.  

Riccardo III Plantageneto Duca di York, sfida ancora oggi  l’immaginario collettivo: chi lo vuole eroe audace e indomabile, chi vigliacco assassino di  piccoli indifesi, chi padre della patria nobile e insostituibile.

Leicester gli restituisce il posto d’onore che gli spetta: la  Cattedrale. Gli inglesi lo hanno accolto finalmente tra di loro  e ne hanno fatto un “pilastro” della rinascita culturale di Leicester e del suo  turismo.

 

So much to learn…

 

 

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K. Blixen-CAPRICCI DEL DESTINO. L’Uomo propone, il Destino dispone. A volte

Karen-Blixen-Capricci-Del-Destino-1966-1°

 

Cinque avvincenti racconti della scrittrice Danese Karen Blixen su un destino capriccioso che da sempre  tenta di condizionare la vita degli uomini e delle donne.

 


 

Il Pranzo di Babette

p.7

Incipit

“In Norvegia c’è un fiordo – un braccio di mare lungo e stretto chiuso tra alte montagne-che si chiama Berlevaag Fjord. Ai piedi di quelle montagne il paese di Berlevaag sembra un balocco, composto da casine di legno tinte di grigio, di giallo, di rosa e di tanti altri colori…”p.7

 

Il primo racconto della raccolta apre il magico mondo di Blixen con i suoi tesori. Narrazione asciutta, venata da sentimenti   anch’essi “nordici” e asciutti, depurati di ogni sovrastruttura sentimentale. La stessa Babette, artista della cucina, come lei stessa si definisce, sembra aver assunto durante il suo soggiorno a Berlevaag una personalità asciutta, pur essendo Parigina e Comunard rivoluzionaria, profuga ed esule in Norvegia,  E tuttavia, alla fine del maestoso pranzo che cucina per gli ospiti delle due sorelle in commemorazione del centenario de Decano (se fosse vissuto) parla e parla e butta fuori parte della sua anima d’artista vera.

Impariamo a conoscere  i personaggi   tipici della scrittrice: donne, discrete e affascinanti, uomini in divisa religiosa o civile o militare, di poche parole e molti tormenti. Ambienti morbidi, soffici bianchi o colorati, avvolgenti come la grande nevicata del giorno dopo il grande pranzo. Il cibo portatore di peccato e perciò innominabile, compie il suo dovere divino sul corpo e sulle anime dei grigi commensali.

Un salto al cinema

Il pranzo di Babette  di Gabriel Axel 1987


Il pescatore di perle

p.53

Incipit

“Mira Jama iniziò il suo racconto. A Shiraz viveva un giovane studente di teologia chiamato Saufe, era molto dotato e puro di cuore. Leggendo e rileggendo il Corano rimase tanto assorto nel pensiero degli Angeli che l’anima sua finì per stare con essi assai più che accanto a sua madre o ai suoi fratelli, ai suoi insegnanti o ai suoi condiscepoli o a qualsiasi altro abitante di Shiraz.”

Raccontare storie è divino, quasi angelico. E qui Blixen racconta tanto e fa raccontare tanto, sugli angeli per esempio e sulle loro ali che li spingono sempre più in alto verso non si sa dove per poi, inevitabilmente cadere; su sirene e pesci che fanno scoprire agli umani il meraviglioso liquido che il creatore ha voluto perché essi non possano cadere, ma  grazie alle loro qualità mirabolanti, tra cui un silenzio loquace ed espressivo e la preziosa virtù di prendere “La forma dell’acqua”, di adattarsi con flessibilità e flessuosità al loro ambiente senza modificarlo.  E qui arrivano delle piccole epifanie: il bellissimo e pluripremiato film di Guillermo del Toro e i  “I pesci che non chiudono gli occhi” di Erri de Luca.

Tutte queste suggestioni sono evocate dai racconti di Mira pescatore di perle, della sirena, del narratore anonimo che tira le fila e mette insieme le storie. Magia pura che Karen Blixen modella e trasmette in veste di destino capriccioso.

John_William_Waterhouse_A_Mermaid

John William Waterhouse- A Mermaid

 

“Noi pesci riposiamo tranquilli, sorretti da ogni lato, in un elemento che sempre, in modo preciso ed infallibile, riesce a pareggiarsi. Un elemento che, si può ben dirlo, prende il posto della nostra stessa esistenza persona le, dato che, senza badare alla nostra forma individuale, o al fatto che noi si sia pesci piatti o pesci rotondi, il nostro peso e il nostro corpo sono calcolati secondo la quantità di materia circostante che spostiamo.

La nostra esperienza ci ha provato, come un giorno te lo proverà la tua, che si galleggia benissimo senza speranza, anzi che si galleggia meglio quando non l’avremo. Di conseguenza, poi, la nostra fede stabilisce che per noi ogni speranza è lasciata.

Non corriamo rischi[…]L’uomo, infine, è preoccupato dall’idea del tempo, e mette a repentaglio il proprio equilibrio vagando incessantemente tra il passato e l’avvenire.

Gli abitanti d’un mondo liquido hanno unito il passato e l’avvenire nella massima: Après nous le déluge.”p.71


Tempeste 

p.73

Incipit

“C’era un vecchio attore e capocomico che si chiamava Herr Soerensen. Da giovane aveva recitato nei teatri di Copennaghen:era arrivato perfino a fare la parte di Aristofane nella tragedia Socrate di Adam Oehlenschlaeger selle tavole del Teatro reale. Ma era uomo di carattere prepotente e indipendente, e pretendeva di creare e controllare il mondo che lo circondava.”

Malli, la ragazza del mare, è figlia di un affascinante marinaio scozzese che conquista una giovin pulzella del luogo, dona amore e illusioni a piene mani, diventa padre e, riparata la nave su cui aveva fatto naufragio nel piccolo paese sui fiordi, scompare per sempre abbandonando Malli e sua madre al loro destino. Madre e figlia proseguono coraggiosamente la loro vita in una sorta di simbiosi autosufficiente, nutrita di sogni e rimpianti.

Siamo in compagnia di gente di mare e di teatro. Mr Sorensen decide di rappresentare La Tempesta di William Shalkespeare per ringraziare Dio del successo ottenuto con le precedenti rappresentazioni. Si mette dunque alla ricerca degli attori e si imbatte in uno splendido Ariel. Malli è una creatura teatrale e il ruolo di Ariel sembra scritto per lei.

 

Quali sono le vere Tempeste?

 

John William Waterhouse- Miranda-The Tempest -“Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.” (Prospero: atto IV, scena I.)

 

Il gioco di sovrapposizione tra realtà e finzione è talmente forte che determina il destino dei protagonisti.  Si narra che a seguito di una devastante tempesta una delle navi più grandi e veloci del vecchio e ricco armatore norvegese ha  rischiato di infrangersi contro le rocce aguzze del fiordo.

Si narra anche che a salvarla dalla distruzione fosse stata una giovane e coraggiosa ragazza che con la sola presenza  avesse aiutato i marinai, e tra questi il mitico Ferdinand, a portare la nave in salvo nel porto della città. Tutto il paese tributa omaggi e amore per questa fragile, coraggiosa ragazza.

Il suo destino è segnato dalla sua audacia, viene accolta infatti nella ricca dimora degli armatori, inizia una storia d’amore con il figlio del proprietario e si avvia felice verso il matrimonio, abbandonando il palcoscenico. La favola rosa sta per realizzarsi, ma il capriccioso destino butta una carta sul tavolo da gioco…

Poesie e lettere d’amore

La poesia di Malli per Arndt, il promesso sposo :

T’ho reso povero, dolce mio cuore.

Ti sono lontana quando siamo vicini.

T’ho reso ricco, cuore mio caro.

Ti son vicina quando siamo divisi. p.146

 Intense atmosfere Elisabettiane che richiamano Marlowe e la sua incalzante ultima ora di Faust.

“…pensavo che la tempesta fosse quella della commedia. Ora […] e penso che sarà bello e superbo lasciare che il battito dell’onda copra il battito del cuore”

“Adesso starò qua ferma e aspetterò un’ora prima di chiudere questa lettera. Così ho un’ora di più in cui non t’ho svelato nulla, e in cui nulla è finito tra te e me. E io sono soltanto il tuo amore, colei che deve sposarsi con te.”p. 148


  La storia immortale 

p.149

Incipit

“Attorno al 1860 viveva a Canton un commerciante di tè straordinariamente ricco, il signor Clay. Era un vecchio di alta statura, asciutto e chiuso. Aveva una splendida casa e una stupenda carrozza a cavalli. Troneggiava nell’una e nell’altra, eretto, silenzioso e solo.”

Andiamo con la fantasia in Cina, con un grande mercante francese che per un dissesto finanziario di cui torneremo a parlare, perde tutto,  compresa la magnifica villa dove passeggiano sontuosi i pavoni e dove ora vive il signor Clay.

Scamardistudio-Il pavone nell’orto

Blixen cesella i protagonisti di questo racconto con rotondità, precisione ed efficacia. Magistrale. Il signor Clay, straricco infelice uomo, Elishama commesso tuttofare-ebreo errante, lettore di libri mastri come ninna nanna per il signor Clay; Virginie gran dama innamorata e vendicatrice, Povl-Paolo marinaio innamorato, bello biondo e forte come un orso.

Elishama è il catalizzatore della storia, colui che, come un filo di seta, va da un capo all’altro della tela mettendo insieme i punti di intreccio. Sin da bambino si porta al collo un pezzettino di carta che in Polonia un vecchissimo uomo gli donò conservato in un sacchetto rosso. A Londra incontra un Italiano che gli insegna a leggere e a scrivere, ma non a decifrare quel pezzettino di carta, che apprende essere in ebraico antico. Per saper cosa dica, paga l’uomo del banco di pegni che gli trascrive anche la traduzione in inglese.

Ognuno ha una sua storia da raccontare, ma le storie devono rimanere storie? O si può trasferirle nella realtà? E cosa nasce prima: la storia o la realtà?

Il racconto continua con la lettura della profezia di Isaia scritta sul prezioso fogliettino. Il signor Clay ne è affascinato  e decide di raccontare anche lui la sua storia, vera e dunque degna di essere raccontata. È la storia di un marinaio che inciampa in un’offerta irrinunciabile da parte di un vecchio e ricco signore: 5 ghinee d’oro per fare una certa cosa…

Elishama informa il  prescelto spiegandogli l’arcano. E da qui la storia prende una piega inaspettata.

“Era una notte d’Aprile, l’aria era calda e dolce, e già innumerevoli pipistrelli sfrecciavano silenziosi avanti e indietro. I cespugli di oleandro del giardino del signor Clay sembravano incolori al chiaro di luna, le ruote della sua Vittoria cigolavano piano piano sulla ghiaia del viale”p.187

Ora è il turno di Paolo e Virginie, marionette incerte nelle mani di Clay, Elishama e del solito destino capriccioso. Raccontano la loro storia e noi li seguiamo affascinati e felici di ascoltarli.

Ritroviamo suggestioni antiche su isole deserte (Robinson, Utopia, l’Isola del tesoro) e tempeste (Shakespeare) e vite avventurose, e sfarzo nei palazzi nobiliari di Francia e monete d’oro magiche, e sogni   da realizzare e amori proibiti e travolgenti..

2CONCHIGLIA SU PAGINA

L’appello ai sensi ci ammalia, ci lasciamo suggestionare dai suoni dell’isola p.298, dalla voce del mare nelle conchiglie rare di Paolo p.220, dai gemiti e dalle parole d’amore dei due amanti, giovani e vecchi nello stesso tempo, dai fruscii degli abiti di Virginie che scivolano sulla sua morbida pelle.     

Quanta poesia in questo racconto! Dalla prima all’ultima parola ti trasporta in un mondo di fiaba, con Elishama che ci accompagna verso la conclusione, senza anticipare nulla, ma lasciandoci soli a scoprire come va a finire la relazione tra burattinaio e burattini:

ritaglio Blixen


 L’anello 

p.221

 

Incipit

“In una mattina d’estate di centocinquant’anni fa, un giovane gentiluomo di campagna Danese e sua moglie andarono a fare una passeggiata sulla loro terra. Erano sposati da una settimana. Il loro matrimonio non era stato facile, ché la famiglia della sposa era superiore per lignaggio e per ricchezza…”

   anello

E la storia va avanti nel loro personale Paradiso Terrestre, tra “scherzi e scherni, colazioni e pranzi, cani, mietiture e pecore” fino al momento in cui un anello viene sfilato dal delicato dito della bella Lovisa, detta Isa dal marito Sigismondo. Cosa accade poi, a voi scoprirlo.

Con questo breve racconto denso di significato, simboli e suggestioni, con tanto di giardino segreto si chiude la splendida raccolta dei racconti di Karen Blixen Una lettura piena di poesia, sapienza narrativa, richiami alla grande letteratura, che ha riempito Aprile dei toni profondi e affascinanti di una grande scrittrice.

  Karen_Blixen

 

Un salto al cinema

“La mia Africa” di Sidney Pollack 1986, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Karen Blixen.

 

 

330px-Angelica_Kauffmann_007Miranda e Ferdinando

Indietro nel tempo con la piccola Vera nel Globe Theatre di Shakespeare…

The GlobeSettembre 2011. Abbiamo fatto una bella gita ieri, Vera e io. La meta? The Globe, teatro Shakespeariano ricostruito a Bankside,  sulla sponda “culturale” del Tamigi.

La piccola Londinese si offre volontaria per un piccolo  spettacolo. Vive  in prima persona la scelta dei costumi e la vestizione della donna del popolo, nel corso di una dimostrazione che viene fatta all’interno del Globe per intrattenere  i visitatori.

È stataGlobe location-by night brava e coraggiosa a offrirsi come “cavia” e a sopportare le rudezze delle stoffe antiche. Lentezza del tempo, eternità dell’esperienza artistica.

Will forever! Celebrando Shakespeare

Will by Burgess

 

 “È un talento che, più di qualsiasi altro il mondo abbia mai visto, ci riconcilia con il fatto che siamo esseri umani, ibridi insoddisfacenti, non buoni abbastanza per gli dei, non buoni abbastanza per gli animali. Siamo Will tutti. Shakespeare, è il nome di uno dei nostri redentori” Anthony Burgess, Shakespeare, Rusconi Ed.1981

I giochi di prestigio di Agatha Christie in THEY DO IT WITH MIRRORS.

 

They do it with mirrosrs_Christie

Niente è come appare

Niente è come appare in “the Great Hall at Stonygates”, o meglio, se si cambia prospettiva lo scenario muta ed emerge una verità diversa. È il caso della vicenda di cui è osservatrice acuta Miss Marple.

Sollecitata dalla sua vecchia amica Ruth, Jane Marple fa  visita a Cara o Carrie Louise o Kathleen (ciascuno la chiama a modo suo. Bizzarrie), sorella di Ruth e cara amica d’infanzia della stessa Miss Marple. Ruth teme che qualcosa non stia andando per il verso giusto nella grande “casa di accoglienza” dove Carrie Louise vive insieme ad alcuni suoi familiari e amici.

In effetti, qualcosa di tragico arriva a sconvolgere i ritmi e le persone di questa apparentemente pacifica comunità, abitata da individui misteriosi,   eredi di ballerine russe e di Italiani affascinanti e ingannatori,  Americani disorientati e giovani delinquenti in riabilitazione.

Miss Marple contribuisce anche in questo caso a risolvere il dilemma. La sua apparente ingenuità le permette di giocare indisturbata le sue carte di ineffabile investigatrice.

Qualche parola mi sfugge

Leggere un romanzo in lingua Inglese è  un esercizio di scoperta che mi incuriosisce sempre e al quale non so rinunciare. Aggiunge piacere e autenticità al gusto per la storia, per i personaggi e per lo stile dell’autore.

wordle

 

1111ItaliansQuesti Italiani avvelenatori!

Quanti pregiudizi sulla fascinosa Half-Italian Gina! La letteratura straniera sguazza nel pregiudizio interculturale, e Christie non ne è esente.

 

 

 Oh San Severiano! You know what Italians are. Nothing matters to them but money…146

Eppure, alla fine l’incontenibile Gina, figlia dell’ adorata Pippa  adottata da Carrie Louise e sposata ad un Italiano, diventa Kate, La Bisbetica Domata…Trionfo del teatro e del suo nobile padre, William Shakespeare.

 

All the world’s a stage

specchioDecisamente il mondo è un grande palcoscenico e il titolo del romanzo lo conferma.

 They do it with mirrors, or “The illusion is in the eyes of the audience”p.185.

Nel teatro della vita  la realtà supera spesso la finzione.  E tuttavia, è proprio il teatro che, secondo Lewis Serrocold grande filantropo e affettuoso marito di Carrie Louise, aiuta a recuperare i giovani delinquenti…p.28

Il segreto dell’esistenza

In questo mondo strambo spesso  si incontrano   persone un po’ “eccentriche”. Tante, molte di più  di quante se ne immaginano.

Dr Maverick says: We’re all mad, dear lady-That’s the secret of existence. We’re all a little mad. p.54

E.Lustgaten-Signori della Corte… All the world’s a stage: teatro e funerale insieme in tribunale.

 Signori della Corte…

 

lustgarten-001.jpgKate Haggerty viene uccisa in modo estremamente feroce e crudele. I primi a scoprire il cadavere nella squallida stanzetta in cui Kate vive ed “esercita il suo mestiere” sono Arthur Groome, irrimediabilmente innamorato di lei e la signora Rogers, l’affittacamere. di Soho.  L’indiziato principale è ovviamente l’uomo. La storia è tutta imperniata sul processo, i suoi riti e i suoi protagonisti.

 

All the world’s a stage,
And all the men and women merely players:
They have their exits and their entrances

Shakespeare’s As You Like It

 

E il processo in tribunale è una delle sue realizzazioni concrete e ideali:

 “…Quell’eccelso meccanismo squisitamente teatrale, quella sorta di sistema invisibile di riflettori che illumina e isola gli attori principali di ciascuna scena riuscendo a dare l’illusione che tutto il resto sia avvolto dal buio. Quegli invisibili fasci di luce puntavano ora su Groome e sul pubblico ministero. Tutti gli altri personaggi coinvolti nel processo, per quanto importanti, restavano temporaneamente nell’ombra; gli spettatori non erano consapevoli della loro presenza più di quanto non lo fossero di quella di chi era seduto accanto a loro. Gli occhi e le menti erano totalmente assorbiti dal duello tra il ricco avvocato e l’impiegato accusato di omicidio…” p.140

 

Riti funebri…

Un processo diventa anche una specie di rito funebre nel tribunale/chiesa:

Il signor Haggerty, padre della povera “disgraziata” uccisa in modo selvaggio…

“Per questo aveva assistito al processo. A suo parere, si trattava di una specie di cerimonia funebre in onore della figlia. Una cerimonia funebre molto più sontuosa, stravagante e prolungata di quelle cui erano abituati gli Haggerty, e che, oltretutto, non gli sarebbe costata un penny. Ma pur sempre una cerimonia funebre; un lussuoso rito per celebrare la morte di Kate. E che cos’altro avrebbe potuto fare suo padre se non prendervi parte? Le circostanze lo imponevano, sebbene inizialmente il suo istinto fosse stato quello di tenersene a distanza […] C’erano stati alcuni momenti particolarmente morbosi, d’accordo, così come accade a ogni funerale; C’erano stati momenti in cui era stato impossibile dimenticare che, sotto tutto quello sfarzo, giaceva un ammasso di ossa sgretolate e di carne in decomposizione. Quei momenti facevano immancabilmente salire un nodo alla gola, in chiesa come in tribunale…” ppgg227-228

 

Soho

Carnaby_Street,_London_in_1968Soho,  uno spaccato londinese di grande fascino e mistero,  viene scelto anche da Lustgarten come setting privilegiato per le sue atmosfere torbide e perverse, ricche di spunti “umani e sociali”.

Lustgarten ha lasciato il suo marchio di qualità sul True Crime, facendolo diventare un genere radiofonico e televisivo di grande successo, molto prima della folla di giallisti e criminologi che oggi imperversano in televisione.

Stiamo parlando di Mr. Murder

“…così era soprannominato l’avvocato e scrittore inglese Edgar Marcus Lustgarten negli anni 50 e 60, quando le sue serie radiofoniche e televisive in cui ricostruiva famosi processi e casi criminali godevano di immensa popolarità in Gran Bretagna, Stati Uniti e Australia…” Nota dell’Editore

L’aspetto che rende questo giallo molto “efficace” è la concretezza quasi cinica dello sviluppo degli eventi. Non c’è nulla di fantasioso, ma solo il disincantato racconto dei fatti. La crudezza della realtà si affaccia in più momenti: attraverso l’opportunismo o “doppia morale” di alcuni personaggi, che potrebbero avere un ruolo fondamentale nella storia, ma decidono altrimenti; nel risvolto inatteso che ci accompagna verso la conclusione.

Lustgarten si rivela fine tessitore di una trama che, partendo dalla realtà, catapulta il lettore dentro la storia, senza mai permettergli di dimenticare che ciò che è narrato è molto “verosimile”!

Shakes_globe- jpgSiamo spettatori di un dramma quasi Elisabettiano, dove, come nell’ultima ora del Faustus di Marlowe, i minuti finali che intercorrono tra il riassunto del giudice e il verdetto della giuria, sono scanditi in modo drammatico, verso l’inevitabile climax. A Lustgarten piace spiazzare il lettore e ci riesce benissimo.

 

 Eccolo… 

 Volete un assaggio in videro del suo stile e della sua Londra “giuridica”?  Edgar Lustgarten from the BBC Radio show Scales of Justice.

 

I.Némirovsky-SUITE FRANCESE. Che magnifica scoperta!

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“Suite francese di Irène Némirovsky  è il titolo dei primi due “movimenti” di quello che avrebbe dovuto somigliare a un “Poema sinfonico”, composto da cinque parti, di cui solo le prime due sono state completate e pubblicate[…]

La prima parte “Temporale di giugno” racconta l’esodo di massa dei francesi che, all’arrivo delle truppe naziste, si sono spostati con figli, vecchi, malati e intere case caricate su veicoli di fortuna, rimasti poi senza benzina e abbandonati lungo il cammino. In questo grande affresco corale si distinguono quattro gruppi familiari: la Famiglia Péricand, molto ricca, imparentata con altre famiglie altoborghesi di provincia. La casa è gestita dalla madre, Charlotte “La signora Péricand apparteneva a quel tipo di borghesi che hanno fiducia nel popolo. «Non sono cattivi, basta saperli prendere» diceva con il tono indulgente e un po’ sconsolato che avrebbe usato per parlare di una bestia in gabbia”. Gabriel Corte scrittore, è un Accademico di Francia, quindi fa parte dei quaranta “immortali”, come sono chiamati i membri a vita di quel sublime consesso. Deve prepararsi a lasciare Parigi per rifugiarsi a Vichy, con la sua amante, Florence. La Famiglia Michaud formata da una coppia piccolo-borghese: Maurice e Jeanne Michaud che lavorano presso la Banca del signor Corbin. Charlie Langelet, sessantenne, benestante, vecchio scapolo la cui grande passione è una collezione di porcellane. Si annovera tra gli “happy few“. È molto snob, evita l’eccessiva vicinanza del prossimo, per cui prova un generico disprezzo.”

Il secondo pezzo, “Dolce”, è ambientato in una piccola città della campagna francese, Bussy (nella periferia ad est di Parigi), nei primi mesi, stranamente tranquilli, dell’occupazione tedesca. Qui vivono due donne: la vedova Angellier e Lucile sua nuora. Un ufficiale tedesco, Bruno von Frank, viene acquartierato in casa Angellier. Tra il giovane ufficiale ventiquattrenne e la sconsolata Lucile, scocca una scintilla di comprensione che presto diventa amore. I due non osano però incontrarsi e parlarsi. La suocera tiranneggia Lucile e la costringe a nascondersi, fino a che, un giorno che rientra inaspettata, coglie i due in atteggiamento affettuoso, coinvolti dalla dolcezza della musica suonata dall’ufficiale sul pianoforte di famiglia. È troppo: la vecchia si ritira nelle proprie stanze e dichiara di non volerne uscire più. Bruno mormora “Finalmente, sarà il paradiso”.  Wikipedia

 

Suite, una sinfonia di note e luoghi.

Il titolo è esemplificativo della bellezza del romanzo. E altrettanto complesso e ricco di valore metaforico.

Ha un  significato strettamente legato al mondo della musica, anche se i “pezzi” della Suite di Irene si fermano purtroppo ai primi due tempi: Tempesta di Giugno e Dolce:

“In musica, la suite (in francese successione) è un insieme di brani, per uno strumento solista, un complesso da camera o un’orchestra, correlati e pensati per essere suonati in sequenza. I pezzi che compongono una suite vengono chiamati tempi (o movimenti) e nella musica barocca sono tutti nella stessa tonalità.”

2000px-France_map_Lambert-93_with_regions_and_departments-occupation-it_svgHa un  significato logistico. La Suite rappresenta  in verità tutte le case di Francia “abitate” da questa storia e, in particolare, la casa di Lucile Angellier. O meglio la stanza in cui alloggia Bruno Von Falk, l’invasore dal comportamento gentile e malinconico. Riparata,  temporanea e accogliente, é la testimone compiacente di un amore molto speciale.

La visita di Lucile alla casa dei Perrin,  con la lista degli oggetti da recuperare per la vedova, è un capolavoro di  narrazione ironica e poetica. La ragazzina che “guarda” la scena e che diventa di fatto una narratrice ingenua e sapiente, allo stesso tempo. cattura, diverte e commuove.

“la ragazzina  con il grembiule nero coglieva delle primule, le riuniva in grossi mazzi rotondi di un giallo tenero e vi affondava il nasetto, ma aisuoi occhi neri , innocenti e astuti nello stesso tempo, non si staccavano per un momento dai grandi. Guardava Lucile con curiosità e anche con un certo spirito criticop:uno sguardo da donna a donna. “Ha l’aria di avere paura”,pensava”Mi chiedo per quale motivo ha paura. L’ufficiale non è cattivo. Lo conosco, mi regala dei soldini, e una volta ha raccolto il mio pallone…La bambina vide che la signora era molto pallida e aveva la bocca tremanta…Il tedesco e la signora parlavano a voce bassa. Anche lui adesso era bianco come un lenzuolo…”p.309

 

Il ritmo delle stagioni

benvenuto-giugno_sscamardi2014L’esodo dei parigini verso la salvezza, nelle regioni periferiche della Francia, è costellato di poesia e dramma, insieme e inseparabili. La descrizione dell’aria dolce e profumata dei tramonti di Giugno fa sognare, ma il sogno diventa bruscamente incubo, tra bende insanguinate, ricerca spasmodica di cibo e di accoglienza. Sintomatico è il furto del cesto di vimini pieno di leccornie, che il capriccioso intellettuale Corte è riuscito a procurarsi, grazie alla sua fama.

 “Era una sera lieve e dorata, senza un alito di vento, tiepida, la fine di una giornata incantata, un’ombra dolce si stendeva come un’ala sui campi e sui sentieri…Un leggero odore di fragola giungeva dal bosco vicino. Lo si avvertiva a tratti, nell’aria satura di vapori di benzina e di fumo. I veicoli procedevano a passo d’uomo e ora si trovavano sotto un ponte. Delle donne lavavano tranquillamente la biancheria nel fiume: L’orrore e l’anomalia di quanto stava accadendo erano accentuati da quelle immagini di serenità.. In lontananza si vedeva girare la ruota di un mulino.”p.86

 

Stile, Personaggi e Cambiamenti: piccoli assaggi

Non è facile scegliere qualche frammento dall’immenso serbatoio di perle splendenti che illuminano il romanzo. Si rischia di trovarsi tra le mani una collana spezzata. Ma vale comunque la pena di provarci.

C’è  Irene  tra le parole di Gabriel Corte sui “personaggi minori di un romanzo”:

“Te l’ho sempre detto, tu non dai abbastanza importanza ai personaggi di contorno. Un romanzo deve somigliare a una strada affollata di ignoti, nella quale passano due o tre individui, non di più , di cui sappiamo tutto. Guarda altri scrittori, Proust ad esempio, come hanno saputo fare uso delle figure minori. Se ne servono per ridimensionare, rimpicciolire i personaggi principali. Niente di più proficuo in un romanzo di quella che chiamerei una lezione di umiltà impartita ai protagonisti: pensa a Guerra e Pace:le giovani contadine traversano la strada ridendo davanti alla carrozza del principe Andrej e la prima impressione che ne hanno è di lui che si rivolge a loro, la sua voce, e immediatamente la visione del lettore si dilata, non c’è più un singolo volto, una sola personalità. Scopre la molteplicità dei modelli…”p.39

Anche Gabriel riceverà la sua “lezione di umiltà” dall’esperienza dell’esodo forzato… che lo obbliga ad uscire dal suo mondo dorato e a scontrarsi con una miriade di “personaggi minori”.

Dorian GrayTra i libri preferiti di Irene c’é Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. La scena in casa Angellier in cui  Lucile si guarda allo specchio e toccandosi il viso riflette sulla contradditorietà tra ciò che vede e ciò che sente, tra l’immagine che gli altri devono preservare di lei e quella più vera e intima che invece lei  vede riflessa nello specchio, ci riporta davvero a Dorian Gray…

“Insomma, rifletti!, continuò,  la fronte appoggiata allo specchio,e le sembrava veramente di parlare a una parte di sè sino a quel momento sconosciuta, invisibile, e che vedeva per la prima volta, una donna con gli occhi scuri, dalle sottili labbra frementi, le gote accese, che era lei e non del tutto lei.” Insomma, rifletti…”p.338

 Hubert Péricard si trasforma. Parte per la guerra, ragazzino pieno di entusiasmo, spericolato e incosciente:

“Nel suo animo, sino a quel momento tenero e scherzoso, più fanciullesco della sua età, si destavano all’improvviso i tormenti e le passioni di un uomo adulto:strazio patriottico, bruciante ansia di sacrificio, vergogna, pena e collera. Per la prima volta nella sua vita, pensava, un’avventura di tal sorta coinvolgeva la sua personale responsabilità. Non era il caso di piangere o gridare al tradimento, era un uomo…”93

Torna poco dopo, avvilito e sconfitto, ma con una nuova, importante consapevolezza:

“Poco per volta, da quel caos da quelle contraddittorie sensazioni, nacque una strana , amara maturità. Aveva accumulato una ricca esperienza;adesso sapeva, ma non più in maniera astratta, libresca, ma con il suo cuore che aveva battuto all’impazzata, con le mani che si erano escoriate collaborando alla difesa del ponte di Moulins, con le sue labbra che avevano accarezzato il corpo di una donnamentre i tedeschoi festeggiavano la vittoria. Sapeva cosa significassero le parole “pericolo”, “coraggio”, “paura”,”amore”. Sì, anche l’amore…”p.175

 

Rumori e Silenzi

Colpiscono i suoni e i tonfi. L’immagine degli stivali lucidi di Bruno che scandiscono il tempo con il rumore dei tacchi che sbattono sul pavimento di legno. Passi che arrecano ansia, paura, desiderio…

Colpisce il suono trattenuto del pianoforte, il potere d’attrazione della musica che la “vecchia” teme profondamente. Il suono del silenzio , tra un sibilo e l’altro crea persino più ansia.

“per quanto io viva, ricorderò questo rumore sordo e regolare degli stivali che martellano l’impiantito….”p.244

E sprofondato nel silenzio scorre il flusso di pensieri ed emozioni di Lucille:

“La radio muta…che riposo…Impossibile cedere alla tentazione: Non si potevano cercare le stazioni-Parigi, Londra, Berlino, Boston-sul quadrante oscuro. Non più voci nefaste, invisibili, lugubri a parlare di navi affondate, di aerei in fiamme, di città rase al suolo, enumerare i morti, annunciare futuri massacri…Benedetto oblio…Sino alla sera, niente, ore lente, una presenza umana, un vino leggero e profumato, della musica, lunghi silenzi, la felicità”. p.304

Bruno e Lucille, un comune, triste sentire nel dialogo tra vincitori e vinti:

“…Adesso sono prigioniero qui, in questo posto simile a una tomba…O meglio: Una tomba in un cimitero di campagna, pieno di fiori, di uccelli, di ombre seducenti, ma pur sempre una tomba[…]Lei non viaggia mai, scommetto. Non conosce l’Italia, l’Europa centrale, a malapena Parigi…pensi a tutte le cose di cui siamo privati…I musei, i teatri. I grandi concerti…Rimpiango soprattutto i concerti”p. 99

Ironicamente amara la morte di Langelet. Sopravvissuto con le sue preziose porcellane all’attacco tedesco, alla fuga e  alla fame muore in un modo tra il tragico e il comico…come le sue adorate statuine…

Bonnet, l’ ospite padrone di casa Labarie, ha lontane origini francesi. È giovanissimo e crudelissimo…

“Era crudele, ma era la crudeltà dell’adolescenza, quella generata da un’immaginazione troppo viva e fervida, interamente rivolta a sestesso, al proprio io;non ci si impietosisce alle sofferenze degli altri:non se ne ha la percezione, non si vede che se stessi. In questa crudeltà c’era un che di ostentato prodotto dall’età come da una qualche inclinazione al sadismo…”p.249

  

Che magnifica scoperta!

dado-peintre-ireneNon che non ami il cinema, anzi, ma davvero, dopo aver letto Suite Francese di Irène Némirovsky, non mi interessa proprio vedere il film di Saul Dibb (Canada 2005) che ne ripercorre le tracce. La minuzia delle descrizioni, le mille sfaccettuature dei personaggi,la poesia che salta fuori ad ogni palpito esistenziale, risulterebbero fatalmente sfocate al confronto. È troppo intensa l’emozione che il libro mi ha lasciato per contaminarla. Non ora almeno.

Eppure il cinema occupa una parte importante nel suo processo creativo. Quando Irene parla del suo libro, proprio mentre la sua vita e la sua fase di scrittura stanno per concludersi (12 Giugno 1942 ad Auschwitz, tutto accade in Giugno…), sembra concentrata proprio sul ritmo da dare al suo lavoro, un ritmo cinematografico che colleghi le parti tra di loro… ma ci penserà la storia e la realtà a collegare tutto!

« Il libro in sé deve dare l’impressione di essere semplicemente un episodio… com’è in realtà la nostra epoca, e indubbiamente tutte le epoche. La forma, dunque… ma dovrei dire piuttosto il ritmo: il ritmo in senso cinematografico… collegamenti delle parti fra loro. Tempête, Dolce, dolcezza e tragedia. Captivité? Qualcosa di smorzato, di soffocato, il più possibile cattivo. Dopo non so. L’importante – i rapporti fra le diverse parti dell’opera. Se conoscessi meglio la musica, credo che questo potrebbe aiutarmi. In mancanza della musica, quello che al cinema si chiama ritmo. Insomma, preoccuparsi da una parte della varietà e dall’altra dell’armonia. Nel cinema un film deve avere una unità, un tono, uno stile.”

 

Vita Shakespeariana

Shakes_globe- jpgÈ bello averlo letto in questi giorni d’Aprile, così densi di eventi che hanno travolto il cuore, con le testimonianze dall’attualità e i ricordi e i ritorni alla grande Storia con i suoi conflitti. Tempo di celebrazioni (25 Aprile) Tempo di esodi biblici e spesso infausti di donne, bambini, uomini per terra e per mare. Tempi in cui l’essere umano fa sfoggio di tutto il suo repertorio: meschinità, slanci, paure, riflessioni, coraggio e generosità.

E tra passato e presente si conferma un unico grande colpevole: la Guerra. Unica possibilità di redenzione laica: il ricorso all’umanità, all’empatia, alla capacità di riflettere e ragionare, a cuore e mente aperti.

“…la vita era Shakespeariana”p.95

commenta la narratrice, semplicemente. E basta questa semplice affermazione per comunicare e condividere tutto un mondo. Lo stile ricco e asciutto nello stesso tempo di Némirosky mi piace molto. Il bello della lettura è il suo orizzonte infinito, il suo terreno sconfinato. Ti offre un progetto senza fine, territori da esplorare di cui non vedrai (e non vorrai mai conoscere) i confini. Irene entra nel mio mondo e diventa parte del mio progetto di lettura. Ho solo iniziato il viaggio e tutto nel suo mondo mi spinge a continuarlo.

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