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    Per il ritiro del DDL Pillon e la riaffermazione della libertà di scelta degli "Italiani", uomini e donne liberi. Margaret Atwood-Il Racconto dell'Ancella: " In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta...apri il link all'immagine per continuare

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E. Canetti-LA LINGUA SALVATA. Storia di una giovinezza. La verità è nel racconto…

clip_image001  Dalla quarta di copertina:clip_image003

 “Fin dal suo apparire, nel 1977, questa “storia di una giovinezza” è stata accolta da molti come un classico immediato, uno di quei libri destinati a restare, che coinvolgono profondamente ogni specie di lettori. Con la sua prosa limpida, tesa, vibrante in tutti particolari, Canetti è qui risalito ai suoi ricordi più remoti, cercando di ritrovare nella propria vita quella difficile verità che solo il racconto può dare. Dopo aver vagato per decenni fra migliaia di miti, di fiabe, di trame, si è rivolto a quell’unica storia che per ciascuno di noi è la più segreta ed enigmatica: la propria”

 

La diversità degli insegnanti

Comincia ora una parentesi intrigante, più utile di un titolato corso di preparazione alla professione docente. La diversità degli insegnanti: fantastici ritratti di tutti i professori di Elias, di tutti quegli aspetti che ne hanno resi alcuni indimenticabili, altri dimenticati; alcuni amati profondamente, altri rispettati e presi a modello di vita e serietà; altri ancora odiati o ignorati, quelli di cui si dimentica tutto, dal nome alla fisionomia. Leggete questo passaggio (p.204) lo trovo commovente nella sua semplicità e intellettualmente alto.

“La diversità degli insegnanti era sorprendente, è la prima forma di molteplicità di cui si prende coscienza nella vita. Il fatto che essi ci stiano davanti così a lungo, esposti in tutte le loro reazioni, osservati ininterrottamente per ore e ore, oggetto dell’unico vero interesse della classe, impossibilitati a muoversi e dunque presenti in essa sempre per lo stesso tempo, esattamente delimitato; la loro superiorità di cui non si vuole prendere atto una volta per tutte e che rende acuto, critico e maligno lo sguardo di chi li osserva; la necessità di accostarsi a loro senza rendersi le cose troppo difficili, dato che non ci si è ancora votati al lavoro in maniera esclusiva; e poi il segreto in cui rimane avvolto il resto della loro vita, in tutto il tempo durante il quale non stanno recitando la loro parte davanti a noi; e ancora il loro susseguirsi uno dopo l’altro, nello stesso luogo, nello stesso ruolo, con le stesse intenzioni, esposti con tanta evidenza al confronto-come tutto questo agisce e si manifesta, è un’altra specie di scuola, del tutto diversa da quella dell’apprendimento, una scuola che insegna la molteplicità della natura umana, e purchè la si prenda sul serio anche solo in parte, è questa la prima vera scuola di conoscenza dell’uomo.”

Il terremoto di Messina nel tunnel degli orrori

 

stretto di Messina

 A Vienna nel tunnel degli orrori con Fanny la bambinaia, quando arrivava la cosa principale…Il terremoto di Messina:

Prima si vedeva la città in riva al mare azzurro, le molte case bianche sul pendio dei una montagna, un paesaggio placido e sereno illuminato dal sole; il trenino si fermava e la città sul mare pareva vicinissima, quasi sembrava di poterla toccare. In quell’istante io scattavo in piedi e Fanny, contagiata dalla mia paura, mi teneva stretto a sè afferrandomi per la giacchetta: si sentiva un boato terrificante, si faceva buio, si udivano sibili e gemiti spaventosi, la terra tremava e ci scuoteva tutti, tuonava di nuovo fra lampi accecanti: tutte le case di Messina erano in fiamme, in un chiarore divampante”(p.110).

   clip_image005L’immagine del battello illuminatissimo sul lago, mi ricorda le luci del Rex di Fellini in Amarcord; L’idea delle moltitudini nello spazio interiore dell’uomo  riporta a Walt Witmann e al suo “I am large, I contain multitudes…”.

 A Manchester con un bagaglio ricco di tante lingue: Inglese, Tedesco-lingua-materna; Spagnolo, Francese. Il valore della multiculturalità e del multilinguismo, l’importanza di conoscere tante lingue come segno alto e distintivo di cultura e di grande umanità; Inghilterra, terra di Libertà.  Napoleone visto nell’ottica Inglese come crudele tiranno… e la morte del padre glielo fa odiare ancora di più.

E quando il padre muore, la cura della madre. Affascinante questo rapporto amoroso con la Madre, garante di un equilibrio affettivo innocuo, salvo le sfuriate di gelosia di cui Elias si rende conto e nelle quali intuisce significati più reconditi che rimarranno nascosti fino alla cacciata dal Paradiso. La madre è Eva? Il ragno nero è il Serpente Tentatore? I vari ruoli della madre e del padre e delle famiglie come vincolo e nutrimento allo stesso tempo.

Ed è lieve il riferimento all’essere ebreo, al non voler svolgere il ruolo stereotipato del “commerciante”.

L’ ipocrisia nella preghiera così ripetitiva e superficiale! Forse è il suo senso poco vissuto ma profondo della religiosità che lo porta a evidenziarne i limiti, le superficialità rituali.

Tranquillizzante è il ruolo della natura sebbene filtrato dalla sua essenza di “materia di studio”. Studio come esigenza vitale, linfa da succhiare per continuare a vivere. Scoprire autori odierni è scoprire la realtà? La contemporaneità? E il sesso? Cosa è? Cosa ha di diverso e affascinante che un buon libro non possa dare? Dov’è? Dove è stato rimosso? Domande adolescenziali?

Il Narratore

Il narratore è in prima persona, ma spesso richiama nella sua struttura l’autore forse più amato dal giovane Elias, Charles Dickens, con quel suo rivolgersi al lettore, talora in modo un po’ didascalico, per condurlo con sé, quasi tenendolo per mano, alla scoperta della vita.

Capitoli strutturati in episodi legati tra loro da una spirale ideale. Eventi e situazioni ripresi e ricollocati nel nuovo focus dell’episodio/capitolo.

E tanto altro in questo magico libro…Una scoperta, un’illuminazione, un’esperienza di piacere indimenticabile.

Bellissima la conclusione: “La cacciata dal Paradiso” dell’innocenza, della mancanza di conflitto e dell’esistenza di mondi fantastici, mitici in cui rifugiarsi per sfuggire alla realtà sofferente. Fantastico romanzo di formazione (Bildungsroman).  

Grazie Paola per il meraviglioso “consiglio di lettura”. Giornate di vacanza in un posto meraviglioso rese ancora più belle e intense da questo libro.

Bol (Isola di Braĉ) Estate 2007

A. Pennacchi-CANALE MUSSOLINI. Ognuno “gà le so razón

 

 

 

È la narrazione che prende in questo libro. La voce narrante, il suo interloquire con l’ascoltatore, ipotetico lettore, al bar, forse all’osteria perché no, davanti a una caraffa di vino della casa…

E ti sembra di sentire lo stesso Pennacchi, che con quella sua cadenza basso-laziale, intercalata da modi dire tipicamente “cispadano-veneto-ferrarese”, con quel tono di voce, a volte aggressivo e sgradevole, ti snocciola tutta la “saga dei Peruzzi” e del loro antico mondo agricolo, offeso e preso a calci nei fondelli da quota 90 dei Zorzi-Vila e spinto verso il Sud-Marocco dalla nuova povertà .

PennacchiForse, se non avessi sentito Pennacchi in televisione da Daria Bignardi, avrei letto la storia in un’altra chiave armonica. Forse non mi sarei fatta condizionare da un atteggiamento ear-driven… Mi suscita emozioni contrastanti.

Gli eventi narrati sono proprio un’altra “Storia”. E’ un punto di vista, quello dei Peruzzi che, un po’ da dentro, un po’ da fuori ci racconta frammenti di storia Mussoliniana. E sembra proprio che “abbiano tutti le loro ragioni”. Fortunatamente però l’interlocutore ci riporta, ogni tanto, alla nuda realtà delle cose, sebbene richiamata in forma di domanda…

La narrazione è un procedere a spirale, un filo sospeso del discorso continuamente riallacciatto a quanto detto poco  prima. E questo mi piace. Lo trovo molto recursive, molto orientale e molto tradizionale. È il filò delle sere d’estate, al buio stellato, tra profumi e odori, a far tardi sul muretto.

La Storia, da dentro, sebbene parziale, risulta credibile, vera, terribile. E’ la vista del canyon e della rappresaglia di Debra Lebanon che fa apparire immediata davanti agli occhi del lettore le rappresaglie nazifasciste… e Debra Behran e le fosse comuni stracolme di chierichetti, feroci assassini da sterminare

“L’avessero fatta a noi cattolici una cosa così…” sottolinea il narratore. p.294.

La Storia e le storie vanno avanti ricche di dettagli e siparietti  agresti, talora dolorosi: Il bambino che per badare al suo coniglietto muore e inonda di sangue e tragedia l’esodo verso l’Agro Pontino; Gli eucalipti che quasi ti soffocano con la loro meraviglia; i Pilgrim Fathers, fratelli di migrazione e di sofferenza, ma anche di speranza; La famiglia e i suoi riti agresti: le feste, i cappelletti alla cui preparazione i bambini partecipano festanti, eccitati all’idea trasgressiva di infilare nell’impasto succulento i bottoni… Non uno solo come da tradizione, ma tanti da creare “imbarazzo”; le tagliatelle preparate con la tecnica del rotolo, che tante volte ho visto fare a mia madre, affascinata da quei fili che ne venivano fuori come stelle filanti! La mano veloce nel tagliarle come una piccola mitragliatrice ta ta ta ta ta ta tra legno e lama.

Il monolite famiglia! Ancora! Salvezza e perdizione; il “musso” da salvare nelle grotte dei marocchini di montagna. E torna ancora alla mente la scenetta che mi raccontavano i miei di Vera bambina, il suo asinello e i tedeschi cattivi che glielo volevano portare via…E gli sfollati nelle grotte, proprio come ad Avezzano e Luco dei Marsi, nelle grotte di Nerone; La pistola proibita (dopo l’8 Settembre) tenuta in casa da papà e sottratta da nonnina con scaltrezza durante la visita terrificante della milizia. Storie di vita e di guerra, storie di sopravvivenza che attraversano l’esistenza di tanti italiani.

Figli? Tanti: frutto dell’amore, della disperazione, dell’incoscienza, dell’istinto di procreazione e sopravvivenza della specie. Guarda le api di Armida: che magia! Su tutto regna una “naturalità” disarmante. Quello che conta dai Peruzzi sono i ritmi della terra e del corpo. Ah! Zia Bissola e il suo privy!

canale Mussolini

 Il podere 517 e Canale Mussolini protagonisti assoluti, ovviamente: via le zanzare, via il fango e la melma e su con il grano, con la frutta, con le bestie compagne di vita…

Coerenza? Cosa sei? Resistenza? Chi resiste a cosa? Tutto in questa storia sembra avere una sua collocazione comprensibile: Mussolini, le “pinciate”, le bravate. Gli architetti ebrei, i marocchini veri e “falsi”, le schioppettate, le guerre, gli armistizi.

 Tobruk, Sabaudia e i racconti di mio padre, la miniera che guarda il mare_BuggerruBuggerru e le cariche della polizia per soffocare i primi moti operai e ognuno “el gà le so razón”.

Eppure è tutto meno semplice di come appaia. Traspare dal racconto più di un punto di vista “divergente”.

Tanta roba, di tutto e di più in questa storia, persino un riferimento didascalico all’ingegner Gadda e al suo mondo teorico e razionale.

Così tanto materiale che non è facile riassumere in modo efficace. Leggere questo libro è comunque un esercizio della memoria, un incontro con il proprio vissuto e con la consapevolezza di condividerlo con tanti altri: cispadani, marocchini, ferraresi, veneto-pontini etc etc.  Allo stesso tempo è un invito ad andare verso il futuro, con onestà e fiducia.

E per concludere: la scoperta della Religione in casa Peruzzi, altra magnifica, lenta epifania sociale. Con la messa della Domenica come rito di accettazione sociale. Preti veri e finti, veneti e marocchini, fantasmi dal passato. Figure determinanti dall’inizio alla fine, fino alla scoperta dell’identità del narratore.

Quasi una chiusura del cerchio, una forma di espiazione a lungo desiderata e coltivata dalla madre, nonostante il manto nero che l’avvolge in sogno nei momenti bui.

Bellissima trovata letteraria!

A.Caprarica-Dio ci salvi dagli Inglesi…o no?

Caprarica

Agosto 2006

Regalo di compleanno da un’amica che “apprezza”   Antonio Caprarica e il suo stile.

 “ Non c’è niente di così cattivo o di così buono che non troverete gli Inglesi fare. Ma non troverete mai un Inglese in torto. Fa tutto per principio.” George Bernard Shaw, The Man of Destiny

Il linguaggio del corpo è sorprendente! Leggendo il libro non posso fare a meno di visualizzare l’autore mentre, vestito in modo molto elegante, personale e colorato( ah! le sue flashing cravatte e sciarpe!)snocciola gustosi episodi su questo o su quell’aspetto so peculiar della vita britannica .

Nel libro, tuttavia, manca proprio quel corpo, quel codice, quegli occhi ammiccanti e quella voce soft, a tratti posh, sempre molto convincente.

I siparietti che ho appena finito di leggere non mi convincono più di tanto. Frutto di un accurato “sbobinamento” dei collegamenti da Londra, non riescono ad incidere, una volta trasformati in parola scritta. In più mi sembrano abbastanza scontati, triti e ritriti. A volte noiosi, quando sono affogati in dati, cifre e statistiche. Il giornalista è sempre lì. L’ostentata vena critica e ironica simil-socialista si scioglie come neve al sole quando Antonio diventa protagonista orgoglioso di episodi che lo portano a contatto con i Reali… Il fascino dalla corona, della nobiltà e dei riti Britannici lo investono in pieno facendone uno dei tanti adoratori da tabloid dell’Impero.

Ma i collegamenti televisivi, nella loro immediatezza e corporeità comunicavano tutt’altra cosa, o meglio, Antonio, con il suo modo speciale di porsi, faceva del racconto parlato di quei tre minuti da Londra un evento “regale”!

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