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G. Lasalvia-Chiamatemi col mio nome: EMIGRAZIONE. Non vedo nome più appropriato…

Brunella Rallo, responsabile del blog mammedicevellinfuga segnala  questo intenso messaggio di Giovanna Lasalvia (@9Colonne), che io pubblico con grande emozione.

Chiamiamo le cose con il loro nome: i nostri figli  che vivono all’estero? Emigranti. Via Expat, via Cervelli in fuga, via figli dell’internazionalizzazione. Sono semplicemente  EMIGRANTI, e per di più “economici”, a pensarci bene.

Stefania Scamardi-scamardiphoto-Siviglia

Scamardistudio 2016- Zahara de los Atunes. Viaggi e miraggi

 

Mi chiamano nuova mobilità. Perché dicono che sono diversa dall’emigrazione.

L’emigrazione, dicono, è quella dei mie nonni e dei mie bisnonni. È quella lontana negli anni. Quella dei viaggi lunghi e faticosi, interminabili e rischiosi, fatti di navi e valigie di cartone. Discriminazioni e sfruttamento.

Mi chiamano nuova mobilità perché ho in tasca uno smartphone. Perché ho anche una laurea, magari un master e conosco due lingue. Perché ho viaggiato e fatto l’ Erasmus.

Mi chiamano nuova mobilità perché con Internet posso comunicare con tutti. Da dove voglio e quando voglio. Perché posso fare le video chiamate, mandare messaggi vocali, postare foto sui social. Farmi vedere e sentire quando voglio e se voglio.

Mi chiamano nuova mobilità perché, dicono, spesso la mia è una scelta e non un’imposizione. Il mio è desiderio non costrizione. Voglia di esperienza e non sacrificio.

Mi chiamano nuova mobilità e a volte anche cervello in fuga. Solo che a fuggire non è solo il cervello ma anche le braccia e le mani, le gambe e i piedi. E il cuore.

E il cuore lo sa che resto pur sempre emigrazione. Per il ricercatore come per il cameriere.

Resto bagagli e partenze, occhi lucidi e lunghi abbracci. Biglietti e scelte. Perdite e rischi. Speranze e sospiri.  Resto ricerca di un futuro migliore e di migliori condizioni lavorative, di nuove opportunità e prospettive. Di realizzazione.

E resto anche compleanni lontani da casa, pranzi della domenica senza i piatti della mamma.

Resto malinconia per l’odore della casa dei nonni, rimpianto per gli amici lasciati, rammarico per come poteva essere. Resto coraggio. Resto esplorazione e scoperta.

Quindi, chiamatemi pure emigrazione.

Con la “E” di estero perché la mia vita è fuori dai confini.

Con la “M” di mamma perché nei momenti difficili è lei che vorrei avere accanto.

Con la “I” di Italia che spesso ho criticato ma che resta il mio Paese e sempre lo sarà.

Chiamatemi pure emigrazione. 

Con la “G” di generazione: quella che per scappare dalla precarietà e sfidare la crisi ha deciso di partire.

Con la “R” di rabbia perché con il mio Paese un po’sono arrabbiato.

Con la “A” di ancora non so se il mio futuro sarà all’estero o se un giorno tornerò in Italia.

Con la “Z” di “zitti tutti”. Zitti tutti se non sapete quali sono le difficoltà, le aspirazioni e i sacrifici lontano da casa.

Chiamatemi pure emigrazione.

Con la “I” di IO perché è sul proprio io che è necessario contare una volta arrivati in un Paese straniero.

Con la “O” di orgoglio e anche di obiettivo.

Con la “N” di novità.  

Chiamatemi pure emigrazione con la “E” di esodo che è quello che oggi – visti i numeri – più di ogni altra cosa dovrebbe preoccupare.

Con la “E” di eccomi qui. A volte la mia è una fuga, a volte è una scelta.

Ma chiamatemi, per favore, emigrazione.

Giovanna Lasavia 2018

@9Colonne

Sì, l’ho sempre pensato, e detto. Ogni volta che mi si chiedeva, e mi si chiede, delle mie due figlie all’estero, rispondevo, e rispondo, “cosa vuoi, sono  le nuove migranti, con tutti i  pro e i contro di tale condizione.”

In cambio ricevevo, e ricevo, sguardi  stupiti, interrogativi: “ma che dici? i nostri figli, educati all’internazionalizzazione, traboccanti di titoli di studio, senza confini, senza pregiudizi, aperti al mondo, li consideri solo moderni migranti?”

Sì.

Grazie Giovanna, con sincerità.

A. Sarlo-STORIA DI RAGAZZI CON LA VALIGIA E DI GENITORI A DISTANZA. Devo insegnarti e devo perderti, imparando. Un sentiero difficile

ciao amore ciao cop

 

E l’ultima pagina si chiude. Questa lettura veloce, estemporanea, imprevista, che mi arriva per posta e mi richiede attenzione, non può lasciare indifferente una donna che condivide l’esperienza narrata con tutti i protagonisti di questo diario sociologico collettivo su genitori che raccontano i propri figli espatriati, e si raccontano in relazione alle  scelte fatte insieme e non.

Attraverso con loro, guidata per mano da Assunta Sarlo, autrice del libro, i tempi e le strategie di questo nuovo processo migratorio Italiano. Ma quando anche l’ultima pagina viene voltata e il libro viene chiuso, resto lì, ferma a pensare:

E ora, come la scrivo questa recensione? Calma, metti per un attimo da parte l’immagine delle tue due figlie  emigrate e rifletti.

st Pancras Londra

Ho letto 134 pagine di un diario collettivo, o meglio di una prolungata seduta di autocoscienza, in cui i genitori intervistati (un campione particolare, rappresentativo di una ristretta comunità amicale.) si pongono domande e si danno alcune risposte, mantenendosi spesso in superficie, per pudore, per rispetto dei figli e di se stessi, per altre mille ragioni che in parte credo di intuire. I figli? Sempre presenti come soggetto passivo, in relazione ai quesiti dei loro genitori. Un timido tentativo di affermare la loro presenza è nell’ invito a non parlare troppo delle loro  nuove vite. Rimangono sullo sfondo, come sullo sfondo rimangono nella società Italiana.

Molti sono gli spunti di riflessione sul ruolo dei giovani e dei vecchi nell’Italia del 2018, sempre filtrati dallo sguardo sia professionale che personale della giornalista,  coinvolta in prima persona nelle vicende narrate e nelle analisi portate avanti. Il tutto viene riscaldato da atmosfere intime, da caminetto nella casa di montagna o da grande tavolata nella villa al mare.

Nel diario di Assunta si intrecciano pagine intime e dense di emozione a sintesi forse troppo veloci delle interviste, a dati e numeri estrapolati da ricerche statistiche di università, enti e singoli ricercatori. L’effetto finale è di una galoppata che toglie il fiato.

mammedicervelliblog (2)

In un paio di passaggi ritroviamo il blog mammedicervellinfuga: la citazione da Mi chiamo Lucy Barton di E. Strout (p.10) e la citazione del rapporto ”spinoso” di cui parla Brunella Rallo a proposito dei contatti a distanza nonni/nipoti.(p.111).

 Il gioco dei sessi

Interessante è il discorso di “genere”, nel gioco dei sessi. Ovvero quando a partire è una figlia: Differenze tra maschio e femmina che lasciano il nido. Le figlie sperimentano le conquiste di una generazione di donne che, forse sopravvalutando il carico di lavoro che le attendeva, ha detto troppi si: si al lavoro, si alla famiglia, si alla cura degli anziani, si alla tradizione,  per staccarsene poi solo in parte, in una transizione complicata. La partenza della figlia femmina è prova di un’emancipazione vera realizzatasi nel corso degli anni? Oggi, una figlia all’estero, in cerca della propria realizzazione comporta maggiori preoccupazioni rispetto all’analoga esperienza maschile? Ancora food for thought.

Il domani

Spingiamo e tratteniamo”, dice Assunta Sarlo parlando del rapporto tra genitori e figli che vogliono lasciare il nido e vivere la loro vita in autonomia, e la lotta è senza tregua. Mi viene in mente il concetto di resistenza e resa di cui parla Vito Mancuso in Il bisogno di pensare, che sto leggendo. Resistere e cedere in una dinamica complessa ma sinergica, per raggiungere l’agognato equilibrio.

Impariamo molto dalle nuove situazioni che i nostri figli all’estero ci portano a vivere. Sono situazioni di cambiamento in cui incontriamo nuovi mondi, conosciamo nuove genti, torniamo a studiare geografia, lingue, usi e costumi diversi dai nostri. Arduo processo per chi ha superato i cinquanta o addirittura i sessanta. È comunque un modo per costruirsi un nuovo domani, una nuova progettualità lontano dai figli eppure insieme a loro, e nonostante le elucubrazioni del cosiddetto Ageismo, ovvero di quella moda sociale, di quel vento di critica che un improvvido scontro generazionale di Stato  alimenta e che   ci vede come la generazione che ha sperperato e goduto degli sperperi, togliendo futuro ai giovani. Discorso lungo e complicato. 

Ciao amore ciao…Due parole sul titolo

Il titolo fa scattare un’epifania dolce-amara a noi figlie degli anni 60: la canzone Ciao amore Ciao, di Luigi Tenco (1967). E mi domando: ma perché questa scelta? Un rapporto d’amore tormentato con la propria vita e la propria terra, una storia d’amore tra un uomo e una donna che finisce, una tragedia che si realizza. Sembra tutt’altra cosa rispetto al tema del libro. Ma forse Assunta non ci ha pensato, o forse sì, e ha scelto questo titolo proprio per il senso,  talora malinconico che associamo a parole come:

“e un bel giorno dire basta e andare via… andare via lontano, cercare un altro mondo…andarsene sognando.”

E  la immagino in questo mood sulla panchina della stazione di St. Pancras a Londra, sulla via del ritorno a “casa”, dopo aver lasciato i suoi figli.

 

 Ciao amore ciao vorrebbe essere un libro intergenerazionale, ma in sostanza, si rivela particolarmente orientato verso i genitori di figli che risiedono all’estero. Se volete dunque ripercorrere con Sarlo parte del vostro viaggio di mamme e padri di cervelli in fuga, avete un libro che forse vi farà da specchio. A voi decidere se l’immagine che vi tornerà indietro avrà reso questa lettura importante.

9 Maggio 2018-Festa dell’Europa. Dobbiamo e vogliamo continuare a crederci…Ma fino a quando?

9 maggio 2018 festa dell'europa 

9 Maggio 2018  Festa dell’Europa, siamo ancora qui… Novità?

È arrivata  Brexit, è arrivato Trump, sono arrivati i populisti! E sono  ormai al governo in alcune nazioni Europee, forse domani anche in Italia.  Aggiorno  anche  quest’anno il post sulla ricorrenza , confermo  la mia fiducia in questo pachiderma dalla pelle cadente e piena di “buchi” e, tuttavia, mi  sento  assalita da qualche dubbio in più: dove siamo? e dove stiamo andando? Boh!

È la forza d’inerzia che ancora ci tiene insieme? O  l’ improbabile triumvirato Macron-May-Merkel, rigorosamente in ordine alfabetico?

Continuiamo  a crederci fino a che ce la facciamo!


9 Maggio nel passato recente…

9 Maggio Europa

Il 9 Maggio è diventato un appuntamento da non mancare. Altrettanto irrinunciabile è l’aggiornamento del post dedicato alla celebrazione della ricorrenza.

Anno dopo anno  sembra che le criticità dell’Europa aumentino proporzionalmente alla sfiducia nel progetto comunitario. E tuttavia piccoli passi, sebbene ancora troppo  incerti, continuano ad essere fatti.

I risultati delle elezioni politiche in UK non sono molto rassicuranti, dal mio punto di vista, sebbene il populismo razzista di Farage e di UKIP sia stato molto ridimensionato.

Mi preoccupa infatti l’avanzare dei nazionalismi e conservatorismi “istituzionalizzati”,    più rassicuranti all’apparenza, ma  percorsi da profonda ipocrisia e interesse del particolare.

E l’Europa? E la politica Europea sull’immigrazione? Sulle guerre?  Sull’economia-non-finanziaria? Mi fa pensare ad un pachiderma grosso, vecchio e malato che arranca e che fa una fatica enorme a dispensare saggezza, buon senso e azioni efficaci.

Ma nonostante tutto ciò, continuo a crederci. Ormai  mi viene molto difficile immaginare qualcosa di diverso. Continuo a sperare che l’educazione aiuiti il popolo d’Europa a superare gli egoismi nazionalistici e a trovare una direzione veramente condivisa per  e non contro questo o quello stato membro.

 


Porte aperte alle istituzioni dell’UE

europe_day

 

Aggiorno la data, ma non la mia posizione nei confronti dell’Europa Unita. Credo fermamente nella validità di questo  progetto, nonostante gli evidenti limiti che hanno  contribuito a creare l’odierna crisi di credibilità dell’UE.

Credo  fermamente nel valore unificante  del programma  formativo  Erasmus+, che negli anni ha aperto  le frontiere fisiche e mentali delle singole realtà nazionali.

C’è tanto da festeggiare, ma anche  tanto da lavorare per migliorare la nostra Unione.

Per celebrare la festa dell’Europa nelle settimane che precedono le elezioni europee, le istituzioni dell’UE apriranno al grande pubblico le porte delle loro sedi di Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo. Gli uffici locali dell’UE in Europa e nel resto del mondo organizzeranno una serie di attività ed eventi per un pubblico di tutte le età.euopendoors


Cosa c’è da festeggiare Mercoledì 9 Maggio 2012 ? La domanda “sorge spontanea” in questo momento di grande “aleatorietà” del concetto di “Europa”.

A dispetto di tutto  c’è molto da festeggiare: una ricorrenza, una realtà da “ricalibrare”, ma sempre viva, una speranza per tutti, una palestra di esercizio dei diritti e doveri del cittadino.

Ripercorriamo insieme il cammino, a ritroso, fino a quel lontano 9 Maggio 1950, anno di inizio dell’avventura Europea contemporanea.

“Vedendo nelle agende e nei calendari alla data del 9 maggio l’indicazione “Festa dell’ Unione Europea” viene spontaneo chiedersi cosa sia successo il 9 maggio e in quale anno.

Pochi sanno infatti che il 9 maggio 1950 è nata l’Europa comunitaria, proprio quando lo spettro di una terza guerra mondiale angosciava tutta l’Europa.

Quel giorno a Parigi la stampa era stata convocata per le sei del pomeriggio al Quai d’Orsay, sede del Ministero degli Esteri, per una comunicazione della massima importanza. Le prime righe della dichiarazione del 9 maggio 1950 redatta da Robert Schuman, Ministro francese degli Affari Esteri, in collaborazione con il suo amico e consigliere, Jean Monnet, danno un’idea dei propositi ambiziosi della stessa.

“La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative creative all’altezza dei pericoli che ci minacciano”. “Mettendo in comune talune produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, saranno realizzate le prime fondamenta concrete di una federazione europea indispensabile alla salvaguardia della pace”.

Veniva così proposto di porre in essere una istituzione europea sovrannazionale cui affidare la gestione delle materie prime che all’epoca erano il presupposto di qualsiasi potenza militare, il carbone e l’acciaio.

Tutto è cominciato il 9 maggio e al vertice tenuto a Milano nel 1985 i capi di Stato e di governo hanno deciso di festeggiare questa data come Giornata dell’Europa.

(fonte: Unione Europea)

Studenti Erasmus 2013: Io voto lo stesso!

erasmuspersito Alla fine non sono riusciti a trovare la soluzione per far votare i 25.000 studenti Erasmus all’estero per  realizzare il loro programma di formazione.

Il grido di dolore: Facciamoli votare, senza se e senza ma! non è stato abbastanza forte e lacerante da spingere i nostri governanti a risolvere la questione.

In un’era di alta tecnologia e informazioni che rimbalzano, senza sosta, da una parte all’altra del mondo, non siamo riusciti a impostare un sistema normativo/telematico per permettere ai nostri giovani concittadini all’estero di esercitare il loro diritto. Peccato e vergogna.

Come al solito, le motivazioni addotte sono assolutamente legali, ma buona volontà, acume politico, intelligenza di visione avrebbero potuto essere messe in ballo senza grossi problemi. Che i 25.000 voti spaventino qualcuno?

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E tuttavia gli Erasmus 2013 non si rassegnano e, nonostante non possano  votare il 24 e 25 Febbraio,  si stanno attivando nel gruppo Voto lo stesso per far sì che la normativa sia  aggiornata  e  altri Erasmus possano votare in future elezioni:

“Buona parte dei 25mila studenti Erasmus che non torneranno in Italia per le elezioni si recherà ai seggi elettorali nelle maggiori piazze europeee, con possibilità di esprimere democraticamente il proprio voto. Piazze, centri culturali, università estere: da Amsterdam a Berlino, da Parigi fino in Brasile.

L’iniziativa coinvolge un po’ tutto il mondo. Va sottolineato, comunque, che il voto espresso dagli erasmus non ha – ovviamente – alcun valore legale, ma dimostra tutta la voglia degli studenti di partecipare con determinazione al dibattito pubblico del proprio Paese.” corriereunive.it

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