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    15 gennaio-Giornata Mondiale del Rifugiato 2017-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

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    Teresa Mattei, Insegnante. La più giovane eletta all'Assemblea Costituente, ai giovani di oggi: "siete migliori di noi e lo dimostrerete coi fatti..."

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    « La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni. » Giovanni Falcone

  • Stragi di Maggio: sempre più vite spente, da Manchester Arena al Mar Mediterraneo. Bambini, Giovani, Adulti

    Stragi -Non dimenticheremo!Non dimenticate!

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • Siria: 6 anni di Indegnità. E la comunità Internazionale cosa fa?

    “Can you believe that a government and a state could bomb its own people. I’ll never understand this for as long as I live!" Yazbeck-The-Crossing. My journey to the shattered heart of Syria p.71

  • Oltre il confine-Salone Internazionale del Libro di Torino 2017

    18-22 Maggio 2017. È Oltre il confine il tema del 30° Salone Internazionale del Libro di Torino.

  • 14 Maggio 2017- Festa della Mamma

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    9 Maggio festa dell'Europa-Dopo 60 Anni dal trattato di Roma è tempo di cambiare qualcosa. Ma che resti il sogno e la realtà di un'Europa unita.

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    Grazie Libro, perchè mi coccoli, mi accompagni, mi lusinghi, mi diverti, mi rattristi, mi aiuti, mi conforti, mi stimoli, mi persuadi, mi accusi, mi difendi, mi fai piangere, mi fai arrabbiare, mi fai incontrare il mondo, mi fai vivere!

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Jovanotti-Il Grande Boh! e chipiùnehapiùnemetta…

Lettera al viaggiatore

 

il grande boh_2Caro Lorenzo,

 

ti scrivo dopo aver letto Il Grande Boh!, che ho vissuto come un dono di energia e vitalità.

 

 L’unico modo possibile per recensire il tuo diario di viaggio, dopo le altezze di Fernanda Pivano, è mettere insieme, in un ritmo di parole sulla nuvola/albero, quelle che mi hanno colpito e che trovo ricche di significato.

 

 

 

La nuvola/albero del Grande Boh!

 

                  multicolorjova      

 Molto vicina allo spirito di Affascinailtuocuore è la tua riflessione sul viaggio, sui collegamenti e sulle relazioni che scattano tra ciò che si fa, si legge e si ascolta in viaggio (anche tra le righe di un buon libro!) e il mondo  di  conoscenze e di esperienze che ci portiamo  dentro:

 

 “Durante i viaggi la mente fa mille collegamenti, riceve tutti questi stimoli e allora crea le relazioni con ciò che uno  ha studiato a scuola e ha vissuto fino dai ricordi più remoti forse addirittura fino a eventuali esperienze in altre vite. Questo è l’aspetto più bello del viaggiare e anzi credo sia il senso stesso del viaggiare. Si viaggia sempre in avanti nella misura in cui si procede a ritroso dentro la propria esperienza umana. Può capitare di incontrare la tua innocenza intatta e di riconoscerla e giuro non è niente male.” p.143

 

 Del tuo libro, mi rimane l’energia che lo percorre, il profondo conflitto interiore di un giovane uomo di successo, la religiosità del suo andare e l’innocenza della sua corporeità.

 

L'Albero di JovanottiLorenzo, fai venire voglia di esplorare il nostro self e il nostro corpo, senza troppa paura di perdercisi dentro, proprio come hai fatto e continui a fare tu, attraverso mondi altri che ti aiutano a capire e ad amare sempre più e sempre meglio.

Buon viaggio dunque, dal Grande Boh! a un approdo più chiaro, dal quale ripartire,  verso nuove avventure.

 

Grazie!

 Una vecchia signora “in viaggio”

p.s. Bellissima copertina. I tuoi disegni sono pura fantasia colorata! Vie di fuga verso l’avventura.

” Un libro bellissimo per giovani e anziani, per chiunque ami il mondo, la frontiera e la loro scoperta”.

leggi qui   la recensione di Fernanda Pivano 322 parole

Jonathan Coe -The Accidental Woman

Coe_the accidental woman

Jonathan Coe
The Accidental Woman
Penguin Books

Maria è la giovane e bella protagonista di una storia strana. Una storia di solitudine, nata all’interno della famiglia di origine, cercata e temuta, sin dai tempi della scuola, del college di Oxford, della vita lavorativa e familiare.

Maria attraversa accidentalmente tutte le fasi della vita di una donna moderna. Vive anche un drammatico matrimonio con un marito violento e un figlio che sembra essere il clone di suo padre.

Maria attraversa, accidentalmente, l’amicizia con donne e uomini che hanno in comune con lei, sicuramente, la loro ”stranezza”.

Maria incontra, spesso volutamente, una serie di errori che caratterizzeranno la sua vita.

Maria incontra anche l’amore, forse. Non è ben chiaro cosa si aspetti dai rapporti con gli uomini e con le donne.

Maria vive la musica come una compagna fedele e inseparabile delle sue notti, anche se il lettore la percepisce come una specie di sonnifero assunto con ritualità maniacale.

Prokofiev’s F minor violino sonata ci accompagna verso la fine.

La storia sembra non avere una conclusione evidente e strutturata, d’altra parte, tutto nella vita di Maria ha poco a che fare con il mondo esterno e con le sue regole prestabilite. Tutto appare, in quel parco sulla collina molto, molto distante e silenzioso.

“On her way to the summit the sound of the wind was, at first, the only sound of which she took any notice. Then she started to hear others, the distant cars, the songs of birds, the cries of children…”

Alla fine della storia avverto un certo senso di disagio nei confronti della protagonista, un personaggio che Coe ha costruito sapientemente, creando intorno al suo corpo e alla sua esistenza una specie di ”alone”, di atmosfera impenetrabile che tiene il lettore distante.

La narrazione è peculiare, molto classica, quasi alla Fielding, in quel suo continuo rivolgersi al lettore per catturare la sua attenzione, mantenerla su aspetti particolari, anticipare svolte significative. Coe fa uso di un vero narratore onnisciente e intrusivo.

Peculiare anche la scelta dei tempi narrativi: dal presente fattuale, quasi freddo e distaccato, al passato, tempo classico della finzione narrativa, che lascia spazio ad un maggiore coinvolgimento emotivo, comunque “protetto” dalla natura fictional della storia. Coe, si ritira dall’uso del presente e chiede permesso al lettore per questa scelta, che trova estenuante.

G. Simenon – Maigret e il cliente del sabato

Un uomo si fa vedere regolarmente alla stazione di polizia, di Sabato. Strano, sta lì, aspetta. Cosa?

Un sabato sera, visita inaspettata per il commissario Maigret, a casa sua! In una serata destinata alla televisione, all’ora del telegiornale, quasi pregustato per tutto il pomeriggio…

Divertente l’introduzione del nuovo totem moderno. Maigret e signora sembrano due adolescenti stupiti ed entusiasti di fronte a questo nuovo “magico elettrodomestico” che entra a far parte della loro vita fino ad allora scandita da una routine serena e dialogata.

Guardano tutto, onnivoramente: varietà, teleromanzi, come in un meraviglioso viaggio di scoperta. Non selezionano, sono come ubriachi di novità. Simenon, da scrittore esperto però, strumentalizza questo nuovo arrivo e lo fa diventare un pretesto narrativo che fa muovere in avanti la storia.

Divagazione dalla storia vera. Sabato sera, “ il cliente” è accolto gentilmente in casa. Bellissimo il dialogo tra i due uomini seduti al tavolo della sala. Uno si apre senza riserve, l’altro ascolta, quasi piegato verso l’interlocutore, partecipe.

La trama è semplice e, forse, scontata: storie nere di famiglia; amanti che si intrufolano nelle debolezze della coppia; tristezze e meschinità; soldi. Il setting è Parigi, il quartiere di Montmartre, libero da coloriture turistiche e vero nella sua natura popolare e artistica. Le strade, le persone, gli scenari coinvolgono il lettore che conosce i posti e che cerca di ritornarci, a braccetto con i Maigret o con Janvier…

L’introspezione psicologica dei personaggi, messa in atto da Simenon da il tocco di classe ed eleva la banalità della vicenda, che alla fine, si ricompone secondo i canoni di legge… e di Maigret. Interessante.

Scelte d’amore nel Linguaggio dei Fiori di V. Diffenbaugh

VD The Langage of Flowers_Iris 001E’ arrivato il suo momento. Sarà perchè è Aprile, sarà perchè si è attenuato il rumore del suo successo, sarà perchè il mio giardino è tornato prepotentemente a chiedermi attenzione, fatto sta che  ho deciso di leggere il  romanzo di Vanessa Diffenbaugh, ignara del suo contenuto e sedotta invece dal titolo accattivante, dal sapore antico.

A Stansted  aspetto il mio volo di rientro. Ho tempo per comprare un libro, al volo. E’ una specie di rito, ormai. Il commesso di WHS mi guarda perplesso. “Vanessa D-i-f-f-e-n-b-a-u-g-h? The Language of Flowers? ” Faccio lo spelling nel timore di aver prononunciato male questo difficile cognome. L’uomo sembra non conoscere il libro e continua a guardare la “madam” in modo un po’ puzzled e un po’ compassionevole. Poi  comincia a consultare il data base al computer e, all’improvviso, tutto orgoglioso,  dice: “Got it. Last copy! madam”  Si reca allo scaffale dedicato, prende l’ultima copia, me la consegna  contento e…mi offre anche della cioccolata!

Prendo il libro, lo tocco, sfoglio velocemente le pagine a mo’ di ventaglio e, meraviglia delle meraviglie, il mio olfatto arrugginito percepisce l’antico, avvolgente odore di carta nuova e morbida. Questa sensazione è forse la più forte che questo libro mi ha lasciato.

mistletoe_i surmount all obstaclesLa catena di vite di bambine, adolescenti e donne, protagoniste drammatiche di  alcuni romanzi letti di recente, si arricchisce con Victoria Jones, problematica fosterchild americana, protagonista della storia. La tecnica narrativa è comune, fatta di  salti  continui e regolari, per capitoli successivi, tra passato e presente, nel tentativo di  costruire un futuro accettabile, sia per i protagonisti che per i lettori.

Al cuore di  questa storia, ben narrata e non priva di tensione narrativa, c’è il bisogno e la difficoltà di comunicare con gli altri, ma soprattutto con se stessa e con il proprio corpo. Duro e impietoso lo sguardo di Victoria sulle sue fragilità e incapacità. Mai indulgente, neanche di fronte alle manifestazioni esterne di apprezzamento nei suoi confronti.

Il tema è di quelli “spinosi”, molto sentito in America: il bisogno di amore e il doloroso  senso dell’abbandono di una bambina, rifiutata dalla madre biologica e sottoposta ad un drammatico percorso di vita attraverso speranze, rifiuti, violenza ed esperienze di vita estreme, verso l’annullamento di sè.

Ci sono tante donne nella storia, tante “madri” che in qualche modo  si prendono cura di Victoria. Renata, Elizabeth, Mother Ruby, Meredith, Catherine. Hazel/Reconciliation, occupa un posto a parte e arriva ad illuminare il mondo della ragazza dei fiori.

Grant,  con il suo amore di giovane uomo cresciuto anch’egli tra  fiori, verde e viti ed educato  a comunicare attraverso  il loro linguaggio, è quasi l’alter ego di Victoria, a ben pensarci. Molto  belli e intensi i silenzi carichi  di  significato, durante i loro incontri.

Il linguaggio dei fiori  e il contatto simbiotico con la natura offrono ai protagonsti il codice e il pretesto per entrare in comunicazione con il mondo e scoprire, spesso dolorosamente,  la propria soggettività e l’amore degli altri.

Tutte le fasi  della  vita di Victoria sono  segnate da messaggi floreali. La sua impresa, Messaggio, rappresentata da un Iris,  ha un successo enorme grazie alla indescrivibile  capacità della”fiorista” di creare composizioni floreali personalizzate.

Un fiore per ogni situazione, un archivio tenuto  in modo  ordinato, quasi maniacale, nelle famose scatole blu e arancioni e…

Molto  suggestiva la scoperta della macchina fotografica e delle sue potenzialità messe a frutto nel costruire il magico archivio botanico.


Kate Greenways LFIl nome della protagonista richiama l’età Vittoriana, ovvero  il periodo  in cui nasce e si afferma  l’uso del linguaggio dei fiori.

Non meno  affascinanti i riferimenti letterari: da Gertrude Stein e il suo “a rose is a rose is a rose…” a Elizabeth Barrett Browning e le sue poesie d’amore.

La storia si chiude con  una dichiarazione di intenti, amorosa e floreale, che  apre a prospettive intense nel rapporto tra madri e figlie.

Intervista a Vanessa Diffenbaugh sul romanzo

E.De Luca-I pesci non chiudono gli occhi…

Mentre leggo, associo il  “fragore dell’oceano” percepito nell’animo  da Moses ne La scena perduta  ai rumori dolci del mare nell’isola di Erri. Passo dalle azioni di paura violenta dei tre bambini di Ti prendo e ti porto via, a quella dei tre bulli che attaccano “il ragazzino” protagonista di questo libro. Dalla passione scatenata da Gloria a quella del protagonista/pesce che non riesce a chiudere gli occhi davanti  alla bellezza della “ragazzina del Nord” in vacanza a Ischia: bambini alla scoperta dell’amore e della vita, del loro livello di resistenza, coraggio e senso della giustizia.

In questo romanzo, Erri ci accompagna ancora una volta lungo il cammino  della “sua” crescita e ci sembra di riconoscere nei gesti  e nella corporeità del ragazzino, il suo  corpo asciutto, il suo sguardo schivo, la sua mitezza contemporanea.

Il bambino-di-dieci-anni non conosce il nome della “ragazzina” che prende esempio dalla vita degli animali, I nomi sono superflui. I gesti sono importanti invece, come “la rottura del guscio/corpo” che crea l’illusione della crescita. Il corpo e lo spirito crescono attraverso la sofferenza?  Riti umani, nei quali si inserisce anche il ghiacciolo giornaliero  sulla spiaggia, le  frasi d’amore inconsapevolmente tali, i ragazzi senza nome: tutti e nessuno.

Ritornano i tòpoi privilegiati da Erri: l’isola, il mare… che divinità universale e familiare allo stesso tempo! Il cinema e i libri:

“quel cinema di maestranze eccellenti che a tempo giusto assunse l’intensità dell’arte[…] ci andavo da solo, non volendo nessuno accanto a deridere la mia commozione[…]imparavo l’Italia nelle sale affumicate dei cinematografi, pure quelli divisi in classi: prima, seconda e terza visione[…]dicevo che andavo a studiare da un compagno  e invece mi infilavo in un cinema alle quattro…” Cinema e America:partenze e ritorni e  scelte laceranti. La partenza verso il mondo adulto, le lacrime dei lacrimogeni e la lotta per la “giustizia”. E poi arriva il momento del saluto, definitivo, alla fine della vacanza.  “La vita aggiunta dopo, lontano da quel posto, è stata una divagazione”

Nel libro emerge  il ricordo  di nonne e mamme appassionate della settimana enigmistica insieme a magici  giochi di parole. Il ragazzino ne è affascinato. Man-tenere è il  suo verbo preferito. Il primo incontro d’amore tra i due li vede mano nella mano…

I ricordi hanno sempre un grande appeal, specialmente sui lettori più “maturi”.Si  cammina tra le pagine alla ricerca di conferme o di  spazi  condivisi o di esperienze comuni. Per questo il libro mi piace. Mi piace però anche ritrovare De Luca con il suo stile silenzioso, quasi sommesso  e così pungente nell’articolazione sapiente delle parole. Mi piace perché in ogni suo libro traspare l’amore per la parola “piena di significati”.

N. Ammaniti-Ti prendo e ti porto via

N. Ammaniti

Ti prendo e ti porto via

Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
1999

La scuola media statale “Michelangelo Buonarroti” di Ischiano Scalo, cittadina inventata della Maremma, tra Lazio e Toscana, è il setting principale della storia di cui Pietro è protagonista. Bambino introverso, piccolo e magrolino, il fisico ideale per raccogliere in sé problemi, chiusure e complessi, Pietro è coinvolto, suo malgrado, in un’azione teppistica che segna l’inizio di un percorso che lo metterà di fronte a scelte determinanti per la sua vita. In questo percorso incontra tutti gli altri personaggi e le loro storie. Pietro vive un’esperienza adolescenziale devastante. È il target ideale dei bulli di quartiere, ma in lui covano altri fantasmi, resi sempre più invadenti dalla quotidianità in una famiglia a dir poco “problematica”.

il signore delle moscheAltri personaggi gli girano intorno: Gloria, l’amica del cuore ricca bella e invidiata da tutti, che lo gratifica con la sua amicizia; I compagni di classe maledetti un po’ alla ”Signore delle Mosche” di Golding. Poi gli adulti, che campionario! Il viscido bidello Italo, Graziano il playboy “sfigato”e  la sua velina di sogno, Erica-la-bionda, la problematica professoressa Flora, il duo comico preside-vicepreside, la famiglia di Pietro, le fidanzate… Quanti siparietti gustosi (a volte grotteschi) nella descrizione dei personaggi e nella loro caratterizzazione e quante invenzioni, tipo la catapulta del signor Moroni, papà di Pietro, sperimentata con l’ amatissimo asino… volante!

Terribile e violenta, come violento è in definitiva tutto il racconto, la scena del turno di notte dei due poliziotti “fuori di testa”: sembra di essere proprio dentro un telefilm americano alla Tarantino. Anche i due ragazzi lo pensano (oggi sarebbe del tipo CSI&Co su Fox Crime): pioggia, frustrazione, violenza, dalla parte dei poliziotti; incoscienza, superficialità paura e ingenuità dalla parte dei due giovani “alternativi” in Mercedes super di papà. E che ruolo gioca questa macchina! Incredibile, ma neanche tanto, se pensiamo alle decine di pubblicità di macchine in TV, quasi esseri alieni dal fascino inspiegabile e irresistibile!

Anche la geografia è suggestiva: le paludi, gli angoli inquietanti, rifugio di Pietro, dove zanzare, insetti vari e viscidi animali occupano l’habitat. E poi le magiche Terme di Saturnia tra puzza e benessere, in un mix celestiale. C’è, inoltre, il mondo dei sogni che abita le menti dei personaggi: le Maldive per esempio, Los Angeles e Roma. Questi ultimi due non tanto immaginari, anzi vivi e pulsanti di Male e Infelicità.

La televisione occupa un posto speciale nella storia. È un prolungamento del corpo della gente di Ischiano e lo stesso Pietro, nel costruirsi il proprio mondo ideale in cui trascorrere da solo il tempo, in solitudine, inserisce sempre il televisiore di Gloria, oggetto e simbolo di qualcosa di irrinunciabile. Anche le vicende più importanti sono contrassegnate da un programma televisivo: Carramba che sorpresa, per esempio…

Ammaniti non può fare a meno di parlare di musica e in musica e allora, con piacere, incontro il Tenco di Vedrai vedrai… vedrai che cambierà. Non so dirti come e quando, ma vedrai che cambierà. E poi il sei Bellissimaaa-aaa di Loredana Bertè e Paco de Lucia e il Flamenco…

Quasi un romanzo di formazione, si fa leggere con grande coinvolgimento e lo stile ti conquista. È come un lungo dialogo in cui i protagonisti sono sempre sdoppiati e il corsivo usato per il non-detto sottolinea e rende ancora più intrigante il detto, spesso suo contrario.

E il titolo? Chiaro omaggio a Vasco Rossi?

Ti prendo e ti porto via…

Il titolo è molto bello e ti accompagna lungo tutto l’arco della narrazione, A un certo punto il narratore “unreliable” ti getta un’esca e tu credi di aver scoperto il perché di quel titolo… E’ Flora che contribuisce a rendere l’esca gustosa…
Ma, invece, devi andare avanti e avanti e avanti… E quando arrivi ti senti un vuoto nello stomaco perché davvero non capisci se quello che verrà dopo sarà buono o cattivo… Ma non aggiungo altro.

E’ una bella storia  raccontata bene.

Leggi anche la  mia recensione/ commento di Io e Te, dello stesso autore.

M. Parodi-La scuola che fa male-Incontro con l’autore

La presentazione del Libro di Maurizio Parodi La scuola che fa male , che avevamo già segnalato in questo spazio, mi offre l’occasione  di  mandare un saluto e un ringraziamento  a professori  e maestri. Sono loro che in questi anni tormentati hanno  permesso ai figli degli Italiani tutti, da Nord a Sud, di  resistere  decentemente all’urto della modernità, sono loro che hanno contribuito a formare le eccellenze che tutti ci riconoscono all’estero.

L’ultima indagine di Ilvo Diamanti, presentata nel programma di Corrado Augias Le Storie-Diario Italiano, mette la scuola al terzo posto tra le istituzioni di cui  gli italiani si fidano di più. E finalmente, per la prima volta,  viene apertamente riconosciuto al corpo docente il merito di aver sopperito alle innumerevoli  mancanze organizzative, alle insufficienze economiche e alle inefficienze istituzionali con la loro professionalità, passione, senso del rispetto per sé e per gli altri. Auguro  a questa meravigliosa moltitudine un 2012 ricco dei dovuti riconoscimenti e della convinta gratitudine di tutti.

Lunedi’ 16 gennaio, ore 20.30 – Casa Novarini – Via Monte Ortigara 7

San Giovanni Lupatoto – VERONA

L’Assessorato alla Cultura insieme a Ugo Brusaporco

Presentano

Maurizio Parodi e il suo ultimo libro: La scuola che fa male (Liberodiscrivere® edizioni)

“Testo fondamentale per genitori e insegnanti che, come spiega nella sua prefazione Maurizio Maggiani, affronta uno dei mali più gravi e più sottili che affliggono la scuola: “l’aver costruito una lingua, una logica, una struttura concentrazionaria del pensiero. La scuola fa danno quando si autoreferenzia, ma soprattutto quando, in questa autoreferenzialità, gestisce la miseria di sé e non la sua grandezza. Oggi molti bambini non hanno nessuna educazione perché vivono in famiglie totalmente deresponsabilizzate; bambini tiranni che passano gran parte del loro tempo e utilizzano le migliori energie per tentare di capire, di mettere insieme i cocci di famiglie inesistenti. Facile che la scuola, come la famiglia, rischi di fare danni senza dare nessuna bussola. Sempre meglio una cattiva educazione che nessuna educazione”, conclude Maurizio Maggiani.

L’autore sarà presente e a disposizione del pubblico. L’ingresso è libero.

Il testo si avvale dei prestigiosi contributi di Silvano Agosti e Maurizio Maggiani ed è impreziosito dalle vignette di Francesco Tonucci”

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