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  • 23 Maggio-Luci che non si spengono

    Testimoni di LEGALITA'

    G.Falcone: L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.

  • Amo l’Europa e il 26 Maggio VOTO.

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    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

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    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    Per il ritiro del DDL Pillon e la riaffermazione della libertà di scelta degli "Italiani", uomini e donne liberi. Margaret Atwood-Il Racconto dell'Ancella: " In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta...apri il link all'immagine per continuare

  • 25 Aprile 2019- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • Scamardistudio-Siviglia. Retratos Y Amor Propio: storie di creatività fotosociale

    locandina

    A Siviglia aprono la mostra collettiva Ciclonicas, Le FARFALLE SACRE di Stefania Scamardi

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 15 Marzo Climate Strike. Gli studenti del mondo manifestano per clima e ambiente

    Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli "adulti" Agite subito per questa nostra Terra! “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • Migranti, Rifugiati, Profughi: Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra

    Giornata Mondiale del Rifugiato 2018-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

    “Despite everything, life is full of beauty and meaning.” ― Etti Hillesum, Lettres De Westerbork

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 3 Ottobre a Lampedusa-Memoria e Rifugiati… Refugee Blues (1939), by W.H.Auden

    Poniamo che in questa città vi siano dieci milioni di anime, V’è chi abita in palazzi, v’è chi abita in tuguri: Ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto...

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E. Ferrante-L’AMICA GENIALE. Sfide

amica geniale 1-Ferrante

L’emozione di un regalo di compleanno speciale: la lettera di Lila

Lila sapeva parlare attraverso la scrittura…lei si esprimeva con frasi sì curate, sì senza un errore pur non avendo continuato a studiare, ma-in più- non lasciava traccia di innaturalezza, non si sentiva l’artificio della parola scritta. Leggevo e intanto vedevo, sentivo lei. La voce incastonata nella scrittura mi travolse, mi rapì ancor più di quando discutevamo a tu per tu: era del tutto depurata dalle scorie di quando si parla, dalla confusione dell’orale; aveva l’ordine vivo che mi immaginavo dovesse toccare al discorso se si era stati così fortunati da nascere dalla testa di Zeus e non dai Greco, dai Cerullo…”p 222.

 

 Bellissimo!

Non posso non riconoscere che questo romanzo è bellissimo. Tuttavia provo sempre un sussulto di “cuore anarchico” di fronte all’obbligo psicologico del “sequel” in  storie costruite per avere un “dopo”, per lasciare in sospeso un’emozione che pretende invece di giungere a compimento nell’attimo in cui viene generata.

Ma  non è certo il  bisogno di cogliere l’ attimo fuggente, è piuttosto una questione di vivere fino in fondo un “moment of being”, come direbbe Virginia Woolf, con le sue profonde esigenze psicologiche.

Tornando alla storia, è evidente in essa una costruzione perfetta della trama, dell’ intreccio e dei personaggi, in uno stile da cesellatore: dettagliato e immaginifico, quasi scaturisse dalle viscere del Vesuvio, per diventare polvere, fuoco, lapilli, schegge brillanti di parole. 

L’amica geniale è una storia scritta per me, baby boomer Abruzzese, classe 51, che non fa fatica a riconoscere ambienti e atmosfere centro-meridionali catalizzatrici di  epifanie infinite, nostalgiche, avvolgenti e respingenti allo stesso tempo.

È  la storia di un’amicizia /amore che rende le due protagoniste complementari e indissolubilmente necessarie l’una all’altra: la narratrice Elena, brava e diligente  e la volitiva Lila, che insegue i suoi sogni e i suoi progetti fino alla loro apparente realizzazione. Chi delle due è l’autentica amica geniale?

 Intorno a loro, sullo sfondo di una Napoli-post war, complessa e peculiare, crescono pulsioni, amori, odi, conflitti e soluzioni di ogni genere. 

Un paio di piccole epifanie

Le ore di studio, sveglia la mattina alle 5.

Diceva la mia mamma che a quell’ora il cervello funziona meglio, soprattutto per ripassare gli argomenti studiati superficialmente il pomeriggio precedente. Sarà, ma come è difficile lasciare il calore del letto per avventurarsi nelle gelide stanze della casa vuota di vita. Anche Elena sperimenta questa tecnica…

La mia improbabile gara di pittura 

Mario QuaragliaLe gare di  Elena e Lila, assomigliano alla mia gara di pittura con Bossi, il figlio del fioraio, quello che aveva un bel negozio di fiori e di cornici di fronte al piazzale della stazione di Avezzano. Di lui ricordo solo il cognome. Il solito professor Quaraglia che il destino, nei panni del Povveditore, aveva messo sulla mia strada sia alle medie che alle superiori, mi coinvolge in una gara di pittura.
Devo riprodurre un paesaggio a mia scelta; io scelgo un soggetto assurdo, un lungo viale, fiancheggiato da statue classiche, all’interno di un grande parco, o villa privata non ricordo bene. Compro la tela, i colori, forse ad acquarello. Tra mille difficoltà e crisi di identità artistica, copio la scena da un altro quadro o da una rivista. Dunque creatività zero e copia orribile.

Arriva il giorno del giudizio. Vengo invitata in 3A. Tutti maschi! Che vergogna. Bossi è lì,  biondo con gli occhi azzurri, alto, magro e sicuro di sè. Si avvicina alla cattedra portando sotto il braccio un “capolavoro”: un acquarello delicato e convincente, meravigliosamente incorniciato. Pronto per essere appeso in salotto.

Io, piccola, nera e occhialuta, reggo goffamente una tela macchiata di verde, senza senso, originalità e bellezza.
Vince il bel fioraio! Quando anche l’abito fa il monaco, ovvero l’apparenza è sostanza. Il professore mi consola e mi segnala con garbo le bellezze del mio capolavoro e le cose che andrebbero migliorate.

Rossa come un peperone esco dalla tana dei lupacchiotti e me ne torno nella mia confortevole e rassicurante classetta, tutta femminile. Che esperienza!

Continua…

Dopo una lunga traversata di circa 400 pagine vibranti, si materializza nella mente, ospite non gradita,  la parola continua…
Continuerò a leggere le altre puntate della trilogia plus?

 

marklund-finche morte non ci separiPer ora mi prendo una pausa e mi immergo nella  fredda atmosfera svedese di Liza Marklund. Ma sarà fredda davvero? Io un’idea ce l’ho.

Ho già  incontrato Annika, in TV…

I.Némirovsky-SUITE FRANCESE. Che magnifica scoperta!

PicMonkey-SuiteFrancese-jpg_thumb.jpg 

  

“Suite francese di Irène Némirovsky  è il titolo dei primi due “movimenti” di quello che avrebbe dovuto somigliare a un “Poema sinfonico”, composto da cinque parti, di cui solo le prime due sono state completate e pubblicate[…]

La prima parte “Temporale di giugno” racconta l’esodo di massa dei francesi che, all’arrivo delle truppe naziste, si sono spostati con figli, vecchi, malati e intere case caricate su veicoli di fortuna, rimasti poi senza benzina e abbandonati lungo il cammino. In questo grande affresco corale si distinguono quattro gruppi familiari: la Famiglia Péricand, molto ricca, imparentata con altre famiglie altoborghesi di provincia. La casa è gestita dalla madre, Charlotte “La signora Péricand apparteneva a quel tipo di borghesi che hanno fiducia nel popolo. «Non sono cattivi, basta saperli prendere» diceva con il tono indulgente e un po’ sconsolato che avrebbe usato per parlare di una bestia in gabbia”. Gabriel Corte scrittore, è un Accademico di Francia, quindi fa parte dei quaranta “immortali”, come sono chiamati i membri a vita di quel sublime consesso. Deve prepararsi a lasciare Parigi per rifugiarsi a Vichy, con la sua amante, Florence. La Famiglia Michaud formata da una coppia piccolo-borghese: Maurice e Jeanne Michaud che lavorano presso la Banca del signor Corbin. Charlie Langelet, sessantenne, benestante, vecchio scapolo la cui grande passione è una collezione di porcellane. Si annovera tra gli “happy few“. È molto snob, evita l’eccessiva vicinanza del prossimo, per cui prova un generico disprezzo.”

Il secondo pezzo, “Dolce”, è ambientato in una piccola città della campagna francese, Bussy (nella periferia ad est di Parigi), nei primi mesi, stranamente tranquilli, dell’occupazione tedesca. Qui vivono due donne: la vedova Angellier e Lucile sua nuora. Un ufficiale tedesco, Bruno von Frank, viene acquartierato in casa Angellier. Tra il giovane ufficiale ventiquattrenne e la sconsolata Lucile, scocca una scintilla di comprensione che presto diventa amore. I due non osano però incontrarsi e parlarsi. La suocera tiranneggia Lucile e la costringe a nascondersi, fino a che, un giorno che rientra inaspettata, coglie i due in atteggiamento affettuoso, coinvolti dalla dolcezza della musica suonata dall’ufficiale sul pianoforte di famiglia. È troppo: la vecchia si ritira nelle proprie stanze e dichiara di non volerne uscire più. Bruno mormora “Finalmente, sarà il paradiso”.  Wikipedia

 

Suite, una sinfonia di note e luoghi.

Il titolo è esemplificativo della bellezza del romanzo. E altrettanto complesso e ricco di valore metaforico.

Ha un  significato strettamente legato al mondo della musica, anche se i “pezzi” della Suite di Irene si fermano purtroppo ai primi due tempi: Tempesta di Giugno e Dolce:

“In musica, la suite (in francese successione) è un insieme di brani, per uno strumento solista, un complesso da camera o un’orchestra, correlati e pensati per essere suonati in sequenza. I pezzi che compongono una suite vengono chiamati tempi (o movimenti) e nella musica barocca sono tutti nella stessa tonalità.”

2000px-France_map_Lambert-93_with_regions_and_departments-occupation-it_svgHa un  significato logistico. La Suite rappresenta  in verità tutte le case di Francia “abitate” da questa storia e, in particolare, la casa di Lucile Angellier. O meglio la stanza in cui alloggia Bruno Von Falk, l’invasore dal comportamento gentile e malinconico. Riparata,  temporanea e accogliente, é la testimone compiacente di un amore molto speciale.

La visita di Lucile alla casa dei Perrin,  con la lista degli oggetti da recuperare per la vedova, è un capolavoro di  narrazione ironica e poetica. La ragazzina che “guarda” la scena e che diventa di fatto una narratrice ingenua e sapiente, allo stesso tempo. cattura, diverte e commuove.

“la ragazzina  con il grembiule nero coglieva delle primule, le riuniva in grossi mazzi rotondi di un giallo tenero e vi affondava il nasetto, ma aisuoi occhi neri , innocenti e astuti nello stesso tempo, non si staccavano per un momento dai grandi. Guardava Lucile con curiosità e anche con un certo spirito criticop:uno sguardo da donna a donna. “Ha l’aria di avere paura”,pensava”Mi chiedo per quale motivo ha paura. L’ufficiale non è cattivo. Lo conosco, mi regala dei soldini, e una volta ha raccolto il mio pallone…La bambina vide che la signora era molto pallida e aveva la bocca tremanta…Il tedesco e la signora parlavano a voce bassa. Anche lui adesso era bianco come un lenzuolo…”p.309

 

Il ritmo delle stagioni

benvenuto-giugno_sscamardi2014L’esodo dei parigini verso la salvezza, nelle regioni periferiche della Francia, è costellato di poesia e dramma, insieme e inseparabili. La descrizione dell’aria dolce e profumata dei tramonti di Giugno fa sognare, ma il sogno diventa bruscamente incubo, tra bende insanguinate, ricerca spasmodica di cibo e di accoglienza. Sintomatico è il furto del cesto di vimini pieno di leccornie, che il capriccioso intellettuale Corte è riuscito a procurarsi, grazie alla sua fama.

 “Era una sera lieve e dorata, senza un alito di vento, tiepida, la fine di una giornata incantata, un’ombra dolce si stendeva come un’ala sui campi e sui sentieri…Un leggero odore di fragola giungeva dal bosco vicino. Lo si avvertiva a tratti, nell’aria satura di vapori di benzina e di fumo. I veicoli procedevano a passo d’uomo e ora si trovavano sotto un ponte. Delle donne lavavano tranquillamente la biancheria nel fiume: L’orrore e l’anomalia di quanto stava accadendo erano accentuati da quelle immagini di serenità.. In lontananza si vedeva girare la ruota di un mulino.”p.86

 

Stile, Personaggi e Cambiamenti: piccoli assaggi

Non è facile scegliere qualche frammento dall’immenso serbatoio di perle splendenti che illuminano il romanzo. Si rischia di trovarsi tra le mani una collana spezzata. Ma vale comunque la pena di provarci.

C’è  Irene  tra le parole di Gabriel Corte sui “personaggi minori di un romanzo”:

“Te l’ho sempre detto, tu non dai abbastanza importanza ai personaggi di contorno. Un romanzo deve somigliare a una strada affollata di ignoti, nella quale passano due o tre individui, non di più , di cui sappiamo tutto. Guarda altri scrittori, Proust ad esempio, come hanno saputo fare uso delle figure minori. Se ne servono per ridimensionare, rimpicciolire i personaggi principali. Niente di più proficuo in un romanzo di quella che chiamerei una lezione di umiltà impartita ai protagonisti: pensa a Guerra e Pace:le giovani contadine traversano la strada ridendo davanti alla carrozza del principe Andrej e la prima impressione che ne hanno è di lui che si rivolge a loro, la sua voce, e immediatamente la visione del lettore si dilata, non c’è più un singolo volto, una sola personalità. Scopre la molteplicità dei modelli…”p.39

Anche Gabriel riceverà la sua “lezione di umiltà” dall’esperienza dell’esodo forzato… che lo obbliga ad uscire dal suo mondo dorato e a scontrarsi con una miriade di “personaggi minori”.

Dorian GrayTra i libri preferiti di Irene c’é Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. La scena in casa Angellier in cui  Lucile si guarda allo specchio e toccandosi il viso riflette sulla contradditorietà tra ciò che vede e ciò che sente, tra l’immagine che gli altri devono preservare di lei e quella più vera e intima che invece lei  vede riflessa nello specchio, ci riporta davvero a Dorian Gray…

“Insomma, rifletti!, continuò,  la fronte appoggiata allo specchio,e le sembrava veramente di parlare a una parte di sè sino a quel momento sconosciuta, invisibile, e che vedeva per la prima volta, una donna con gli occhi scuri, dalle sottili labbra frementi, le gote accese, che era lei e non del tutto lei.” Insomma, rifletti…”p.338

 Hubert Péricard si trasforma. Parte per la guerra, ragazzino pieno di entusiasmo, spericolato e incosciente:

“Nel suo animo, sino a quel momento tenero e scherzoso, più fanciullesco della sua età, si destavano all’improvviso i tormenti e le passioni di un uomo adulto:strazio patriottico, bruciante ansia di sacrificio, vergogna, pena e collera. Per la prima volta nella sua vita, pensava, un’avventura di tal sorta coinvolgeva la sua personale responsabilità. Non era il caso di piangere o gridare al tradimento, era un uomo…”93

Torna poco dopo, avvilito e sconfitto, ma con una nuova, importante consapevolezza:

“Poco per volta, da quel caos da quelle contraddittorie sensazioni, nacque una strana , amara maturità. Aveva accumulato una ricca esperienza;adesso sapeva, ma non più in maniera astratta, libresca, ma con il suo cuore che aveva battuto all’impazzata, con le mani che si erano escoriate collaborando alla difesa del ponte di Moulins, con le sue labbra che avevano accarezzato il corpo di una donnamentre i tedeschoi festeggiavano la vittoria. Sapeva cosa significassero le parole “pericolo”, “coraggio”, “paura”,”amore”. Sì, anche l’amore…”p.175

 

Rumori e Silenzi

Colpiscono i suoni e i tonfi. L’immagine degli stivali lucidi di Bruno che scandiscono il tempo con il rumore dei tacchi che sbattono sul pavimento di legno. Passi che arrecano ansia, paura, desiderio…

Colpisce il suono trattenuto del pianoforte, il potere d’attrazione della musica che la “vecchia” teme profondamente. Il suono del silenzio , tra un sibilo e l’altro crea persino più ansia.

“per quanto io viva, ricorderò questo rumore sordo e regolare degli stivali che martellano l’impiantito….”p.244

E sprofondato nel silenzio scorre il flusso di pensieri ed emozioni di Lucille:

“La radio muta…che riposo…Impossibile cedere alla tentazione: Non si potevano cercare le stazioni-Parigi, Londra, Berlino, Boston-sul quadrante oscuro. Non più voci nefaste, invisibili, lugubri a parlare di navi affondate, di aerei in fiamme, di città rase al suolo, enumerare i morti, annunciare futuri massacri…Benedetto oblio…Sino alla sera, niente, ore lente, una presenza umana, un vino leggero e profumato, della musica, lunghi silenzi, la felicità”. p.304

Bruno e Lucille, un comune, triste sentire nel dialogo tra vincitori e vinti:

“…Adesso sono prigioniero qui, in questo posto simile a una tomba…O meglio: Una tomba in un cimitero di campagna, pieno di fiori, di uccelli, di ombre seducenti, ma pur sempre una tomba[…]Lei non viaggia mai, scommetto. Non conosce l’Italia, l’Europa centrale, a malapena Parigi…pensi a tutte le cose di cui siamo privati…I musei, i teatri. I grandi concerti…Rimpiango soprattutto i concerti”p. 99

Ironicamente amara la morte di Langelet. Sopravvissuto con le sue preziose porcellane all’attacco tedesco, alla fuga e  alla fame muore in un modo tra il tragico e il comico…come le sue adorate statuine…

Bonnet, l’ ospite padrone di casa Labarie, ha lontane origini francesi. È giovanissimo e crudelissimo…

“Era crudele, ma era la crudeltà dell’adolescenza, quella generata da un’immaginazione troppo viva e fervida, interamente rivolta a sestesso, al proprio io;non ci si impietosisce alle sofferenze degli altri:non se ne ha la percezione, non si vede che se stessi. In questa crudeltà c’era un che di ostentato prodotto dall’età come da una qualche inclinazione al sadismo…”p.249

  

Che magnifica scoperta!

dado-peintre-ireneNon che non ami il cinema, anzi, ma davvero, dopo aver letto Suite Francese di Irène Némirovsky, non mi interessa proprio vedere il film di Saul Dibb (Canada 2005) che ne ripercorre le tracce. La minuzia delle descrizioni, le mille sfaccettuature dei personaggi,la poesia che salta fuori ad ogni palpito esistenziale, risulterebbero fatalmente sfocate al confronto. È troppo intensa l’emozione che il libro mi ha lasciato per contaminarla. Non ora almeno.

Eppure il cinema occupa una parte importante nel suo processo creativo. Quando Irene parla del suo libro, proprio mentre la sua vita e la sua fase di scrittura stanno per concludersi (12 Giugno 1942 ad Auschwitz, tutto accade in Giugno…), sembra concentrata proprio sul ritmo da dare al suo lavoro, un ritmo cinematografico che colleghi le parti tra di loro… ma ci penserà la storia e la realtà a collegare tutto!

« Il libro in sé deve dare l’impressione di essere semplicemente un episodio… com’è in realtà la nostra epoca, e indubbiamente tutte le epoche. La forma, dunque… ma dovrei dire piuttosto il ritmo: il ritmo in senso cinematografico… collegamenti delle parti fra loro. Tempête, Dolce, dolcezza e tragedia. Captivité? Qualcosa di smorzato, di soffocato, il più possibile cattivo. Dopo non so. L’importante – i rapporti fra le diverse parti dell’opera. Se conoscessi meglio la musica, credo che questo potrebbe aiutarmi. In mancanza della musica, quello che al cinema si chiama ritmo. Insomma, preoccuparsi da una parte della varietà e dall’altra dell’armonia. Nel cinema un film deve avere una unità, un tono, uno stile.”

 

Vita Shakespeariana

Shakes_globe- jpgÈ bello averlo letto in questi giorni d’Aprile, così densi di eventi che hanno travolto il cuore, con le testimonianze dall’attualità e i ricordi e i ritorni alla grande Storia con i suoi conflitti. Tempo di celebrazioni (25 Aprile) Tempo di esodi biblici e spesso infausti di donne, bambini, uomini per terra e per mare. Tempi in cui l’essere umano fa sfoggio di tutto il suo repertorio: meschinità, slanci, paure, riflessioni, coraggio e generosità.

E tra passato e presente si conferma un unico grande colpevole: la Guerra. Unica possibilità di redenzione laica: il ricorso all’umanità, all’empatia, alla capacità di riflettere e ragionare, a cuore e mente aperti.

“…la vita era Shakespeariana”p.95

commenta la narratrice, semplicemente. E basta questa semplice affermazione per comunicare e condividere tutto un mondo. Lo stile ricco e asciutto nello stesso tempo di Némirosky mi piace molto. Il bello della lettura è il suo orizzonte infinito, il suo terreno sconfinato. Ti offre un progetto senza fine, territori da esplorare di cui non vedrai (e non vorrai mai conoscere) i confini. Irene entra nel mio mondo e diventa parte del mio progetto di lettura. Ho solo iniziato il viaggio e tutto nel suo mondo mi spinge a continuarlo.

W.H.Auden-ANOTHER TIME. “Time will have his fancy”

 

Il Libro di Maggio 2012_Affascinailtuocuore 001

Another Time- di W.H Auden-La Grande Poesia-Corriere della Sera N.15-2012

 

Ogni tanto fa bene immergersi nella poesia. Non smette mai di sorprenderti. Pensi alla poesia come a qualcosa di alto, o meglio di visto dall’alto, lontano dalla terra, e ri-scopri, invece la vita, nei suoi molteplici aspetti. Vivi l’appassionata denuncia sociale, l’amore intenso per un’altra persona, i legami forti con i tuoi simili, il rispetto per i grandi, la pietà per gli umili e gli infelici.

In Another time (Un altro tempo) di W.H. Auden, trovo parole compagne di vita e specchio dell’attualità. Poesia universale.

Mi piace trascrivere qui alcuni dei versi che mi hanno coinvolto. Per cominciare, mi ritrovo nella bellissima prefazione di Sandro Veronesi al volume e nella sua  scelta dell’Ode al Cittadino Ignoto (The Unknown Citizen) come paradigmatica della poesia di Auden. Tutti siamo in fondo dei “John Doe”, dei cittadini comuni, anonimi che si  dividono  posti, situazioni, ansie e dunque tutti sanno tutto di tutti… Significativi i due musicalissimi versi finali.

Was he free? Was he happy? The question is absurd:
Had anything been wrong, we should certainly have
heard.

Efficace e suggestiva, anche agli occhi di un lettore di oggi Law, da People and Places:

“Law say the gardeners, in the sun,
Law is the one
All gardeners obey
To-morrow, yesterday, to-day

Nella stessa poesia Auden azzarda un’ intrigante similitudine tra Amore e Legge:

Although I can’t at least confine
Your vanity and mine
To stating timidly
A timid similarity,
We shall boast anyway:
Like love I say.
Like love we don’t know where or why
Like love we don’t compel or fly
Like love we often weep
Like love we seldom keep

Da Herman Melville, una suggestione antica: il male dentro, in eterna lotta distruttiva con il bene:

 

 

Evil is unspectacular and always human,
And shares our bed and eats at our own table,
And we are introduced to Goodness every day.

Even in drawing-rooms among a crowd of faults;
he has a name like Billy and is almost perfect
But wears a stammer like decoration: And every time they meet the same thing has to happen;

It is the Evil that is helpless like a lover
And has to pick a quarrel and succeeds,
And both are openly destroyed before our eyes.

Arriva il tempo, il tempo/amore, il tempo/vita in                 

XXVI  As I walked out on evening

In headaches and in worry
Vaguely life leaks away,
And Time will have his fancy
To-morrow or to-day.

Bellissima. Reminiscenze classiche, fascino eterno del tempo che scorre inesorabile e che spinge l’uomo a soggiacere al suo bisogno impellente di cogliere l’attimo.

E il legame con Another Time è immediato e inevitabile

For us like any other fugitive,
Like the numberless flowers that cannot number
And all the beasts that need not remember,
It is today in which we live.

So many try to say Not Now,
So many have forgotten how
To say I Am, and would be
Lost, if they could, in history…

Le Ballate contenute nei Lighter Poems, evocano suggestioni antiche, medievali e romantiche. Evocano Spoon River, ritratti eterni e situazioni moderne e reali. Sentite quello che dice il Dr Thomas dopo aver visitato Ms Gee , nell’omonima ballata

Said, “Cancer’s a funny thing.

“Nobody Knows what the cause is,
Though some pretend they do;
It’s like some hidden assassin
Waiting to strike at you.”

Sorte bizzarra attende il corpo di Ms Gee, dopo la sua morte: alla facoltà di anatomia…studenti di Oxford procedono con la dissezione del suo ginocchio.

Quasi soffocante, da stringere alla gola, il ritratto dello studioso James Honeyman, inventore tragico degli atroci gas bellici…

Ormai una poesia cult Funeral Blues, resa famosissima dal film Quattro matrimoni e un funerale (1994) di Mike Newell, è uno dei più caldi messaggi d’amore esistenti in poesia, sebbene ricchi di richiami classici come stelle, luna, punti cardinali… notte.

Cito con piacere anche Roman Wall Blues (Blues del Vallo Romano) perché mi riporta ai giorni intensi e sorprendenti che ho vissuto nel Nord dell’Inghilterra, alla scoperta dello Yorkshire (Auden nasce proprio nella magnifica York), del Vallo di Adriano, del suggestivo viaggio in Scozia, up and down the Roman Roads. E poi le North Yorkshire Moors coperte da mari d’erica colorata e l’apparizione agognata delle sorelle Brontë!

Over the Heather the wet wind blows
I’ve lice in my tunic and a cold in my nose.

The rain comes pattering out of the sky,
I’m a Wall soldier, I don’t know why…

E mi piace scoprire  i legami con l’attualità in Refugee Blues. Mi vengono in mente i CIE/Centri di Identificazione ed Espulsione, l’inumana condizione dei detenuti e le loro vite sospese “in attesa di IDENTIFICAZIONE”. Auden parla di guerra,  di rifugiati e soldati e burocrati pignoli e violenti. Tre strofe significativamente tragiche dalla poesia:

The consul banged the table and said:
‘If you’ve got no passport, you’re officially dead’;
But we are still alive, my dear, but we are still alive.

Went to a committee; they offered me a chair;
Asked me politely to return next year:
But where shall we go today, my dear, but where shall we go today?

Came to a public meeting; the speaker got up and said:
‘If we let them in, they will steal our daily bread’;
He was talking of you and me, my dear, he was talking of you and me.

Un salto nella gloriosa storia di rivoluzionari visionari in Spain (Occasional Poems 1937  ). Qui il contrasto tra ieri-il -progresso e oggi-la-lotta…una lotta destinata ineluttabilmente a fallire, nonostante la partecipazione di grandi anime e cuori da tutto il mondo: letterati, intellettuali romantici e idealisti che accorrono in soccorso della libertà.
Alla fine, nell’ultima strofa:

The stars are dead. The animals will not look.
We are left alone with our day, and the time is short, and
History to the defeated
May say Alas but cannot help nor pardon.

September 1° 1939 e 11/9 vengono spesso associate. Stesso setting: New York, stesso momento di stravolgimento del mondo. September 1° 1939, invasione tedesca della Polonia e di fatto inizio della seconda guerra mondiale; 11/9 attacco alle Torri Gemelle del World Trade Center.

Date simboliche di un Occidente in Fiamme! Giudicata troppo retorica e “infetta d’incurabile disonestà” dallo stesso Auden, September 1° 1939, torna attuale e condivisa dopo l’attacco alle torri. Pubblicata il 15 Settembre sul quotidiano The Guardian, comincia a circolare in Internet e

appare a moltissimi lettori come la descrizione più onesta e fedele del clima di paura e incertezza calato all’improvviso su New York e l’Occidente tutto”( note dall’Edizione del Corriere della Sera p.244)

Di Auden è l’appello controverso:

“We must love one another or die”!

W.H.Auden: un bell’incontro per andare verso l’estate, poeticamente, saltellando tra una quartina e l’altra dei suoi People and Places, Ballads, Blues and other Lighter  and Occasional Poems, con i  grandi della Modernità: Freud, Yeats, Melville, Pascal, Voltaire, Rimbaud…

Zadie Smith-DENTI BIANCHI. Come va a finire?

Denti Bianchi_ZSmith

Zadie Smith-Denti Bianchi-Oscar Mondadori, Milano 2000

 

Due famiglie, i Jones e gli Iqbal, le cui vite sconclusionate racchiudono gli ottimismi e le contraddizioni del secolo appena concluso. Archie Jones è un tipico proletario inglese, mentre il suo migliore amico è il bengalese e musulmano Samad Iqbal. Si sono conosciuti su un carrarmato alla fine della Seconda guerra mondiale, diretti a Istanbul e ignari del fatto che la guerra era già finita. Riunitasi a Londra trent’anni dopo, questa coppia improbabile si ritrova coinvolta nel ciclone politico, razziale e sessuale di quei tempi. Descrizione Mondadori

 

 Topi

 “presto nel mattino, tardi nel secolo […] alle 6,27 dell’ 1 gennaio 1975”

Nonostante questo inizio decisamente intrigante, che continua con una pagina magnifica sul tentato, improbabile suicidio di Archie, seduto nella sua Cavalier Musketeer Estate, ho stentato a leggere le prime cento pagine, poi mi sono fatta prendere dal “brodo” e da tutti i suoi molteplici ingredienti pieni di gusto, vari.

C’è di tutto: relazioni interculturali, guerra, amore, razzismo, Islam, testimoni di Geova, genetica, droga, degrado urbano etc. etc. Credo sia una sorta di esperimento, un tentativo di vomitare sul lettore tutte le cose che “toccano” Zadie nel profondo.

La conclusione, poi… molto radical chic, molto furba e accattivante: aperta, per chi vuole calarsi nel topo, libero finalmente! Chiusa e rassicurante con un lieto fine che, tuttavia, lascia irrisolti molti grandi problemi.

Mi è piaciuta la possibilità che ho avuto come lettrice di ritrovare uno spicchio di contemporaneità e di storia, soprattutto lo sguardo disincantato  su Londra e sulle sue enormi contraddizioni che ne fanno una città unica, nel bene e nel male.

 

whiteteeth Moschin

Short plot and some  reflections.

by Sara Moschin, a student from P. Scalcerle High School, Padua  2007) :

 The main characters are two friends,  Archie Jones and Samal Iqbal. The former is a middle-class man from England, aged 47; the latter is a Bangladeshi immigrant waiter, more or less,  same age .

The two met during the Second World War and became friends in wartime. Twenty years later, Archie falls in committing suicide and meets Clara, a Jamaican girl  with whom he falls in love, after divorcing. In the meanwhile, Samad had married Alsana, from Bangladesh too.

The two couples become soon neighbour and have children: Irie Jones and  the twins Millat and Magit Iqbal, who  grow up all together.

The situation of this strange, multicultural combination is developed through prejudices, departures, betrayals and surprises. Everything turns around and around until the conclusion, which sounds like a new start, as it often happens in real life.

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