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  • 3 Ottobre 2013- Migranti, Rifugiati, Profughi: Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra

    15 gennaio-Giornata Mondiale del Rifugiato 2017-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Memoria e Rifugiati… Refugee Blues (1939), by W.H.Auden

    Poniamo che in questa città vi siano dieci milioni di anime, V’è chi abita in palazzi, v’è chi abita in tuguri: Ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto...‎‎

  • Siria: 6 anni di Indegnità. E la comunità Internazionale cosa fa?

    “Can you believe that a government and a state could bomb its own people. I’ll never understand this for as long as I live!" Yazbeck-The-Crossing. My journey to the shattered heart of Syria p.71

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

    L'Ambasciatore torna in Egitto. Pratica chiusa? Mai. Coraggio mamma Paola e papà Claudio, continuiamo ad esservi accanto.

  • Festa della Repubblica Italiana

    Teresa Mattei, Insegnante. La più giovane eletta all'Assemblea Costituente, ai giovani di oggi: "siete migliori di noi e lo dimostrerete coi fatti..."

  • Contromafie per non dimenticare

    « La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni. » Giovanni Falcone

  • Stragi di Maggio: sempre più vite spente, da Manchester Arena al Mar Mediterraneo. Bambini, Giovani, Adulti

    Stragi -Non dimenticheremo!Non dimenticate!

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • Oltre il confine-Salone Internazionale del Libro di Torino 2017

    18-22 Maggio 2017. È Oltre il confine il tema del 30° Salone Internazionale del Libro di Torino.

  • 14 Maggio 2017- Festa della Mamma

  • 1° Maggio, su coraggio! Io ti amo…

    Alto e basso.Guttuso e Tozzi. Tempo di contaminazioni...

  • Amo l’Europa. Prendiamola dal verso giusto…

    9 Maggio festa dell'Europa-Dopo 60 Anni dal trattato di Roma è tempo di cambiare qualcosa. Ma che resti il sogno e la realtà di un'Europa unita.

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

    Grazie Libro, perchè mi coccoli, mi accompagni, mi lusinghi, mi diverti, mi rattristi, mi aiuti, mi conforti, mi stimoli, mi persuadi, mi accusi, mi difendi, mi fai piangere, mi fai arrabbiare, mi fai incontrare il mondo, mi fai vivere!

  • 22 Aprile-Giornata Internazionale della Terra 2017

    La Terra è "Un Pianeta Blù Senza Confini" (La Stampa)

  • 25 Aprile 2016- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

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  • Sabato 25 e Domenica 26 Marzo tornano le Giornate FAI di Primavera!

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  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 8 Marzo 2017- Donne in Marcia

    Sciopero Globale contro la violenza sulle donne

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    "È uno dei capitoli più dolorosi della storia del Ventennio fascista: le leggi razziali del 1938, l’antisemitismo che diventa discriminazione, esclusione dalla vita pubblica. Fino alle deportazioni."

  • 5 Ottobre-Giornata Mondiale degli Insegnanti. Auguri, oggi e sempre eroi indispensabili!

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  • Retratos Y Amor Propio: storie di creatività fotosociale

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  • Libriamoci a scuola- leggiamo ad alta voce!

    24-29 Ottobre 2016- appuntamenti di lettura ad alta voce nelle classi.

  • A proposito di compiti e casa…Pedagogia Democratica-L’EVIDENZIATORE DI Maurizio Parodi

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  • Progetto ‘Il Quotidiano in Classe’

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Recensione di Vladimiro Noir-La paranza dei bambini di Roberto Saviano .Quanti riscontri con la realtà!

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Dopo la stimolante lettura in contemporanea di La paranza dei bambini di Roberto Saviano, con la promessa di scambiarci il commento di questa storia affascinante, dopo la mia recensione del romanzo, arriva quella di Vladimiro Noir, mio compagno di viaggio:

Questo libro mi è piaciuto moltissimo, lo trovo scritto con grande maestria e sicuramente perfetto come sceneggiatura di un film o di una serie televisiva. La bellezza del libro consiste nella fluidità del linguaggio di Saviano e del suo dialetto napoletano pop che, confrontato con il siciliano di Montalbano (sto leggendo proprio in queati giorni La giostra degli scambi),  sembra molto meno “caricato” e dunque più realistico e incisivo.

Mi sento di attribuire una valutazione di 5 Stelle! Di più non potrei. Da come me lo sono “spizzicato”, parola dopo parola, fino all’ultima riga,   col rammarico che stava finendo,  deduco che mi è piaciuto proprio tanto!

L’aspetto che mi ha colpito di più riguarda la famiglia dei protagonisti. Sono figli di piccoli borghesi, non particolarmente disagiati o socialmente emarginati. Sono insegnanti, casalinghe, artigiani eppure i loro figli hanno questo desiderio feroce di fare soldi, di avere tutto subito per goderselo fino in fondo senza freni, senza tenere conto della morte, della legge. E sono poco più che bambini! E vivono senza paura del dopo, aggrediscono l’amore e il sesso come fossero molto più grandi ed esperti.

Mi è piaciuto inoltre l’uso dei soprannomi e la loro etimologia che  evidenzia tratti significativi del loro corpo e della loro personalità. Bambini che corrono sui loro motorini tra i vicoli di Napoli incuranti del pericolo che rappresentano per sé e per gli altri. Le loro folli corse sono il loro test di coraggio, di forza e di potere. Questa è una realtà di una crudezza incredibile (si pensi al bimbo nel passeggino travolto senza pietà davanti ai genitori) e Roberto non ha fatto altro che registrarla. Una realtà presente nelle cronache giornaliere, che sfortunatamente esiste.

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Mi è piaciuta la natura  cinematografica della scena finale. Della mamma di Dentino in rosso seta con la sua simbologia forte di sangue e passione e con un immediato richiamo   visivo al drammatico cappottino rosso della bimba nel film di  Spielberg La Lista di Schindler (1993)

L’atmosfera del romanzo è travolgente ed io mi sono lasciato travolgere, sentendo quasi di essere a fianco dei protagonisti, non visto, a provare le stesse emozioni intense.

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R.Saviano-La paranza dei bambini. Giovani destini d’arme e di morte

 

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L’inizio è stato incerto. Scene conosciute, riferimenti a Gomorra, contesto riconoscibile. Poi il racconto ha messo le ali in modo avvolgente, coinvolgente e simbolico, come le ali tatuate sulla schiena dei paranzini.

Finita la lettura, rimane l’immagine forte del Mar Rosso, spartiacque doloroso ma promettente per la paranza dei bambini, per il lettore e, perché no, per il sequel della storia, magari in una serie TV, magari in un altro libro, a seguire le orme del magnetico e inquietante Nicolas.

stay-hungrystayfoolishNicolas Fiorillo è un adolescente affamato, non alla Steve Jobs, ma affamato di soldi, di riscatto sociale, di avventura, di potere sulle persone, sulla società e, perché no, sulle sue paure inconfessate. Come ottenere tutto ciò ora, cioè prima di ora, nel tempo giusto dei bisogni? Creando una “paranza”.

Parte allora l’ ascesa di Nicolas nel mondo della criminalità Napoletana, da Forcella il suo quartiere, all’intero mondo fuori. Travolge tutti nella sua escalation tragica. Intorno a lui gravita un mondo di adolescenti più o meno “compromessi” con il mondo grigio/nero dei quartieri partenopei. Nicolas o’Marajà mette sul piatto anche l’amore totale e totalizzante. Ha una ragazza che adora, Letizia,  punto di riferimento irrinunciabile.

Professori e famiglia

Nicolas proviene da una famiglia piccolo borghese, sua madre ha una lavanderia stireria e suo padre fa il professore di ginnastica. Non girano molti soldi in famiglia, ma quelli che entrano sono puliti e guadagnati onestamente. Nicolas ha anche un fratello, Christian che vede in lui il suo super eroe.

Molto pittoresca la coppia di professori che da ripetizioni speciali nel loro appartamento, zona di transito verso quello del boss agli arresti domiciliari. Fanno venire i brividi. Ci fanno sentire sul collo la vicinanza asfissiante di un mondo che non vorremmo proprio sentire così pericolosamente vicino. IL messaggio di Saviano è chiaro. Nessuno si può chiamare fuori da una trasformazione sociale e individuale che ha prodotto risultati tanto devastanti.

maturita_commissioneI professori si sa guadagnano poco e soprattutto non hanno un gran credito sociale. Molti giovani come Nicolas li considerano degli sfigati, morti di fame e non riescono ad apprezzarne le qualità morali e professionali perché a scuola non ci vanno proprio. E tuttavia Nicolas ha un professore, De Marino, che stima e al quale manda spesso segnali più o meno inconsapevoli, quasi a volergli dire:

“ehi, io sono qui, sono in grado di fare grandi cose, aiutami a incanalare la mia intelligenza in qualcosa che mi dia soddisfazione, che plachi la mia fame”.

Ma le spinte fuori sono troppo forti per competere con questi flebili segnali. Le piazze sono molto più sexy e offrono possibilità impensabili a chi se le sa prendere, trasferendo nella realtà tutti i suggerimenti dei videogiochi e dei film d’azione più amati dalla paranza dei bambini.

 

Destini d’arme e di morte

 

baby-gangLa conclusione del romanzo è narrativamente perfetta nella sua ineluttabile coerenza con gli eventi raccontati. Il destino narrativo coincide con il destino umano. Le armi diventano strumento fondamentale del realizzarsi di tali destini.

“L’arma è efficiente quando diventa un’estensione del corpo umano. Non uno strumento di difesa, ma un dito, un braccio, un cazzo, un orecchio. Le armi sono fatte per i giovani, per i bambini. È una verità che vale a qualsiasi latitudine del mondo[..] Maraja sapeva che ogni morte ha due volti. L’uccisione e la lezione. Ogni morte per metà è del morto, per metà è dei vivi…”

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Come tutta la produzione di Roberto Saviano, La paranza dei bambini è una testimonianza letteraria e sociale da  leggere per apprezzarne la raffinata scrittura e la pregnanza dei contenuti.

In vacanza 1. M.De Giovanni-Buio. Un nuovo incontro con i Bastardi di Pizzofalcone, mentre l’America brucia di razzismo

buio-MDGM. De Giovanni

Buio

La Biblioteca di Repubblica-L’Espresso 2016

 

Luglio 2016. Può apparire fuori luogo continuare a parlare di poliziotti buoni o problematici o comunque servitori dello Stato, quando si è ancora sintonizzati su quanto sta accadendo negli USA, dove una vera guerra razziale sta riesplodendo con virulenza. Anche a causa di comportamenti, non sempre limpidi, delle armatissime forze dell’ordine statunitensi nei confronti dei giovani afroamericani.

Ma il genere letterario tira, specie d’estate, e De Giovanni è abile nel tessere la trama di un bel noir, dove agli ingredienti soliti, (questa volta, il rapimento di un bambino, coppie scoppiate, mezzecartucce, soldi e usura e come sfondo, la solita meravigliosa Napoli) si aggiunge qualche edulcorato riferimento al razzismo.

La colonna sonora ideale di questo romanzo mi porta a  Certe notti di Ligabue.

Pagine ricche dell’ “atmosfera” di quelle notti in cui ne vedi di tutti i colori, specialmente nelle vite un po’ così dei bastardi di Pizzofalcone. Molto intense, tormentate, ma a loro modo complici e rilassanti. O notti da dimenticare o notti da vivere per lasciare il mondo fuori.

Sono sostanzialmente le vite di questi poliziotti di frontiera a catturare i lettori. E però, c’è un però. I lettori che hanno già incontrato la magica squadra, possono sopportare ad ogni nuova storia, senza batter ciglio, la ripetizione quasi pedissequa della presentazione dei protagonisti? Da dove vengono, dove vivono, la famiglia, i problemi etc etc.? Non ne sono tanto sicura. Certo si legge anche il secondo, ma dopo, si può tranquillamente archiviare la pratica dei bastardi.

Cristiana dell’Anna- Scuola di teatro a Londra, Un posto al Sole, Gomorra: storia di un talentuoso percorso artistico

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Foto da La Stampa 2 Giugno 2016

Mi piace la serie Sky Gomorra. Ho letto il libro che l’ha ispirata (la potenza dei romanzi di Saviano è ineguagliabile) ho visto con coinvolgimento totale la prima serie ed ora mi sto godendo la seconda.

Seguo Un posto al sole dalla sua prima puntata(1996) e, nonostante i suoi alti e bassi, le ovvietà melense, l’inconsistenza stanca di alcune ministorie e personaggi al suo interno, continua ad essere uno dei miei must televisivi.

gemelle UPAS

Dopo la premessa, passo a Cristiana dell’Anna. Una sorpresa e una conferma nel suo ruolo di Patrizia in Gomorra. La sua capacità di sdoppiarsi nelle gemelle Micaela e Manuela di UPAS, un corpo e due personalità ha subito colpito gli appassionati di questa storica “soap opera” italiana. Un talento naturale in un volto bello e molto espressivo, come tutto il linguaggio che il suo corpo parla. Le sue qualità camaleontiche e di personaggio “a tutto tondo” riaffiorano in Patrizia. C’è il seme del teatro Shakespearinao in lei. Talento, intelligenza e bellezza napoletana. Ad majora Cristiana!

 

“In un piccolo bar sul lungomare di Napoli, tra sole e penombra, Cristiana Dell’Anna, classe ’85, nuova protagonista della seconda serie di Gomorra, si racconta: «La scuola che ho fatto a Londra non era improntata solo sul metodo; ti insegnava tutte le strade, e tu potevi scegliere». Seconda di tre figli, genitori napoletani e anima da vagabonda: «Anche se viaggio tantissimo, l’idea di un tour mi mette ansia. Per un po’, mi piacerebbe rimanere nello stesso posto». 

 Parla di Shakespeare, della squadra del Napoli e del Leicester di Claudio Ranieri. Spiega la differenza tra pronuncia inglese e americana: «Sono innamorata di Londra. È una città che mi ha dato tanto». Patrizia, il personaggio che interpreta in Gomorra, è una ragazza forte e decisa. Sola, costretta a lavorare e a crescere i fratelli, alla fine arriva nella corte di Don Pietro Savastano, del quale diventa occhi, orecchie e voce. Per interpretarla, ha dovuto imparare di nuovo a camminare…” G.Tammaro  A Gomorra c’è anche Shakespeare. Male e bene all’ennesima potenza leggi tutto

E. Ferrante-L’amica geniale. Sfide

amica geniale 1-FerranteL’emozione di un regalo di compleanno speciale: la lettera di Lila

Lila sapeva parlare attraverso la scrittura…lei si esprimeva con frasi sì curate, sì senza un errore pur non avendo continuato a studiare, ma-in più- non lasciava traccia di innaturalezza, non si sentiva l’artificio della parola scritta. Leggevo e intanto vedevo, sentivo lei. La voce incastonata nella scrittura mi travolse, mi rapì ancor più di quando discutevamo a tu per tu: era del tutto depurata dalle scorie di quando si parla, dalla confusione dell’orale; aveva l’ordine vivo che mi immaginavo dovesse toccare al discorso se si era stati così fortunati da nascere dalla testa di Zeus e non dai Greco, dai Cerullo…”p 222.

 

 Bellissimo!

Non posso non riconoscere che questo romanzo è bellissimo. Tuttavia provo sempre un sussulto di “cuore anarchico” di fronte all’obbligo psicologico del “sequel” in  storie costruite per avere un “dopo”, per lasciare in sospeso un’emozione che pretende invece di giungere a compimento nell’attimo in cui viene generata.

Ma  non è certo il  bisogno di cogliere l’ attimo fuggente, è piuttosto una questione di vivere fino in fondo un “moment of being”, come direbbe Virginia Woolf, con le sue profonde esigenze psicologiche.

Tornando alla storia, è evidente in essa una costruzione perfetta della trama, dell’ intreccio e dei personaggi, in uno stile da cesellatore: dettagliato e immaginifico, quasi scaturisse dalle viscere del Vesuvio, per diventare polvere, fuoco, lapilli, schegge brillanti di parole. 

L’amica geniale è una storia scritta per me, baby boomer Abruzzese, classe 51, che non fa fatica a riconoscere ambienti e atmosfere centro-meridionali catalizzatrici di  epifanie infinite, nostalgiche, avvolgenti e respingenti allo stesso tempo.

È  la storia di un’amicizia /amore che rende le due protagoniste complementari e indissolubilmente necessarie l’una all’altra: la narratrice Elena, brava e diligente  e la volitiva Lila, che insegue i suoi sogni e i suoi progetti fino alla loro apparente realizzazione. Chi delle due è l’autentica amica geniale?

 Intorno a loro, sullo sfondo di una Napoli-post war, complessa e peculiare, crescono pulsioni, amori, odi, conflitti e soluzioni di ogni genere. 

Un paio di piccole epifanie

Le ore di studio, sveglia la mattina alle 5.

Diceva la mia mamma che a quell’ora il cervello funziona meglio, soprattutto per ripassare gli argomenti studiati superficialmente il pomeriggio precedente. Sarà, ma come è difficile lasciare il calore del letto per avventurarsi nelle gelide stanze della casa vuota di vita. Anche Elena sperimenta questa tecnica…

La mia improbabile gara di pittura 

Mario QuaragliaLe gare di  Elena e Lila, assomigliano alla mia gara di pittura con Bossi, il figlio del fioraio, quello che aveva un bel negozio di fiori e di cornici di fronte al piazzale della stazione di Avezzano. Di lui ricordo solo il cognome. Il solito professor Quaraglia che il destino, nei panni del Povveditore, aveva messo sulla mia strada sia alle medie che alle superiori, mi coinvolge in una gara di pittura.
Devo riprodurre un paesaggio a mia scelta; io scelgo un soggetto assurdo, un lungo viale, fiancheggiato da statue classiche, all’interno di un grande parco, o villa privata non ricordo bene. Compro la tela, i colori, forse ad acquarello. Tra mille difficoltà e crisi di identità artistica, copio la scena da un altro quadro o da una rivista. Dunque creatività zero e copia orribile.

Arriva il giorno del giudizio. Vengo invitata in 3A. Tutti maschi! Che vergogna. Bossi è lì,  biondo con gli occhi azzurri, alto, magro e sicuro di sè. Si avvicina alla cattedra portando sotto il braccio un “capolavoro”: un acquarello delicato e convincente, meravigliosamente incorniciato. Pronto per essere appeso in salotto.

Io, piccola, nera e occhialuta, reggo goffamente una tela macchiata di verde, senza senso, originalità e bellezza.
Vince il bel fioraio! Quando anche l’abito fa il monaco, ovvero l’apparenza è sostanza. Il professore mi consola e mi segnala con garbo le bellezze del mio capolavoro e le cose che andrebbero migliorate.

Rossa come un peperone esco dalla tana dei lupacchiotti e me ne torno nella mia confortevole e rassicurante classetta, tutta femminile. Che esperienza!

Continua…

Dopo una lunga traversata di circa 400 pagine vibranti, si materializza nella mente, ospite non gradita,  la parola continua…
Continuerò a leggere le altre puntate della trilogia plus?

 

marklund-finche morte non ci separiPer ora mi prendo una pausa e mi immergo nella  fredda atmosfera svedese di Liza Marklund. Ma sarà fredda davvero? Io un’idea ce l’ho.

Ho già  incontrato Annika, in TV…

Inghilterra chiama Italia su RAI3: in viaggio da Londra a Mosè e ritorno, con Simonetta Agnello Hornby e suo figlio George in carrozzella

Io e George a Londra: si parte

io e GeorgeVenerdì 20 Novembre è andata in onda su RAI3  la prima delle sei puntate di Io e George con Simonetta Agnello Hornby e suo figlio George. A bordo di una veloce e scattante carrozzella George si imbarca con coraggio e passione in questa avventura eccezionale.

In Inghilterra è molto frequente imbattersi in persone che guidano queste carrozzelle magiche. Nel docufilm ne abbiamo incrociata una, typically British, guidata con gran sicurezza da  una signora dal leggiadro cappello rosa.

George,  affetto da sclerosi multipla progressiva. sembra fare buon viso a cattivo gioco mentre sperimenta questa nuova mobilità in un viaggio della vita sempre sognato e giunto ora al nastro di partenza: Viaggio in Italia con mamma alla ricerca delle bellezze d’Italia, mai viste anche se sempre conosciute, spesso sui libri o  per bocca di questa mamma speciale, Palermitana, Italiana, Inglese e figlia dei suoi tempi in cui essere Internazionali era un pregio, un’opportunità, un’esperienza fondamentale nella vita. A dire il vero George è andato spesso in Sicilia a trovare i nonni con quello che lui chiama il Tubo (l’aereo), ma non ha mai visitato molte altre località italiane. 

Reform Club LondonLa prima puntata del Docufilm  mi è piaciuta moltissimo. I was really impressed dal linguaggio usato. George e Simonetta parlano un Italo-palermitano inconfondibile e un London-English altrettanto inconfondibile e naturale. La realtà che ci hanno mostrato è vera e affascinante. Il party con gli amici per augurare loro buon viaggio, l’esplorazione di Brixton, suburb un tempo degradato e ghettizzato e oggi un’area di gran pregio, soprattutto immobiliare.

Mi ha colpito il passo tenuto dai due: la mamma che corre avanti e il figlio che la richiama al rispetto di una cadenza comune, in cui lui sia davanti con una visuale sgombra da ostacoli. Ho sentito con loro gli odori del cibo che aleggia in tutti i quartieri della Grande Londra, la conversazione con il gelataio Calabro-piemontese, con il cameriere del Reform Club, casa del partito Whig di cui Simonetta è socia convinta. Ma non è tutto solo colore e folklore. George rappresenta la vita e i bisogni di chi si trova nelle sue condizioni.

la-mia-LOndra_Agnello-Hornby.pngCi sarebbe ancora molto  da dire su questo bel programma di RAI3. Peccato che sia trasmesso un pò tardi, ma la durata delle singole puntate permette di non sforare troppo nella notte profonda.

Nel programma ho ritrovato con piacere la stessa atmosfera di La Mia Londra, lo stesso garbo narrativo, la stessa passione e l’ orgoglio per essere quello che si è, nel profondo. Ho riconosciuto anche la stessa ironia Siculo-Londinese. Altre riflessioni su questo libro le potete leggere nella  recensione di Affascinailtuocuore.

Alla prossima puntata!

 

 

 

 

 


 

Io e George a Milano- 2 puntata

I due  intrepidi viaggiatori arrivano a Milano. Puntata scoppiettante. Esilarante la cena al ristorante tipico con disputa sulla preparazione della classica cotoletta: burro sì-burro no.

Impariamo a conoscere George, che in albergo, da buon Londinese si intrattiene in modo intelligente e empatico con il receptionist Ibrahim.

Ora arrivano le scarpe di George, ordinate online ad un laboratorio  che personalizza le snickers. le sue rivelano una scelta  identitaria molto originale! Union Jack  colorata di Italianità: verde-bianco-rossa.E tocco finale: less is more. A quando anche  un tocco di Sicilia? Grandioso.

Simonetta, intanto recupera la cugina immigrata terrona non economica, che porta ancora i segni ben nascosti  dietro un fisico di classe, di una integrazione non facilissima. Come la capisco! Insieme vanno  dal parrucchiere, anzi dalla parrucchiera. Cinese e bravissima. Un siparietto multiculturale da gran teatro di vita.

George prende il treno e il taxi  in carrozzina. E non servono parole.

Poi scopro con loro uno splendido esempio di archeologia industriale , la  “Factory Town”… a Crespi d’Adda

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Mi piacciono sempre di più. 


Io e George a Pisa- 3 puntata: miracoli

I nostri amici si dirigono verso Pisa, alla ricerca delle antiche origini della famiglia Agnello. George indossa le originali scarpe milanesi e sua madre ne è davvero impressionata! Simonetta guida un pò impacciata e porta George a destinazione, ma non vuole essere distratta.

pisa_piazza_miracoli02Pisa è spettacolare, la piazza dei miracoli avvolgente e stupefacente. La casa blu degli Agnello da su un lungarno magico. L’antenato di George era un bel “filibustiere”. Bella storia!

La loro lezione di Arte all’interno della Cattedrale di Pisa è fantastica, umana e normale: cosa è bello? per chi? perchè? George si sente sopraffatto, schiacciato dal potere religioso. Simonetta si sente sì schiacciata, ma dalla bellezza creata da uomini. I due mostrano qualche contrasto, anche sulla “cattolicità”, ma sono un bell’ ascoltare: ironico e punzecchiante.

all-interno-della-cattedrale-di-pisa-1600999Vicino Grosseto, in un paesaggio collinare incantato, gli Anglo-Agrigentini si incontrano. Si parla di nonne, di mamme chiocce, di creatività, di esercizio della fantasia. Camilleri e Simonetta spiegano a George l’ambiguità di certe parole in dialetto siciliano. Mòvete che per noi vorrebbe dire Muoviti! significa invece Stai fermo! Sti’ Siciliani, valli a capire! 

 

robot DoroPoi arriva la visita lunare alla casa domotica. George fa amicizia con  la bella napoletana giramondo in carrozzella e… con il Robot Doro che esegue gli ordini sgranando i suoi occhioni tondi.

 

Arrivederci a Roma, ragazzi! Sono sicura che ne vedremo delle belle…

 


 

Io e George a Roma- 4 puntata: Grandi bellezze

imagesIVGZ6RMB (2)Roma è immensa nella sua bellezza e nella sua storia. Attraverso  gli occhi degli Hornby, il quartiere EUR mi appare sotto un’altra veste. La sua architettura  e i suoi  vuoti e pieni di luce sono quasi lunari. George incontra parecchi ostacoli. I sanpietrini  non perdonano. Incontro con il presidente della Repubblica nella maestosità del Quirinale. Tutto è così istituzionale…

 

 

 

 


 

 

 

Io e George a Napoli- 5 puntata: Grandi dolcezze, forti emozioni  e cocenti delusioni

images6EHKT1J9Puntata commovente, ricca di emozione, anche rabbiosa. La fermata di Toledo della metropolitana è affascinante. Ma i treni? Assurdo, George deve controllare una rabbia  violenta che cerca di  farsi spazio nella sua testa. e nel suo cuore. Ma come è possibile che una metropolitana fatta tre anni fa, così bella e artistica, non abbia treni attrezzati  per permettere ai disabili in carrozzella di salire senza dover  chiedere aiuto  alle persone e sentire un profondo senso di disagio e di colpa. Però i segnali luminosi  fanno bella mostra di sé lungo la piattaforma. Assurdo! Le strade poi, impraticabili per George. Simonetta esplora la Napoli sotterranea ricca di  mistero e sorprese.

D’obbligo  passeggiare per San Gregorio Armeno. George compra cornetti e souvenir. D’obbligo  anche la scorpacciata di babà, di cui George è un grande estimatore.

Napoli è bellissima, dal traghetto che va in Sicilia, madre e figlio  ammirano il rosa diffuso del tramonto  sul Vesuvio e si strugge il cuore.

Finalmente La Sicilia!

thGDE19EHEIl 25 Dicembre  2015  va in onda l’ultima tappa del viaggio, ma io  riesco a guardarla solo oggi, 26 gennaio 2016.

Mi commuovo sia di  fronte alle meravglie di Palermo che di fronte alle sue inadempienze assurde. La scena dell’ascensore dentro il Palazzo dei Normanni è  terribile. Simonetta vive con  malcelata trepidazione l’ingresso di  George nella scatoletta. Pieghiamo i piedi, alziamo la pedana, pieghiamo di qua, pieghiamo di là, come se si stesse giocando con una bambolotto di gomma.

Per  fortuna  torniamo a Mosè, una miniera di  ricchezze naturali dove  Simonetta, felice e curiosa, si muove come una vera regina. Siamo  accolti nelle “gioie”  della grande famiglia, imbarazzata davanti alle telecamere, ma festosamente complice all’apertura dei regalini comprati da George lungo il viaggio. Nel  sentire i giovani ho avuto un sussulto. Mi sembrava di sentire e vedere i miei piccoli tre Londoners che cercano di parlare Italiano, su  incoraggiamento della nonna e del papà. Quite peculiar!

Magica è la gita alla Valle dei Templi. Ciascun membro della comitiva, compresi i ragazzi, hanno un loro scopo, e questo traspare dai singoli corpi e dalla loro andatura. Anche George riesce a soddisfare il suo bisogno, sulla sua irinunciabile  “macchinetta”.

Si conclude  nel relax il lungo viaggio degli  Agnello-Hornby. Dall’Inghilterra a Mosé. Affascinante!

 

 

 

M.De Giovanni, Ed Mc Bain e Mickey Spillane tra I Bastardi di Pizzofalcone

pizzofalcone-De GiovanniDe Santis Cecilia,

“Cognome e nome. È diventata questo, povera Cicia…”

ricca signora di mezza età, donna integerrima, moglie del notissimo notaio Arturo Festa, esponente di una facoltosa e prestigiosa famiglia napoletana, viene trovata nella sua bella casa con il cranio fracassato da una palla di vetro, di quelle piene di neve finta che cade su realtà improbabili. Kitsch ma a modo loro “affascinanti” e molto apprezzate dai collezionisti, e non solo. Donna Cecilia ne era totalmente catturata e ossessionata.

Indagano su questa morte misteriosa i poliziotti del commissariato di Pizzofalcone. Una squadra raccogliticcia, fatta di poliziotti con trascorsi dubbi, quasi in punizione in questo ufficio di frontiera civile, anche se nel pieno centro di Napoli, rimasto sguarnito a causa dell’arresto di quattro poliziotti bastardi.

Nella nuova squadra, spicca L’ispettore Lojacono il Siciliano, diventato famoso per aver risolto il misterioso caso del Coccodrillo. Tutti si trascinano dietro una vita privata tra il misterioso e l’ossessivo.

“Si tratta di un distretto non molto vasto ma assai popoloso, che abbraccia una parte dei Quartieri Spagnoli e giù fino al lungomare. Quattro mondi, insomma: come si diceva una volta, basso proletariato, borghesia impiegatizia, alta borghesia commerciale e aristocrazia. Tutto, meno che l’industria, in tre chilometri scarsi.”

boule%20neige(1)Come in molti casi di omicidi nel mondo dell’alta società, la storia ci fa incontrare mariti fedifraghi e irriconoscenti, amanti maliarde e incontenibili, segretarie innamorate, collaboratori fedeli ma imprevedibili, nobildonne chiacchierone e scontrose, vecchiette curiose e sgradevoli. Qui, in aggiunta, ci sono badanti bulgare facili target di sospetti e accuse, giovanissime popolane consapevolmente sfruttate e felici, madri orribili. La città, complice meravigliosa, ospita e accoglie le storie di tutti, con Eduardo e il Monacello.

Con il suo stile scorrevole e interessante De Giovanni gioca abilmente con alcune figure retoriche (Il profumo del sorriso, la serranda che trattiene la notte… ) che ingentiliscono e rafforzano allo stesso tempo la sua narrazione. Tuttavia ci si imbatte spesso nei luoghi comuni tipici delle descrizioni di protagonisti di storie di questo tipo.

1diario di un assassinoTra un capitolo e l’altro il narratore ci mette a fianco anche la persona che ha commesso il delitto: Uomo? Donna? Sappiamo che si tratta di questa persona dallo stile del carattere di stampa: il corsivo, quasi fogli di un diario disperato. Dalle sue parole trasuda emozione allo stato puro, che lancia un’ulteriore sfida al lettore.
Si arriva alla conclusione della vicenda con l’attenzione e la soddisfazione tipiche del post-climax noir. Sentiamo tuttavia che qualcosa di importante sta ancora per succedere. Ma ci attende la sorpresa, e una grande apertura verso il futuro dell’ispettore e dello scrittore…

Padri e scontrini
McbainDe Giovanni ha letto e amato Ed McBain/Evan Hunter/Salvatore Albert Lombino In Date una mano all’87° distretto (1960), colpisce l’umanità, lo sguardo simile alle atrocità umane, ma soprattutto alle debolezze, anche dei potenti. E se cercate altre somiglianze con De Giovanni, andate ad incontrare i poliziotti dell’87° ovviamente, e Mr Tudor, con il suo amore, il suo dolore e la sua follia. E tanta pioggia.

“Richard Genero, 87° Distretto, semplicemente detesta uscire di pattuglia, e odia farlo sotto una pioggia battente. Quello che però odia ancora di più sono le sorprese, specie se macabre. Tipo trovare, alla fermata di un autobus, una borsa con dentro una mano mozzata. Chi stava attaccato a quella mano? E chi è il fantomatico personaggio in impermeabile nero che ha abbandonato la borsa per poi dileguarsi in autobus? Per Steve Carella e per la sua squadra di investigatori parte una tetra caccia. Prima che l’87° si trovi davanti anche di peggio” Quarta di copertina

ti ucciderò spillaneParlando di padri, ritrovo tra i miei libri sparsi anche Ti ucciderò (1947) di Mickey Spillane/Frank Morrison con il suo famosissimo detective Mike Hammer. Intemezzo di autentica dolcezza la svolta di Bobo Hopper, piccolo, inconsapevole corriere della droga, che dedica la sua nuova vita all’allevamento delle api.

“…è proprio uno spasso. pensa che mi riconoscono Mike. Quando metto la mano vicino all’alveare non mi pungono mai. Mi camminano sopra. Dovresti vederle…”p.67

La storia e la sua conclusione non riservano grandi sorprese. I meccanismi sono i soliti e non è difficile scoprire il colpevole. Le atmosfere però sono coinvolgenti e rendono la lettura piacevole, fino alla fine. Un pò di sesso, un pò di splatter (ricordate il cranio fracassato di Donna Cecilia?) e varia umanità americana degli anni d’oro del noir.

scontriniRicorre nelle storie dei tre giallisti l’indagine sugli scontrini-chiave di volta: De Giovanni li scova nel negozio delle palle di neve, Mc Bain nel negozio di abbigliamento freak, Spillane nel negozio di libri vecchi, tra polverosi annuari di college USA. Lo stratagemma appare più plausibile nel mondo americano, dove ogni minima transazione viene registrata e dove persino un delinquente del calibro di Al Capone viene sbattuto in prigione per evasione fiscale. Da noi la strada è ancora lunga, ma la finzione narrativa può aiutare.

A presto per un tuffo nel passato insieme a un altro padre, Raymond Chandler, quando adolescente rubavo a papà i “gialletti”(così li chiamava lui) per trascorrere qualche pomeriggio estivo e noioso nel mondo avventuroso dei detective americani.

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