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    15 gennaio-Giornata Mondiale del Rifugiato 2017-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

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    18-22 Maggio 2017. È Oltre il confine il tema del 30° Salone Internazionale del Libro di Torino.

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T.Chevalier-New Boy-Othello retold. Incontri e scontri d’amore e pregiudizio in salsa Shakespeariana

 

 

newboy-kindle-EN

 

Ho incontrato spesso William Shakespeare, vestito dei suoi drammi, delle sue commedie, dei suoi sonetti, della sua vita. E grazie a lui si è spalancato davanti ai miei occhi  un meraviglioso mondo nuovo, ampio e profondo.

virginia e leonard woolfHo incontrato con passione anche la Hogarth Press. Me l’hanno presentata Virginia e Leonard Woolf, suoi visionari fondatori. Sono stata bene con loro. Ho capito e vissuto esperienze esistenziali uniche, odorose di stampa, di piombo e di ispirazione.

Ho incontrato solo di recente Tracy Chevalier nei suoi romanzi ricchi di fughe avventurose nel mondo della letteratura e della storia, in un’affascinante miscela di passato e presente.

Ed è nel suo  New Boy, Othello retold che  torno ad incrociare i tre mondi in una sorta di rivisitazione in chiave moderna di The Tragedy of Othello,  sotto l’egida della nuova Hogarth Shakespeare.

220px-Othello_title_pageGli editori hanno affidato a scrittori contemporanei molto famosi il compito di “retell” alcune delle opere più rappresentative dell’immenso Will. Tracy Chevalier ci ha provato con The Tragedy of Othello, ambientando la vicenda in una scuola pubblica Americana, dove arriva per frequentare l’ultimo mese di scuola Osei, il tornado imprevisto, che determinerà con la sua presenza il precipitare sconvolgente degli eventi.

Osei è figlio di un diplomatico Ghanese che ha girato il mondo con la famiglia al seguito. Da Accra in Ghana a  Roma a Londra, a Washington D.C.  Osei si è portato dietro tutto il peso e la ricchezza della sua pelle nera. Nella scuola Osei è il nuovo, il New Boy, il diverso che deve trovare immediatamente il suo posto in un sistema già strutturato e palesemente ostile. Ma il ragazzo si sente pronto all’impresa grazie alle precedenti esperienze vissute in altre scuole e paesi.

New BoyLa storia procede nella banalità più assoluta, con personaggi banali in situazioni scontate, ma ad un certo punto  prende una piega inaspettata, a tratti tragica, che tuttavia non riesce a coinvolgere il lettore adulto. Ci riuscirà con i più giovani? Ne dubito. Nonostante la bravura di Chevalier  e i nomi dei protagonisti che richiamano vagamente quelli  Shakespeariani, ci si trova nel bel mezzo di una realtà già vista e rivista in insulsi filmetti americani, sebbene condita con qualche ingrediente drammatico pseudo-Shakespearinao. L’unica nota amaramente ironica riguarda gli insegnanti, decisamente “politically incorrect” e inadeguati a gestire situazioni nuove e insolite.

Il progetto Hogarth Shakespeare parte forse dall’idea di mostrare ai lettori l’universalità dei sentimenti che coinvolgono l’essere umano e l’attualità delle opere di Shaespeare, ma la strategia scelta non risulta particolarmente efficace. In New Boy, Othello retold, manca l’anima.

Will, viva il tuo Othello! E che rimanga per sempre così come è stato da te concepito.

Othello_and_Desdemona_in_Venice_by_Théodore_Chassériau

“Beware of jealousy, my lord! It’s a green-eyed monster that makes fun of the victims it devours. The man who knows his wife is cheating on him is happy, because at least he isn’t friends with the man she’s sleeping with. But think of the unhappiness of a man who worships his wife, yet doubts her faithfulness. He suspects her, but still loves her.”

« Oh, guardatevi dalla gelosia, mio signore. È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre. Beato vive quel cornuto il quale, conscio della sua sorte, non ama la donna che lo tradisce: ma oh, come conta i minuti della sua dannazione chi ama e sospetta; sospetta e si strugge d’amore! » traduzione italiana di Cesare Vico Lodovici)

A.Bennett-The Uncommon Reader.The Queen said: ‘Yes. That is exactly what it is. A book is a device to ignite the imagination.

 

 

 

 

 

the-uncommon-readerUna lettrice davvero speciale la Regina Elisabetta II! Il suo incontro casuale con Norman, addetto alle cucine di palazzo, e la sua piccola libreria ambulante, le spalanca un mondo affascinante che fino ad allora non aveva avuto alcun desiderio di esplorare. Da quel momento, inizia un viaggio tra i libri  talmente coinvolgente, emotivamente e intellettualmente, che dovranno intervenire forze ”istituzionali” per tentare di porvi fine.  Ma la sovrana lettrice, che parla sempre in terza persona di se stessa-One is/One is not-è pur sempre la Regina, e lo è da tanti tanti anni, dunque ne ha viste di tutti i colori e sa bene come e quando affilare le sue armi.

 

  “Pass the time?’ said the Queen. ‘Books are not about passing the time. They’re about other lives. Other worlds. Far from wanting time to pass, Sir Kevin, one just wishes one had more of it. If one wanted to pass the time one could go to New Zealand”

 estratto-da-bennettSiamo al suo fianco durante il reale percorso di scoperta e riscoperta di grandi classici e di nuovi scrittori, Britannici e non. Alcuni li ri-incontriamo con gran piacere, anche in situazioni istituzionali che ce li mostrano con tutte le loro piccole grandi manie, talora comiche, talora fastidiose.

“Authors, she soon decided, were probably best met with in the pages of their novels, and were as much creatures of the reader’s imagination as the characters in their books.”

Bennett gioca con maestria con il linguaggio dell’ironia e ci presenta siparietti di corte esilaranti e inaspettati, con acide incursioni nel mondo della cultura e dei suoi riti.

Princess Elizabeth reading a book in Buckingham Palace on July 19, 1946. (Photo by Lisa Sheridan/Studio Lisa/Getty Images)

Princess Elizabeth reading a book in Buckingham Palace on July 19, 1946. (Photo by Lisa Sheridan/Studio Lisa/Getty Images)

Sua Maestà scopre anche la bellezza e le potenzialità della scrittura, che non sia solo quella “frozen” delle formalità di corte e di governo. Mentre legge, prende nota di aspetti che la colpiscono. Anche la scrittura entra come “un veleno” nelle sue vene.

“And it came to her again that she did not want simply to be a reader. A reader was next door to being a spectator whereas when she was writing she was doing, and doing was her duty.”

 

Alla fine di questa prima tappa di un viaggio di  scoperta di un mondo nuovo e affascinante, Alan Bennett e la Sovrana Lettrice ci riservano una sorpresa che lascia tutti di stucco!

Connessioni

Il giorno stesso in cui ho visto in TV, La mia Regina (Mrs Brown 1997) di John Madden con Judith Dench (innumerevoli premi e nomination per la sua interpretazione) ho cominciato a leggere il libro di Bennett. Pura, meravigliosa casualità. Ancora una volta.

la-mia-regina-john-madden-1997È una storia molto interessante e poco conosciuta che in qualche modo si ricollega alla impertinente scelta della Regina di Bennett di  riprendere a leggere libri per puro piacere.

Al centro del racconto  c’è la  relazione della Regina Vittoria con il rude e affettuoso scozzese John Brown (Billy Connelly) che la riporta alla vita dopo la depressione profonda causata dalla morte dell’amato Albert. Vittoria scrive in questo periodo dei corposi diari che “i dignitari” di corte e i familiari fanno del tutto per “custodire” e tenere lontano dalla divulgazione.

 

Caro lettore, segui il tuo istinto e la tua ragione per trarre le tue conclusioni…

Il titolo  del romanzo di Bennett, The Uncommon Reader, riprende e capovolge quello della collezione di saggi di Virginia Woolf, The Common Reader, che a sua volta fa riferimento a Samuel Johnson.

“In the final essay titled “How One Should Read a Book,” she further argues for the importance of the common reader’s independence. In the opening paragraph, Woolf states,

“The only advice indeed that one person can give another about reading is to take no advice, to follow your own instincts, to use your own reason, to come to your own conclusions.”

Hence, even in this final essay she continues to argue that it is important for the majority of readers in this world, who are the common readers, to be uninfluenced by the views of scholarship, by “right thinking.” Only by remaining independent creative thinkers will common readers continue to be able to make valuable, creative contributions to thought in the world.” Enotes

 

Almost a short-story

A deliciously funny novella that celebrates the pleasure of reading. When the Queen in pursuit of her wandering corgis stumbles upon a mobile library she feels duty bound to borrow a book. Aided by Norman, a young man from the palace kitchen who frequents the library, the Queen is transformed as she discovers the liberating pleasures of the written word. (bookbrowse.com )

I.Némirovsky-Suite Francese. Che magnifica scoperta!

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“Suite francese di Irène Némirovsky  è il titolo dei primi due “movimenti” di quello che avrebbe dovuto somigliare a un “Poema sinfonico”, composto da cinque parti, di cui solo le prime due sono state completate e pubblicate[…]

La prima parte “Temporale di giugno” racconta l’esodo di massa dei francesi che, all’arrivo delle truppe naziste, si sono spostati con figli, vecchi, malati e intere case caricate su veicoli di fortuna, rimasti poi senza benzina e abbandonati lungo il cammino. In questo grande affresco corale si distinguono quattro gruppi familiari: la Famiglia Péricand, molto ricca, imparentata con altre famiglie altoborghesi di provincia. La casa è gestita dalla madre, Charlotte “La signora Péricand apparteneva a quel tipo di borghesi che hanno fiducia nel popolo. «Non sono cattivi, basta saperli prendere» diceva con il tono indulgente e un po’ sconsolato che avrebbe usato per parlare di una bestia in gabbia”. Gabriel Corte scrittore, è un Accademico di Francia, quindi fa parte dei quaranta “immortali”, come sono chiamati i membri a vita di quel sublime consesso. Deve prepararsi a lasciare Parigi per rifugiarsi a Vichy, con la sua amante, Florence. La Famiglia Michaud formata da una coppia piccolo-borghese: Maurice e Jeanne Michaud che lavorano presso la Banca del signor Corbin. Charlie Langelet, sessantenne, benestante, vecchio scapolo la cui grande passione è una collezione di porcellane. Si annovera tra gli “happy few“. È molto snob, evita l’eccessiva vicinanza del prossimo, per cui prova un generico disprezzo.”

Il secondo pezzo, “Dolce”, è ambientato in una piccola città della campagna francese, Bussy (nella periferia ad est di Parigi), nei primi mesi, stranamente tranquilli, dell’occupazione tedesca. Qui vivono due donne: la vedova Angellier e Lucile sua nuora. Un ufficiale tedesco, Bruno von Frank, viene acquartierato in casa Angellier. Tra il giovane ufficiale ventiquattrenne e la sconsolata Lucile, scocca una scintilla di comprensione che presto diventa amore. I due non osano però incontrarsi e parlarsi. La suocera tiranneggia Lucile e la costringe a nascondersi, fino a che, un giorno che rientra inaspettata, coglie i due in atteggiamento affettuoso, coinvolti dalla dolcezza della musica suonata dall’ufficiale sul pianoforte di famiglia. È troppo: la vecchia si ritira nelle proprie stanze e dichiara di non volerne uscire più. Bruno mormora “Finalmente, sarà il paradiso”.  Wikipedia

 

Suite, una sinfonia di note e luoghi.

Il titolo è esemplificativo della bellezza del romanzo. E altrettanto complesso e ricco di valore metaforico.

Ha un  significato strettamente legato al mondo della musica, anche se i “pezzi” della Suite di Irene si fermano purtroppo ai primi due tempi: Tempesta di Giugno e Dolce:

“In musica, la suite (in francese successione) è un insieme di brani, per uno strumento solista, un complesso da camera o un’orchestra, correlati e pensati per essere suonati in sequenza. I pezzi che compongono una suite vengono chiamati tempi (o movimenti) e nella musica barocca sono tutti nella stessa tonalità.”

2000px-France_map_Lambert-93_with_regions_and_departments-occupation-it_svgHa un  significato logistico. La Suite rappresenta  in verità tutte le case di Francia “abitate” da questa storia e, in particolare, la casa di Lucile Angellier. O meglio la stanza in cui alloggia Bruno Von Falk, l’invasore dal comportamento gentile e malinconico. Riparata,  temporanea e accogliente, é la testimone compiacente di un amore molto speciale.

La visita di Lucile alla casa dei Perrin,  con la lista degli oggetti da recuperare per la vedova, è un capolavoro di  narrazione ironica e poetica. La ragazzina che “guarda” la scena e che diventa di fatto una narratrice ingenua e sapiente, allo stesso tempo. cattura, diverte e commuove.

“la ragazzina  con il grembiule nero coglieva delle primule, le riuniva in grossi mazzi rotondi di un giallo tenero e vi affondava il nasetto, ma aisuoi occhi neri , innocenti e astuti nello stesso tempo, non si staccavano per un momento dai grandi. Guardava Lucile con curiosità e anche con un certo spirito criticop:uno sguardo da donna a donna. “Ha l’aria di avere paura”,pensava”Mi chiedo per quale motivo ha paura. L’ufficiale non è cattivo. Lo conosco, mi regala dei soldini, e una volta ha raccolto il mio pallone…La bambina vide che la signora era molto pallida e aveva la bocca tremanta…Il tedesco e la signora parlavano a voce bassa. Anche lui adesso era bianco come un lenzuolo…”p.309

 

Il ritmo delle stagioni

benvenuto-giugno_sscamardi2014L’esodo dei parigini verso la salvezza, nelle regioni periferiche della Francia, è costellato di poesia e dramma, insieme e inseparabili. La descrizione dell’aria dolce e profumata dei tramonti di Giugno fa sognare, ma il sogno diventa bruscamente incubo, tra bende insanguinate, ricerca spasmodica di cibo e di accoglienza. Sintomatico è il furto del cesto di vimini pieno di leccornie, che il capriccioso intellettuale Corte è riuscito a procurarsi, grazie alla sua fama.

 “Era una sera lieve e dorata, senza un alito di vento, tiepida, la fine di una giornata incantata, un’ombra dolce si stendeva come un’ala sui campi e sui sentieri…Un leggero odore di fragola giungeva dal bosco vicino. Lo si avvertiva a tratti, nell’aria satura di vapori di benzina e di fumo. I veicoli procedevano a passo d’uomo e ora si trovavano sotto un ponte. Delle donne lavavano tranquillamente la biancheria nel fiume: L’orrore e l’anomalia di quanto stava accadendo erano accentuati da quelle immagini di serenità.. In lontananza si vedeva girare la ruota di un mulino.”p.86

 

Stile, Personaggi e Cambiamenti: piccoli assaggi

Non è facile scegliere qualche frammento dall’immenso serbatoio di perle splendenti che illuminano il romanzo. Si rischia di trovarsi tra le mani una collana spezzata. Ma vale comunque la pena di provarci.

C’è  Irene  tra le parole di Gabriel Corte sui “personaggi minori di un romanzo”:

“Te l’ho sempre detto, tu non dai abbastanza importanza ai personaggi di contorno. Un romanzo deve somigliare a una strada affollata di ignoti, nella quale passano due o tre individui, non di più , di cui sappiamo tutto. Guarda altri scrittori, Proust ad esempio, come hanno saputo fare uso delle figure minori. Se ne servono per ridimensionare, rimpicciolire i personaggi principali. Niente di più proficuo in un romanzo di quella che chiamerei una lezione di umiltà impartita ai protagonisti: pensa a Guerra e Pace:le giovani contadine traversano la strada ridendo davanti alla carrozza del principe Andrej e la prima impressione che ne hanno è di lui che si rivolge a loro, la sua voce, e immediatamente la visione del lettore si dilata, non c’è più un singolo volto, una sola personalità. Scopre la molteplicità dei modelli…”p.39

Anche Gabriel riceverà la sua “lezione di umiltà” dall’esperienza dell’esodo forzato… che lo obbliga ad uscire dal suo mondo dorato e a scontrarsi con una miriade di “personaggi minori”.

Dorian GrayTra i libri preferiti di Irene c’é Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. La scena in casa Angellier in cui  Lucile si guarda allo specchio e toccandosi il viso riflette sulla contradditorietà tra ciò che vede e ciò che sente, tra l’immagine che gli altri devono preservare di lei e quella più vera e intima che invece lei  vede riflessa nello specchio, ci riporta davvero a Dorian Gray…

“Insomma, rifletti!, continuò,  la fronte appoggiata allo specchio,e le sembrava veramente di parlare a una parte di sè sino a quel momento sconosciuta, invisibile, e che vedeva per la prima volta, una donna con gli occhi scuri, dalle sottili labbra frementi, le gote accese, che era lei e non del tutto lei.” Insomma, rifletti…”p.338

 Hubert Péricard si trasforma. Parte per la guerra, ragazzino pieno di entusiasmo, spericolato e incosciente:

“Nel suo animo, sino a quel momento tenero e scherzoso, più fanciullesco della sua età, si destavano all’improvviso i tormenti e le passioni di un uomo adulto:strazio patriottico, bruciante ansia di sacrificio, vergogna, pena e collera. Per la prima volta nella sua vita, pensava, un’avventura di tal sorta coinvolgeva la sua personale responsabilità. Non era il caso di piangere o gridare al tradimento, era un uomo…”93

Torna poco dopo, avvilito e sconfitto, ma con una nuova, importante consapevolezza:

“Poco per volta, da quel caos da quelle contraddittorie sensazioni, nacque una strana , amara maturità. Aveva accumulato una ricca esperienza;adesso sapeva, ma non più in maniera astratta, libresca, ma con il suo cuore che aveva battuto all’impazzata, con le mani che si erano escoriate collaborando alla difesa del ponte di Moulins, con le sue labbra che avevano accarezzato il corpo di una donnamentre i tedeschoi festeggiavano la vittoria. Sapeva cosa significassero le parole “pericolo”, “coraggio”, “paura”,”amore”. Sì, anche l’amore…”p.175

 

Rumori e Silenzi

Colpiscono i suoni e i tonfi. L’immagine degli stivali lucidi di Bruno che scandiscono il tempo con il rumore dei tacchi che sbattono sul pavimento di legno. Passi che arrecano ansia, paura, desiderio…

Colpisce il suono trattenuto del pianoforte, il potere d’attrazione della musica che la “vecchia” teme profondamente. Il suono del silenzio , tra un sibilo e l’altro crea persino più ansia.

“per quanto io viva, ricorderò questo rumore sordo e regolare degli stivali che martellano l’impiantito….”p.244

E sprofondato nel silenzio scorre il flusso di pensieri ed emozioni di Lucille:

“La radio muta…che riposo…Impossibile cedere alla tentazione: Non si potevano cercare le stazioni-Parigi, Londra, Berlino, Boston-sul quadrante oscuro. Non più voci nefaste, invisibili, lugubri a parlare di navi affondate, di aerei in fiamme, di città rase al suolo, enumerare i morti, annunciare futuri massacri…Benedetto oblio…Sino alla sera, niente, ore lente, una presenza umana, un vino leggero e profumato, della musica, lunghi silenzi, la felicità”. p.304

Bruno e Lucille, un comune, triste sentire nel dialogo tra vincitori e vinti:

“…Adesso sono prigioniero qui, in questo posto simile a una tomba…O meglio: Una tomba in un cimitero di campagna, pieno di fiori, di uccelli, di ombre seducenti, ma pur sempre una tomba[…]Lei non viaggia mai, scommetto. Non conosce l’Italia, l’Europa centrale, a malapena Parigi…pensi a tutte le cose di cui siamo privati…I musei, i teatri. I grandi concerti…Rimpiango soprattutto i concerti”p. 99

Ironicamente amara la morte di Langelet. Sopravvissuto con le sue preziose porcellane all’attacco tedesco, alla fuga e  alla fame muore in un modo tra il tragico e il comico…come le sue adorate statuine…

Bonnet, l’ ospite padrone di casa Labarie, ha lontane origini francesi. È giovanissimo e crudelissimo…

“Era crudele, ma era la crudeltà dell’adolescenza, quella generata da un’immaginazione troppo viva e fervida, interamente rivolta a sestesso, al proprio io;non ci si impietosisce alle sofferenze degli altri:non se ne ha la percezione, non si vede che se stessi. In questa crudeltà c’era un che di ostentato prodotto dall’età come da una qualche inclinazione al sadismo…”p.249

  

Che magnifica scoperta!

dado-peintre-ireneNon che non ami il cinema, anzi, ma davvero, dopo aver letto Suite Francese di Irène Némirovsky, non mi interessa proprio vedere il film di Saul Dibb (Canada 2005) che ne ripercorre le tracce. La minuzia delle descrizioni, le mille sfaccettuature dei personaggi,la poesia che salta fuori ad ogni palpito esistenziale, risulterebbero fatalmente sfocate al confronto. È troppo intensa l’emozione che il libro mi ha lasciato per contaminarla. Non ora almeno.

Eppure il cinema occupa una parte importante nel suo processo creativo. Quando Irene parla del suo libro, proprio mentre la sua vita e la sua fase di scrittura stanno per concludersi (12 Giugno 1942 ad Auschwitz, tutto accade in Giugno…), sembra concentrata proprio sul ritmo da dare al suo lavoro, un ritmo cinematografico che colleghi le parti tra di loro… ma ci penserà la storia e la realtà a collegare tutto!

« Il libro in sé deve dare l’impressione di essere semplicemente un episodio… com’è in realtà la nostra epoca, e indubbiamente tutte le epoche. La forma, dunque… ma dovrei dire piuttosto il ritmo: il ritmo in senso cinematografico… collegamenti delle parti fra loro. Tempête, Dolce, dolcezza e tragedia. Captivité? Qualcosa di smorzato, di soffocato, il più possibile cattivo. Dopo non so. L’importante – i rapporti fra le diverse parti dell’opera. Se conoscessi meglio la musica, credo che questo potrebbe aiutarmi. In mancanza della musica, quello che al cinema si chiama ritmo. Insomma, preoccuparsi da una parte della varietà e dall’altra dell’armonia. Nel cinema un film deve avere una unità, un tono, uno stile.”

 

Vita Shakespeariana

Shakes_globe- jpgÈ bello averlo letto in questi giorni d’Aprile, così densi di eventi che hanno travolto il cuore, con le testimonianze dall’attualità e i ricordi e i ritorni alla grande Storia con i suoi conflitti. Tempo di celebrazioni (25 Aprile) Tempo di esodi biblici e spesso infausti di donne, bambini, uomini per terra e per mare. Tempi in cui l’essere umano fa sfoggio di tutto il suo repertorio: meschinità, slanci, paure, riflessioni, coraggio e generosità.

E tra passato e presente si conferma un unico grande colpevole: la Guerra. Unica possibilità di redenzione laica: il ricorso all’umanità, all’empatia, alla capacità di riflettere e ragionare, a cuore e mente aperti.

“…la vita era Shakespeariana”p.95

commenta la narratrice, semplicemente. E basta questa semplice affermazione per comunicare e condividere tutto un mondo. Lo stile ricco e asciutto nello stesso tempo di Némirosky mi piace molto. Il bello della lettura è il suo orizzonte infinito, il suo terreno sconfinato. Ti offre un progetto senza fine, territori da esplorare di cui non vedrai (e non vorrai mai conoscere) i confini. Irene entra nel mio mondo e diventa parte del mio progetto di lettura. Ho solo iniziato il viaggio e tutto nel suo mondo mi spinge a continuarlo.

A Padova nasce Librati, una nuova libreria indipendente al femminile, ma non solo.

Librati

Intervista  di Piego di Libri alle tre nuove “imprenditrici del libro”

“Nel 2015 a Padova una nuova realtà si affaccerà sulle vie del centro. Si chiama Lìbrati ed è una libreria delle donne. Il progetto di Chiara Melloni, Ilaria Durigon e Laura Capuzzo è pensato per ravvivare la città e creare uno spazio che valorizzi il mondo culturale femminile in tutte le sue sfaccettature. Fino all’8 marzo è aperta una campagna di finanziamento a cui vi chiediamo di contribuire per realizzare questo progetto. Per saperne di più abbiamo fatto una chiacchierata con le dirette interessate.

Tre ragazze decidono di aprire una libreria, ma non una libreria qualsiasi. Una libreria delle donne. Che significato ha per voi questo progetto? E in concreto che cos’è una libreria delle donne?

Il progetto Lìbrati, la libreria delle donne di Padova, nasce dal nostro amore per la cultura e dalla passione per la politica delle donne. Da 2009, noi tre, Ilaria, Chiara e Laura scriviamo in un blog che si chiama Femminile plurale che si occupa di questioni di genere e femminismo. Grazie al blog abbiamo iniziato a partecipare a incontri e convegni nazionali in cui abbiamo fatto esperienza dei “luoghi delle donne”, spazi che, nati sulla scia dei movimenti per la libertà e l’autodeterminazione delle donne, hanno conservato in sé questa spinta e l’atmosfera che ne consegue: sono luoghi in cui la relazione è il centro, dove è possibile confrontarsi, stare insieme, sentirsi “a casa” e divertirsi. Il progetto Lìbrati nasce proprio dalla voglia di creare anche a Padova e in Veneto un luogo come questo. Inoltre, tutte e tre abbiamo conseguito un dottorato in filosofia, nasce da qui il nostro amore per la cultura e per il libri, da cui l’idea di una libreria.

Quali sono le sensazioni che il lettore dovrebbe provare nel varcare la soglia della libreria?

L’atmosfera che vorremmo riuscire a creare in Lìbrati è un’atmosfera di gioia, di piacere, di condivisione e anche di divertimento. Vorremmo che le donne ma anche gli uomini che varcano la nostra soglia si sentano come a casa, libere e liberi di chiedere consigli, o di sedersi per ore a sfogliare libri, o di passeggiare tra gli scaffali a lasciarsi ispirare dai libri, se è questo che desiderano.

Negli ultimi anni è cresciuto molto il fenomeno delle librerie caffetterie, cioccolaterie etc. Una libreria che venda solo libri sembra quasi una rarità. Cosa ne pensate? Quale vorreste fosse il ruolo principale della vostra libreria nel quartiere e nella città?

La scelta di associare il libro al cibo può essere una scelta vincente perché permette, attraverso il cibo, di rafforzare una caratteristica importante della lettura, quella del piacere e della condivisione. Si tratta quindi di una bella idea che però, per funzionare, deve tener conto del contesto cittadino in cui si inserisce. Padova è una città piena di bar, soprattutto in centro storico. D’altro lato, è una città con pochissime librerie indipendenti, librerie che proprio per la loro struttura e organizzazione sono in grado di fornire alla lettrice e al lettore tutta una serie di servizi che per ragioni facilmente intuibili è difficile trovare nelle librerie di catena. Fare una libreria con caffetteria, a Padova, risultava sia molto difficile a livello burocratico ma anche poco utile. Siamo sicure che Padova non abbia bisogno di nuove caffetterie o di nuovi bar, ma di librerie che puntano sul prodotto libro con passione, cura e attenzione.

A proposito di città, perché proprio Padova? Ci sono ragioni particolari dietro la vostra scelta di iniziare qui la vostra avventura?

Ci sono due ordini di ragioni: quelle che potremmo chiamare “le ragioni del cuore”, ragioni personali legate all’affetto che proviamo per la città in cui ci siamo conosciute e abbiamo vissuto e studiato. E poi ci sono le ragioni “della testa”, ovvero ragioni di tipo commerciale emerse dopo un’accurata analisi. Padova, infatti, ha poche librerie indipendenti. Ma non solo, Padova è una città molto ricca di potenzialità: la sua storia sia antica che recente è intersecata con la cultura e in particolare con la cultura delle donne. Oggi a Padova ci sono varie istituzioni e centri che si occupano di tematiche di genere tra cui il Centro per gli studi di genere, il Forum per le politiche di genere dell’Università, oltre alle numerosissime associazioni che lavorano sul nostro territorio per promuovere la cultura delle donne, per sensibilizzare su tematiche importanti quali la violenza e per aiutare concretamente le donne. Il luogo ideale quindi per aprire la nostra libreria.

La libreria delle donne di Milano, nata nel 1975, si propone come vera e propria realtà politica e promuove incontri, pubblicazioni e molto altro. Pensate che nel futuro sia questa la direzione che intendete seguire? E quale ruolo può svolgere la libreria delle donne nella vasta e oggi molto discussa tematica del femminismo?

La nostra idea di una Libreria delle donne nasce proprio dalla conoscenza della Libreria di Milano. È stata per noi una grande fonte di ispirazione: dal punto di vista culturale è un’istituzione conosciuta non solo dal punto di vista nazionale ma ben oltre i confini del nostro paese. Ci piacerebbe un giorno poter dire altrettanto della nostra libreria. E credo che, diventare un punto di riferimento culturale, sia l’ambizione di ogni piccola libreria indipendente…

Riguardo al “femminismo”: è un tema che genera talvolta diffidenza, tuttavia c’è sempre maggiore interesse verso quello che è il mondo delle donne, la cultura delle donne, la loro storia. Vorremmo che, da questo punto di vista, la nostra libreria fosse un luogo “aperto”, aperto alle diverse sollecitazioni che provengono dalla città e da chi la abita, aperto ai dibattiti e ai confronti. Insomma un luogo “dinamico” dal punto di vista culturale.

Anche dal punto di vista imprenditoriale, l’idea di una libreria delle donne ha il suo perché. Pensiamo infatti che la specializzazione sia un punto di forza. Il focus sulle donne e sulle questioni di genere ci permetterà di avere in libreria un assortimento molto ‘profondo’: di avere cioè quasi tutto quello che c’è in commercio sull’indirizzo che abbiamo scelto, tenendo titoli che non si trovano nelle altre librerie.

Allontaniamoci per un attimo dalla libreria delle donne e concentriamoci sull’idea imprenditoriale in sé. Cos’è che vi spaventa maggiormente di un’impresa del genere? E cosa invece vi affascina?

Ogni impresa comporta un rischio. Per aprire, dovremmo indebitarci. D’altra parte prima di buttarci in questa meravigliosa avventura abbiamo acquisito tutte le competenze necessarie per poter far funzionare la nostra idea imprenditoriale e per buttarci sì, ma con cognizione. Amare i libri, infatti, non basta per aprire una libreria, per cui Ilaria ha frequentato la Scuola Librai Italiani che le ha permesso di acquisire competenze necessarie affinché la libreria possa essere un’attività che funzioni nel lungo periodo. D’altra parte, senza correre dei rischi e buttarsi, difficilmente si possono realizzare i propri sogni ed essere davvero felici e soddisfatte di ciò che si fa. Il vero rischio sarebbe non provarci nemmeno e rinunciare in partenza alla possibilità di impegnare le nostre passioni in un progetto concreto e che ha ottime possibilità di riuscita.

A dicembre avete lanciato una campagna di crowdfunding, fenomeno ancora relativamente nuovo in Italia. Questa forma di finanziamento dal basso ha un valore aggiunto per il vostro progetto?

Come dicevamo servono dei fondi per aprire un’attività, così abbiamo considerato tra le tante anche l’opzione del crowdfunding. È stata una scommessa, ma siamo orgogliose di come sta andando la raccolta fondi. Ad oggi abbiamo raccolto una somma superiore ai 6.000 euro, un successo per un progetto come quello che abbiamo proposto. Siamo felici di aver trovato il generoso sostegno, non solo di amiche e amici e conoscenti, ma anche di donne e uomini che non conosciamo personalmente ma che hanno ritenuto valido il progetto e hanno deciso di sostenerci. Sicuramente avere tanto sostegno e tanto supporto ci rende grate e ancora più determinate nel realizzare il progetto e crea intorno a noi quel idea di condivisione e di relazione che riteniamo possa essere il valore aggiunto della nostra libreria. La campagna di raccolta fondi prosegue fino all’8 marzo, per cui c’è ancora tempo per contribuire diffondendo il progetto tra conoscenti e amici e facendo una donazione (anche piccola) a sostegno della nascita della Libreria.

É arrivato il momento di parlare un po’ di voi e dei vostri gusti letterari… Se doveste darci di comune accordo un titolo, massimo due, che preferite in assoluto, quale/quali sarebbero?

Decidere di comune accordo due titoli per noi è molto difficile, sia perché i libri amati sono molti sia perché abbiamo gusti letterari piuttosto diversi, fatto che costituirà senz’altro una ricchezza per la libreria. Tuttavia, se proprio dobbiamo scegliere, ci piacerebbe indicare un classico e romanzo più recente, abbiamo pensato a La signora Dalloway di Virginia Woolf e, sperando di poter fare un buon auspicio in vista dello Strega, che crediamo lei meriti, l’Amica geniale di Elena Ferrante.

É un sabato pomeriggio di shopping sfrenato e la libreria è piena di… Donne! E poi un uomo fa il suo ingresso. Cerca un libro ma si sente spaesato un po’ intimorito. Spiegateci quale sarebbe il vostro piano d’azione.

Molti uomini non leggono, di principio, libri di donne. La nostra libreria punta moltissimo quindi sul lettore-uomo, quello che non conosce il mondo culturale femminile e che ha dei pregiudizi sulle scrittrici donne ma che, al contempo, vuole avere nuovi stimoli ed è curioso. Se si sentirà a disagio vuol dire che avremo sbagliato qualcosa: puntiamo tutto sull’accoglienza (di tutte e tutti!), cercheremo di capire quali sono i suoi gusti e gli faremo le nostre proposte (i consigli saranno uno dei nostri punti di forza). Sicuramente troverà qualcosa di suo gusto.

Se decideste di attaccare in vetrina delle citazioni di scrittrici che vi hanno più colpito, quali scegliereste? E chi vorreste in cima alla classifica delle vendite?

Anche le citazioni sono molto difficili da scegliere dato che il libri preferiti sono molti, ci piacerebbe riportare qui due piccole citazioni sulla lettura che abbiamo scelto per i segnalibri che abbiamo preparato e distribuito in città per far conoscere il progetto della Libreria. La prima di Marguerite Duras: “Leggere, leggere un libro – per me questa è l’esplorazione dell’universo” e la seconda di Virginia Woolf: “ Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine”.

E il libro sul comodino “portafortuna” la sera prima dell’apertura quale sarà?

Sicuramente Non è da tutti. L’indicibile fortuna di nascere donna di Luisa Muraro!”

A.Gimenez-Bartlett – Una stanza tutta per gli altri

Sellerio Gimenez Bartlett 001

 “Che notte fresca! Dio solo sa quanto mi piacciono le notti di Settembre!”

Tocco il libro e già provo piacere…E’ bello. E’ un’edizione Sellerio, nera la copertina e morbida, satinata. Bellissima la riproduzione delle “Calze Rosse” di Guillermo Roux, dove il primo piano è per questo simbolo sensuale e passionale: due gambe incrociate, coperte da spesse calze rosse, segno di vitalità, passione, audacia e ribellione. Seduta sul letto la donna, il cui viso è nascosto, sta leggendo. Forse è triste, in ogni caso è “sola nella stanza”, la sua stanza? D’altri, ma occupata temporaneamente da lei?

Bella la carta e le fluide pagine a caratteri “normali”. Ho qualche remora a intaccare questa bellezza con le mie “orecchie” o con i miei appunti. Lo tocco spesso, mi da piacere…

La storia è tessuta con dei fili che mi sono noti e cari: Virginia Woolf e il suo mondo. Bartlett mi stupisce con la sua assunzione del punto di vista  dal basso, dove il basso sono Nelly, principalmente, e Lottie e il mondo  della servitù  delle upper classes britanniche.  Ma anche loro hanno le loro vite, nonostante queste siano assorbite da quelle dei loro “padroni”. Molteplici e interessanti le fughe verso il privato. Amori, relazioni, visioni sul matrimonio, sulla posizione delle donne nella società.

E colpisce il clash tra il femminismo  alto  e spesso  radical chic di Virginia e delle sue amiche e la vita di lotta quotidiana di Nelly e delle sue colleghe/amiche.  Parlando di Lottie e del suo matrimonio Nelly dice:

“Preferisco vivere libera in una stanza di altri che schiava a casa mia”,

come Lottie si avvia ad essere se si sposerà… clip_image001[1]

E il punto di vista, piano piano, alza gli occhi e sempre più spesso incrocia, sullo stesso piano, quelli dei “padroni”. Piena di ammirazione e sgomento la descrizione che Nelly fa della Honourable  Vita Sackville West in visita a Monk’s House, le sue meravigliose camicie da notte, Ben sette!  ciascuna avvolta in un sacchetto di seta.

clip_image004E gioielli e vestiti splendidi! Una vera signora, altro che i  vestitucci striminziti di Virginia, ma lei si sa è un’intellettuale a lei interessano solo i libri e le discussioni con gli amici di Bloomsbury.

“…ma è troppo facile fare pensieri da mettere nei libri, il difficile è mettersi al posto di un’altra persona e capire cosa sta provando…” p.227

Nelly pensa e pensa tanto. Di notte:

“…io mi sono riservata un angolino della notte, come adesso, per pensare. Che siamo serve non vuol dire che ce ne stiamo nella stalla come cavalli, a masticare biada finchè non ci portano fuori a lavorare” p.179

Nelle numerose scenette domestiche, nei dialoghi “serva-padrona”, nella descrizione fisica  che Nelly fa di Virginia, si materializza immediatamente, davanti ai miei occhi, la splendida Nicole Kidman/Virgina Woolf del film the Hours di Stephen Daldry, 2002, in compagnia delle altrettanto splendide “Clarissa”  Julianne Moore e Meryl Streep. Il film è tratto dal romanzo di Michael Cunningham. (Trailer da  Video Detective )

Molto interessante il ruolo che  Gimenez-Bartlett, scrittrice/narratrice, si ritaglia. Invidio un po’ la ricerca che le ha permesso di scrivere il romanzo, il suo viaggio in Inghilterra nei luoghi Woolfiani, alla scoperta del diario di Nelly, che nessuno prima di lei, a detta della sua ospite ora proprietaria del documento, Lady Prudence Lane, aveva cercato o pensato di usare per raccontare l’altra storia di VW.

Alicia Bartlett  spiega il perchè della sua scelta  nell’ incipit/prefazione:

clip_image003“Credo di essere affascinata dal cosiddetto Gruppo di Bloomsbury come molti miei contemporanei di ogni nazionalità. Il motivo mi appare semplice. Al di là di qualunque considerazione artistica o letteraria, quel pugno di intellettuali anticipò un sogno che coniuga la dimensione personale con quella sociale e che ha fatto e farà sempre sospirare tutta la generazione rimasta in qualche modo segnata dal Maggio del 68. Mi riferisco al sogno di libertà sessuale, di pensiero, di creazione. Libertà nei rapporti umani, nel modo di vivere, nel rifiuto delle convenzioni[…] Le pagine che seguono sono una commistione di frammenti del diario di Nelly Boxall e brani del romanzo basato sui fatti reali che un giorno finirò di scrivere. Contengono anche una sommaria testimonianza del mio soggiorno a Londra per un intero inverno, durante il quale mi procurai la documentazione storica e, facendo buon viso al cattivo tempo, lavorai chiusa nella stanza di una pensione”.

Virginia 1903

L’appello le è giunto direttamente da Virginia che, nel suo diario del 15 Dicembre del 1929, scrive:

” Se questo diario non l’avessi scritto io e un bel giorno dovesse cadere nelle mie mani, cercherei di scrivere un romanzo su Nelly, sul suo personaggio. Tutta la storia tra noi, gli sforzi miei e di Leonard per liberarci di lei, le nostre riconciliazioni”.

Virginia e Leonard

Lettura affascinante in compagnia di una guida brillante, Alicia Gimenez-Bartlett, per guardare Virginia e il suo magico gruppo da un’ottica nuova e stimolante.

 

Il Titolo

Woolf_a roomofonesownHabitacion Ajena (A Room of Other People’s Own)

Una lettura parallela per capire meglio e apprezzare la scelta di Bartlett è ovviamente A room of one’s own (Una stanza tutta per sè) di Virginia Woolf. Ma questa è una storia che merita un discorso  ” a se stante”…

C.R. Zafón-Le Luci di Settembre

le luci di settembreC. R. Zafón

 Le Luci di Settembre  

Mondadori 2011 

La Trama in pillole…(in-utile sintesi dalla quarta di copertina…)  Durante l’estate del 1937 Simone Sauvelle, rimasta all’improvviso vedova, abbandona Parigi assieme ai figli, Irene e Dorian, e si trasferisce in un piccolo paese sulla costa per sfuggire agli ingenti debiti accumulati dal marito. Trova lavoro come governante per il facoltoso fabbricante di giocattoli Lazarus Jann in una gigantesca magione chiamata Cravenmoore, dove l’uomo vive con la moglie malata. Tutto sembra andare per il meglio… Lazarus si dimostra un uomo gradevole, tratta con riguardo Simone e i figli, a cui mostra gli strani esseri meccanici che ha creato – e che sembrano avere vita propria – mentre Irene si innamora di Ismael, il cugino di Hannah, la cuoca della casa. Ma eventi macabri e strane apparizioni sconvolgono l’armonia di Cravenmoore: spetterà a Irene e Ismael lottare contro un nemico invisibile  e svelare l’oscuro segreto che avvolge la fabbrica dei giocattoli, un enigma che li trascinerà nella più emozionante delle avventure in un mondo labirintico di luci e ombre.

Un tuffo  nella storia…

Ho sempre pensato, sin dal primo momento che l’ho visto, che Mont St Michel fosse un posto magico! Originale, vero? L’impressione che mi ha lasciato, in quel breve viaggio di scoperta di qualche anno fa, l’ho ritrovata, in qualche forma, nel libro di Zafón.

mont st michelQuel suo apparire e scomparire regolare, in mezzo alle acque per effetto della marea, da un senso di  morte e rinascita continua. Luogo ideale  per ambientare una storia come questa.  Massimo Carloni (Thriller Magazine)  precisa alcuni aspetti relativi al setting:   Ambientata nel 1937 in un paesino di una Normandia un po’ fiabesca (Baia Azzurra, Baia Nera, Grotta dei Pipistrelli: uniche località riconoscibili sono, appena citate, la lontana La Rochelle, peraltro non normanna, e la più vicina Mont-Saint-Michel”

Le Luci di Settembre , dominato da  tanta passione tormentata  e altrettanti sentimenti  innocenti, esercita un fascino  notevole  sui lettori  adolescenti, ma anche su quelli adulti  e più smaliziati,  con i suoi angeli demoniaci dagli occhi di gemma, con le  storie di amore e morte, con l’isola incantata e la gita al faro che non può non evocare Virgina Woolf e la sua To the Lighthouse. Con Ombre malefiche e inquietanti…

 angeli oscuri-mikeplatomyblogIl mondo magico e immaginifico dei  giocattoli diventa  il luogo dei mostri, degli incubi interiori. il Doppelganger che alberga in ciascuno di noi, regna sovrano in questo romanzo. C’è un giovane Dorian, inconsapevole bambino guidato da sentimenti innocenti, che richiama nel nome  il Dorian Gray di Oscar  Wilde, ben più tormentato  e oscuro. Innocenza e colpa, amore adolescenziale e amore maturo, estremo. Quanta “tradizione letteraria” in questo libro!

Il fuoco su tutto: avvolge, distrugge, purifica…

Il mare, eterno fascinoso  tema, solcato dalla barca a vela con un fantastico nocchiero, Ismael, che tutto governa, nonostante la giovane età.

Le grotte, mito millenario e gli uccelli notturni, mostri naturali.

Tutti gli ingredienti creano una miscela dal gusto gradevole. Anche in questo romanzo, come in Il profumo delle foglie di limone di Sanchez,(qui la mia recensione)  “Nulla è come sembra” Lo pensa Julian, lo dice Lazarus con voce dolce e misteriosa.

Riappare anche Parigi, città natale del bambino  che ha sofferto nella sua infanzia, con  la rievocazione di atmosfere  alla Victor Hugo. Lazarus è  cresciuto nel quartiere oscuro di Les Gobelins!

 Libro per ragazzi affascinati da mostri di varia natura. Libro per adulti in lotta continua tra le varie anime del sé.

 1 mont st MichelBuona la tensione narrativa, specialmente nella rincorsa frenetica dei due innamorati, Irene e Dorian, da parte dell’angelo-demone  e l’attesa tragica, tra la vita e la morte, che la notte passi  e la marea si  ritiri.

Eduardo con loro direbbe “adda passà a’ nuttata!”

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