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    15 gennaio-Giornata Mondiale del Rifugiato 2017-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Memoria e Rifugiati… Refugee Blues (1939), by W.H.Auden

    Poniamo che in questa città vi siano dieci milioni di anime, V’è chi abita in palazzi, v’è chi abita in tuguri: Ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto...‎‎

  • Siria: 6 anni di Indegnità. E la comunità Internazionale cosa fa?

    “Can you believe that a government and a state could bomb its own people. I’ll never understand this for as long as I live!" Yazbeck-The-Crossing. My journey to the shattered heart of Syria p.71

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

    L'Ambasciatore torna in Egitto. Pratica chiusa? Mai. Coraggio mamma Paola e papà Claudio, continuiamo ad esservi accanto.

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    Teresa Mattei, Insegnante. La più giovane eletta all'Assemblea Costituente, ai giovani di oggi: "siete migliori di noi e lo dimostrerete coi fatti..."

  • Contromafie per non dimenticare

    « La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni. » Giovanni Falcone

  • Stragi di Maggio: sempre più vite spente, da Manchester Arena al Mar Mediterraneo. Bambini, Giovani, Adulti

    Stragi -Non dimenticheremo!Non dimenticate!

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • Oltre il confine-Salone Internazionale del Libro di Torino 2017

    18-22 Maggio 2017. È Oltre il confine il tema del 30° Salone Internazionale del Libro di Torino.

  • 14 Maggio 2017- Festa della Mamma

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    9 Maggio festa dell'Europa-Dopo 60 Anni dal trattato di Roma è tempo di cambiare qualcosa. Ma che resti il sogno e la realtà di un'Europa unita.

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  • A proposito di compiti e casa…Pedagogia Democratica-L’EVIDENZIATORE DI Maurizio Parodi

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The Sellout di Paul Beatty-Lo schiavismo ai tempi di Trump

the-sellout-paul-beatty

 

The Sellout (Lo Schiavista) di Paul Beatty, è un romanzo “alla rovescia”, nel senso che stravolge con ironia  il punto di vista sulla storia dei neri d’America e sulle nostre convinzioni di “bianchi dominanti”.

The novel concerns a narrator, referred to only by his last name, “Me”, who attempts to reintroduce slavery and segregation in his Los Angeles neighborhood. This attempt leads to a Supreme Court case. Wikipedia

Tutto ruota intorno a Dickens, quartiere Afro di Los Angeles, spazzato via dalla mappa del territorio  forse nella speranza di spazzar via anche la comunità nera che ne rimpiange l’esistenza e cerca disperatamente di riportarlo in vita, tramite le azioni quasi surreali di Me.

 Rumor had it the county had revoked our charter because of the admittedly widespread local political corruption p.58

Me, coltivatore di ortaggi e frutta, figlio tormentato di un padre psicologo ossessionato dalla ricerca sui comportamenti della comunità nera di Dickens, al punto di usare suo figlio come cavia, si ritrova a “possedere” uno schiavo. O meglio è il presunto schiavo che lo implora di fargli da padrone e di frustarlo ogniqualvolta ne ravveda la necessità. Hominy è il suo nome ed ha un passato cinematografico illustre. È uno dei protagonisti della fortunata serie  Little Rascals (Piccole Canaglie nella versione italiana) che, lo sguardo di Beatty percepisce come assolutamente razzista.

It’s crazy how quickly an evening of Little Rascals shorts and Technicolor cartoons, some nearly a century old, can raise the ire of racial antipathy and shame p. 243

E tuttavia, nella vita di  Me si fa strada la teoria secondo la quale la segregazione può essere strumento di riscatto sociale. Spinge i neri a fare meglio, a comportarsi civilmente ed emergere da una condizione di degrado e di sofferenza indicibili.

Segregate the school. As soon as I said it, I realized that segregation would be the key to bringing Dickens back. The communal feeling of the bus would spread to the school and then permeate the rest of the city. Apartheid united black South Africa, why couldn’t it do the same for Dickens? p.67

2 Aprile, compleanno di Hominy, lo schiavo. Cosa regalargli?

Hominy anela ad essere schiavo di Massa Bonbon, suo amico d’infanzia, che si presta, anche se malvolentieri, a interpretare il ruolo del padrone schiavista. Nero che schiavizza nero, incredibile! E tuttavia il compleanno dello schiavo americano contemporaneo deve essere festeggiato. Come regalo Bonbon elabora un progetto che è destinato a produrre effetti deflagranti sulla comunità di Dickens. Ricordate Rosa Parks? Allora la donna avviò il processo di ribellione dei neri non cedendo il suo posto in autobus a un bianco e dunque trasgredendo una legge dello stato allora in vigore.

black_passengers

A Dickens accade che per festeggiare il compleanno dello schiavo Hominy Marpessa, la donna di cui Bonbon è da sempre innamorato, accetta di affiggere sull’autobus 125 che guida da anni, un cartello razzista che invita i neri a cedere il posto ai bianchi. Incredibile, un progetto di segregazione per regalo di compleanno!

I neri tornano indietro di 5 secoli eppure giovanotti scapestrati e adolescenti senza regola cominciano a comportarsi più civilmente  proprio grazie all’effetto di questo cartello! Allora la soluzione per migliorare la vita e l’educazione dei neri di Los Angeles può essere una nuova segregazione che stimoli il desiderio di comportarsi bene e di dimostrare di non essere come il bianco cattivo li immagina? Può essere il primo passo per riportare in vita l’amata Dickens?

It’s the signs. People grouse at first, but the racism takes them back. Makes them humble. Makes them realize how far we’ve come and, more important, how far we have to go. On that bus it’s like the specter of segregation has brought Dickens together.

E alla fine Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca e firma forsennatamente i decreti  attuativi dei progetti presentati in campagna elettorale che  aboliscono peraltro alcuni provvedimenti presi dal suo predecessore, Barack Obama. Anche nel romanzo la storia scivola tristemente nello sconforto e nella  delusione  di Foy Fletcher. Dopo  aver combattuto per tanti anni il razzismo, impegnandosi a far eleggere il primo presidente nero deve constatare amaramente nulla è cambiato nella vita delle comunità Afro-Americane. Anzi…

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Geniale! Un libro geniale davvero, ma anche molto difficile. Ho voluto leggerlo per curiosità e per interesse convinto verso la cultura Americana e i rapporti tra le varie anime che popolano gli USA. Un libro scritto da un nero che parla di schiavismo tra neri (ed è per questo  messo sotto processo) colpisce e stimola. Poi cominci a leggere e ti rendi conto che la faccenda è molto più complessa e articolata. Ritrovi un classico americano trasversale a bianchi e neri, a quanto pare, fatto di  rapporti conflittuali tra padre e figlio, storie di famiglia, di giustizia negata, di integrazione dubbia, di conflitti interraziali e tanto altro ancora.

No, I don’t miss my father. I just regret that I never had the nerve to ask him if it was really true that I’d spent the sensorimotor and preoperational stages of my life with one hand tied behind my back. Talk about starting life off with a handicap. Fuck being black. Try learning to crawl, ride a tricycle, cover both eyes while playing peeka-boo. p.56

Una storia difficile soprattutto nel linguaggio. Se la trama è così scarna la ragione sta nel fatto che, “la narrazione non è fondamentale. La lingua vince” (come dice Michela Murgia-QuanteStorie)Una lingua  ricca di molteplici riferimenti gergali difficili da cogliere. Riconosco invece e capisco i riferimenti letterari e l’ironia che trasuda dai commenti sulle rivisitazioni in chiave nera che Foy Fletcher fa dei grandi classici Europei e Americani.

Leggere romanzi   in versione originale è una sfida che accetto sempre molto volentieri, ma la peculiarità del caleidoscopio linguistico di The Sellout  mi ha impietosamente messo di fronte alle mie enormi limitazioni. Eppure, al di là della difficoltà di comprendere questo o quel termine,  questo o quel modo di dire, mi sono fatta cullare e accompagnare, pagina dopo pagina, dal ritmo di una lingua viva, danzante e coinvolgente. E ho imparato molto.

Ovviamente tralascio ogni considerazione sugli esiti del processo Me vs United States of America, dal momento che  “the case” è   il filo conduttore verso il climax e dunque lascio al lettore il piacere della scoperta.

Alcune citazioni dal libro per riflettere

oxforddictionariesdotcomquotations

Monito di papà

You have to ask yourself two questions: Who am I? and How may I become myself?

La filosofia di Hominy

sometimes we just have to accept who we are and act accordingly. I’m a slave. That’s who I am. Between craft and purpose, and we won’t be discussing this again. I’m your nigger for life, and that’s it[…]Then beat me. Beat me to within and inch of my worthless black life. Beat me, but don’t kill me massa. 77-78

Le sfumature “di colore” delle donne nere

I’m so fucking tired of black women always being described by their skin tones! Honey-colored this! Darkchocolate that! My paternal grandmother was mocha-tinged, café-au-lait, graham-fucking-cracker brown! How come they never describe the white characters in relation to foodstuffs and hot liquids? Why aren’t there any yogurt-colored, egg-shell-toned, string-cheese-skinned, low-fat-milk white protagonists in these racist, no-thirdact-having books? That’s why black literature sucks! p. 143

Il valore dell’istruzione: Putting my homeschool Latin to good use

Veni, vidi, vici—Fried Chicken! Unum corpus, una mens, una cor, unum amor…p. 11

Inutili ricorrenze

That incessant Black History Month loop of barking dogs…p.18

La musica dell’allitterazione

Sometimes, while I’m sharpening the plowshare and shearing the sheep. p.55

A fascinating new word

geomatics – the science of applying computerized data tretment to ggeography and localization in space. p.90

Il  4° stadio della “negritudine”

The  unmitigated blackness / acceptance of contraddiction -Personaggi molto conosciuti che rappresentano i vari stadi. Impressionante analisi.

Like, why blame Mark Twain because you don’t have the patience and courage to explain to your children that the “n-word” exists and that during the course of their sheltered little lives they may one day be called a “nigger” or, even worse, deign to call somebody else a “nigger.” No one will ever refer to them as “little black euphemisms,” so welcome to the American lexicon—Nigger! p.97

Me, the Nigger Whisperer

Nigger-whispering= sort of psychological treatment for black people

The years after my father died, the neighborhood looked to me to be the next Nigger Whisperer. I wish I could say that I answered the call to duty out of a sense of familial pride and communal concern, but the truth was, I did it because I had no social life. Nigger-whispering got me out of the house and away from the crops and the animals. p.49

Diseguaglianze di pelle -uguaglianze sociali

Because white people are the new niggers. We’re just too full of ourselves to realize it.” “The ‘new niggers,’ you say?” “That’s right, both me and you—niggers to the last. Disenfranchised equals ready to fight back against the motherfucking system. p.244

 

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Furti, rapine e reazioni illegali-La legge del Far West nell’Italia del 2015.

Riflessione del giorno: palestra, gruppo di donne  che fanno ginnastica e parlano  del più e del meno. Ovviamente il discorso  cade  sull’attualità: spari, furti in appartamento, trasmissioni popolari.

Una delle donne sussurra, quasi tra sé e sé:

“io  obbligherei ogni famiglia a dotarsi di un’arma…”  

Cosa? Ho sentito bene? Sì,  tanto bene da rimanere basita e muta.

Da tempo ormai vedo e sento gente impaurita che si sente minacciata  dai profughi, dai ladri, dal vicino di casa che non raccoglie la cacca del cane… Ma la cosa tragica è che queste persone sono  casalinghe,  nonne, mamme, lavoratrici, dal volto pacifico e pulito, che vanno in Chiesa e che fanno volontariato con tanto amore  e dedizione. follie istituzionaliE allora, cosa sta succedendo? Chi butta benzina su fiamme  sempre più dilaganti e devastanti?

A quando il linciaggio in piazza? Magari sul sagrato di una chiesa, davanti al tribunale, al  comune con Sindaco che presenzia? Ma è  legale e tollerabile che il  presidente della regione più avanzata d’Italia e il sindaco di una città grande e di antica  tradizione civile e culturale come Padova, facciano la becera proposta di  pagare, a spese di tutti  i cittadini, il patrocinio legale a chi  reagisce ad un furto in casa, ammazzando il ladro?

Chi rappresenta tutta quella parte di popolazione  che non   ha votato  questi gentiluomini? Non dovrebbero governare tenendo presente il bene di tutti, la legalità e quindi l’osservanza delle norme esistenti?

In questi casi, il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio, i Ministri preposti o la Magistratura non dovrebbero riaffermare con determinazione che viviamo in uno stato di diritto e non nell’antico Far West o in alcune  periferie americane dove i pistoleros la fanno da padrone?

Vedo con sconcerto aprire nuovi  negozi  bizzarri, tra la giocattoleria per adulti e la rivendita di armi e attrezzature da guerra; sento  parlare di fucili e armi varie tenute in casa,  non si sa mai; leggo cartelli sui cancelli di case di tranquilli cittadini  minacciare i malintenzionati  con immagini di  mitra, pistole e cani feroci.

E sento lo sconforto e la rabbia montare dentro di me. E scrivo.

 

E. Strout- Da Olive Kitteridge a The Burgess Boys. Storie americane tra solitudini, conflitti e soluzioni. Emmy Awards 2015

Settembre 2015- 67th Primetime Emmy Awards

emmy awards

– Miglior regia per un film, miniserie o speciale drammatico: Lisa Cholodenko in Olive Kitteridge
– Miglior sceneggiatura per un film, miniserie o speciale drammatico: Jane Anderson per Olive Kitteridge.

Olive Kitteridge, la serie TV

Olive Kitteridge_HBOHo iniziato a “conoscere” Elizabeth Strout con The Burgess Boys. Atmosfera e storia  particolari che ho cercato di  analizzare nella recensione che riporto in questo post.

Non ho letto Olive Kitteridge, considerato da alcuni critici e scrittori un capolavoro della letteratura moderna, ma ho voluto  guardare la miniserie HBO 2014, con protagonista la splendida Frances McDormand.

OliveKOlive è una professoressa, molto spinosa e rigida. Intorno a lei vive una piccola comunità  di personaggi  tipici della provincia americana (siamo nel Maine): il marito farmacista, il figlio frustrato, il  collega poeta e alcolista innamorato di lei, l’ entusiasta e fragile assistente in farmacia e tante altre persone con problemi esistenziali e spinte suicide/omicide inquietanti. Olive sembra essere il capitano di questa nave  in navigazione in acque perennemente agitate.

Olive Kitteridge_bookcoverNon nascondo  che i “quadri” che compongono questo “romanzo per racconti” abbiano prodotto  in me un senso di profonda inquietudine. 

Ma, alla fine, nel mare tempestoso dei conflitti, delle frustrazioni, dell’enorme non-detto  all’interno di questa famiglia americana, emerge un filo di speranza e di forza, che vive dentro  Olive e riesce ad irradiarsi intorno a lei, tra le persone che, in qualche modo,  la vedono come un punto di riferimento, nonostante la sua pervicace volontà di “non piacere” e mantenere il distacco da tutti.

Questo mondo mi confonde, ma non voglio lasciarlo

La storia si  conclude con queste parole (più o meno), che appaiono come una soluzione, forse temporanea,  all’enorme conflitto esistenziale di Olive. 

 Ho apprezzato la serie, la cui sceneggiatura è stata curata anche dalla stessa scrittrice. E tuttavia non leggerò il libro. Ancora forte è il condizionamento di questa bella produzione amricana. Forse in futuro, chissà.


 The Burgess Boys. Una storia americana tra conflitti e integrazioni

clip_image002Strout scrive un sapiente romanzo di introspezione psicologica, molto americano nei rapporti conflittuali tra genitori e figli, specialmente padre-figlio e nello svelare vizi, virtù e miserie tristi della  borghesia  del Maine.  Su tutto domina il tentativo di analizzare e comprendere il fenomeno dell’identità e dell’integrazione.

Molto interessante è il ritratto di una comunità disorientata di fronte al gesto eclatante di un ragazzo problematico, Zach: una testa di maiale sanguinante viene gettata sui tappeti della moschea mentre i fedeli Somali sono in preghiera. Anatema! Eppure, il ruolo del vecchio saggio Somalo sarà determinante per l’esito della vicenda.

I fratelli Burgess tornano a Shirley Falls per aiutare il nipote Zach ad uscire dai guai. Sono due avvocati: brillante, ricco e famoso Jim; riflessivo, insicuro, apparentemente fragile, Bob. Tornano lì da dove erano scappati per non essere soffocati nella palude del Maine. Questo ritorno segna l’inizio del cambiamento.

nel-maine7La comunità Somala e i suoi usi e costumi diventa lo specchio deformante dell’immagine stereotipata e condivisa dell’America, agli occhi dei suoi cittadini. Lo capisce bene Susan quando va a trovare i fratelli a New York.

Lo shock culturale l’assale: Shirley Falls vs NY. Arrivare da un altro mondo e atterrare in una città di pazzi, sporca, sotterranea e piena di celle in cui vivono uomini e donne che si illudono di guardare tutto dall’alto. Bianchi che guardano bianchi.

clip_image004New York, New York! Sempre lei, magica e terribile, a fare da sfondo a una sfaccettata storia di identità, familiari e sociali. Così come fa da sfondo quel Maine, provincia “nobile”, tanto esaltata e adorata dagli intellettuali e dai radical chic… Quella provincia che tuttavia soffoca i Burgess, ma che contribuirà, essa stessa, a compiere il processo di cambiamento che domina la storia.

Jim, Bob e Susan Burgess sembrano tre twins, anche se i veri gemelli sono Bob e Susan. Tutti e tre si oppongono e si completano, allo stesso tempo. Sono uniti per la vita, o meglio, per un lungo tratto della loro vita, da un segreto inconfessabile che ha minato il loro sviluppo individuale, familiare e sociale.

clip_image008Il cuore della storia è il rovesciamento di prospettive, di vite e di punti di vista. La parola chiave è “cambiamento”. Tutti sono costretti a cambiare sotto la spinta di eventi esterni drammatici, passando attraverso l’infelicità sostanziale dell’uomo di successo, la frustrazione del fratello “debole”, le paranoie e il senso di superiorità della donna ricca ed elegante, Il tradimento del marito perfetto, la sindrome del nido vuoto, le frustrazioni della moglie abbandonata, il piacere maledetto dell’alcol, “The quiet majesty of long marriages…”, come ironicamente dice Franzen in Freedom.

Tutta questa materia ed altro ancora fanno del romanzo di Strout  un bell’ affresco  moderno.

Un piccolo assaggio:

22 November-Somali, New England, JFK and Jackie, “the pink-suited wife”

clip_image010“In the dark he [Abdikarim] lay on his bed and pondered the DVD he had taken from the library when he first came to Shirley Falls. Moments in American History, but the only moment Abdakarim watched, repeatedly for weeks, was the assassination of the president, because of the pink-suited wife climbing over the back of the car to try to reach the piece of her husband she saw flying away. Abdikarim did not believe what was said of this famous widow that she cared only about money and clothes. It was recorded, and he saw. She had felt in her lifetime what he had felt in his. Though she had died (living to be as old as Abdikarim was now), he thought of her as his secret friend.” E. Strout,The Burgess Boys, p.205

Un  richiamo alla  finestra  di Hitchcock

dalla finestra Hitchock“Across the street, lights were on in different apartments. there was a private show up here: the young girl who could be seen in her bedroom walking around in her underpants and no top. Because of how the room was laid out, he never saw her breast[…]two windows over was the couple who spent a lot of time in their white kitchen, the man reaching into a cupboard right now…”p.24

Tutto accade a Novembre, nel Maine

fall_foliage_nh1“The November sun-not high in the sky, but coming at the town from an angle-sliced across the streets, across the lawns that were still green, fell on half-sunken pumpkins left on stoops from Halloween, shone against the tree trunks and their bare limbs, beamed through the clean air, making mica specks in the old sidewalks glitter…(147)

Ritorno a Shirley Falls

ap_somalia_president-minnesota.1-4_3Jim parla con Bob  del suo ritorno a Shirley Falls, quasi a prepararsi psicologicamente all’evento e parla dei nuovi cittadini, in particolare dei Somali, e del loro ruolo nella vecchia società del Maine:

“So I now come back.  And I come back to say, Hey, you guys, here’s a state whose population is getting older and poorer and industry is leaving, has left, for the most part.   I’ll say the vibrancy of society depends on newness, and what a fantastic job Shirley  Falls has done in welcoming this newness, let’s keep on with it. The truth is, Bob, they need those immigrants… p.128

E. Strout-The Burgess Boys. Storia di una famiglia americana tra conflitti e integrazioni

clip_image002Strout scrive un sapiente romanzo di introspezione psicologica, molto americano nei rapporti conflittuali tra genitori e figli, specialmente padre-figlio e nello svelare vizi, virtù e miserie tristi della  borghesia  del Maine.  Su tutto domina il tentativo di analizzare e comprendere il fenomeno dell’identità e dell’integrazione.

Molto interessante è il ritratto di una comunità disorientata di fronte al gesto eclatante di un ragazzo problematico, Zach: una testa di maiale sanguinante viene gettata sui tappeti della moschea mentre i fedeli Somali sono in preghiera. Anatema! Eppure, il ruolo del vecchio saggio Somalo sarà determinante per l’esito della vicenda.

I fratelli Burgess tornano a Shirley Falls per aiutare il nipote Zach ad uscire dai guai. Sono due avvocati: brillante, ricco e famoso Jim; riflessivo, insicuro, apparentemente fragile, Bob. Tornano lì da dove erano scappati per non essere soffocati nella palude del Maine. Questo ritorno segna l’inizio del cambiamento.

nel-maine7La comunità Somala e i suoi usi e costumi diventa lo specchio deformante dell’immagine stereotipata e condivisa dell’America, agli occhi dei suoi cittadini. Lo capisce bene Susan quando va a trovare i fratelli a New York.

Lo shock culturale l’assale: Shirley Falls vs NY. Arrivare da un altro mondo e atterrare in una città di pazzi, sporca, sotterranea e piena di celle in cui vivono uomini e donne che si illudono di guardare tutto dall’alto. Bianchi che guardano bianchi.

clip_image004New York, New York! Sempre lei, magica e terribile, a fare da sfondo a una sfaccettata storia di identità, familiari e sociali. Così come fa da sfondo quel Maine, provincia “nobile”, tanto esaltata e adorata dagli intellettuali e dai radical chic… Quella provincia che tuttavia soffoca i Burgess, ma che contribuirà, essa stessa, a compiere il processo di cambiamento che domina la storia.

Jim, Bob e Susan Burgess sembrano tre twins, anche se i veri gemelli sono Bob e Susan. Tutti e tre si oppongono e si completano, allo stesso tempo. Sono uniti per la vita, o meglio, per un lungo tratto della loro vita, da un segreto inconfessabile che ha minato il loro sviluppo individuale, familiare e sociale.

clip_image008Il cuore della storia è il rovesciamento di prospettive, di vite e di punti di vista. La parola chiave è “cambiamento”. Tutti sono costretti a cambiare sotto la spinta di eventi esterni drammatici, passando attraverso l’infelicità sostanziale dell’uomo di successo, la frustrazione del fratello “debole”, le paranoie e il senso di superiorità della donna ricca ed elegante, Il tradimento del marito perfetto, la sindrome del nido vuoto, le frustrazioni della moglie abbandonata, il piacere maledetto dell’alcol, “The quiet majesty of long marriages…”, come ironicamente dice Franzen in Freedom.

Tutta questa materia ed altro ancora fanno del romanzo di Strout  un bell’ affresco  moderno.

Un piccolo assaggio:

22 November-Somali, New England, JFK and Jackie, “the pink-suited wife”

clip_image010“In the dark he [Abdikarim] lay on his bed and pondered the DVD he had taken from the library when he first came to Shirley Falls. Moments in American History, but the only moment Abdakarim watched, repeatedly for weeks, was the assassination of the president, because of the pink-suited wife climbing over the back of the car to try to reach the piece of her husband she saw flying away. Abdikarim did not believe what was said of this famous widow that she cared only about money and clothes. It was recorded, and he saw. She had felt in her lifetime what he had felt in his. Though she had died (living to be as old as Abdikarim was now), he thought of her as his secret friend.” E. Strout,The Burgess Boys, p.205

Un  richiamo alla  finestra  di Hitchcock

dalla finestra Hitchock“Across the street, lights were on in different apartments. there was a private show up here: the young girl who could be seen in her bedroom walking around in her underpants and no top. Because of how the room was laid out, he never saw her breast[…]two windows over was the couple who spent a lot of time in their white kitchen, the man reaching into a cupboard right now…”p.24

Tutto accade a Novembre, nel Maine

fall_foliage_nh1“The November sun-not high in the sky, but coming at the town from an angle-sliced across the streets, across the lawns that were still green, fell on half-sunken pumpkins left on stoops from Halloween, shone against the tree trunks and their bare limbs, beamed through the clean air, making mica specks in the old sidewalks glitter…(147)

Ritorno a Shirley Falls

ap_somalia_president-minnesota.1-4_3Jim parla con Bob  del suo ritorno a Shirley Falls, quasi a prepararsi psicologicamente all’evento e parla dei nuovi cittadini, in particolare dei Somali, e del loro ruolo nella vecchia società del Maine:

“So I now come back.  And I come back to say, Hey, you guys, here’s a state whose population is getting older and poorer and industry is leaving, has left, for the most part.   I’ll say the vibrancy of society depends on newness, and what a fantastic job Shirley  Falls has done in welcoming this newness, let’s keep on with it. The truth is, Bob, they need those immigrants… p.128

Con Maigret tempo d’Autunno, di scuola e di maestri.

clip_image004 1953, Shadow Rock Farm,  Connecticut.  Sull’onda della sua consacrazione americana  Simenon scrive Maigret a scuola, forse in preda alla nostalgia  per la sua Parigi con il cibo stuzzicante e il vino inebriante o   per i luoghi e le atmosfere della sua infanzia, o forse spinto dal più prosaico e sempre impellente bisogno di danaro.

E gli americani  gliene offrono tanto  per le sue storie! Il romanzo verrà pubblicato in Francia l’anno successivo.

La storia inizia nel Purgatorio/Acquario” del Quai des Orfèvres, dove “faccia da topo”, un uomo dall’aspetto sfuggente e insignificante, aspetta fiducioso che il commissario si accorga di lui e lo ascolti.

E Maigret lo ascolta. La gloriosa giornata di sole contribuisce a fargli prendere la decisione.

“Parigi era illuminata da un sole limpido e radioso che metteva allegria e faceva brillare i comignoli rosa dei tetti…”

ostricheIl piacevole pensiero di un bel piatto di ostriche, innaffiate da abbondante vino bianco e aromatizzate al flavour Atlantico, portano Maigret ad accettare la richiesta di aiuto del maestro Gastin, che vive a  “una quindicina di chilometri a nord-ovest di La Rochelle”.  Al mare!

Il Maestro Gastin, trasferitosi a Saint-André-sur-Mer con moglie e figlio, per motivi che scoprirete leggendo, viene accusato di aver ucciso la vecchia impicciona Léonie Birard. A dire il vero, tutto il paese avrebbe avuto ottimi motivi per eliminarla…

Gastin è il diverso, il forestiero, per di più colto e onesto. La gente del luogo non accetta né lui né sua moglie né suo figlio, anzi li sceglie come bersaglio preferito dei loro attacchi, delle loro paranoie e del loro disprezzo. Gastin è dunque il colpevole ideale!

Moltissimi abitanti di Saint-André  posseggono una carabina calibro 22, come quella da cui è partito il proiettile fatale. Un’ arma molto comune quindi e popolare,  tanto da essere   regalata ai ragazzini per i loro  giochi di  guerra e di caccia. Siamo in Francia, e non in America, ma, anche qui,  le armi sembrano  esercitare un fascino tragico sui maschi, siano essi giovani o adulti o vecchi!

ecoleLa scuola, come in tutte le vicende in cui fa da protagonista, riesce a trasferire nella storia il tocco di innocenza e di autenticità dei sentimenti adolescenziali e infantili: il rossore sul viso quando si accenna a quella certa bambina, la fedeltà e lealtà al giuramento fatto ad un amico; le piccole grandi rivalità per essere il migliore; l ’ammirazione condita con un pizzico di invidia, per il più forte, bello e coraggioso del gruppo.

Le famiglie di Saint-André comunicano una tristezza abissale. A dire il vero, tutta la storia èvieux-port-de-la-rochelle percorsa da una vena profonda  di pesantezza e squallore, come, d’altra parte, accade spesso nelle storie di Simenon. Enorme è la solitudine di cui sembrano soffrire queste persone. Eppure ciascuna di esse riesce a vivere in equilibrio, in questo mondo grigio.

Lo stesso dottore sembra appagato e felicemente “connivente”. Ha scelto di vivere qui, dove il mare gli permette un ricambio continuo di aria,  piuttosto che in una squallida periferia di una  grande città.

ferro di cavalloLa chiave del mistero è saldamente in mano a Maigret, che riesce a interagire in modo sapiente e psicologicamente efficace con i gli scolari e con gli adulti.

Si muove agilmente tra le bugie di Marcel, i segreti della cameriera e della signora Gastin; i silenzi di Jean Paul; le azioni vigliacche, le lettere e il ferro di cavallo della morta.

12378150-una-caraffa-e-un-bicchiere-di-vino-bianco-in-spiaggiaIl vino è come un fiume: scorre incontrollato e scadente dalle caraffe alle bocche avide e ormai dipendenti dei personaggi. Il suo odore si insinua nel naso, nello stomaco e nella testa, provocando un senso di nausea, a tratti insopportabile.

Maigret sembra quasi subirlo, senza neanche la soddisfazione di potersi godere un bel piatto di ostriche: non è il tempo giusto!

“Maigret aveva l’aria triste, o forse solo stanca, come sempre quando chiudeva un caso. Era andato fin lì attirato dall’idea di mangiare ostriche innaffiate di vino bianco. “ Cosa posso offrirle commissario? Esitò scoraggiato da quell’odore di vino scadente. Ma ricordando quanto aveva sognato a Parigi, rispose: “una caraffa di bianco”.

signori maigretE tuttavia  il commissario una via di fuga ce l’ha e la imbocca di gran corsa. Risolto il caso, torna a Parigi, dalla sua Signora Maigret con la quale riassaporerà l’ariosità dei grandi boulevard, il piacere della loro casa e un buon film al cinema.

Le pagine più belle? Gli “interrogatori” di Marcel (cap 5. Le bugie di Marcel) e di Jean Paul (cap.8 Il ferro  di Léonie)

P.Mastrocola-Non so niente di te. La vita a geometrie variabili

NON SO NIENTE DI TE_MASTROCOLAHo deciso di leggere questo libro senza sapere nulla del suo contenuto. Di Mastrocola avevo letto Una barca nel bosco, preso in prestito dalla piccola biblioteca di mia figlia. Di quella storia ricordo non tanto lo spaesamento sociale del protagonista, figlio di meridionali immigrati nell’ algida Torino, ma il paradosso di quella foresta puntigliosa costruita, foglia dopo foglia, all’interno della sua casa, metafora della costruzione di un’ identità “vegetale”, che fornisce ossigeno alla sua vita e a quella degli altri.

Di Mastrocola apprezzo  proprio il UNABARCANELBOSCO_MASTROCOLAparadosso come elemento narrativo catalizzatore di eventi. Lo utilizza per sdrammatizzare o per illuminare i personaggi, la loro quotidianità, i rapporti problematici tra genitori e figli, i conflitti e i cambiamenti sociali.
In Non so niente di te il paradosso riguarda ancora una volta un giovane uomo, Filippo detto Fil, e la sua famiglia, questa volta alto-borghese, influente, residente in una ricca città del nord ai tempi della grande crisi globale del 2008.

Il narratore ci parla dal 2060 e il suo è il ritratto di un mondo ormai scomparso, visto dall’alto! Saltano tra le parole, quasi come immagini in un pop-up book, scene della nostra contemporaneità: credit crunch, crisi globale, teorie economiche in antitesi tra loro, governi di emergenza, disorirentamento sociale. Una specie di riassunto letterario degli ultimi cinque anni di vita Italiana, Europea e  mondiale.

cafe a broad street OxMi piace molto la scenetta iniziale tra Burt e Judith, coppia di anziani pacificati, seduti al solito tavolino del solito bar, a fare colazione e a ricordare con nostalgia il passato, in un tempo dilatato di Novembre in cui l’aria inglese sa ancora di Indian Summer e può regalare mattinate dolci. Parlano di foglie cadute, di caducità della vita, di poeti incontrati nel passato, di ovvietà da terza età, che però emanano un fascino senza tempo…

“Quand’ecco che un compatto gregge di pecore sbucò dall’angolo, invase a poco a poco la via e cominciò ordinatamente a entrare, animale dopo animale, nel portone del Balliol College.

‘Sheep!’ esclamò Judith

 ‘Oh my God!’ Le fece eco Burt, smettendo di sorseggiare il caffè…”

Balliol College_Oxford

Fil è il figlio ideale, quello che fa le scelte giuste, con naturalezza conseguenziale. Si laurea a pieni voti alla Bocconi, frequenta un master alla London School of Economics approda al dottorato di Stanford e quindi, accede inevitabilmente ai piani altissimi della finanza o della politica o altro di questo livello. Il percorso “giusto” per contare nella società “giusta”. Questi i piani dell’orgoglioso papà Cantirami.

pecore SuffolkMa Fil, altrettanto naturalmente, inciampa nelle pecore Suffolk dal muso nero, che pascolano libere nel verde ipnotizzante dell’ Oxfordshire. Insieme a loro ri-orienta il suo destino  verso la piena realizzazione del suo più vero e profondo self, al ritmo del suo tempo interiore, lento e riflessivo.

La scelta è sua e ne sopporta le conseguenze, inclusi il dolore, lo sconcerto, la rabbia e la delusione dell’onnipotente padre, Guido Cantirami, costretto a scendere dal suo scranno e a confrontarsi con la grandezza e l’originalità delle scelte “controcorrente” di suo figlio. Anche la mamma e la zia prediletta, Giugiu, sono obbligate a rivedere la loro vita e i loro rapporti passati con Fil, alla luce di quanto vanno scoprendo su di lui. Il processo è immediato e quasi salvifico.

Fanno da co-protagonisti le simpatiche pecore dal muso nero, vere catalizzatrici della storia, le prestigiose Università Inglesi e Americane, duchi gentili è un po’ nel pallone, economisti di rango, economisti emergenti, ricche fanciulle occupy qualcosa, ammalianti  fiordi norvegesi.

fiordi norvegesi

Personaggio amabile e necessario è la zia Giugiu, che lavora alla Biblioteca Centrale della città e che impara l’Inglese (e tutti pensano che lo faccia per amore di Fil che lei decide di andare a trovare in America) e finalmente capisce, con stupore e felicità, il significato delle parole di The Sound of Silence di Simon and Garfunkel e lo comunica allegramente a tutta la famiglia riunita per festeggiarla. (qui il testo della canzone)

 
 Quasi una controfigura di Fil è Jeremy, che viene travolto dai piani dell’amico che, comunque, lo conducono verso il successo fermamente voluto e cercato. Forse l’avrebbe raggiunto lo stesso e in modo meno problematico, ma la vita si sa è sorprendente. È lui che racconta tutto a Giuliana, per la quale prova un immediata attrazione.

StanfordUSADurante il colloquio rivelatore con Jeremy a Stanford, Giuliana si sofferma a considerare le sue scelte e la sua riflessione potrebbe essere la nostra:

“Le sue scelte… Ma quali erano state, poi, davvero le sue scelte? Ce l’aveva, lei, la vita che voleva? E che cos’è la vita che si vuole? Tutti dovrebbero sapere che vita vogliono, e quindi farla, o provarci. A patto che siano in grado di poter scegliere,o vvio. E allora perché invece c’è tanta gente cha fa una vita non sua? Perché tutti, o quasi tutti, hanno una vita che non è quella che vorrebbero?” (p.144).

giovaniOggi, in questa bella giornata di Luglio, luminosa e calda, sono contenta di aver letto questo libro. Mai avrei pensato che potesse toccarmi così tanto! Nella storia di Fil, di Jeremy e delle loro famiglie ritrovo parte di me. Forse è una caratteristica generazionale, che investe quelli, o meglio, quelle che Mastrocola individua come “club delle madri di figli all’estero”.

Il tema centrale del romanzo è quello delle “scelte” esistenziali. Chi sceglie cosa? E perché? Chi ha il coraggio di escludere, scegliendo, altre possibilità destinate a rimanere ignote? Da madre di figlie all’estero, mi auguro solo che abbiano fatto e continuino a fare le “loro” scelte di vita, quelle che appartengono al loro mondo intimo e profondo, con convinzione, al di là delle aspettative di mamma e papà e dei condizionamenti sociali.

Come capisco la riflessione di Nisina, madre di Fil, successiva a ripetuti tentativi di contattare il figlio, inutilmente! Esprime perfettamente un nostro bisogno di genitori. Solo nostro.

“È che a una madre non sembra lontano un figlio lontano, quando sa con precisione dove si trova, cosa fa, quali luoghi e quali persone frequenta. Fino a che ha almeno un barlume della sua vita concreta. Lontana, ma concreta. Più sa con precisione meno patisce. Lo colloca. È in grado di collocarlo in uno spazio definito, un ambiente, un tempo.[…]Quella sera, Nisina avvertì di colpo la lontananza di Fil perché di colpo non lo collocava più”.

Un ennesimo romanzo per genitori che non si rassegnano al distacco e al cambiamento dei ruoli familiari. Che pensano di conoscere benissimo i bisogni dei propri figli e si danno un gran daffare per esaudirli. Ma quanto si sbagliano!

Un invito ai giovani ad essere più coraggiosi e ad impegnarsi perché i loro sogni e le loro scelte si realizzino senza mamma e papà alle spalle e, soprattutto, senza farsi condizionare dalle ipocrisie di alcune convenzioni sociali. Certo il punto di partenza di Fil è “leggermente” diverso da quello di Jeremy, proveniente da una famiglia economicamente meno attrezzata della sua, ma questa è un’altra storia.

Non so niente di te è un bel romanzo per riflettere, discutere ed emozionarsi. Raccontato da diversi punti di vista e per questo ricco e sfaccettato, a geometria variabile.

Una colonna sonora, amatissima,  come sottofondo di lettura

Procul Harum  A Whiter Shade of Pale, live in Danimarca 2006

R.Saviano-ZeroZeroZero. Un progetto di Geografia Antropica…

 

zerozerozero

Il lungo e intenso viaggio  che Continua a leggere

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