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    15 gennaio-Giornata Mondiale del Rifugiato 2017-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

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  • Stragi di Maggio: sempre più vite spente, da Manchester Arena al Mar Mediterraneo. Bambini, Giovani, Adulti

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    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

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    18-22 Maggio 2017. È Oltre il confine il tema del 30° Salone Internazionale del Libro di Torino.

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Cristiana dell’Anna- Scuola di teatro a Londra, Un posto al Sole, Gomorra: storia di un talentuoso percorso artistico

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Foto da La Stampa 2 Giugno 2016

Mi piace la serie Sky Gomorra. Ho letto il libro che l’ha ispirata (la potenza dei romanzi di Saviano è ineguagliabile) ho visto con coinvolgimento totale la prima serie ed ora mi sto godendo la seconda.

Seguo Un posto al sole dalla sua prima puntata(1996) e, nonostante i suoi alti e bassi, le ovvietà melense, l’inconsistenza stanca di alcune ministorie e personaggi al suo interno, continua ad essere uno dei miei must televisivi.

gemelle UPAS

Dopo la premessa, passo a Cristiana dell’Anna. Una sorpresa e una conferma nel suo ruolo di Patrizia in Gomorra. La sua capacità di sdoppiarsi nelle gemelle Micaela e Manuela di UPAS, un corpo e due personalità ha subito colpito gli appassionati di questa storica “soap opera” italiana. Un talento naturale in un volto bello e molto espressivo, come tutto il linguaggio che il suo corpo parla. Le sue qualità camaleontiche e di personaggio “a tutto tondo” riaffiorano in Patrizia. C’è il seme del teatro Shakespearinao in lei. Talento, intelligenza e bellezza napoletana. Ad majora Cristiana!

 

“In un piccolo bar sul lungomare di Napoli, tra sole e penombra, Cristiana Dell’Anna, classe ’85, nuova protagonista della seconda serie di Gomorra, si racconta: «La scuola che ho fatto a Londra non era improntata solo sul metodo; ti insegnava tutte le strade, e tu potevi scegliere». Seconda di tre figli, genitori napoletani e anima da vagabonda: «Anche se viaggio tantissimo, l’idea di un tour mi mette ansia. Per un po’, mi piacerebbe rimanere nello stesso posto». 

 Parla di Shakespeare, della squadra del Napoli e del Leicester di Claudio Ranieri. Spiega la differenza tra pronuncia inglese e americana: «Sono innamorata di Londra. È una città che mi ha dato tanto». Patrizia, il personaggio che interpreta in Gomorra, è una ragazza forte e decisa. Sola, costretta a lavorare e a crescere i fratelli, alla fine arriva nella corte di Don Pietro Savastano, del quale diventa occhi, orecchie e voce. Per interpretarla, ha dovuto imparare di nuovo a camminare…” G.Tammaro  A Gomorra c’è anche Shakespeare. Male e bene all’ennesima potenza leggi tutto

P. Modiano-Dora Bruder. Storia di un’ossessione parigina

dora.pngTempo fa, ho chiesto aiuto ai miei amici lettori per decidere da dove iniziare a scoprire il Nobel della Letteratura 2014, Patrick  Modiano. Qualche suggerimento è arrivato. Si parte senz’altro da  Dora Bruder, considerato da molti il suo primo grande libro.  

“Si cerca una ragazza di 15 anni, Dora Bruder, m 1,55, volto ovale, occhi castano-grigi, cappotto sportivo grigio, pullover bordeaux, gonna e cappello blu marina, scarpe sportive color marrone. Inviare eventuali informazioni ai coniugi Bruder, Boulevard Ornano 41, Parigi.”Posiz. 55-56

 

Bruder 15 anni, figlia di immigrati ebrei, Austriaco il padre, Ungherese la madre, inghiottita nel 1942 dal mostro nazista, Dora rappresenta il paradigma dell’innocente travolto dalla cattiveria e dalla disumanizzazione della politica.   Modiano cerca ostinatamente, con la pignoleria di un burocrate Kafkiano, di rintracciare nella  sua vita di adolescente brandelli di esistenza umana, prima della tragedia finale.

Parigi, talora spettrale e surreale, diventa città mappa, città stradario, città fagocitata dal burocratese degli uffici pubblici.  La fredda scrittura  adottata sembra voler sottolineare il distacco di un  osservatore quasi “incolpevole” di quanto accaduto a Dora e a milioni di altri come lei. Attenersi ai fatti, registrare meticolosamente l’evento senza  troppi segni di interpretazione e di pietà. Riempire modulo. No, non ha diritto a ritirare il documento, ha la delega? È parente? Chieda la deroga, se vuole al:

“Palazzo di Giustizia, Boulevard du Palais 2, terza sezione di stato civile, quinto piano, scala5, stanza 501. Da lunedì a venerdì, dalle 14 alle 16.”Posiz.144.

Così comincia il percorso infernale, anch’esso un po’ Kafkiano, per ottenere il certificato di nascita di Dora Bruder!

i MiserabiliLungo la strada   Modiano incontra quelle che ama definire “Coincidenze letterarie”. Sono diverse.  Mi colpisce il riferimento a I Miserabili di V. Hugo: Dora come Cosette? Cosette e Jean Valjean in fuga attraverso i quartieri bui e malfamati della città, come Dora e i suoi genitori? Perchè Modiano sente il bisogno di ripercorrere i passi dei Bruder verso il baratro? Bisogno mai sopito di ricordare al mondo le brutture di un passato recente e indegno di un’umanità evoluta?

 

Dora1.jpgLa vita di Dora, le strade che può aver percorso, le cose che può aver visto, i palazzi, i negozi, le scuole risvegliano nel giovane Modiano ricordi di adolescenza, ma che differenza tragica nelle loro esperienze!

“L’indirizzo è nel XVIII arrondissement di Parigi, non distante dal mercato delle pulci di Saint-Ouen: un quartiere che Modiano conosce bene per averlo frequentato durante gli anni sessanta, anche se il n. 41, accanto al Cinéma Ornano, non ha mai attirato la sua attenzione. È forse questo il movente che fa scattare la curiosità della ricerca.”Wikipedia

La fuga di Dora dal tetro collegio delle suore del Sacro Cuore di Maria è l’estremo tentativo di liberarsi di una maschera non desiderata, di esplorare un mondo aperto che per ora le è negato. Purtroppo non abbiamo notizia di come il cuore e il cervello di Dora abbiano reagito a queste nuove sensazioni.

“la fondazione del Sacro Cuore di Maria era chiamata a rendere eminenti servigi ai bambini e alle adolescenti di famiglie disagiate della capitale”Posiz.346

 

Dora-Bruder-evidenziazioni_thumb.jpgApparentemente  distaccato e poco coinvolgente nel  suo registro burocratese, volutamente neutrale,  quasi “frozen” , il libro mi attira, paradossalmente,  proprio grazie a queste sue caratteristiche. Trovo che in fondo lo stile di Modiano, così puntiglioso, pieno di dettagli inutili che impediscono alla narrazione di assumere un ritmo coinvolgente, riesca, in un certo senso, a rendere più intenso il senso di disagio del narratore e del lettore per gli eventi di quel tragico periodo. E ravviva anche  il senso di colpa verso persone come i Bruder  che possono all’ improvviso diventare quasi trasparenti e leggere, come nuvole che trascinate da un vento malefico, si dissolvono nel nulla, senza lasciare traccia.

 “Sono persone che si lasciano dietro poche tracce. Quasi anonime. Non si distinguono da certe strade di Parigi, da certi paesaggi di periferia dove ho scoperto, per caso, che avevano abitato. Ciò che sappiamo di loro si riassume spesso in un semplice indirizzo. E questa precisione topografica contrasta con quanto ignoreremo sempre della loro vita… con quel vuoto, con quel grumo di ignoto e di silenzio.”Posiz. 252

Alla fine, la storia ti lascia una profonda amarezza, accompagnata da un desiderio di fuga, forse solo temporaneo, dai libri di Modiano,

Meridionali a Pontida, che amarezza.

Non mi attira particolarmente parlare di politica o dei politici, ma il raduno di Pontida di Domenica mi ha davvero fatto male.

Vedere sventolare i ben noti vessilli dei secessionisti accanto a quelli dei Pugliesi, dei Siciliani e dei Meridionali in genere, mi è sembrato davvero troppo.

Sentire il segretario della Lega urlare il suo programma di liberazione del Salento e della Sicilia è stato tragicomico.

Ma come si fa a seguire uno così, ad avere fiducia in lui e a non leggere nel suo corpo e nelle sue urla la sete di potere che lo pervade? Disperazione da ultima spiaggia? No. Non può e non deve essere questo. Ci sono sempre alternative migliori.

La lettera di Tre Fieri Meridionali al Direttore di la Stampa di oggi da voce a questa mio malessere:

lettera La Stampa - Copia (3)

Una Meridionale in Veneto

Ho scoperto un Pastore: Menashe Kadishman

Menashe KadishmanRicordate  Fil,  nella mia recensione di  Non so niente di Te di  Paola Mastrocola?

E il pastore della Vergine Azzurra di Tracy Chevalier?

E  la  mia sorpresa nei confronti delle pecore protagoniste letterarie?

E ricordate anche  il fascino magico del mondo agricolo di Mornings in Jenin di Susan Abulhawa?

Oggi un nuovo incontro “pastorale” attraversa il mio cammino…pecore M_Kadishman

 Il “pastore” che portò il suo gregge alla Biennale di Elena Lowenthal (La Stampa), mi ha aperto un mondo che ignoravo, quello di Menashe Kadishman, della sue pecore e della sua arte, che certamente si armonizza con tutti gli scenari narrativi  delle opere citate sopra:

”  Kadishman…nasce a Tel Aviv nel 1932 ma facendo il servizio militare in fanteria  viene “folgorato” dall’incontro con le pecore…

Nel 1978 porta alla Biennale di Venezia il suo gregge-vivo, vero e colorato…(Ermanno Tedeschi, intervistato nell’articolo citato)”

 

B.Yoshimoto-Sonno profondo: esperienze di viaggio verso la vita adulta

sonno profondo

B. Yoshimoto

Sonno Profondo

Feltrinelli, 1989

Sono contenta di averlo letto. Da tempo pensavo di farlo, da quando ne sentivo parlare dai miei studenti. Soprattutto dalle ragazze. Oggi ritrovo nelle parole e nelle ossessioni raccontate da Yoshimoto molte delle tempeste esistenziali che mi trovavo di fronte durante le lezioni di Letteratura Inglese.

Nelle tre storie Sonno profondo, Viaggiatori nella notte e Un’ esperienza si accavallano, spesso come in un incubo, viaggi, sonno, contrasti luce-buio, alcol, amore, rapporti di coppia, triangoli, incontri fatali. E ancora, il lavoro part time, la vita, la malattia, le verità taciute a se stessi e agli altri, la morte, il suicidio, la vita oltre la morte. E il freddo, tanto freddo, la neve, tanta neve e silenzi profondi come il sonno.

Tra i personaggi si insinua una incomunicabilità feroce. Le parole non riescono quasi mai a reggere il ritmo del pensiero e delle emozioni. A questo vuoto totale viene fortunatamente in soccorso il linguaggio inequivocabile del corpo, attraverso il sonno, per esempio, in cui sprofonda spesso e volentieri Terako, la protagonista del primo racconto.

“Quando stavo con lui ero una donna muta” , dice di sé.

neve a TokioIl “lui” di cui parla è il suo amante. Un uomo sposato con una donna molto malata, quasi un vegetale ormai, che “lui” non può e non vuole abbandonare, ma che è  sempre tra loro e con loro.

Sono storie di giovani donne che si affacciano alla finestra del mondo reale e lo affrontano a viso aperto,  con le loro fragilità e il loro entusiasmo. A volte riescono ad entrare nel mondo degli adulti senza troppe cicatrici, a volte abbandonano il terreno di lotta e vanno altrove …

“Sapendo di bere troppo, mi ripeto sempre che dovrei limitarmi, così di giorno decido fermamente che alla sera ridurrò al minimo la quantità di alcol, ma quando la sera arriva e tocco il primo bicchiere di birra, dopo non so più come fermarmi, e mi preparo un altro bicchiere, questa volta di gin tonic. E poi un altro e un altro ancora, mentre la notte avanza e la dose di gin aumenta sempre di più.” p.109 Un’esperienza

I tre racconti  confluiscono in una storia unica e antica: quella dell’universo femminile, così incline all’attrazione verso il partner sbagliato, alla lotta neve a Tokyo2feroce contro le rivali, ma anche ad una certa solidarietà di genere, riscoperta quando ormai sembra essere troppo tardi.

Gli uomini sono incasellati in categorie diverse: quelli che scappano inseguendo il sogno di un amore americano, o fuggono dalle proprie responsabilità o da donne difficili da gestire; quelli che tornano; quelli che rimangono ad ascoltare, pochi in verità, e quelli in preda al terrore esistenziale, che hanno bisogno di una donna a pagamento che resti sveglia nel letto, sempre pronta a coccolarli di notte, quando si svegliano tormentati dai loro incubi. Yoshimoto non ci risparmia personaggi davvero surreali, come il nano medium che aiuta Fumi a risolvere il suo rapporto doloroso con l’amica Haru, morta suicida a Parigi.  L’affascinante mondo giapponese ingloba tutto con un soffice manto di neve, fino quasi a soffocare emozioni e persone.

YoshimotoIl ricco cocktail di sensazioni e turbamenti viene trasmesso al lettore in modo molto efficace, in prima persona. La stessa Yoshimoto ammette che c’è molto della sua personale esperienza nelle storie narrate.

Ed è proprio il racconto in prima persona che in qualche modo porta alcuni lettori ad immedesimarsi in  situazioni che potrebbero aver vissuto in un dato momento della loro vita.

Ho letto questo libro per tornare un attimo indietro nel tempo, in un’altra dimensione. Ora lo prendo e lo riporto su, a dormire tra le cose di una giovane donna in viaggio, alla ricerca della “sua” dimensione, lontano da quel paese la cui bellezza sembra invece aver conquistato Banana Yoshimoto. Suggestivo il suo ringraziamento all’Italia, con il quale saluto le tre storie, senza particolare rimpianto:

“L’Italia è un paese dove riesco con grande naturalezza a essere me stessa e contemporaneamente a diventare una persona dalle infinite sfaccettature. Posso essere una giovane fanciulla, una donna matura, oppure una scrittrice consapevole di sé, un cucciolo fedele, una dea innamorata dell’arte, una viaggiatrice con lo zaino sulle spalle, una turista insaziabile, una fanatica della cucina, e poi ancora e ancora, mille altre cose.

Paese che accogli tutto, che aiuti la bellezza degli esseri umani a fiorire, fantastica Italia, ti adoro” Postscriptum edizione Italiana.

Deviazione inaspettata: Gramellini, Yoshimoto  e la capacità di ascolto

Buongiorno Gramellini 19 dic2014 001Cosa unisce il Buongiorno di Massimo Gramellini a Sonno Profondo di  Banana Yoshimoto? Non lo so.

So però che leggendo “Gentili ascoltatori” del 19 Dicembre 2014, in cui  Massimo ringrazia  Telefono Azzurro, da 50 anni al servizio di chi ha bisogno di essere ascoltato e aiutato, si è come materializzata Yoshi, amica speciale di Terako. Audace connessione.

telefono azzurroI giovani angeli di Telefono Azzurro ascoltano in silenzio, assorbendo tutti i malesseri psicologici  di bambini e adulti che non trovano più ascolto intorno a sé a casa, al lavoro, a scuola, restituendo comprensione, empatia e speranza. Yoshi assorbe invece i turbamenti al limite del patologico degli uomini che l’affittano  per tenerla accanto nel letto, pronta ad intervenire per consolare e confortare il povero disgraziato assalito da incubi feroci.

Cosa c’entra  Telefono Azzurro con questa storia? Forse la capacità di  ascoltare ed ascoltarsi in profondità come chiave per vivere meglio con gli altri e con se stessi?

Gramellini inizia così il suo Buongiorno :

“essendo fornito di una sola bocca ma di ben due orecchi, l’essere umano dovrebbe dedicare all’ascolto degli altri il doppio del tempo che riserva all’emissione dei fiati”.

M.Zusak-The Bookthief ovvero la splendida Storia di una Ladra di Libri

the bookthiefSubito dopo aver finito il libro, l’ho chiuso e  ho alzato lo sguardo. Attraverso le tende bianche e traforate, gli occhi si sono riempiti di azzurro e oro. Filtrano magici dal tessuto leggero il celeste nitido del cielo e il prezioso sole dorato.

L’aria è tersa e ormai dimentica del brutto tempo degli ultimi giorni. Ed io penso subito  a Liesel che con i suoi bollettini meteo cerca di descrivere il “mondo fuori” a Max. 

Da dove comincio per comunicare le innumerevoli suggestioni di questo romanzo? Decido di prendere in prestito dalla superattiva narratrice, Nostra Signora Mortele parole della sua Ultima Postilla. Sono  simili a quelle che già andavano prendendo forma nella mia mente per riassumere il senso di questa storia così speciale:

“Avrei voluto dire tante cose alla ladra di libri, parlarle della bellezza e della brutalità. Ma cos’altro avrei potuto dire che lei già non sapesse? Volevo spiegarle cha da sempre mi capita di sovrastimare o sottostimare il genere umano…di rado mi limito a stimarlo. Volevo domandarle come potesse una medesima cosa essere terribile e splendida allo stesso tempo e le sue parole dure e l’unica verità che conosco davvero. Nulla di tutto ciò mi uscì dalla bocca. “(p.562)

 Monaco-Baviera-Germania_-Autore-Richard-Huber_-Licenza-Creative-Commons-Attribuzione-Condividi-allo-stesso-modo-600x330La storia di Liesel Meminger, data in adozione agli Hubermann da una madre disperata, è la storia di un viaggio di formazione, (non a caso parte da un treno che perseguiterà la ragazza nei suoi incubi ricorrenti) tra le strade e le genti di Monaco negli anni cruciali che accompagnano l’Europa verso un destino sciagurato di discriminazione, guerra e morte. Sono anni cruciali anche per Liesel che vede morire il fratellino, soffre l’abbandono della madre e si trova costretta ad accettare una nuova mamma e un nuovo papà. Gli inizi sono drammatici, ma dopo…

Affascina in questo libro la freschezza dei protagonisti e lo spaesamento che essa produce nel lettore. Nonostante il contesto funereo e tragico della Germania nazista, i bambini sono bambini e giocano in strada, rubano mele dagli alberi e combinano marachelle. E muoiono, anche.

 

Liesel e Max_i sogni

Illustrazioni di Trudy White

Liesel Meminger gioca e cresce con Rudy Steiner, un compagno fuori dagli schemi anche per la feroce e pericolosa  passione verso il suo  mito: il  grande  atleta nero  Jesse Owens.

Liesel aiuta mamma Rosa isterica e borbottona, a prelevare e riportare il bucato ai clienti che possono permettersi i servizi di pulitura e stiratura;

Impara pian piano a gestire i suoi incubi e le sue tristezze anche prendendosi cura, insieme ai suoi, dell’ ebreo Max, confinato nella cantina di casa. Con lui crea letteratura e arte. Max scrive per Liesel un meraviglioso libro illustrato in cui registra ogni minuto, ogni sensazione, ogni piccolo evento della sua vita clandestina nella cantina degli Hubermann. 

Max Valuables

Illustrazioni di Trudy White

Liesel impara a leggere sotto la guida paziente e amorevole di papà Hans dagli occhi d’argento, imbianchino creativo, suonatore di fisarmonica e  armonizzatore di colori:

“L’Arte di mescolare le tinte… La bravura di Papà nel suo mestiere faceva crescere ancor di più il rispetto per il genere di uomo. Spartire pane e musica era bello e buono, ma lo era anche saperlo molto bravo nel suo lavoro. L’abilità attrae”.

  Una narratrice speciale, Nostra Signora Morte, contribuisce a far immergere il lettore in un’atmosfera quasi gotica. E tuttavia, questa entità universale si lascia penetrare empaticamente, quasi avesse un’anima. 

Il sogno del pugile

Il direttore orchestra

Illustrazioni di Trudy White

Nel sogno di Max, ventiquattrenne pugile ebreo,  i due contendenti sono  lo stesso Max  e Lui, Il Führer Adolf Hitler che, sebbene alle corde, non ci pensa proprio a darsi  per vinto. Non può farsi sconfiggere da un piccolo, insignificante ma, per sua natura, pericoloso ebreo. E allora ricorre a quella che diventerà una delle sue armi letali: le parole di propaganda.

“Le parole erano visibili: gli cadevano dalla bocca come gioielli…”

markus zusakZusak usa termini splendenti e ammalianti per descrivere l’ ars oratoria del terrificante Hitler, chiave di volta della sua sciagurata carriera politica…

Nella biblioteca di Ilsa Hermann

Liesel nella bilbioteca del sindacoLiesel è fantastica e il suo rapporto con i libri è tra i più freschi e vitali che abbia mai incontrato in un romanzo. I titoli dei libri che ruba mi riportano in un certo senso al Viaggiatore di Calvino. Essi riproducono, insieme, una sorta di never-ending-story, in cui ciascuno rappresenta un passo ulteriore nella definizione della grande storia narrata.

  “Bastardi, pensò. Adorabili bastardi. Non rendetemi felice. Non riempitemi, per favore, non lasciate che mi persuada che qualcosa di buono possa venire fuori da tutto ciò[…]

Strappò una pagina dal libro e la lacerò in due. Poi un intero capitolo. Poco dopo non ci furono che brandelli di parole sparsi tra le sue gambe e tutto intorno a lei. Le parole. Perché dovevano esserci le parole? Senza parole non ci sarebbero stati il Führer, né prigionieri zoppicanti, nessun bisogno di conforto o giochi di prestigio per farci sentire meglio. Che bene facevano le parole? (p.533)

 Fortunatamente la guerra non riesce a spegnere le anime. La vita non finisce  e la lotta degli umani per la sopravvivenza continua ad essere scritta e letta tra le rughe dei protagonisti e tra le righe dei loro libri.

 

***LA LADRA DI LIBRI: ULTIMA RIGA***

Ho odiato le parole e le ho amate,

e spero che siano tutte giuste. 

albero-di-Liesel2.jpg

Affascinailtuocuore_tagxedo creator

 

Lettere dall’oggi

  

QUANDO LA REALTÀ SUPERA LA FANTASIA

***Massimo Epifanio, decoratore, è un Ladro di Libri***

La pena giusta per lui?

“essere affidato ai servizi sociali. Lavorando in una bilbioteca…”

Dalla lettera di Stefano Bottoni a

La Stampa

12 Luglio 2014

Piacevole casualità: Se Il treno coast to coast finisce su un binario morto. Franzen, Semprini, e le ferrovie Americane

southwestchief_coast to coast trainProprio oggi, ad un giorno dalla pubblicazione della mia recensione  di The Corrections di Franzen, leggo su La Stampa l’articolo di Francesco Semprini Usa, il treno “coast to coast” finisce su un binario morto. Mancano fondi per la manutenzione dello storico Southwest Chief.

image_thumb.pngLa trovo una piacevolissima casualità da condividere. Gary,  amante dei modellini di treni,  ma soprattutto Alfred, suo padre, che è stato dentro la storia delle ferrovie americane, lavorandoci come ingegnere, proverebbero un gran sussulto emotivo nel leggere questa notizia.

L’articolo di Semprini comincia così:

Percorre quotidianamente la strada ferrata che si snoda su oltre 3.600 chilometri attraverso otto Stati, collega 31 città dall’est all’ovest degli Stati Uniti, e trasporta circa mille persone ogni giorno. È il «Southwest Chief», il treno che unisce Los Angeles a Chicago, unica porta d’accesso ferrata tra le due coste degli Usa, erede del «Super Chief», il «treno delle star», simbolo del riscatto americano dalla Grande Depressione…qui tutto l’articolo

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