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B.Hrabal-Ho servito il re d’Inghilterra. E così l’incredibile divenne realtà…

 
Il libro di carta


Ottobre 2006 “…una cosa vi accomuna: i reali inglesi”
Anna

clip_image004Chi è Anna? A chi dedica il libro? E da dove arriva questo libro? Mi arriva per posta ordinaria dall’Inghilterra, a seguito di un mio ordine su Amazon. Avevo richiesto un libro nuovo. Non amo i libri usati. Mi piace viaggiarci dentro per prima e lasciarci le mie tracce. Sento un certo disagio, come un senso di violazione della privacy nel soffermarmi sulla dedica.

Poi mi rassegno e comincio a ripercorrere con rispetto le orme di Anna, che, leggera, ha attraversato questa storia, senza lasciare segni sfacciati sulle pagine. A parte la dedica, che solo il destinatario di questo dono prezioso ha saputo decifrare.

 Addentriamoci ora nei cinque capitoli del libro, e della vita  del signor Ian Ditie, apprendista cameriere.

Un bicchiere di granatina

L’apprendista cameriere Ian Ditie, inizia il suo servizio all’Hotel Praga. Ha fatto esperienza alla stazione dei treni come venditore di panini, mostrando competenza, professionalità e tanta furbizia…

 

 

 

clip_image006

Sul lavoro Ian incontra personaggi davvero bizzarri, come il poeta Tonda che si paga le spese con le copie del libro su Gesù, da lui scritto, e pubblicato a proprie spese.

All’ Hotel Praga d’oro fa conoscenze molto utili tra i commessi viaggiatori. In particolare con il grasso signor Walden, venditore di bilance affettatrici Von Berkel, che  gli insegna il valore e l’utilizzo del denaro…

“I soldi ti apriranno la strada dappertutto”

dice il signor Walden rimirando con sguardo compiaciuto il pavimento della stanza, tutto ricoperto di banconote. Che sagoma quel commesso viaggiatore che buttava manciate di monetine dalla finestra, certo che gli ritornassero indietro banconote da cento! E non aveva tutti i torti.

Ian incontra iI rappresentante della sartoria che fabbrica manichini su misura, gonfiati come palloncini; incontra  il re della gomma con i suoi articoli per il “piacere sessuale”. A proposito, il nostro eroe prende le prime mosse nel mondo del sesso e lo fa come da tradizione in una casa “dedicata”, ma con tanta poesia e tanti fiori, romanticamente.

 treni-strettamente-sorvegliati_robydick_thumb.jpgIan si vede piccolo e insignificante, ma non per questo si perde d’animo.  Salta su come in un pop-up book , davanti ai miei occhi come il fratello gemello  del protagonista di Treni strettamente sorvegliati, di Jiri Menzel (premio Oscar al miglior film straniero 1966), tratto dal romanzo di Hrabal.

mulino pragheseStanco di pensare ai commessi viaggiatori, Ian passa a considerare la loro biancheria. E scatta l’epifania.

Se la cambiavano nei bagni pubblici Carlo e la gettavano fuori dalla finestra sul mulino, e sua nonna era pronta ad agganciarla…scene di vita di una piccola imprenditrice:

 “…la fortuna di tutta la sua vita consisteva nell’aver ricevuto in affitto quella stanzetta al mulino, giusto accanto ai bagni pubblici[…]E la sera poi era bello quando, nel buio, all’improvviso, da una finestra del gabinetto dei bagni pubblici Carlo volavano fuori delle mutande bianche, una camicia bianca sullo sfondo scuro della voragine del mulino, nel rettangolo della nostra finestra quella camicia bianca o quelle mutande bianche lampeggiavano un istante, e mia nonna riusciva ad acchiapparle al volo col gancio prima che cadessero giù nel profondo[…]e poi l a biancheria lei la lavava e la riparava e la metteva in ordine nel cassettone, e poi la portava in giro per i cantieri e la vendeva ai muratori e ai manovali…”

 

L’albergo Tichota

 “era bello come nelle favole, come una costruzione cinese, come la villa di qualche enorme riccone in Tirolo o da qualche parte in Riviera, era bianco con un tetto rosso di tegole che saliva come a onde, le imposte a tutti e tre i piani erano verdi con gli scuri…”p.49

 Qui tutto funziona con un codice ben preciso: il fischietto e le sue diverse modulazioni. È il fischietto del proprietario in carrozzella, il signor Tichota, con una passione particolare per i lavori femminili, specialmente per quell’aggiustare i fiori nei vasi, nei centro-tavola, nelle camere, perché il tutto non avesse solo l’aspetto di un albergo, ma di un vero e proprio ambiente Biedermeier, accogliente e raffinato.

 clip_image008Intorno ci sono i boschi con tanti viottoli nascosti:

“…e davanti a noi c’era una piccola casetta, una casupola come di marzapane, come quelle che si vedono a teatro, ci avvicinammo e davanti a noi c’era una minuscola panchina, e anche la finestrella era minuta come quelle delle camerette dei casolari di campagna e la porta aveva la maniglia, come le porte delle cantine, se fossimo voluti entrare anch’io mi sarei dovuto chinare, ma la porta era chiusa…e così ci fermammo e guardammo attraverso la finestrella, e retammo lì a guardare per cinque minuti e poi ci fissammo l’un l’altro e cominciammo quasi ad aver paura, alle braccia mi stava venendo la pelle d’oca, lì in quella casetta tutto era preciso identico come in una camera del nostro albergo, lo stesso tavolinetto piccolo, le seggioline, tutto come per bambini anche le tende erano le stesse e anche il tavolino per i fiori, e su ognuna di quelle seggiolette stava seduta una bambola o un orsacchiotto[…]lì su una seggioletta piccolina piccolina stava seduto il Presidente con la camicia bianca e, di fronte a lui, su una seggioletta piccola uguale, stava seduta la francese, e stavano seduti là così quei due innamorati…”64

A proposito di bambini, da godersi fino in fondo, la storia della consacrazione del Bambino di Praga, adorato in tutto il Sud America. Un piccolo film d’azione all’interno della storia.

  Grand Hotel Budapest: Alberghi tra  cinema e letteratura

Grand Budapest HotelGrand Hotel Budapest di Wes Andersen, 2014. Nove nomination agli Oscar. Perfezione stilistica con trionfo grafico di vie di fuga e focus centrati, mi riporta agli alberghi di Ian Ditie. La figura di Gustave mi fa pensare a lui. Lo pseudo nazismo imperante, nelle forme e nella sostanza ammicca al Grande Dittatore di Chaplin e ci riporta al tragico mondo di Liza e Ian. Fatto sta che mentre guardo il film, nei giorni in cui sto leggendo Ho servito il re d’Inghilterra, dico a me stessa:

“ma Hrabal ha subito l’influenza di Zweig, che a sua volta ha ispirato Andersen?”

A dire il vero, cinema e letteratura pullulano di hotel bizzarri e di maggiordomi/portieri/camerieri, più o meno interessanti, che hanno molte cose in comune…Quello che invece fa la differenza è il modo in cui vengono “costruiti” dai loro rispettivi padri letterari.

 

Ho servito il re d’Inghilterrra

Questo capitolo da il titolo a tutto il romanzo. E a ragione.  E ricco infatti di suggestioni magistrali. Il maître Shrivanek sa tutto perché ha servito il re d’Inghilterra. Gustosissima la preparazione del grande banchetto per l’Imperatore d’Etiopia. Uno spaccato in cui il cibo diventa la vera chiave di volta ”interculturale”.

 

 

 

E la testa non la ritrovai più

Ian il Ceco biondo incontra Liza, insegnante tedesca di ginnastica e, tramite lei, la “cultura tedesca” e tutti i pregiudizi ad essa connessi. Comincia ora una pagina molto drammatica nella vita di Ian Ditie e di Liza  sua fidanzata, ma non solo.

L’Europa è in fiamme, i nazisti imperversano. il grande dittatoreL’uomo nuovo nazionalsocialista deve essere generato da donne e uomini di razza pura. E allora in nome della Nuova Europa Hitleriana Ian, il Ceco biondo, viene sottoposto a controlli medici  accuratissimi da parte di un’ apposita commissione che, alla fine, lo  valuta idoneo a sposare una donna tedesca, ovvero idoneo a fare sesso con lei per procreare un uomo nuovo… in un “coito neonazista”. Da questa unione così pura e incontaminata nasce Sigfried. Ma la sorte riserva sorprese che neanche una rigorosissima commissione delle SS può controllare…

tiroleseLiza è un personaggio davvero interessante. Crocerossina, nazista convinta, bionda e bella, forte,  decisa e ginnica si innamora di un biondo Ceco dal cognome quasi ariano, che la difende dagli attacchi anti tedeschi di un gruppo di praghesi.

Liza viene mandata in missione, a caccia di tesori ebraici, in particolare di francobolli preziosi. Dalla Francia e dalla Polonia ne riporta una valigetta piena. Un vero tesoro che andrà a costituire la “banca privata” della nuova famiglia. Orribile…la valigetta viene custodita con cura, salvata dalle bombe, stretta tra le braccia anche nell’estremo momento del redde rationem. Ma anche in questo caso il futuro si rivela imprevedibile…I francobolli sembrano parlare e si portano dietro e dentro tutte le voci e le sofferenze dei legittimi proprietari.

La testa li Liza vola via allo scoppio di bombe impietose, alla fine della tragica guerra…

Ian Ditie (anche il suo cognome è assolutamente in linea con le esigenze ariane) vive situazioni che non si aspetterebbe in questo mondo di pazzi nazisti, e ne è profondamente colpito. Mogli affrante incontrano i loro mariti, ufficiali SS in procinto di partire per il fronte, durante un ultimo weekend di saluto, forse di addio. L’incontro avviene nel paradiso Boemo chiamato Kosicek, un “cestino” tra le montagne, in

“quel ristorante con albergo sprofondato nelle nebbie mattutine e nell’ultima aria trasparente, un alberghetto anch’esso destinato agli innamorati…”

 

In che modo diventai milionario

Lesende_RichterEsilarante la vita da prigionieri di lusso dei milionari di Praga. Sono detenuti in un ex seminario proprio perché milionari in un mondo ormai “comunista”. Tra questi, come in preda ad un bisogno catartico, fa del tutto per infilarsi anche il nostro Ian Ditie, con il suo milione e più, di provenienza  sinistra. Anche se ha guadagnato tanto grazie anche al suo fantastico ristorante la Cava, organizzato quasi come un circo fantasmagorico.

Molto particolare la figura del professore di Francese e della bella Marcela dalla fabbrica di cioccolata, sua allieva, che impara il francese e diventa una lettrice entusiasta:

“Lui aveva fatto di quella ragazza una bellezza con un libro, vedevo le sue dita aprire con rispetto, con reverenza la copertina, e le dita pulite prendere come un’ostia una pagina dopo l’altra, vedevo che quelle mani, prima di prendere un libro, loro vanno prima a lavarsi, perché già da come teneva quel libro, già dal modo in cui lo teneva, saltava agli occhi una cortese e rispettosa sacralità…”253

HrabalIn quest’ultima sezione si sente più forte l’effetto del flusso di coscienza narrativo. Ian scarica fiumi di parole, emozioni ed epifanie sul lettore, che tuttavia si lascia accompagnare verso la conclusione della storia, quasi fosse cullato dall’onda di immagini e di ricordi, densi di significato.

Siamo alla fine di un viaggio in un mondo affollato di personaggi di guerra e di pace. L’arrivo è tra i boschi che cantano, avvolti e protetti dalla neve, in compagnia di un cavallo, un cane, una capra e una gatta da addomesticare, in compagnia di un se stesso, moltiplicato dagli specchi appesi sulle pareti della casetta, per non sentirsi troppo solo.

È un punto di arrivo e di ri-partenza verso la scoperta della propria interiorità, verso la selezione dei ricordi, verso un futuro tranquillo e pacificato.

“…perché io devo essere qualcosa di raro, perché io sono davvero un allievo del maître Skřivánek che aveva servito il re d’Inghilterra, e io avevo avuto l’onore di servire l’imperatore d’Etiopia e lui mi aveva segnato per sempre dandomi un’onoreficenza, e quell’onoreficenza mi aveva dato la forza di scrivere per i lettori questo racconto…in che modo l’incredibile era divenuto realtà. Vi basta? Con questo, però, termino per davvero.”

Il mio incontro con Hrabal

clip_image002Incontro Bohumil Hrabal tra le pagine di Paure Totali e quelle di Ho servito il re d’Inghilterra. Queste letture mi hanno fatto capire  che lo incontrerò ancora. Mi ha aperto prospettive emozionanti che non voglio abbandonare.

In Ho servito il re d’ Inghilterra, il destinatario privilegiato di Hrabal sembra essere un lettore più che una lettrice. Quasi un complice a cui confidare tutte le avventure vissute dal protagonista nel suo percorso di maturazione,  in un mondo di “signorine” e riti d’iniziazione, molto spesso condivisi con maschi giovani e/o  maturi signori d’altri tempi.

O forse no, magari è proprio ad una lettrice che vuole disvelare l’animo e le pulsioni di un uomo. Infatti affiora tra le parole un aspetto femminile e poetico che non può non fare appello anche alle lettrici: l’entusiasmo e il romanticismo degli incontri infiorati con le ragazze. Il trasporto per la natura. La voglia di conoscere e sperimentare la vita. Il bisogno di ritrovare se stesso, mondato di tutta la sporcizia che la guerra e gli incontri sbagliati gli hanno gettato addosso.

Domina su tutto il  tocco magico dello scrittore, sempre in equilibrio tra ironia, tragedia, concretezza e sensualità. E tanto senso della Storia.

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B.Hrabal-Paure Totali. Rivoluzionari in viaggio tra le trasformazioni epocali di Praga

La copertina e le suggestioni viola.

paure-totali-cop_thumb.pngParto dal colore viola che, nel corso della lettura, ho associato alla Collana Viola Einaudi di cui fa parte il Ramo d’oro di James Frazer, citato da Hrabal e fonte d’ispirazione per la maggior parte degli intellettuali del suo tempo, e non solo. 

Arrivo poi allo sfondo viola della copertina di Paure Totali e  alle meravigliosepaure totali e ramodoro  tre gatte mamme (io credo) che visualizzano il cuore del rapporto di Hrabal con la sua colonia felina personale, e con Cassius-gatto-nero in particolare. Una copertina di grande suggestione ed efficacia cromatica che alleggerisce l’angoscia istintiva e apocalittica generata dal titolo.

L’universalità della connessione

La lettura è connessione, la scrittura èHrabal connessione, l’esperienza umana è connessione. Trovo questo aspetto affascinante in Hrabal perché lo riconosco e me lo sento molto vicino. Il suo “giornalismo letterario” è infatti:

“registrare, rielaborare a proprio modo quel che accade intorno a lui, scoprendo connessioni, letterarie o altre, e operando commistioni, tra il presente e il ricordo, tra la vita pubblica del paese e la propria vita privata.” Nota editoriale

I capitoli del libro

 Dedico la lettura dei libri di Gennaio a chi mi ha “presentato” Bohumil Hrabal  e a tutti gli appassionati di cultura Ceca.  Se  non appartenete a quest’ultima  categoria ma siete amanti  dei gatti e vi appassiona la storia delle esperienze umane, culturali e politiche, da un’ottica anche ironica, i libri di Hrabal vi piaceranno.  Cominciamo da Paure Totali

Paure Totali è uno di quei libri che ti aprono un mondo ricco di esperienza che, a tratti,  riconosci come tua e vuoi perciò viaggiarci dentro con gioia, da un capo all’altro. E pagina dopo pagina aumenta, in maniera esponenziale, l’ansia di ritrovare vecchi e fedeli amici di viaggio e di incontrarne di nuovi, per cercare di capire le relazioni che li mettono in contatto, tra loro e con il lettore.

Otto e mezzo

Aprilina, Boemista dei “suoi Stati Esauditi” è la destinataria delle lettere di Hrabal. Pagine e pagine ricche d’amore, di complicità, di Storia, Letteratura, Filosofia, Cultura insomma, ma ricche anche  di piccole “sciocchezze” della vita quotidiana.

Il nucleo da cui tutto si irradia è la Rivoluzione di Velluto e i suoi eroi,  tra fiumi di birra, riunioni più o meno clandestine nei locali praghesi, samizdat, agenti governativi, incontri specialissimi e gatti, tanti gatti, amorevole e consolante rifugio.

“P.S. Aprilina, la notte di San Silvestro a Praga è stata una cosa che allo stesso signor Fellini o al nostro Forman sarebbe proprio piaciuto filmare[…]un milione di persone a Václavské námêsti, la famosa Piazza San Venceslao, dove pian piano è cresciuta una notte come di luminarie, centinaia di migliaia di candele e di candeline, le bottiglie di champagne spruzzano verso la gloria dei cieli[…] la rivoluzione di velluto, la rivoluzione che hanno fatto gli studenti e gli attori e i clown, è diventata una realtà[…]la rivoluzione gentile ha iniziato a scrivere una nuova storia.”

Il mondo e i calzoni di Samuel Beckett

“E così Aprilina, ho finito di scrivere, ho finito con le lettere, le missive a Lei, il mio scrivere non era che un riflesso di ciò che ha vissuto l’intero paese, il grande turbamento che quando ha raggiunto il culmine della tensione, allora si sono rotti gli argini della commozione e per due mesi sono dilagati fiumi di lacrime e anch’io scrivevo così, balbettavo, incespicavo, parlavo alla macchina da scrivere, come fossi ammattito…”

Ma non è vero, Bohumil continua ad interloquire con Aprilina, la Boemista americana che risponde alla sua nona lettera in termini non proprio amichevoli!

L’ora della pazzia

“Aprilina, penso sia mio dovere, quando leggo qualcosa che mi commuove, poterlo scrivere allora anche a Lei…”

E parte un richiamo alla grande filosofia che in qualche modo cerca di spiegare i fenomeni dell’esperienza umana, positivi e negativi. “ Die wilden jahren: Kant, Fichte, Hegel, junge Marx…” e li collega alla tragica testimonianza di una persona che ha visto stragi di bambini, a piedi nudi e in ginocchio, in Romania a Bucarest e a Timisoara.

“Aprilina, adesso mi stia vicina, mi appello a Lei, mi stia vicina…”

Bambini. Innocenti e rivoluzionari. E il collegamento porta al Bambino di Praga vestito ogni giorno con un abito nuovo, evocato come in un’epifania dall’immagine di Stalin in Bulgaria, vestito dalle donne con mutande di lana perché non si raffreddasse! Sarcasmo.

E ancora un facile collegamento alla Rivoluzione di Velluto: Il Bambino di Praga, venerato dagli Indios dell’America del Sud, è uno dei milioni di bambini nell’anima: attori, studenti, clown e giovani, che hanno fatto la rivoluzione di velluto,

“che contro la rigidità del sapere danno la precedenza alla direzione del cuore”

 

Fiumiciattoli sotterranei

Con la Rivoluzione di Velluto, dopo l’uragano di Novembre, il Primo Maggio  risorge come l’ Araba Fenice e, attraverso la purificazione del fuoco, la nazione torna finalmente in superficie, a godere del sole e del calore senza lasciarsi atterrire dalla paura di precipitare di nuovo in un infausto destino.

“Il Primo Maggio come rivoluzione di velluto permanente[…]Domani è il Primo Maggio e che la rivoluzione di velluto resusciti ancora e ripetutamente, e sia capace di ringiovanire come un fiumiciattolo sotterraneo che scorre alla luce di quegli impulsi che fanno bello l’uomo…”Kersko 30 Aprile 1990

Frammento di pura poesia è  il brano che inizia così:

“ma per quali fiumiciattoli sotterranei sono arrivate le tenere betulle sotto le quali sono seduto, per quali ruscelletti sono sgrorgati i freddi mughetti e la pervinca azzurro chiaro, che ha il colore degli occhi che aveva la mamma, e il cerastio di campo e i nontiscordardime azzurri?[…]ma da dove sono affluiti i miei gatti? Sono sparsi intorno a me come pietre preziose su tappeti di pervinche” p.57 

tijeretazo_bellezze vietnamite

Bellezze intimorite. La poesia sociale trionfa con l’immagine quasi eterea della ragazza vietnamita, lavoratrice stagionale. Un immagine che lo rende felice, sazio di bellezza.

“Le mie vietnamite intimorite, e anche lì si distinguono dagli latri viaggiatori con la loro bellezza semplice, non solo delle loro figure, non solo delle loro pettinature,non solo del vestire, ma per le loro movenze[…]perché oggi e forse ogni giorno, dovunque vanno, le vietnamite portano la dimensione della bellezza e dell’eleganza[…]Magari potessero rimanere sempre a Praga, come nostre ospiti e se vogliono come concittadine!”

E l’associazione con Aprilina scatta inevitabile. Ancora una  vera e propria dichiarazione d’amore alla bella americana…

Cassius forseCassius in esilio

Cassius Clay, gatto nero con ciuffetto bianco, è il gatto preferito di Hrabal, quasi la propria incarnazione nel regno animale. Due esseri che hanno molto in comune.  Tenero e vitale il loro rapporto.

Sembra legarli la comune esperienza di “ritiro progressivo” dalla società in lotta, da quella casa sovraffollata dove ci si azzuffa per un po’ di “lattuccio” e qualche carezza dell’amico-padre Hrabal. Fino ad isolarsi, con dolore, magari guardando da lontano cosa accade lì dentro. Consapevole di procurare altrettanto dolore a chi ti ha sempre accudito. Ma, “Cassius non mi ha dimenticato!” . Preferisce vivere nell’immondezzaio, dove trova cibo a volontà, libero e indipendente, in continuo pericolo. Ma non ha dimenticato Bohumil.

 Il ramo d’oro 

ilramodoroGioielliPadova_thumb.jpgTutti i sensi in ballo! Leggere è sublime, scrivere è bello, ma  Paure Totali nutre il desiderio di “parlarne” con chi ama questo libro, magari davanti ad un bel boccale di birra.

LAMPADARIO VENEZIANONella storia anche gli oggetti si collocano in siparietti  creativi e semiseri su cui   conversare. Il monopattino rosso di Havel, per esempio; i lampadari veneziani lucenti ed eleganti del Castello, che illuminano Havel, ma incombono minacciosi anche su attori, scrittori, banda di funzionari, tutti raccolti sotto le sue gocce di luce, per festeggiare l’insediamento ufficiale del Presidente (con i suoi buffi pantaloni troppo corti!).

 Bohumil continua a scrivere ad Aprilina, ancora connessioni con The Golden Bough di Frazer:

“dal culto della vegetazione di una certa tribù dell’Africa centrale, dove il capo regna sulla nazione, seduto sotto l’albero sacro, fino a quando non arriva qualcuno più forte, spezza un ramo dall’albero sacro, uccide il capo e assume così il governo della nazione…Vabbè… E allora, Aprilina, ho assistito all’elezione del presidente Václav Havel nel Castello di Praga, è stato un momento meraviglioso… 87”

 È stato quella volta sull’isola di Capri

Peppino di Napoli-CapriBohumil incontra il Nobel Joseph Brodskij, con il quale parla dell’intervista sull’Espresso  e su questioni di inizio e fine Asia;  incontra Ferlinghetti che, insieme agli altri della Beat Generation è come dire Coca Cola…a Praga; riceve premi prestigiosi; ascolta Peppino di Capri che lui chiama di Napoli, ma una febbre da cavallo con pleurite e polmonite lo assale e gli rovina la vacanza sull’isola di sogno. Dopo la malattia e l’ospedale, torna finalmente a casa, tra i suoi amati gatti.

“Le mie tre gatte mamme…solamente le vecchie gatte mi avevano aspettato tutti i giorni alle undici, e per sicurezza anche all’altro pullman, quello dell’una meno cinque”…

Che bel ritratto quello della sofisticata donna parroco dalle unghie laccate, che sa “parlare in modo così bello, umano e direttamente al cuore” fino a far uscire le lacrime per la commozione. La “rappresentante di Dio” fa il bagno con i più raffinati costumi da bagno alla parigina! Evviva la religione se la rappresenta un’affascinante indossatrice!

 Paure Totali

Nel flusso di coscienza e di ricordi chebirra praghese creano la storia, diversi sono i fili conduttori che hanno intessuto la mia rete di lettrice:

Un filo conduttore  cerca di sostenere la  pesantezza del corpo di Bohumil che spunta “leggero” tra le righe delle pagine. Ê il peso di un corpo stanco e gravato da paure ancestrali, già presenti nel grembo materno, sotto la minaccia di un nonno ”pazzo” e violento.

E trovo anche  il filo dell’ ironia amara  che non riesce comunque ad far scomparire la paura. Ne è il simbolo la scena del nonno che sta per picchiare la mamma incinta e l’improvvisa comparsa sulla soglia della cucina della nonna che  annunciando il pranzo  in tavola, con una normalità destabilizzante, blocca il gesto violento e fa apparire un sorriso sulle labbra di chi legge.

Il filo è spesso bagnato di birra, protagonista indiscussa delle giornate praghesi di Hrabal e dei suoi amici, nemici e conoscenti.

Il filo è avvolto nella carta dei samiszdat, di tutte quelle pagine ricche di storie e commenti e persone non graditi al potere e pubblicate in circuiti clandestini.

Il filo è colorato e ravvivato dalla grandezza di tanti scrittori e musicisti e pittori e intellettuali in genere, compagni di viaggio del protagonista, sulla carta e nella vita.

Il filo è quello della Storia che conosco, che ho vissuto alla finestra, ma di cui ricordo tutta l’intensità. Il libro di Hrabal mi permette oggi di recuperarne alcuni aspetti, in modo più consapevole.

Il filo ha il sapore del “lattuccio” per i gatti e di tutte le parole quotidiane, chiare e concrete che Hrabal usa nelle sue lettere ad Aprilina.

Il filo è quello della Rivoluzione di Velluto, fatta da studenti, giovani operai, attori e clown, dalla generazione di coloro che fanno il progresso di una società. Fatta dal Presidente Václav Havel, giovane come i giovani rivoluzionari, coperto di cuoricini rossi delle ragazze che si fermano estasiate davanti alle sue foto.

 

Conclusione

paure totali copPer concludere, torno all’inizio e all’universalità delle connessioni, ultima e unica parola chiave del libro di Hrabal, e prendo in prestito alcune note di Giuseppe Cocchiara su The Golden Bough di James G.Frazer, (Collana Viola Einaudi) che potrebbero adattarsi anche a Paure Totali:

“Il Golden Bough si impone alla nostra attenzione per la finezza con la quale sono collegati i materiali nelle loro connessioni reciproche e soprattutto per la disposizione d’animo, virtualmente poetica, con cui il Frazer lumeggia quei materiali. Il Golden Bough è un libro, appunto per questo, che sa creare delle atmosfere e delle suggestioni. Ed è come un viaggio: un viaggio si intraprende per diporto con una meta; mentre, poi, le mete si allargano e, quando si ritorna, ci si accorge di aver conosciuto non solo una parte del mondo, ma tutto il mondo in alcuni dei suoi aspetti più inquietanti e misteriosi.”

Only connect…

 

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