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Jovanotti-IL GRANDE BOH! e chipiùnehapiùnemetta…

Lettera al viaggiatore

 

il grande boh_2

Caro Lorenzo,

 

ti scrivo dopo aver letto Il Grande Boh!, che ho vissuto come un dono di energia e vitalità.

 

 L’unico modo possibile per recensire il tuo diario di viaggio, dopo le altezze di Fernanda Pivano, è mettere insieme, in un ritmo di parole sulla nuvola/albero, quelle che mi hanno colpito e che trovo ricche di significato.

La nuvola/albero del Grande Boh!

                  multicolorjova      

 Molto vicina allo spirito di Affascinailtuocuore è la tua riflessione sul viaggio, sui collegamenti e sulle relazioni che scattano tra ciò che si fa, si legge e si ascolta in viaggio (anche tra le righe di un buon libro!) e il mondo  di  conoscenze e di esperienze che ci portiamo  dentro:

 

 “Durante i viaggi la mente fa mille collegamenti, riceve tutti questi stimoli e allora crea le relazioni con ciò che uno  ha studiato a scuola e ha vissuto fino dai ricordi più remoti forse addirittura fino a eventuali esperienze in altre vite. Questo è l’aspetto più bello del viaggiare e anzi credo sia il senso stesso del viaggiare. Si viaggia sempre in avanti nella misura in cui si procede a ritroso dentro la propria esperienza umana. Può capitare di incontrare la tua innocenza intatta e di riconoscerla e giuro non è niente male.” p.143

 

 Del tuo libro, mi rimane l’energia che lo percorre, il profondo conflitto interiore di un giovane uomo di successo, la religiosità del suo andare e l’innocenza della sua corporeità.

 

L'Albero di JovanottiLorenzo, fai venire voglia di esplorare il nostro self e il nostro corpo, senza troppa paura di perdercisi dentro, proprio come hai fatto e continui a fare tu, attraverso mondi altri che ti aiutano a capire e ad amare sempre più e sempre meglio.

Buon viaggio dunque, dal Grande Boh! a un approdo più chiaro, dal quale ripartire,  verso nuove avventure.

 Grazie!

 Una vecchia signora “in viaggio”

p.s. Bellissima copertina. I tuoi disegni sono pura fantasia colorata! Vie di fuga verso l’avventura.

” Un libro bellissimo per giovani e anziani, per chiunque ami il mondo, la frontiera e la loro scoperta”.

leggi qui   la recensione di Fernanda Pivano 322 parole

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Dalla rete regali poetici e “la casuale sorpresa della memoria”

chiffon_coverRicordate il mio post sul libro di Carlo Fruttero Mutandine di Chiffon?
In uno dei  ricordi, evocati dal  libro, ho parlato del mio professore di Arte, Mario Quaraglia e della sua influenza sulla mia formazione.

Flashback dalla mia adolescenza: scatta l’emozione. 1963, seconda media unificata di recente, in una piccola scuola del centro di Avezzano, (vicino a casa, ci andavo a piedi a scuola, sola, senza problemi di alcun tipo), un professore indimenticabile di disegno e applicazioni tecniche, Mario Quaraglia, il mito che rincontrerò alle superiori e che mi guiderà con sapienza a creare le mie reti concettuali dove Arte, Letteratura, Storia, Scienze e Filosofia si intrecceranno in un caleidoscopio di rimandi, collegamenti, scoperte. Lezione di disegno geometrico, quasi alla Escher, o Picasso o Braque, non so…rigoroso, spigoloso e flessibile allo stesso tempo.

Ci invita a lasciar libera la nostra creatività nella scelta dei colori. E lì mi saltano dagli occhi e dal cuore il giallo e il viola! Magicamente. Ed è lì che lui mi sorride compiaciuto e mi fa i complimenti per il miglior abbinamento possibile che si possa fare con il viola. Ora, Fruttero e la sua copertina di Lorenzo Mattotti aggiungono all’armonia del gialloviola il calore terreno del rosso e dell’ ocra. Nuova armonia che mi invoglia.”

geometrie in giallo e viola

Le sorprese  della rete

Indovinate cosa mi è arrivato dalla ragnatela delicata e forte della rete?
Il flusso di emozioni dei figli del Professore, Gianluigi e Gianfranca, che hanno vissuto tramite le mie parole momenti di sorpresa, emozione, orgoglio, tenerezza e affetto per loro padre e per quello che egli ha rappresentato nella loro vita e perché no, anche nella mia.

Gianluigi mi manda questi  versi di Mario, che mi fa piacere pubblicare e offrire alla vostra lettura.
La poesia, ancora una volta condensa emozioni e memorie senza tempo.

 

“Il tuo sorriso 

accendeva 

un viso infantile,

quando sfioravi memorie.

Oggi ti specchi 

e cerchi ancora memorie.”

M. Quaraglia

E questo è lui con la sua arte

 

Mario Quaraglia

Mario Quaraglia con uno dei suoi dipinti

 

E.De Luca-I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI… bambini alla scoperta dell’amore e della vita.

Mentre leggo, associo il  “fragore dell’oceano” percepito nell’animo  da Moses ne La scena perduta  ai rumori dolci del mare nell’isola di Erri. Passo dalle azioni di paura violenta dei tre bambini di Ti prendo e ti porto via, a quella dei tre bulli che attaccano “il ragazzino” protagonista di questo libro. Dalla passione scatenata da Gloria a quella del protagonista/pesce che non riesce a chiudere gli occhi davanti  alla bellezza della “ragazzina del Nord” in vacanza a Ischia: bambini alla scoperta dell’amore e della vita, del loro livello di resistenza, coraggio e senso della giustizia.

Il primo incontro d’amore tra i due li vede mano nella mano…

In questo romanzo, Erri ci accompagna ancora una volta lungo il cammino  della “sua” crescita e ci sembra di riconoscere nei gesti  e nella corporeità del ragazzino, il suo  corpo asciutto, il suo sguardo schivo, la sua mitezza contemporanea.

Il bambino-di-dieci-anni non conosce il nome della “ragazzina” che prende esempio dalla vita degli animali, I nomi sono superflui. I gesti sono importanti invece, come “la rottura del guscio/corpo” che crea l’illusione della crescita. Il corpo e lo spirito crescono attraverso la sofferenza?  Riti umani, nei quali si inserisce anche il ghiacciolo giornaliero  sulla spiaggia, le  frasi d’amore inconsapevolmente tali, i ragazzi senza nome: tutti e nessuno.

Ritornano i tòpoi privilegiati da Erri: l’isola, il mare… che divinità universale e familiare allo stesso tempo! Il cinema e i libri:

“quel cinema di maestranze eccellenti che a tempo giusto assunse l’intensità dell’arte[…] ci andavo da solo, non volendo nessuno accanto a deridere la mia commozione[…]imparavo l’Italia nelle sale affumicate dei cinematografi, pure quelli divisi in classi: prima, seconda e terza visione[…]dicevo che andavo a studiare da un compagno  e invece mi infilavo in un cinema alle quattro…” Cinema e America:partenze e ritorni e  scelte laceranti. La partenza verso il mondo adulto, le lacrime dei lacrimogeni e la lotta per la “giustizia”. E poi arriva il momento del saluto, definitivo, alla fine della vacanza.  “La vita aggiunta dopo, lontano da quel posto, è stata una divagazione”

Nel libro emerge  il ricordo  di nonne e mamme appassionate della settimana enigmistica, insieme a magici  giochi di parole. Il ragazzino ne è affascinato. Man-tenere è il  suo verbo preferito.

I ricordi hanno sempre un grande appeal, specialmente sui lettori più “maturi”. Si  cammina tra le pagine alla ricerca di conferme o di  spazi  condivisi o di esperienze comuni. Per questo il libro mi piace. Mi piace però anche ritrovare De Luca con il suo stile silenzioso, quasi sommesso  e così pungente nell’articolazione sapiente delle parole. Mi piace perché in ogni suo libro traspare l’amore per la parola “piena di significati”.

 

E. Rasy-Tra noi due

tra noi dueElisabetta Rasy

Tra noi due

Rizzoli  2002

 

 “In due, a tu per tu, si dicono parole nuove e inaspettate, e vecchie storie ritornano dal silenzio in cui sono sepolte”

“Quando mia nonna morì, il 3 Gennaio 1974, avevo da poco comprato una borsa”.

Così comincia questo romanzo che via via si arricchisce di tante cose: un pò di Francia, un pizzico di mistero, pagine dello stradario, atmosfere romane anni 50,60,70 q.b., una spruzzatina di citazioni  dotte e ammiccanti: Racine, Keats, Shelley, un soffio religioso e cimiteriale.

Tutto sapientemente  mescolato con l’ingrediente base: ritratti con rughe, più o meno profonde, più o meno esterne e  visibili. Tanti professori… e mentori e amori mancati. Sembra quasi una dichiarata lezione di vita.

Trovata narrativa di una certa presa: la borsa di pelle ”incinta”. Borsa di donna piena di tutto: ricordi, misteri, sentimenti. Un pò la scatola di “I ponti di Madison County”.

La cosa più bella: l’idea dell’intimo colloquio “tra noi due”, ovviamente, e  l’esigenza di scoprire il magico passaggio dall’io al tu, agli altri, al mondo che ci circonda, tra passato e presente. Titolo dunque molto  efficace. Il resto ? E’ vita…

Un bellissimo regalo da un’amica preziosa.

McEwan-SATURDAY. Eredità esistenziali del dopo 11-Settembre

 

 

Saturday-McEwan

  Professionista di successo, Henry Perowne, il protagonista, vive un momento di dubbio e riflessione sul mondo che lo circonda. È un’era nuova (così si diceva allora) è l’era del post 11 Settembre. Tutti sembrano più inclini a capire il proprio ruolo nel mondo. La storia procede su questi binari speculativi quando il caso, nel corpo e nel cervello di Baxter, si intrufola nella vita dei protagonisti ed allora tutti gli ingredienti delle grandi storie vengono messi in gioco: mistero, dramma, violenza, pentimento, guerra, riunioni familiari, ricordi, un po’ di Francia e il sostegno affidabile di una famiglia solida alle spalle.

 Momenti di riflessione

McEwan  gripped me, as  all his  books always do… Moving. odinary and extraordinary events become “moments of being”, reflections, glimpses of past. Hints for re-thinking your life. Henry’s father-in-law and Daisy and Poetry; mum slipping into forgetfulness, oblivion and death.   Theo playing jazz; the chateau in France: great atmosphere! So many things, so deep emotions!  War, Iraq and “the right thing to do. 

Mi piace tanto. E’ pieno d’amore, anche coniugale… Suggestivo il riferimento all’effetto quasi magico ed ipnotico della poesia di Matthew Arnold, che qui acquista uno spessore profondo grazie proprio ai suoi legami con le emozioni dei protagonisti della storia.

Riporto solo qualche verso iniziale dalla poesia Dover Beach (1867) pubblicata in appendice a testimonianza del suo ruolo e quello della poesia in generale nel romanzo e nella vita di alcuni dei protagonisti, tra Francia e Inghilterra:

The sea is calm tonight.

The ride is full, the moon lies fair

Upon the straits; on the French coast the light

Gleams and is gone; the cliffs of England stand,

Glimmering and vast, out in the tranquil bay.

Come to the window, sweet in the night–air!

E la chiusura è coinvolgente e liberatoria: il sonno, tanto desiderato, arriva nel caldo abbraccio con l’unica donna di sempre. E il giorno finisce, portandosi con sé tutte le pene.

Finisce qui e mi lascia il cuore pieno di emozione…

Praises

“Dazzling…profound and urgent” Observer

“By recoding with such loving care the elements of one Englishman’s life, Saturday explores the question of to what extent it is possible to insulate yourself against the world’s concerns” Guardian

 

 

P. Coelho-ILCAMMINO DI SANTIAGO sull’onda di Calypso e De Gregori

 

 

“…finchè ho capito che lo Straordinario risiede nel Cammino delle Persone Comuni. E oggi questa comprensione  è quanto possiedo di più prezioso nella vita: mi permette di fare qualsiasi cosa, e mi accompagnerà per sempre…”

L’Autore 

Grazie Paolo, grazie Stefania di questo dono trovato inaspettatamente tra i tanti libri seminati per la casa, o meglio nella tua stanza, Stefy! I semi, prima o poi danno fiori e frutti. E questo è stato un seme ricco!

E’ venuto dopo il nostro, mio e di papà, piccolo Cammino verso Santiago, in macchina, tra le note struggenti di In Onda ( da Calypso di De Gregori), le dolci lacrime che ci bagnavano le guance, mentre, silenziosamente, ritrovavamo noi stessi, i nostri ricordi comuni e personali: la gioia del pensiero delle nostre due figlie, i dolorosi ricordi di affetti sepolti nei cuori, lì ad attendere che il nostro Agnello ci spingesse a perdonarci e ad andare avanti. Il nostro piccolo Cammino che, a tratti, ho riconosciuto in quello di Paulo. Quale sarà la mia spada? E come la userò?

Grazie, con amore

 

Descrizione

“Il Cammino di Santiago racconta il viaggio del narratore Paulo lungo il sentiero dei pellegrini che conduce a Santiago di Compostela, in Spagna. In compagnia della sua guida spirituale, il misterioso ed enigmatico Petrus, Paulo affronta una serie di prove ed esercizi, incontra figure che mettono a repentaglio la sua determinazione e la sua fede, schiva insidiosi pericoli e minacciose tentazioni, per ritrovare la spada che gli permetterà di diventare un Maestro Ram.

Il Cammino, realmente percorso da Paulo Coelho nel 1986, diventa così luogo letterario di un ispirato romanzo d’avventure che è nello stesso tempo una affascinante parabola sulla necessità di trovare la propria strada nella vita. Composto nel 1987, Il Cammino di Santiago occupa un posto peculiare nell’opera di Paulo Coelho, non soltanto perché è il suo primo romanzo – cui farà seguito L’Alchimista – ma soprattutto perché rivela pienamente l’umanità del suo messaggio e la profondità della sua ricerca interiore.! Amazon

 

Nei Ricordi con Fruttero-MUTANDINE DI CHIFFON. Memorie retribuite

 

Due i motivi che mi hanno trattenuto dall’iniziare la lettura del libro di Carlo Fruttero Mutandine di chiffon. Il primo legato al mio essere così “elderly woman” bigotta e timorosa di fronte ad un titolo così ammiccante, imbarazzante, allusivo a situazioni per lo meno frivole, se non piccanti; il secondo legato alla “promozione” di Fazio. Mi piace Fabio, mi piace la trasmissione “Che tempo che fa”, mi piacciono da morire le sue scelte e proposte di lettura. Penso ad alcuni suoi ospiti che sono tra i miei scrittori preferiti, Pamuk, McEwan, Auster, Erri De Luca ( unico!), Camilleri etc etc.

Questa sua scelta tuttavia mi è apparsa un po’ pietistica, un po’ paternalistica, poco convincente. Che errore! Che ignoranza la mia! (Posso dirlo ora, a lettura conclusa)

Decido dunque che s’ha da fare e comincio la conflittuale ricerca di questo libro, vagando tra le affollate corsie della Feltrinelli di Padova.

 Ecco che mi colpisce l’occhio e il cuore la copertina che, lottando contro la mia scettica disposizione iniziale, fa crescere in me il desiderio di leggere MDC. Bella luminosa e sensuale. Donna in rosso, sicuramente adusa ad indossare le fatidiche e raffinate mutandine; languida, alla maniera della moda anni 40/50. E mi torna subito alla mente la buffa conversazione con Pino-amico-di-Stefano alle terme di Venturina, in una parte della Toscana, quella vicino a Piombino, da me sempre associata al traghettamento per l’isola d’Elba ed ora scoperta con occhio nuovo e pieno di meraviglia. Pino e le sue fantasie erotiche! Quella del momento? Donna con veletta… E’ la donna in copertina con il suo  fascino, mistero, ironia, gusto.

E i colori della copertina!

Flashback dalla mia adolescenza: scatta l’emozione. 1963, seconda media unificata di recente, in una piccola scuola del centro di Avezzano, (vicino a casa, ci andavo a piedi a scuola, sola, senza problemi di alcun tipo), un professore indimenticabile di disegno e applicazioni tecniche, Mario Quaraglia, il mito che rincontrerò alle superiori e che mi guiderà con sapienza a creare le mie reti concettuali dove Arte, Letteratura, Storia, Scienze e Filosofia si intrecceranno in un caleidoscopio di rimandi, collegamenti, scoperte. Lezione di disegno geometrico, quasi alla Escher, o Picasso o Braque, non so…rigoroso, spigoloso e flessibile allo stesso tempo. Ci invita a lasciar libera la nostra creatività nella scelta dei colori. E lì mi saltano dagli occhi e dal cuore il giallo e il viola! Magicamente. Ed è lì che lui mi sorride compiaciuto e mi fa i complimenti per il miglior abbinamento possibile che si possa fare con il viola. Ora, Fruttero e la sua copertina di Lorenzo Mattotti aggiungono all’armonia del gialloviola il calore terreno del rosso e dell’ ocra. Nuova armonia che mi invoglia.

Si aggiunge alla copertina quel breve e incisivo sottotitolo, memorie retribuite, che fa scattare la chiave dell’ironia.

Mi piace, lo compro e comincio a leggerlo.

Finito! Continuo il breve antefatto partendo dalla fine, dallo scherzo parigino tra nonno e nipote. Quasi un appello umano e gentile e pulito a tutti i nonni che si incontrano, magari per un tè o una chiacchierata o una partita a carte, uniti da una dolce complicità, ma direi anche “competizione” su chi ha i nipotini più creativi, più brillanti, più somiglianti ai “grandi-papà e alle grandi- mamme”.

 Lo vivo io con le mie amiche. E’ vero i nipotini aiutano a vivere il doloroso passaggio dall’attività, dal senso di onnipotenza di cui il lavoro ci nutriva, noi generazione around 68. Tanto illusi dal grande sogno di cambiare il mondo e svegliati di brutto al momento della pensione con un addio e grazie e il mondo è rimasto come sempre e, per molti versi,  peggio di sempre…Ora tocca ad altri illusi e già delusi, ma forse per questo più realisti e forse più incisivi.

Tornando ai nonni orgogliosi, si, i nipotini diventano davvero gli strumenti (brutta parola!) per riconfermare a noi stessi e agli altri la nostra unicità. Questo è forse l’unico errore che alcuni nonni continuano a fare, lo stesso di alcuni genitori insoddisfatti che vogliono a tutti i costi recuperare sogni e ambizioni, non realizzati in gioventù, attraverso i loro figli …Poveri!!! Nel giochetto parigino Carlo ed il nipotino direbbero: “crotte de…parentes”  “crotte de… grand-père ’ and gran-mère’!”

 Amaramente comico l’aneddoto sull’amico Terzi e le sue vicissitudini politiche di giovane italiano confuso,  pre e post otto settembre. Mi piace riportare da questo siparietto quello che Fruttero dice dell’amicizia:

“Gli amici senza dubbio si muovono, seguono la loro via, si rendono ridicoli, sbagliano, perdono pezzi, spariscono per lunghi periodi; ma per me, ai miei occhi, la loro vera essenza è l’immutabilità, una sorta di persistenza naturale come di albero, di isola o di tempio greco, se vogliamo. Non è questione di lealtà, fedeltà, confidenza, affinità o altro. Stanno sempre lì, ci sono comunque, li ritrovi anche al buio. So bene che sull’amicizia sono stati scritti saggi e trattati importanti ma io non me la sento di andare più in là di una similitudine, diciamo, frugale: entri nella vecchia casa, cerchi istintivamente l’interruttore a destra della porta, premi e la luce si accende, l’impianto funziona ancora (in gioventù naturalmente sono ammessi errori e disillusioni)”.(93ssgg)

Mi piace pensare che anche per me possa diventare così. Amicizia come “coltivazione” continua. Amicizia, che un volta nata, va nutrita, risvegliata, coltivata. Fruttero ha fatto queste operazioni prima di pensare all’interruttore? E poi ha provato ad accenderlo? Come nasce per lui un’amicizia, anch’essa per una immediata, imprevista scarica elettrica,  un po’ come si dice accada per l’amore?

Madeleine personali nella siepe dei lamponi: tante le siepi di “more” lungo la ferrovia del Cupello, periferica campagna della periferia del Regno: la Marsica, l’Abruzzo. A casa di nonna Angelina (le mie due nonne si chiamavano entrambe Angela, genitori in vena di qualificare le loro bimbe come angeli venuti dal cielo? Nonna Angelina era grassoccia e dava a noi nipoti l’impressione di essere una donnona! Nonna Angela, detta nonnina, era piccola piccola, quasi nana, grandi occhi azzurri , capelli neri fino alla veneranda età di 96 anni, quando è passata a miglior vita. Nonna Angela: una piccola grande imprenditrice, femminista ante litteram, istituisce il primo laboratorio artigianale di camiceria e biancheria intima da uomo, con quattro o cinque (forse otto? non ricordo esattamente il numero) ragazze alle sue dipendenze. Istruisce anche mia madre, che diventa bravissima e molto apprezzata per il suo lavoro. Ma poi, nel tempo, tutto crolla: malattie, crisi familiari, un padre poco imprenditore e molto “poeta con la testa per aria”, portano al fallimento di un’attività che oggi, sta vivendo una stagione fortunata.

Torniamo alle more. A casa di nonna Angelina d’estate: panzanella con pomodori dell’orto per merenda, tante more raccolte durante le lunghe passeggiate sonnolente del primo pomeriggio, in direzione Fucino. Abbronzatissima lì, in campagna a Ferragosto negli anni 50-60 mentre tutti gli altri, le mie ricche compagne di scuola, cominciano a frequentare spiagge e rotonde sul mare, sul’Adriatico, in Toscana. Rassegnazione, malinconia, invidia e tante tante more.

Il destino (felice?) di Piero Crommelink. Sì, capisco, aver folgorato e ispirato Picasso sazia. Toglie la fame di popolarità, di notorietà, di riconoscimenti. Diventi eterno! Forse è troppo però, diventi qualcosa sulla carta, sulla tela, certamente immutabile, ma comunque la proiezione dello sguardo di  un altro che non sei tu! Però, onestamente, chi non vorrebbe essersi imbattuto in Picasso ed ispirarlo con i suoi occhi, il suo viso, la sua espressione unica , un qualcosa nello sguardo che solo un grande artista sa e può cogliere e rendere eterno?

Carlo fa di Franco Lucentini, l’amico, il collaboratore, l’ispiratore, in un certo senso l’alter ego un ritratto vivo e commovente, ricco di tratti realistici e di trasposizioni di sogno. Non posso e non so aggiungere nulla, se non invitare chi volesse, a leggere le parole di Carlo stesso. So, comunque che ammiro e un po’ invidio questa amicizia, fatta di tanto.

Apologia della famiglia come fonte di felicità, fonte di infelicità. Tutto vero sebbene contraddittorio. Tutto sentito, discusso e ridiscusso, ma qui in tono così lieve che rimanda alla bambina e alle sue visioni sulla sua parte di cozza nella recita scolastica di fine anno.

Nonno: “E cosa devi dire come cozza?”

Bambina:” Oh, be’, sai, le cose che di solito dicono le cozze”.

Fantasticamente seria e consapevole! E non assilliamo per piacere le cozze ”parlanti”.  Rischiamo di farle diventare mute e tristi!

Sei tu, Stefano? Carlo e il fumo e le marche di sigarette.”Per la pipa, fumata a letto, leggendo, con candida inusuale noncuranza verso il benessere di mia madre, mio padre ricorreva a tonde scatole di miscela inglesi, e inglesi erano talvolta anche le sigarette con il marinaio barbuto o le rosse Craven “

Mio suocero e il cugino Aristide. Non so se leggesse Liala (a giudicare da tutti i libri che abbiamo ereditato, non credo proprio) mio suocero Enrico, detto Toto, certo che sentì molto, come il cugino Aristide, alitargli sul collo lo spirito del tempo se, per puro gusto estetico o voglia di trasgredire o voglia di impressionare le donne e conquistarle, si fece fare su misura un bel paio, di “stivaloni “ di puro cuoio, fuori ordinanza, ma così belli e simbolici! Da ufficiale gentiluomo, decidete voi se inglese, tedesco o altro! Quanti Aristidini descritti e viventi in qui tempi non proprio rosa!

Nep Szabadap e la delusione ungherese del 1956. Nep Szabadap, Nep Szabadap, Nep Szabadap.. ma Paolo Conte non sei tu? Ti adora Fruttero, ti inserisce nella lista degli illustri astigiani e piemontesi…ed io ho un motivo in più per amare Carlo. Razmataz , Razmataz, Razmataz, musica per le nostre orecchie!

Sarà stata Torino, le grandi case editrici, tutte lì nel triangolo industriale (Padania?) Sarà che molti  grandi intellettuali del mio tempo e delle mie letture hanno lavorato e sono cresciuti lì dentro, ma io provo veramente un senso di invidia, di privazione quando leggo della natura ed intensità dei rapporti con Calvino, Soldati, Citati, DORIS LESSING! Questo poteva allora  succedere solo se  “nascevi bene”, se crescevi e vivevi e lavoravi in ambienti che questi dei della Letteratura si trovano a frequentare. Beato te Carlo! Salutami Huxley;

Titoli. Carlo, allora è vero che i titoli delle opere straniere vengono tradotti pensando solo al successo e alle vendite nei paesi in cui si parla la lingua target ? Ma che ne fate lì, nelle stanze magiche delle case editrici, del messaggio inviato dall’autore al lettore attraverso il titolo del libro come estrema sintesi che dovrebbe racchiudere il core della storia ed arrivare come freccia scagliata diritto al cuore e alla testa del lettore? Come paragonare, ad esempio, il bel Set in Stone del romanzo di Catherine Dunne, che cito solo perché ho appena finito di leggerlo, prima di iniziare il tuo, con la sua trasposizione italiana “Donna alla Finestra”? Set in stone: scavato/scritto nella pietra, segno del destino scolpito nella tartaruga guardiana del focolare domestico che occhieggia nel bel giardino di famiglia…Racchiude in sé tutta la storia, tutti i dettagli, i percorsi, la sua anima.

Non approvo questa operazione, eppure funziona, funziona perché forse il lettore “compra” l’autore e poi pian piano si abitua a quel titolo, lo interpreta e riesce anche ad incastonarlo nella storia, anch’essa raccontata in un’altra lingua e reinterpretata con gli occhi di un’altra cultura.

Inutile commentare troppo i passi privati di Fruttero. Ciascuno di noi può ritrovarci qualcosa di sé. Io riconosco in lui, in quel corpo così “ossuto” con tratti marcati e bonariamente  “grotteschi” a volte, l’amata zia Anna e l’ostinato bisogno di piacere “catturato” nelle super proibite sigarette Gala.

“Non puoi fumare, morirai presto!” e lei rispondeva “tutti moriremo, prima o poi, io voglio farlo con il piacere tra le labbra”

 e poi con Carlo e con Beaudelaire 

“O Mort, vieux capitaine, il est temps. Levon l’ancre!”

L’ancora di questa fragile e al tempo stesso granitica, ormai scheletrica, donna, è l’ultima Gala… come fosse  uno dei giochi allegri, con parole inventate, fatti con le sua amate nipotine, che tanto piacere le hanno procurato in vita. Come per il saluto a Lucentini, anche per zia Anna” che il mare arcano della traversata [le] sia [stato] soave”

E’ la fine. E sono felice di aver subito il fascino dei colori in copertina e di aver ascoltato con abbandono e fiducia il pifferaio Fabio.

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