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  • Memoria e Rifugiati… Refugee Blues (1939), by W.H.Auden

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  • Migranti, Rifugiati, Profughi: Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra

    15 gennaio-Giornata Mondiale del Rifugiato 2017-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Festa della Repubblica Italiana

    Teresa Mattei, Insegnante. La più giovane eletta all'Assemblea Costituente, ai giovani di oggi: "siete migliori di noi e lo dimostrerete coi fatti..."

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    « La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni. » Giovanni Falcone

  • Stragi di Maggio: sempre più vite spente, da Manchester Arena al Mar Mediterraneo. Bambini, Giovani, Adulti

    Stragi -Non dimenticheremo!Non dimenticate!

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • Siria: 6 anni di Indegnità. E la comunità Internazionale cosa fa?

    “Can you believe that a government and a state could bomb its own people. I’ll never understand this for as long as I live!" Yazbeck-The-Crossing. My journey to the shattered heart of Syria p.71

  • Oltre il confine-Salone Internazionale del Libro di Torino 2017

    18-22 Maggio 2017. È Oltre il confine il tema del 30° Salone Internazionale del Libro di Torino.

  • 14 Maggio 2017- Festa della Mamma

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    9 Maggio festa dell'Europa-Dopo 60 Anni dal trattato di Roma è tempo di cambiare qualcosa. Ma che resti il sogno e la realtà di un'Europa unita.

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A Bologna incontro su ETTY HILLESUM E LA RICERCA DELL’ALTRO. Quanto ancora possiamo imparare da lei!

Serata Etty Hillesum Bologna

Materiali didattici  

Etty Hillesum Brani scelti dal Diario e dalle Lettere.pdf

Biografia di Etty Hillesum.pdf

 Profilo di Etty Hillesum.pdf 

 Voci per Etty

 Etty, la giovane scrittrice che da grande voleva fare la scrittrice di Alba L’Astorina (Donne della Realtà)

E.Hillesum-Diario e Gomitoli aggrovigliati di O.Fortuna (Affascinailtuocuore)

B.Hrabal-Ho servito il re d’Inghilterra. E così l’incredibile divenne realtà…

 
Il libro di carta


Ottobre 2006 “…una cosa vi accomuna: i reali inglesi”
Anna

clip_image004Chi è Anna? A chi dedica il libro? E da dove arriva questo libro? Mi arriva per posta ordinaria dall’Inghilterra, a seguito di un mio ordine su Amazon. Avevo richiesto un libro nuovo. Non amo i libri usati. Mi piace viaggiarci dentro per prima e lasciarci le mie tracce. Sento un certo disagio, come un senso di violazione della privacy nel soffermarmi sulla dedica.

Poi mi rassegno e comincio a ripercorrere con rispetto le orme di Anna, che, leggera, ha attraversato questa storia, senza lasciare segni sfacciati sulle pagine. A parte la dedica, che solo il destinatario di questo dono prezioso ha saputo decifrare.

 Addentriamoci ora nei cinque capitoli del libro, e della vita  del signor Ian Ditie, apprendista cameriere.

Un bicchiere di granatina

L’apprendista cameriere Ian Ditie, inizia il suo servizio all’Hotel Praga. Ha fatto esperienza alla stazione dei treni come venditore di panini, mostrando competenza, professionalità e tanta furbizia…

 

 

 

clip_image006

Sul lavoro Ian incontra personaggi davvero bizzarri, come il poeta Tonda che si paga le spese con le copie del libro su Gesù, da lui scritto, e pubblicato a proprie spese.

All’ Hotel Praga d’oro fa conoscenze molto utili tra i commessi viaggiatori. In particolare con il grasso signor Walden, venditore di bilance affettatrici Von Berkel, che  gli insegna il valore e l’utilizzo del denaro…

“I soldi ti apriranno la strada dappertutto”

dice il signor Walden rimirando con sguardo compiaciuto il pavimento della stanza, tutto ricoperto di banconote. Che sagoma quel commesso viaggiatore che buttava manciate di monetine dalla finestra, certo che gli ritornassero indietro banconote da cento! E non aveva tutti i torti.

Ian incontra iI rappresentante della sartoria che fabbrica manichini su misura, gonfiati come palloncini; incontra  il re della gomma con i suoi articoli per il “piacere sessuale”. A proposito, il nostro eroe prende le prime mosse nel mondo del sesso e lo fa come da tradizione in una casa “dedicata”, ma con tanta poesia e tanti fiori, romanticamente.

 treni-strettamente-sorvegliati_robydick_thumb.jpgIan si vede piccolo e insignificante, ma non per questo si perde d’animo.  Salta su come in un pop-up book , davanti ai miei occhi come il fratello gemello  del protagonista di Treni strettamente sorvegliati, di Jiri Menzel (premio Oscar al miglior film straniero 1966), tratto dal romanzo di Hrabal.

mulino pragheseStanco di pensare ai commessi viaggiatori, Ian passa a considerare la loro biancheria. E scatta l’epifania.

Se la cambiavano nei bagni pubblici Carlo e la gettavano fuori dalla finestra sul mulino, e sua nonna era pronta ad agganciarla…scene di vita di una piccola imprenditrice:

 “…la fortuna di tutta la sua vita consisteva nell’aver ricevuto in affitto quella stanzetta al mulino, giusto accanto ai bagni pubblici[…]E la sera poi era bello quando, nel buio, all’improvviso, da una finestra del gabinetto dei bagni pubblici Carlo volavano fuori delle mutande bianche, una camicia bianca sullo sfondo scuro della voragine del mulino, nel rettangolo della nostra finestra quella camicia bianca o quelle mutande bianche lampeggiavano un istante, e mia nonna riusciva ad acchiapparle al volo col gancio prima che cadessero giù nel profondo[…]e poi l a biancheria lei la lavava e la riparava e la metteva in ordine nel cassettone, e poi la portava in giro per i cantieri e la vendeva ai muratori e ai manovali…”

 

L’albergo Tichota

 “era bello come nelle favole, come una costruzione cinese, come la villa di qualche enorme riccone in Tirolo o da qualche parte in Riviera, era bianco con un tetto rosso di tegole che saliva come a onde, le imposte a tutti e tre i piani erano verdi con gli scuri…”p.49

 Qui tutto funziona con un codice ben preciso: il fischietto e le sue diverse modulazioni. È il fischietto del proprietario in carrozzella, il signor Tichota, con una passione particolare per i lavori femminili, specialmente per quell’aggiustare i fiori nei vasi, nei centro-tavola, nelle camere, perché il tutto non avesse solo l’aspetto di un albergo, ma di un vero e proprio ambiente Biedermeier, accogliente e raffinato.

 clip_image008Intorno ci sono i boschi con tanti viottoli nascosti:

“…e davanti a noi c’era una piccola casetta, una casupola come di marzapane, come quelle che si vedono a teatro, ci avvicinammo e davanti a noi c’era una minuscola panchina, e anche la finestrella era minuta come quelle delle camerette dei casolari di campagna e la porta aveva la maniglia, come le porte delle cantine, se fossimo voluti entrare anch’io mi sarei dovuto chinare, ma la porta era chiusa…e così ci fermammo e guardammo attraverso la finestrella, e retammo lì a guardare per cinque minuti e poi ci fissammo l’un l’altro e cominciammo quasi ad aver paura, alle braccia mi stava venendo la pelle d’oca, lì in quella casetta tutto era preciso identico come in una camera del nostro albergo, lo stesso tavolinetto piccolo, le seggioline, tutto come per bambini anche le tende erano le stesse e anche il tavolino per i fiori, e su ognuna di quelle seggiolette stava seduta una bambola o un orsacchiotto[…]lì su una seggioletta piccolina piccolina stava seduto il Presidente con la camicia bianca e, di fronte a lui, su una seggioletta piccola uguale, stava seduta la francese, e stavano seduti là così quei due innamorati…”64

A proposito di bambini, da godersi fino in fondo, la storia della consacrazione del Bambino di Praga, adorato in tutto il Sud America. Un piccolo film d’azione all’interno della storia.

  Grand Hotel Budapest: Alberghi tra  cinema e letteratura

Grand Budapest HotelGrand Hotel Budapest di Wes Andersen, 2014. Nove nomination agli Oscar. Perfezione stilistica con trionfo grafico di vie di fuga e focus centrati, mi riporta agli alberghi di Ian Ditie. La figura di Gustave mi fa pensare a lui. Lo pseudo nazismo imperante, nelle forme e nella sostanza ammicca al Grande Dittatore di Chaplin e ci riporta al tragico mondo di Liza e Ian. Fatto sta che mentre guardo il film, nei giorni in cui sto leggendo Ho servito il re d’Inghilterra, dico a me stessa:

“ma Hrabal ha subito l’influenza di Zweig, che a sua volta ha ispirato Andersen?”

A dire il vero, cinema e letteratura pullulano di hotel bizzarri e di maggiordomi/portieri/camerieri, più o meno interessanti, che hanno molte cose in comune…Quello che invece fa la differenza è il modo in cui vengono “costruiti” dai loro rispettivi padri letterari.

 

Ho servito il re d’Inghilterrra

Questo capitolo da il titolo a tutto il romanzo. E a ragione.  E ricco infatti di suggestioni magistrali. Il maître Shrivanek sa tutto perché ha servito il re d’Inghilterra. Gustosissima la preparazione del grande banchetto per l’Imperatore d’Etiopia. Uno spaccato in cui il cibo diventa la vera chiave di volta ”interculturale”.

 

 

 

E la testa non la ritrovai più

Ian il Ceco biondo incontra Liza, insegnante tedesca di ginnastica e, tramite lei, la “cultura tedesca” e tutti i pregiudizi ad essa connessi. Comincia ora una pagina molto drammatica nella vita di Ian Ditie e di Liza  sua fidanzata, ma non solo.

L’Europa è in fiamme, i nazisti imperversano. il grande dittatoreL’uomo nuovo nazionalsocialista deve essere generato da donne e uomini di razza pura. E allora in nome della Nuova Europa Hitleriana Ian, il Ceco biondo, viene sottoposto a controlli medici  accuratissimi da parte di un’ apposita commissione che, alla fine, lo  valuta idoneo a sposare una donna tedesca, ovvero idoneo a fare sesso con lei per procreare un uomo nuovo… in un “coito neonazista”. Da questa unione così pura e incontaminata nasce Sigfried. Ma la sorte riserva sorprese che neanche una rigorosissima commissione delle SS può controllare…

tiroleseLiza è un personaggio davvero interessante. Crocerossina, nazista convinta, bionda e bella, forte,  decisa e ginnica si innamora di un biondo Ceco dal cognome quasi ariano, che la difende dagli attacchi anti tedeschi di un gruppo di praghesi.

Liza viene mandata in missione, a caccia di tesori ebraici, in particolare di francobolli preziosi. Dalla Francia e dalla Polonia ne riporta una valigetta piena. Un vero tesoro che andrà a costituire la “banca privata” della nuova famiglia. Orribile…la valigetta viene custodita con cura, salvata dalle bombe, stretta tra le braccia anche nell’estremo momento del redde rationem. Ma anche in questo caso il futuro si rivela imprevedibile…I francobolli sembrano parlare e si portano dietro e dentro tutte le voci e le sofferenze dei legittimi proprietari.

La testa li Liza vola via allo scoppio di bombe impietose, alla fine della tragica guerra…

Ian Ditie (anche il suo cognome è assolutamente in linea con le esigenze ariane) vive situazioni che non si aspetterebbe in questo mondo di pazzi nazisti, e ne è profondamente colpito. Mogli affrante incontrano i loro mariti, ufficiali SS in procinto di partire per il fronte, durante un ultimo weekend di saluto, forse di addio. L’incontro avviene nel paradiso Boemo chiamato Kosicek, un “cestino” tra le montagne, in

“quel ristorante con albergo sprofondato nelle nebbie mattutine e nell’ultima aria trasparente, un alberghetto anch’esso destinato agli innamorati…”

 

In che modo diventai milionario

Lesende_RichterEsilarante la vita da prigionieri di lusso dei milionari di Praga. Sono detenuti in un ex seminario proprio perché milionari in un mondo ormai “comunista”. Tra questi, come in preda ad un bisogno catartico, fa del tutto per infilarsi anche il nostro Ian Ditie, con il suo milione e più, di provenienza  sinistra. Anche se ha guadagnato tanto grazie anche al suo fantastico ristorante la Cava, organizzato quasi come un circo fantasmagorico.

Molto particolare la figura del professore di Francese e della bella Marcela dalla fabbrica di cioccolata, sua allieva, che impara il francese e diventa una lettrice entusiasta:

“Lui aveva fatto di quella ragazza una bellezza con un libro, vedevo le sue dita aprire con rispetto, con reverenza la copertina, e le dita pulite prendere come un’ostia una pagina dopo l’altra, vedevo che quelle mani, prima di prendere un libro, loro vanno prima a lavarsi, perché già da come teneva quel libro, già dal modo in cui lo teneva, saltava agli occhi una cortese e rispettosa sacralità…”253

HrabalIn quest’ultima sezione si sente più forte l’effetto del flusso di coscienza narrativo. Ian scarica fiumi di parole, emozioni ed epifanie sul lettore, che tuttavia si lascia accompagnare verso la conclusione della storia, quasi fosse cullato dall’onda di immagini e di ricordi, densi di significato.

Siamo alla fine di un viaggio in un mondo affollato di personaggi di guerra e di pace. L’arrivo è tra i boschi che cantano, avvolti e protetti dalla neve, in compagnia di un cavallo, un cane, una capra e una gatta da addomesticare, in compagnia di un se stesso, moltiplicato dagli specchi appesi sulle pareti della casetta, per non sentirsi troppo solo.

È un punto di arrivo e di ri-partenza verso la scoperta della propria interiorità, verso la selezione dei ricordi, verso un futuro tranquillo e pacificato.

“…perché io devo essere qualcosa di raro, perché io sono davvero un allievo del maître Skřivánek che aveva servito il re d’Inghilterra, e io avevo avuto l’onore di servire l’imperatore d’Etiopia e lui mi aveva segnato per sempre dandomi un’onoreficenza, e quell’onoreficenza mi aveva dato la forza di scrivere per i lettori questo racconto…in che modo l’incredibile era divenuto realtà. Vi basta? Con questo, però, termino per davvero.”

Il mio incontro con Hrabal

clip_image002Incontro Bohumil Hrabal tra le pagine di Paure Totali e quelle di Ho servito il re d’Inghilterra. Queste letture mi hanno fatto capire  che lo incontrerò ancora. Mi ha aperto prospettive emozionanti che non voglio abbandonare.

In Ho servito il re d’ Inghilterra, il destinatario privilegiato di Hrabal sembra essere un lettore più che una lettrice. Quasi un complice a cui confidare tutte le avventure vissute dal protagonista nel suo percorso di maturazione,  in un mondo di “signorine” e riti d’iniziazione, molto spesso condivisi con maschi giovani e/o  maturi signori d’altri tempi.

O forse no, magari è proprio ad una lettrice che vuole disvelare l’animo e le pulsioni di un uomo. Infatti affiora tra le parole un aspetto femminile e poetico che non può non fare appello anche alle lettrici: l’entusiasmo e il romanticismo degli incontri infiorati con le ragazze. Il trasporto per la natura. La voglia di conoscere e sperimentare la vita. Il bisogno di ritrovare se stesso, mondato di tutta la sporcizia che la guerra e gli incontri sbagliati gli hanno gettato addosso.

Domina su tutto il  tocco magico dello scrittore, sempre in equilibrio tra ironia, tragedia, concretezza e sensualità. E tanto senso della Storia.

25 Aprile 1945-2016. La Storia che mi piace

 

 

25 aprile la liberazioneAnno dopo anno, lo spazio-tempo che separa un 25 Aprile da quello successivo, mi sembra sempre più breve. Il tempo scorre più in fretta? Gli eventi della vita sono talmente impegnativi e assillanti che non lasciano spazio agli intervalli di pensiero e di lentezza? L’esigenza di “resistere” è sempre più presente nel nostro quotidiano e dunque ci accompagna, giorno per giorno, da un anno all’altro? Tutte queste ipotesi sono valide. Di fatto questa data continua ad essere un momento di basilare  importanza nella vita del nostro paese.

raistoriaIl Tempo e la Storia (RAI3) mi ha permesso di ripercorrere per sommi capi alcune tappe significative della Resistenza in Europa: dal Ghetto di Varsavia, ai resistenti e illuminati paesi scandinavi, alla disperata resistenza dei Francesi, vittime dello straniero invasore e dei connazionali collaborazionisti di Vichy, ai gruppi minoritari in Germania, fragili anime di giovani visionari e disperati tentativi di adulti pienamente dentro le dinamiche del nazismo. E poi  arriva in Italia, dall’estate del 1943… Questo  sguardo d’insieme mi ha permesso di  creare delle interessanti connessioni tra il passato e il presente.

Napoli è la prima città Italiana a "liberarsi" dall'invasore, prima che arrivino gli Alleati. Bellissimo il film di Nanni Loi sulle 4 Giornate di lotta.

Napoli è la prima città Italiana a “liberarsi” dall’invasore, prima che arrivino gli Alleati. Bellissimo il film di Nanni Loi sulle 4 Giornate di lotta.

La Resistenza Italiana ha  imparato molto dai resistenti Europei portando il nostro paese verso la libertà. Forse ancora non sappiamo ancora tutto sulla Resistenza Europea, ma sappiamo quanto basta e cioè che lottare per i principi che rendono l’umanità degna di essere chiamata tale è un nostro diritto/dovere e noi non ci stancheremo mai di ricordarcelo e di ricordarlo ai più giovani.

La libertad es un bien común y cuando no partecipen todos de ella, no seran libres los que se creen tales. M.de Unamuno, 1864-1936

La libertà è un bene comune, e se di esso non godono tutti, non saranno liberi neppure coloro che si reputano tali.

 

 

M. Biani 2016. Verso la Liberazione

 

 

 

la resistenza continuaSia come sia,  Buon 25 Aprile a tutti gli Italiani  ed Europei che hanno saputo resistere.   Erano Europei anche gli oppressori, è vero, ma il coraggio e l’amore per la giustizia e la libertà hanno fatto prevalere i comuni principi etici che dovrebbero sempre governare i rapporti tra uomini, nazioni e continenti.

C. Sanchez-Il Profumo delle Foglie di Limone

 

Clara Sanchez

Il Profumo delle Foglie di Limone

Garzanti  2011

E’ la storia di un’ossessione, di una caccia spasmodica ai  nazisti-male-assoluto  nascosti in Spagna e nutriti dall’illusione di esistere, nonostante il loro lugubre passato. I cacciatori sono Julian e Salva, due sopravvissuti al campo di concentramento di Mauthausen.Denia Coastal path

A loro si aggiunge una, inizialmente inconsapevole, giovane donna…

Julian arriva sulla Costa Blanca, rifugio dorato dei mostri,  su invito dell’amico Salva. Qui inizia l’avventura del vecchietto ossessionato e della giovane Sandra, sua  complice volontaria,   in cerca di identità, incinta e assolutamente insicura di accettare Santi, il padre del bambino, come suo compagno di vita…

Due i punti di vista e i narratori: Sandra e Julian, unico il filo conduttore: una storia di anime e di corpi  che si incontrano per fare insieme il viaggio della vita.

 Alicante di notteUnico il setting reale:  la magica Spagna di Alicante e della Costa Blanca, tanti i setting della  memoria: Berlino, Mauthausen, l’Argentina, la Norvegia…

In questa storia  due generazioni, tanto distanti l’una dall’altra, si incontrano per caso  e si confrontano con i  loro problemi, le loro insicurezze, le loro fragilità e i loro desideri. L’esperienza e l’innocenza si sostengono e si stimolano a vicenda, “cosi vicino, così lontano!” e torna alla mente il  bel film di Wim Wenders…

Sandra trova in Julian il sostegno amorevole e consapevole che avrebbe voluto dai suoi genitori, per incanalare le energie disperse, invece, in chissà cosa! Julian, il vecchio, da parte sua, un pò  come i “vampiri” nazisti che non vuole mollare, assorbe linfa vitale dall’energia selvaggia di Sandra. 

La stessa energia e la stessa determinazione che gli arrivano da Salva. Intenso  il loro rapporto, che va ben oltre il distacco fisico.

I corpi dei vecchi sono così  diversi, sono deboli ”brutti” e opachi, ma  Pilar trova Julian interessante,” uno che ha tante storie da raccontare…” e se ne innamora.

La storia è molto bella. Quasi inesistenti i momenti in cui senti un filo di stanchezza nell’attesa  di qualcosa… (eccetto forse le uscite ripetute di Sandra con Karin) Gli eventi/svolta sono molti e tutti credibili, come lo sono i personaggi tra creature notturne: spettrali, paurosi, infidi, ridicoli e pericolosi  e  figli del giorno e della luce,  generosi, tormentati, passionali  e determinati.  Il  ritmo della storia deve essere sicuramente ancora più coinvolgente  in Spagnolo e tuttavia la versione italiana è superba!

Le trovate sono strategiche, vespa 50come la mitica Vespa 50 con il suo mondo di libertà, emozioni e un pizzico di irrinunciabile Italia. Regina dei trasporti, anch’essa assolutamente necessaria al dipanarsi della storia, nonostante la ruggine, gli acciacchi e gli anni sulle ruote…. 

“Per andare in spiaggia dovevo prendere un motorino, una Vespa 50 che mia sorella, mio cognato e i miei nipoti mi avevano raccomandato di non parcheggiare mai senza catene…” (p.13)

Troppo preziosa per tutti  per rischiare di vedersela rubare!

E poi la bustina portafortuna con la sabbia fine e delicata e la scatolina sotto la pietra  e altro da scoprire…

Il titolo originale  Lo que esconde tu nombre  entra nel vivo  del senso. Nomi come maschere, uno per tutti l’Anguilla, come lo  chiama Sandra. Un nome così dice tante cose di sè  e di tutta la storia. E’ tutto come appare?

Il Profumo delle Foglie  di Limone si fa  leggere tutto  d’un fiato, eppure permette di assaporare appieno tutti i gusti e retrogusti, senza perdere una sola emozione!

E.Hillesum-Diario e Gomitoli aggrovigliati

                               

 

Etti Hillesum

Diario 1941-1943

Gli Adelphi 93

 Settembre 2010-Penso ai prossimi post per il sito e mi dico:

 

 “Il Diario di Etty, si, il prossimo sarà questo…”

Ed è pomeriggio sonnolento di fine estate. Di fatto, ormai Settembre con la sua porticina dischiusa all’Autunno. Sul divano, sonnecchio mentre La 7 trasmette Amsterdam-Operazione Diamanti, di Michael McCarthy, UK 1959.

operazione diamanti Bianco e nero. Sono distratta, penso: “la solita vecchia pellicola tappabuchi…”  Poi vedo Peter Finch che mi piace da morire. Non dimenticherò mai il suo grande Howard Beale in Quinto Potere (1976) di Sidney Lumet.

Arriva Amsterdam 1940, in silenziosa attesa dell’imminente invasione tedesca. Compare Anna, intensa Eva Bartok, quasi-partigiana.

Balenio mentale: stavo pensando a Etty ed ora mi ritrovo in questo spaccato d’Olanda che mi lega al suo tempo, al dolore profondo dell’  “intrusione” e della deportazione.

I diamanti industriali sono la ricchezza del paese, cosa fare? consegnarli al gruppetto di giovani coraggiosi in missione che li porterà a Londra per sottrarli agli avidi invasori? Tenerli in casa confidando nella “buona” sorte? Londra prevale, anche se l’Inghilterra al momento non da certezze sulla sua capacità, in seguito comprovata alla grande,  di resistere alla devastante offensiva Hitleriana.

I diamanti sono salvi, l’Olanda momentaneamente persa. Nelle scene finali il rimorchiatore porta riluttante il gruppetto all’appuntamento con il caccia Inglese in attesa al largo. Anna rimane eroicamente a lottare per la sua patria e per il suo Joseph. L’ultima sua azione di “saluto” ai  compagni di avventura è la fiammata infernale degli stabilimenti Shell, al porto. “No diamonds, no fuel for Hitler!” Diamanti, oro nero, eterne guerre per eterne cause…

 Sì, Il Diario di Etty, sarà il prossimo frammento, eccolo…

 Giugno 2010. Un tuffo dentro le canzoni di De Gregori, in successione magica, che fanno da colonna sonora a questo momento di scrittura che affiora dal mio passato. Un tuffo dentro la mia modalità di lettura. Fasi, momenti in cui tra lettrice e scrittrice si instaura un processo simbiotico, osmotico, empatico. Qui vengono riportati degli stacchi di lettura, successivi, marcati da pensieri e percorsi comuni alle due donne in un rapporto di complicità al femminile, sebbene il mezzo di contatto tra le due sia stato un uomo, che forse ha nel suo intimo un forte femminino.

Pensieri e percorsi che oggi riaffiorano come tasselli di un mosaico interiore in cui rispecchiarsi. E’ un incastro tra Etty, la lettrice di qualche anno fa e il lettore critico che mette a fuoco la trama e le forti implicazioni storiche di questa vicenda, con i suoi effetti sulla persona-lità della scrittrice e di tutti i suoi lettori.

E partiamo allora da queste semplici impressioni di una donna, in una fase critica della sua vita che forse vuole cogliere nei diari una parte di sè, della sua anima e delle sue scelte, per proseguire e chiudere con Gaarlandt.[1]

Dunque buon viaggio dalle piccole storie alla grande Storia, e ritorno.

 27 Maggio 1997  h.14.30

Sono assalita da stupore e da forti emozioni. Ho cominciato a leggere il Diario di Etty Hillesum[2]  Ho cominciato a viaggiare con lei nel mio “cuore pensante” e ho cominciato a stupirmi del mio identificarmi con le sue sensazioni.

Ho deciso di sottolineare le parti che mi sento più vicino e le immagini che mi coinvolgono, a cominciare da quel bellissimo “gomitolo aggrovigliato”che sento appartenermi totalmente:

 

 

 

“con tutta la mia chiarezza di pensiero a volte non sono altro che un povero diavolo impaurito […] per tutta la vita ho desiderato che qualcuno mi prendesse per mano e si occupasse di me-magari sembro una persona coraggiosa che fa tutto da sè, e invece, mi abbandonerei così volentieri alle cure di un altro […] Corpo e anima sono una cosa sola […] Quel che c’è qui ( e indicava la testa) deve finire qui (e indicava il cuore)[…] mi sorprendo ad aver voglia di musica… mi tocca sempre molto se mi capita di ascoltarla…”

Continuo a stupirmi. A pagina 38 leggo:

“La vita è difficile davvero, è […] una lotta di minuto in minuto (non esagerare tesoro), ma è una lotta invitante […] Una volta vivevo sempre come in una fase preparatoria… “

 31 Maggio 1997 h.19.00

La lettura continua e sono sempre più presa da cosa scrive questa donna meravigliosa, dalla semplicità e complessità, allo stesso tempo, del suo argomentare. L’unica cosa in cui non riesco a trovarmi ancora con lei è quel suo concetto di Dio o di un Dio da ringraziare, di fronte a cui inginocchiarsi. Il resto sono io, con i miei percorsi mentali, in epoca meno travagliata, ma nello stesso mondo interiore “aggrovigliato”, in cerca dell’armonia.  

 Lunedì 2 Giugno 1997 h.15.15

Ho ripreso a leggere. La vena è ora malinconica, ma non rassegnata. La voglia di lottare c’è ancora, non è fiaccata dagli eventi disastrosi.

“Si diventa più forti se si impara a conoscere e ad accettare le proprie forze e le proprie insufficienze […] mi sembra che in me si compiano dei grandi cambiamenti e credo che siano qualcosa di più che semplici stati d’animo…”

 4 Giugno 1997 h 22.00

“La vita è così curiosa e sorprendente e infinitamente piena di sfumature, a ogni curva del suo cammino si apre una vista del tutto diversa…”

Non è niente vero! E’ sempre tutto così banalmente prevedibile! Questa volta Etty, non sono d’accordo con te, non ora, non oggi.

“Ecco, ora si mette un coperchio nel chiasso di questa giornata, e questa sera, con tutta la pace e la concentrazione che sono in me, E’ MIA”[…]“in questo mondo sconvolto, le comunicazioni dirette tra due persone passano ormai solo per l’anima. Esteriormente si è scaraventati lontano […] oppure dialogo in modo pazzo, infantile e serissimo con la parte più profonda di me CHE PER COMODITA CHIAMO DIO.”

Voglio copiare ancora qualcosa di Etty che ieri mi aveva colpito e che riguarda anche me, come tante sue cose:

“Bisogna essere sempre disposti a rivedere la propria vita, a ricominciare tutto da capo in un luogo diverso […] ora devo dormire e lasciare andare tutto. Ho una vita interna troppo intensa [che] vivo troppo poco sulla terra… Ora devo dormire e lasciare andare tutto […] quanto hai dovuto lottare per rimanere fedele, ma la tua fedeltà ha vinto su tutto il resto[…] in fondo la mia vita è un ininterrotto ascoltar dentro me stessa, gli altri, Dio…”

 10 Giugno 1997

Il viaggio con Etty è terminato; ho ancora alcune sue suggestioni da tradurre in parole. Quella che, comunque è ben impressa nella mia mente è “l’intelligenza dell’anima”. E’ proprio così, ci sono alcune persone che senti più vicine di altre perché in loro percepisci l’intelligenza dell’anima,

 “un’anima fatta di fuoco e di cristalli di rocca, una cosa molto severa e dura…ma anche dolce…”

C’è un passaggio a pagina 232 che mi piace molto, è lungo, ma molto “in me”. E’ il 4 Ottobre, domenica e Etty parla del suo atteggiamento verso gli amici e dell’effetto che in lei provoca parlare con loro. Leggilo di nuovo, se ti va:

“in me scorrono i larghi fiumi e si innalzano le grandi montagne. Dietro gli arbusti della mia irrequietezza e dei miei smarrimenti si stendono le vaste pianure della mia calma e del mio abbandono…”

Sai, credo che mi manchèrà l’appuntamento con le lettere della nostra amica. Mi ha incuriosito la sua passione per Rilke, che non conosco, ma che forse vorrei leggere, più in là, quando avrò ben maturato gli effetti delle letture che tu mi hai offerto.

Pochi libri nella mia vita di lettrice hanno lasciato in me un tale solco. Forse è il momento particolare, l’età, la nuova consapevolezza di alcune emozioni vissute sempre in forma superficiale. Non so, di certo, ora è il momento della rielaborazione per cercare in me e far affiorare, tutto ciò che mi può dare calma, serenità, coraggio e dunque, voglia di star bene con me stessa e con tutto ciò che mi circonda.

 

Gaarlandt: Introduzione

Otto quaderni fittamente ricoperti da una scrittura minuta e quasi indecifrabile- e da allora non ho mai distolto la mente da ciò che vi ho trovato: la vita di Etty Hillesum. Questi quaderni narrano la storia di una donna di Amsterdam di ventisette anni. Abbracciano tutto il 1941 e il 1942- per l’Olanda due anni di guerra e di oppressione, ma per Etty un periodo di crescita e, paradossalmente, di liberazione individuali. Erano gli anni in cui in tutta l’Europa si rappresentava il dramma dello sterminio. Etty Hillesum era ebrea, e scrisse un contro-dramma.

  La vita di Etty sta tutta tra le parole che annotò giovedì 10 Novembre 1941:

“ Paura di vivere su tutta la linea. Cedimento completo. Mancanza di fiducia in me stessa. Repulsione. Paura.”, e le parole di venerdì 3 luglio 1942: “ Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so. Non darò più fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos’è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolita dall’altra. Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato.”

Etty esaminò a fondo tutto ciò che accadde tra queste due date e le annotò con grande trasparenza, franchezza e intensità-i suoi rapporti d’ amicizia e d’ amore, quelli con la famiglia e i colleghi, e gli stati d’animo e le sensazioni, le riflessioni sull’ebraismo, le donne, la passione, lo sfacelo sempre più evidente del mondo che la circondava. Per non perdere ogni appiglio con quel mondo sconvolto Etty si mise alla ricerca delle origini della propria esistenza e alla sorgente trovò un atteggiamento verso la vita la cui definizione migliore è ‘altruismo radicale’. Le ultime parole del suo diario sono: “ Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite.”

 

 


[1] Gaarlandt J.G. , Introduzione in  HILLESUM E., Diario 1941-1943, Gli Adelphi 93, Milano, 1996 Harlem, Maggio 1983

 

[2] HILLESUM E., Diario 1941-1943, Gli Adelphi 93, Milano 1996. “Nata nel 1914 a Middleburg da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica, Etty Hillesum morì ad Aushwitz nel Novembre 1943. Il suo diario, fortunosamente scampato allo sterminio della famiglia (ad Aushwitz pesero la vita anche igenitori ed il fratello Mischa) e poi passato di mano in mano, apparve finalmente nel 1981 persso l’editore De Haan, riscuotendo un immenso successo, paragonabile a quello che accolse il Diario di Anna Frank. Della Hillesum Adelphi ha pubblicato anche Lettere 1942-1943 (1990)”[N.d.E.]

 

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