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  • Memoria e Rifugiati… Refugee Blues (1939), by W.H.Auden

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    15 gennaio-Giornata Mondiale del Rifugiato 2017-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

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    Teresa Mattei, Insegnante. La più giovane eletta all'Assemblea Costituente, ai giovani di oggi: "siete migliori di noi e lo dimostrerete coi fatti..."

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  • Stragi di Maggio: sempre più vite spente, da Manchester Arena al Mar Mediterraneo. Bambini, Giovani, Adulti

    Stragi -Non dimenticheremo!Non dimenticate!

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • Siria: 6 anni di Indegnità. E la comunità Internazionale cosa fa?

    “Can you believe that a government and a state could bomb its own people. I’ll never understand this for as long as I live!" Yazbeck-The-Crossing. My journey to the shattered heart of Syria p.71

  • Oltre il confine-Salone Internazionale del Libro di Torino 2017

    18-22 Maggio 2017. È Oltre il confine il tema del 30° Salone Internazionale del Libro di Torino.

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    9 Maggio festa dell'Europa-Dopo 60 Anni dal trattato di Roma è tempo di cambiare qualcosa. Ma che resti il sogno e la realtà di un'Europa unita.

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D.Lessing-Racconti Africani.”Si infranse il fido specchio, e la tela volò fuor dal verone…

A Doris Lessing

Lessing Racconti africanidai Racconti Africani:

Il vecchio capo Mishlanga

Erano anni belli quelli, in cui vagabondava nella tenuta di suo padre che, come tutte le tenute dei bianchi, era ancora in gran parte invasa dal bush, solo qua e là interrotto da piccoli appezzamenti coltivati. Fra l’uno e l’altro, soltanto alberi, l’erba alta e rada, cespugli spinosi e cactus e forre, e ancora erba e rocce e spine. A volte la bimba sostava su un masso espulso dal caldo suolo africano un numero incalcolabile di secoli prima e che il sole e il vento dopo aver attraversato lo spazio e superato infinite miglia di foreste, avevano bizzarramente inciso e corroso; ma i suoi occhi, ciechi al paesaggio che lo circondava, intravedevano in lontananza un fiume argenteo, fra rive coperte di salici, e un bianco, scintillante maniero-e la bimba cantava: “Si infranse il fido specchio, e la tela volò fuor dal verone, e fuggì via trascinata dal vento.”

the grassissinging_Lessing 001

Il  primo libro di Doris Lessing che ho letto è The Grass is Singing.  Accadeva un bel pò di tempo fa. Devo dire che poco mi è rimasto dello sviluppo della storia, molto, invece, è rimasto delle emozioni provate di fronte alla vita conflittuale della protagonista, in un contesto “denso” e avvolgente, fino  a soffocare.

the waste land_EliotRiprenderò in mano il libro, il cui titolo poetico, preso in prestito da un verso di The Waste Land di T.S.Eliot, continua a vivere di un sublime fascino  evocativo.

“In this decayed hole among the mountains
In the faint moonlight, the grass is singing
Over the tumbled graves, about the chapel
There the empty chapel, only the wind’s home.”

Incipit di The Grass is Singing:

MURDER MYSTERY

By Special Correspondent

Mary Turner, wife of Richard Turner, a farmer at Ngesi, was found murdered on the front verandah of their homestead yesterday morning. The houseboy, who has been arrested, has confessed to the crime. No motive has been discovered. It is thought he was in search of valuable.

“Doris Lessing brought the manuscript of The Grass is Singing, her classic first novel, with her when she left Southern Rhodesia and came to England in 1950. When it was first published it created an impact whose reverberations we are still feeling, and immediately established itself as a landmark in twentieth-century literature.” (Flamingo Modern Classic).

1 maggio 2013-Il sogno di un viaggio comune tra Europa, Lavoro e Crescita

in viaggioQuest’anno molte sono le sollecitazioni che arrivano al cittadino italiano che voglia continuare a celebrare la ricorrenza civile della Festa dei Lavoratori.

Abbiamo un nuovo governo. Un governo che non avrei voluto, un governo che cerca di mettere insieme politici e partiti, fino  a ieri in conflitto  feroce tra di loro,  intorno  ad un progetto comune. Un progetto  forse troppo ampio  e, da quanto già emerge, non  definito e concordato nelle sue linee essenziali.

Le “grandi idee camminano sulle gambe degli uomini”, ma quali uomini  in questa compagine sono capaci di  mettere da parte il loro  interesse particolare di fronte a quelli ben più pressanti  e importanti  dell’intero paese? Quali uomini sono capaci di mostrare e soprattutto avere cura e rispetto delle istituzioni? Forse molti, ma sicuramente, dietro le quinte e in  “front line” ce ne sono  di molto ingombranti e malati di protagonismo ed egoismo.

 Mi piace comunque partire da uno stralcio dal discorso programmatico del Presidente del Consiglio, Enrico Letta.  Riguarda l’Europa ed il viaggio che noi dobbiamo necessariamente fare insieme a Lei per sperare in un futuro di migliori opportunità per l’Italia.

 Kyenge e IdemL’appello al viaggio comune verso destinazioni condivise ci ha portato Cecile Kienge al  Ministero dell’Integrazione e Josefa Idem al Ministero dello Sport. E non è poco

“Rappresentare l’intera nazione oggi significa prima di tutto sapere e ribadire che le sorti dell’Italia sono intimamente correlate a quelle dell’Unione Europea. Due destini che si uniscono.

Nel 2012 tutti noi abbiamo vinto il premio Nobel anche se forse non ce ne siamo pienamente accorti. L’Unione Europea è stata premiata per un’alchimia politica senza precedenti: la trasformazione delle macerie di un continente di guerra in uno spazio di pace. Allora i nemici decisero di vivere insieme. Dopo, insieme abbiamo promosso la democrazia e riunificato il continente dalle ferite della cortina di ferro. Insieme abbiamo dato vita al mercato unico. Insieme abbiamo concepito la cooperazione allo sviluppo, di cui siamo leader al mondo. Insieme ai ragazzi partiti nel 1987 per il primo Erasmus, abbiamo scoperto di avere nuove case e nuove famiglie. E insieme, nella crisi, dobbiamo ripartire da alcune verità, perché della verità non bisogna mai avere paura.

Primo: il Nobel non è alla memoria. L’Europa non è il passato, è il viaggio nel quale ci siamo imbarcati per arrivare nel futuro. L’Europa è lo spazio politico con cui rilanciare la speranza che ha animato la nostra società nella ricostruzione del dopoguerra. È lo spazio politico con cui mettere fine a questa guerra di stereotipi, di sfiducia e di timidezza, mentre la tragedia della disoccupazione giovanile mette un’intera generazione in trincea. L’Europa esiste solo al presente e al futuro, solo se alla storia scritta dai nonni e dai padri si affiancano le azioni dei figli e dei nipoti.

Secondo: l’Europa è il nostro viaggio. La sua storia non è scritta malgrado noi. È scritta da noi. L’orizzonte è europeo, con le università che devono diplomare laureati in grado di lavorare ovunque in Europa, e le imprese che devono inventare prodotti che siano competitivi a livello continentale se non globale. Pensare l’Italia senza l’Europa è la vera limitazione della nostra sovranità, perché porta alla svalutazione più pericolosa, quella di noi stessi. Vivere in questo secolo vuol dire non separare le domande italiane e le risposte europee, nella lotta alla disoccupazione e alla disuguaglianza, nella difesa e nella promozione di tutti i diritti. E soprattutto, l’abbattimento dei muri tra il Nord e il Sud del continente, così come tra il Nord e il Sud dell’Italia.

Terzo: il porto a cui il nostro viaggio è rivolto sono gli Stati Uniti d’Europa e la nostra nave si chiama democrazia. Guardiamo con ammirazione lo sviluppo delle altre nazioni, in particolare in Asia e in Africa, ma non vogliamo sognare i sogni degli altri. Abbiamo il diritto a sogno che si chiama Unione Politica e abbiamo il dovere di renderlo più chiaro. Possiamo avere «più Europa» soltanto con «più democrazia»: con partiti europei, con l’elezione diretta del Presidente della Commissione, con un bilancio coraggioso e concreto come devono essere i sogni che vogliono diventare realtà”

A. Christie – Macabro Quiz

Cat Among the Pigeons

Ed.Corriere della Sera, 2011

Il romanzo ci fa entrare dentro atmosfere che trasudano britishness, nell’esclusivo college per fanciulle in fiore, di buona famiglia. 

Il corpo docente è selezionatissimo e tutto rigorosamente al femminile. Ogni insegnante presenta delle peculiarità  magistralmente scolpite dalla narrazione.

Sebbene in un involucro antico,  si respira  una certa aria di libertà e “apertura” nelle scelte didattiche. Il college è super attrezzato e la zona dedicata all’Educazione Fisica è superba. Le ragazze possono praticare tanti sport, sotto la guida attenta di un’ insegnante particolare. Ma nella storia domina il tennis. E la copertina indugia proprio su una racchetta: giving a clue?

In questo setting così rassicurante, accade l’impensabile: una serie di omicidi efferati e, apparentemente inspiegabili!
Già dall’inizio il lettore si trova di fronte a una successione palpitante di eventi. Entrano in gioco  il giovane e illuminato principe di un piccolo paese del Medio Oriente; colpi di stato; emiri in giro per il mondo; servizi segreti; avventuriere a caccia del tesoro della loro vita; gioielli da favola e donne intraprendenti.

Qui ci vuole  Poirot! Compare, di fatto, a vicenda ben avanzata, su richiesta di una studentessa che si caratterizza come personaggio chiave della storia; quasi una giovane Miss Marple, dotata dell’arguzia necessaria per essere una buona detective. Poirot, si lascia coinvolgere e risolve a modo suo, come sempre, il “macabro quiz”.

Estremamente godibile e coinvolgente.  Narrare di donne riesce benissimo ad Agatha Christie. Lo fa da dentro, da un punto di vista “esperto” e dunque con la grande, solita “sapienza” umana e narrativa.

Il 150°anniversario-chiudere in bellezza…

Affascinante viaggio nella Certosa di San Lorenzo  

17 Marzo 2012, si chiude l’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Torniamo dalla Sicilia e  su suggerimento del cugino architetto, decidiamo di fermarci a Padula, anche per spezzare il lunghissimo viaggio attraverso la lunga Calabria, su, su fino al Nord.

Meraviglia delle meraviglie:  lo “sbadiglio della finestra”, come  canta Modugno in Vecchio Frac, dell’Hotel  Certosa (consigliatissimo!) apre alla magnifica Certosa di San Lorenzo. Sventolano sul portale di ingresso le bandiere Italiana ed Europea. Il sole comincia a baciare il monumento. Quale migliore visione per chiudere degnamente il 150° dell’Unità di’Italia? Una visita di bellezza stratosferica, all’interno di un gioiello italiano e universale.

Colpisce subito la cortesia discreta, ma attenta, degli addetti. Non giovani, in un posto dove decine di ragazzi potrebbero invece lavorare con soddisfazione, tra bellezza e cultura. Colpiscono i “vuoti”, frutto di rapine storiche attraverso i secoli di occupanti assetati di bellezza a costo zero. Colpisce l’utilizzo di queste sale, uno per tutti che stravolge: campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale… Colpiscono i “pieni” di raffinatezza, precisione, armonia e qualità dei materiali che caratterizzano sale, mobili, giardini, scale.

la scala per Biblioteca

Due scale da sogno, quella elicoidale quasi

Il Salone

magica, che porta su verso la Biblioteca, oggi chiusa al pubblico e “depredata”(conteneva circa 20.000 volumi, oggi ne sono rimasti, forse, 2.000); l’altra di ispirazione Vanvitelliana, sontuosa e solenne, offre l’affaccio sul parco silenzioso e mistico.

Un museo raccolto esalta la quantità e la qualità dei corredi funerari esposti. Che splendore! Che stupore! Vasellame dal quale non si riesce a staccare gli occhi…

Colpisce la scarsa promozione di questo gioiello. Il gestore del piccolo bar all’esterno ci racconta le peripezie vissute per avere un appoggio dal Comune, Regione, Ministero dei Beni Culturali. Triste constatare, ancora una volta, come vengano sprecate risorse preziose per il nostro paese, per la cultura, per l’occupazione dei tanto citati “gggiovani…”

When François Lenormant, professor of archaeology at the National Library of Paris in 1883,  visited the Chartreuse of Padula  on his journey through Southern Italy, he wrote:

“I went to sit in the Great Cloister. There were many clouds, driven by a violent wind, passing swiftly in front of the full moon producing continuous sudden changes that ranged from profound darkness to brilliant light. There is nothing more enchanting than the effect of these drops of nocturnal light which at times reveal the architecture in all its extraordinary purity down to the smallest detail, and at times conceal it completely. These sudden changes in light seemed to conjure up white phantoms in the depths of the porticos as though the ghosts of the old inhabitants of the monastery had risen, as was their custom, to celebrate night office. I would willingly have stayed until dawn… but tiredness was the stronger. Sleep overcame me and I had to return to my cell where I immediately slept… despite the intense cold and the wind which swept in freely through the glassless windows “.

Dopo queste significative parole, le mie non riescono ad esprimere ulteriori sentimenti ed emozioni provate.

La piccola galleria di affascinailtuocuore forse riesce a comunicare qualcosa in più.

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Eventi alla Certosa

S.Dandini-Dai diamanti non nasce niente…La coltivazione della vita

 

dai diamanti non nasce niente

S.Dandini

Dai diamanti non nasce niente…

Rizzoli 2011

 

 

 Quante volte ho letto di giardini e di giardinieri nei romanzi studiati e amati …Eppure Serena mi fa scoprire un punto di vista diverso, interno alla storia delle piante, e semplice. Una semplicità ricca che non è mai banalità, neanche quando introduce squarci di vita e osservazioni che fanno parte della quotidianità.

E fa risvegliare acuto il desiderio del viaggio… Di fatto, molti dei suoi sono viaggi veri, vissuti in prima persona, molti altri sono viaggi virtuali, sui libri, nei siti in cui ha scoperto le meraviglie di questa o quella pianta. Peccati veniali i suoi piccoli “furti” di rametti da portare con religione a casa, da qualunque luogo, e piantare in giardino o in terrazza, spiando continuamente l’esito del “trasloco”. Attecchisce? Cresce? Non cresce? Muore?

Molto interessante tutto il discorso del Terzo Paesaggio…

E mi piacciono i riferimenti letterari. Molti mi appartengono, da Vita Sackville West a Virginia Woolf nella “stanza tutta per sé” in fondo al giardino, con il bellissimo  incipit di Mrs Dalloway sui fiori da acquistare per la sua festa di  compleanno.

E ci sono tanti poeti, pittori e storie di colori.(Il volume stesso è felicemente colorato!) Torna l’IKB (International Klein Blue) di Klein già incontrato ne L’Apprendista Fiammingo di Kastner;

Affiora dalla mia memoria il Northumberland con tutto il suo mondo antico da scoprire, profumato e colorato di Daffodils ed  erica delle Moors. Eppure troviamo lì, l’inquietante  Alnwick Garden, popolato  di… piante velenose, setting   ideale delle storie di Harry Potter

Serena descrive il tripudio delle piante messicane e scopre, stupita, il festoso culto dei morti messicano e i “teschietti dolci”per colazione. L’episodio mi fa tornare con la mente in Sicilia, a Messina, per riviviere il mio stupore quando nei caldi-quasi-estivi giorni di Novembre dedicati ai morti sento per la prima volta  parlare di morticini per la bambina. Mi preoccupo e dico: “ma cosa è questa roba?” I morti sono con noi, vigilano su di noi e ci portano dei doni  nel giorno della loro festa. E appaiono biscotti a forma di ossa, del loro stesso pallido colore e duri come la pietra, da far trovare ai bambini la mattina del 2 Novembre sotto al letto, in un vassoietto arricchito dalla colorata frutta di martorana, come se fosse la Befana. Doni per ridere, gioire ed esorcizzare la paura della morte!

Le rotonde, che incubo! Come una specie d’infestante che galoppa e galoppa. Non è l’erbaccia che, tuttavia, Serena ama e che in fondo contribuisce a creare un senso di natura primitiva e selvaggia, è invece un’infestante di cemento, poster pubblicitario per vivai!

Tutto bello, tutto sempre fresco, ma quando una mamma con carrozzina e bebè deve attraversare si perde e non sa cosa fare. Si appiccica al bordo del fiore di cemento, spaurita finché qualche anima pia la lascia passare…Freno e penso a Serena! Una delle cose che mi ha sempre  colpito nelle rotonde  cittadine è proprio l’assenza di un punto di attraversamento sicuro.

Parlo con le piante (ma siamo in tante!) E mia madre, come quella di Serena, di mattina toglieva le foglioline secche ai suoi gerani, dava loro da bere (solo un po’) e la giornata iniziava bene.

Le lumache! Come liberarsene? Farle divertire, anche loro, con una bella ubriacatura di birra lasciata lì, con noncuranza. A loro piace, ma non sanno che è la sbornia della vita…o della morte (loro!)

Piante, piante, piante, tante da far invidia, da pensare “come è squallido il mio giardino!” Anche se cerco di curare al meglio  quelle piccole preziose creature che ho messo a dimora lì…

Storie di piante (Quanti indirizzi importanti ho scoperto!), di film, di romanzi, di canzoni, quadri e poesie, insomma storie di vita di personaggi più o meno famosi,  catturano il lettore e gli permettono di “ascoltar leggendo” le parole di Serena, che ci sembra di  vedere  saltellare, instabile sui suoi  trampoli fantasiosi, da una parte all’altra dello studio di Parla con me, prodiga di gioiosi doni culturali.

Bellissime ed evocative le immagini e i rimandi iconografici in genere.

Apertura (titolo) e chiusura (mappe) con Fabrizio De Andrè danno il tocco magico al libro.

Belle e utili le pagine dei commenti  specialmente per chi come me non può fare a meno di  scriverli sul libro stesso.

 Unico neo, la pesantezza del “tomo”! Perché questo tipo di carta?

 

J.Kastner-L’Apprendista Fiammingo. Nel Blu dipinto di Blu, tra realtà, finzione ed estremismi

 

Kastner_L' Apprendista fiammingoDie  Farbe Blau, titolo originale molto efficace che rimanda a simbolismi più o meno condivisi. In Italiano il titolo viene modificato in L’apprendista Fiammingo per  connotare e contestualizzare eventi e protagonisti e, tuttavia, manca l’immediato, essenziale riferimento  al  colore Blu, al suo ruolo nella storia, alle sue valenze simboliche (colore dei re, dell’armonia  e così via), nonostante la sottile e veloce pennellata di blu in copertina. Esigenze editoriali e titoli…

 Tra realtà e finzione assistiamo ad una serie di eventi  intrecciati ad arte da Kastner, che vedono  interagire persone realmente vissute con personaggi  fictitious in ambienti reali, come Delft e Amsterdam e le sue prigioni, e in situazioni verosimili. Omicidi misteriosi  legati  al colore blu, follie incontrollabili, amori più o meno leciti, ricatti. Ossessioni e religioni attraversano  la vita e le azioni  di  Cornelius Suythof, di  Rembrandt e di sua figlia Cornelia e di tanti altri  personaggi  che affollano la scena: nobili, mercanti d’arte, maestri di lotta e…

Incontriamo un Rembrandt molto “umanizzato”. Nell’immaginario collettivo i grandi artisti vivono come in un “Limbo” che li  trasfigura e li “decorporeizza”, sebbene  molti tra loro siano ben noti per la loro vita decisamente “corporea”. 

Bellissima e significativa  la storia dei tanti autoritratti  del pittore e il loro destino. Rembrandt è un uomo fragile, disperatamente sofferente per la morte di Titus, l’amato figlio e suscita non pù ammirazione e invidia per la sua grandezza, ma una profonda pietà (ma Titus è veramente morto nella storia? Anche questa è una domanda  davvero intrigante da tenere presente!) 

Le città

Nel Prologo   l’antefatto con i  protagonisti della storia:luoghi e persone.

 Vermeer vista di DelftGuglielmo d’Orange a   Delft 

“Spalancò la finestra…L’aria mattutina  che entrava annunciava una calda giornata di sole… ”

E a Delft venne assassinato. da Balthasar Gerard…

Delftle blu di Delft torna, anche  le sue ceramiche blu (blu!), in un  flash personale e intenso su questa città di ponti, di acqua e di biciclette nere. Un’atmosfera tranquilla e ordinata che contrasta violentemente con lo sfondo che essa offre all’omicidio di Guglielmo d’Orange. Il presente cerca di riscattarsi dalla violenza del passato.

Ma il passato  è sempre con noi: Estremismi

Amsterdam La cinta dei canali

 In un periodo  in cui l’ estremismo islamico è diventato una specie di incubo per il mondo occidentale e la vita delle comunità cristiane  si fa sempre più difficile in alcuni paesi non Cristiani, è curioso  ritrovarsi tra   un gruppo di  cattolici perseguitati, guidati da fanatici “faccendieri”  e riuniti in una specie di setta segreta nei cunicoli sotterranei comunicanti di una Amsterdam decisamente diversa dalla tollerante metropoli dei nostri giorni. Estremismi di vario genere o forse la  maledizione dei Gerardisti che  colpisce … Interessanti i richiami storici e religiosi  in questa storia dark.

Amsterdam è sempre  fascinosa, anche  tra i suoi vicoli bui e maleodoranti e le sue fiamme colorate svettanti verso il cielo buio, durante il tragico incendio  di casa Van Riebeeck. E il fascino pervade le botteghe d’arte e la libreria antiquaria…il Rozengracht e la casa di Rembrandt150px-Rembrandts_house,_Amsterdam.

 Amsterdam da l’impressione di una città ben ordinata, dove la giustizia, talora feroce, funziona. Ne è  esempio il personaggio del delegato del pretore Koetzen, un  Montalbano Fiammingo, con la sua arguzia, la sua intelligenza e la sua sensibilità.

Le donne

Le donne giovani sono fragili e forti nello stesso tempo. Splendide e colorate di Natura, rossa e rosa e azzurra come i loro occhi  o dei colori   lucenti dei loro capelli ramati o scuri. Le donne più mature trasudano  stanchezza e opacità, talora, per sfortuna delle belle,  avarizia e immoralità, come Kat   cattiva e depravata maitresse… 

 La pittura e il  colore blu dominano la storia e diventano lo strumento demoniaco che porta la gente alla follia, fino  a compiere azioni riprovevoli: perchè? Come? Avrete modo di scoprirlo se leggete il romanzo.

Personaggi credibili e incisivi; trama in alcuni punti  un pò “stiracchiata”, ma nel complesso  efficace.

Fascinazione  speciale la presenza del grande Rembrandt che offre l’opportunità di  fare un tuffo  nell’ arte vera. Lettura molto piacevole.

 E alla fine del romanzo  Kastner alimenta il mistero ricordandoci che, in fondo,  l’International Klein Blue (IKB) di  Yves Klein (1928-1962) ci offre più di un  aggancio per poter credere alla “maledizione del Blu”

I. Allende-La Figlia della Fortuna

La figlia della Fortuna 001

dalla quarta di copertina:

“Cile 1832: Eliza viene abbandonata ancora neonata sulla soglia di casa dei fratelli inglesi Jeremy, John e Rose Sommers[Tom Jones al femminile, evento comune  a molte storie, ottimo presupposto per una storia ben riuscita!], che si sono trafseriti a Valparaiso. L’eccentrica Rose insiste perchè la piccola cilena venga adottata ed entri a far parte della famiglia. Eliza vive tra due mondi: le viene impartita un’ educazione rigidamente anglosassone, nella speranza di un futuro sereno coronato da un buon matrimonio e al contempo le vengono fatte conoscere della cuoca di casa, Mama Freisa, la vitalità, la magia e la carnalità del suo popolo. Si innamora perdutamente di un giovane idealista che lavora per Jeremy, Joaquim Andieta, il quale, però…”

24 Novembre 2009

Uno sguardo alla Storia, uno alle tante piccole storie dei personaggi. Molto “romanzo ben strutturato”, molta abilità nel tessere la  tela narrativa. Riaffiorano inevitabili prestiti da La Casa degli Spiriti. Torna con tutta la sua potenza, l’idea del viaggio al femminile, per mare e per terre da esplorare, alla ricerca dell’ amore perduto così come i cercatori  si affannano dietro all’oro californiano. Frase guida  quella di Tao Chi’en a Eliza:

“Non c’è niente di inutile. Nella vita non si arriva da nessuna parte, Eliza, si cammina e basta”(p.330)

Ma è un bel camminare, anche per il lettore, ricco di vita, di esperienze, di illuminazioni e dolori, di gioie piccole e grandi,  fino alla frase conclusiva che abbraccia tutto in un sospiro profondo aperto al futuro:

“ Adesso sono libera…”

La lettura è stata gradevole, a tratti coinvolgente, ma più spesso un resoconto, quasi un diario di viaggio che crea una specie  di frattura tra l’emozione narrativa e la cronaca.

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