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  • Amo l’Europa. Voglio prenderla dal verso giusto e allora VOTO.

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M. Barbery-ESTASI CULINARIE e L’ELEGANZA DEL RICCIO. Raffinatezze esistenziali in uno studio legale Padovano

Tempo di  Natale, tempo di  cibo prelibato, cibo dei ricordi e della realtà. E cosa mi torna in mente? Il riccio, il grande gastronomo antipatico, il giapponese raffinato, le donne complicate, insomma,  le Estasi Culinarie  e L’eleganza del Riccio di Muriel Barbery.

La storia del mio incontro con questi due libri è singolare. Vado all’appuntamento con il mio avvocato per quella vecchia faccenda dell’eredità. Un impulso irrefrenabile mi spinge a donarle L’Eleganza del riccio. Non l’ho letto ancora, ma se ne parla così tanto! E siccome mi ritengo un riccio spinoso, lo regalo a questa dolce donna, che poi tanto dolce non deve essere visto il lavoro che fa, come chiave di lettura della mia personalità.

Non chiedetemi perché in un rapporto avvocato-cliente debba esserci tutta questa necessità di far capire chi tu sia. Le porto il libro e lei, con voce suadente mi dice

“Grazie, bellissimo! sono un’appassionata lettrice di Barbery”

“Oh, Oh” dico un po’ imbarazzata, “sono arrivata troppo tardi?”

“No, questo lo tengo, è un suo regalo, anzi, guardi qua cosa ho in borsa, ho appena finito anche questo, Estasi culinarie della stessa autrice, glielo presto, lo legga e poi mi dice cosa ne pensa”.

Me lo “presta” perche è a sua volta un regalo e dunque ci tiene a riaverlo.


Lo leggo, mi porta all’interno di una rete trama-dolore e ordito-piacere. Tra morte e cibo, genio e sregolatezza, amore e odio. Gli estremi in continuo conflitto esterno e interno a Monsieur Marthens super blasonato critico gastronomico, alla ricerca del sapore primigenio, ancestrale, quello che da vita e gusto a tutti gli altri, quello che sembra svanito chissà dove! Ripensandoci visualizzo la storia come uno sfondo nero con natura morta.

E passo finalmente al riccio e qui sprofondo in tensioni emotive grandiose, in una tecnica narrativa sapiente che mi accompagna dentro e fuori i personaggi che, come Paloma, Reneè, Mr Ozu (quasi un trio complice) e tutti gli altri, vivi o morti, recitano la loro storia incantando il lettore.

Ê un vero e proprio viaggio di scoperta, dove uno dopo l’altro cadono tutti i veli, fino ad arrivare al finale meraviglioso, all’illuminazione, all’epifania travolgente, al “surprising ending“.

Torno dall’avvocato per il solito incontro di messa a punto della situazione e le porto una lunga lettera piena di tutto quello che ho trovato, sentito e vissuto nei due libri di Muriel Barbery. Strana seduta la nostra. Le consulenze legali si animano anche tra le pagine dei libri. Strana esperienza, riccio insuperabile.

 

Dopo qualche anno mi capita di vedere il film tratto dal libro, coglie l’essenza del libro. L’esercizio dell’ascolto come arte somma. Barbery non lo ha amato molto e ha preteso  che venisse precisato:

“Liberamente tratto da…”

Dicono ci sia stato qualche motivo di interesse, come la cessione troppo affrettata dei diritti di un libro che poi ha venduto milioni di copie.

Il libro, comunque, è un’altra cosa.(Ovvietà)  Ne devo parlare con l’avvocato. Trailer 

 

Descrizioni IBS

L’Eleganza del riccio è stato il caso letterario del 2007 in Francia: ha venduto centinaia di migliaia di copie grazie a un impressionante passaparola e ha vinto il Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi.

“Siamo a Parigi in un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maîtres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta, che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant… Dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni.

Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno, per l’esattezza). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda.

Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.

Le pagine scivolano leggere fra i dotti rimandi e la lingua forbita di Renée e il parlato acerbo di Paloma, mentre l’ironia pungente non risparmia l’ipocrisia imperante nei quartieri chic. Quando ci s’imbatte in tale miscela di leggerezza e umorismo, cultura e profondità, è un piccolo miracolo.” 

 

Estasi culinarie “Già pubblicato in Italia qualche anno fa (Una golosità, Garzanti, 2001), prima che arrivasse il grande successo de L’eleganza del riccio, il romanzo d’esordio di Muriel Barbery ha già in sé tutti gli ingredienti che avrebbero decretato il successo mondiale dell’autrice francese. Mai come in questo caso è appropriato parlare di “ingredienti”, dal momento che il libro è percorso, pagina dopo pagina, dai profumi, dai sapori, dall’aroma intenso del cibo.”

Nel signorile palazzo di rue de Grenelle, dove vive la portinaia Renée, abita anche il più blasonato critico gastronomico del mondo. Capace con un gesto di rovinare la carriera dei più famosi chef, ma anche di innalzare al Parnaso della gastronomia piccoli bistrot sconosciuti, il signor Arthens è il più cinico, burbero, arrogante uomo sulla terra, un uomo che ha fatto terra bruciata intorno a sé facendosi odiare e odiando a sua volta i suoi figli, sua moglie, le sue amanti, ma anche il gatto, le statue, i quadri della sua casa. Tutto gronda rancore, ogni singola persona interpellata emette la stessa sentenza: “che muoia pure! Despota, indolente, vecchio pazzo!”.

Un pazzo, ma anche un genio, che durante la sua carriera, con la sua penna, la sua audacia e il suo brio, con la sua proprietà di linguaggio è riuscito a cogliere l’essenza di ogni cibo. Dal cioccolato alla mollica del pane, dal sashimi alle erbette aromatiche di campagna, ogni sapore riceveva dalle sue parole una spinta vitale. Come un Demiurgo il noto gastronomo plasmava l’essenza dei cibi, trasformandoli in esperienze sublimi, dando dignità estetica all’azione basilare dello sfamarsi. La magia dell’arte e delle parole, attraverso cui la fame diventa bramosia, e la sazietà sovrabbondanza.

Ma in punto di morte, steso nel suo letto, mentre i suoi parenti e le poche persone con cui ha avuto a che fare gli augurano di andare dritto all’inferno, Arthens non trova le parole. Ha perso il gusto, non sa più descrivere quel desiderio che gli arde nella gola, che solletica le sue papille gustative. Il ricordo di un sapore ormai perso nel tempo, forse qualcosa che viene dalla sua infanzia, o da uno dei suoi numerosi viaggi intorno al mondo. Forse un sapore perso per scelta, deliberatamente ignorato, forse la base, il comune denominatore di tutti i sapori.

Un romanzo che trascina, con pungente ironia, attraverso la parabola della vita e della morte, un libro che sfocia, anche in questo caso, nell’indagine filosofica sull’eterno rincorrersi di realtà e apparenza.”

Violenza sulle donne-25 Novembre Giornata internazionale di sensibilizzazione

da La Stampa di oggi:  “Oggi si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. La data venne stabilita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999, con la risoluzione numero 54/134, con un invito rivolto ai governi, alle organizzazioni internazionali e alle Ong ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.

L’Assemblea Generale dell’Onu ha ufficializzato una data che fu in realtà scelta da un gruppo di attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà (Colombia) nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leònidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni…” continua a leggere l’articolo qui

In Italia oggi accade questo e la domanda  che ci si pone, da Nord a Sud, in tutti i paesi del mondo: cosa scatena la violenza fisica, psicologica, sociale  sulle donne? Siamo tutti e oggi ancor di più, coninvolti nella ricerca di risposte plausibili che ci aiutino a trovare delle soluzioni efficaci contro questo  fenomeno atavico.

A.Gimenez-Bartlett – UNA STANZA TUTTA PER GLI ALTRI, in un angolino della notte, per pensare.

 

                                        Sellerio Gimenez Bartlett 001

 “Che notte fresca! Dio solo sa quanto mi piacciono le notti di Settembre!”

Tocco il libro e già provo piacere…E’ bello. E’ un’edizione Sellerio, nera la copertina e morbida, satinata. Bellissima la riproduzione delle “Calze Rosse” di Guillermo Roux, dove il primo piano è per questo simbolo sensuale e passionale: due gambe incrociate, coperte da spesse calze rosse, segno di vitalità, passione, audacia e ribellione. Seduta sul letto la donna, il cui viso è nascosto, sta leggendo. Forse è triste, in ogni caso è “sola nella stanza”, la sua stanza? D’altri, ma occupata temporaneamente da lei?

Bella la carta e le fluide pagine a caratteri “normali”. Ho qualche remora a intaccare questa bellezza con le mie “orecchie” o con i miei appunti. Lo tocco spesso, mi da piacere…

La storia è tessuta con dei fili che mi sono noti e cari: Virginia Woolf e il suo mondo. Bartlett mi stupisce con la sua assunzione del punto di vista  dal basso, dove il basso sono Nelly principalmente, e Lottie e il mondo  della servitù  delle upper classes britanniche.  Ma anche loro hanno le loro vite, nonostante queste siano assorbite da quelle dei loro “padroni”. Molteplici e interessanti le fughe verso il privato. Amori, relazioni, visioni sul matrimonio, sulla posizione delle donne nella società.

E colpisce il clash tra il femminismo  alto  e spesso  radical chic di Virginia e delle sue amiche e la vita di lotta quotidiana di Nelly e delle sue colleghe/amiche.  Parlando di Lottie e del suo matrimonio Nelly dice:

“Preferisco vivere libera in una stanza di altri che schiava a casa mia”

come Lottie si avvia ad essere se si sposerà… clip_image001[1]

E il punto di vista, piano piano, alza gli occhi e sempre più spesso incrocia, sullo stesso piano, quelli dei “padroni”. Piena di ammirazione e sgomento la descrizione che Nelly fa della Honourable  Vita Sackville West in visita a Monk’s House, le sue meravigliose camicie da notte, Ben sette!  ciascuna avvolta in un sacchetto di seta.

clip_image004E gioielli e vestiti splendidi! Una vera signora, altro che i  vestitucci striminziti di Virginia, ma lei si sa è un’intellettuale a lei interessano solo i libri e le discussioni con gli amici di Bloomsbury.

“…ma è troppo facile fare pensieri da mettere nei libri, il difficile è mettersi al posto di un’altra persona e capire cosa sta provando…” p.227

Nelly pensa e pensa tanto. Di notte:

“…io mi sono riservata un angolino della notte, come adesso, per pensare. Che siamo serve non vuol dire che ce ne stiamo nella stalla come cavalli, a masticare biada finchè non ci portano fuori a lavorare” p.179

Nelle numerose scenette domestiche, nei dialoghi “serva-padrona”, nella descrizione fisica  che Nelly fa di Virginia, si materializza immediatamente, davanti ai miei occhi, la splendida Nicole Kidman/Virgina Woolf del film the Hours di Stephen Daldry, 2002, in compagnia delle altrettanto splendide “Clarissa”  Julianne Moore e Meryl Streep. Il film è tratto dal romanzo di Michael Cunningham. (Trailer da  Video Detective )

Molto interessante il ruolo che  Gimenez-Bartlett scrittrice/narratrice, si ritaglia. Invidio un po’ la ricerca che le ha permesso di scrivere il romanzo, il suo viaggio in Inghilterra nei luoghi Woolfiani, alla scoperta del diario di Nelly, che nessuno prima di lei, a detta della sua ospite ora proprietaria del documento, Lady Prudence Lane, aveva cercato o pensato di usare per raccontare l’altra storia di VW.

Alicia Bartlett  spiega il perchè della sua scelta  nell’ incipit/prefazione:

clip_image003“Credo di essere affascinata dal cosiddetto Gruppo di Bloomsbury come molti miei contemporanei di ogni nazionalità. Il motivo mi appare semplice. Al di là di qualunque considerazione artistica o letteraria, quel pugno di intellettuali anticipò un sogno che coniuga la dimensione personale con quella sociale e che ha fatto e farà sempre sospirare tutta la generazione rimasta in qualche modo segnata dal Maggio del 68. Mi riferisco al sogno di libertà sessuale, di pensiero, di creazione. Libertà nei rapporti umani, nel modo di vivere, nel rifiuto delle convenzioni[…] Le pagine che seguono sono una commistione di frammenti del diario di Nelly Boxall e brani del romanzo basato sui fatti reali che un giorno finirò di scrivere. Contengono anche una sommaria testimonianza del mio soggiorno a Londra per un intero inverno, durante il quale mi procurai la documentazione storica e, facendo buon viso al cattivo tempo, lavorai chiusa nella stanza di una pensione”.

Virginia 1903

L’appello le è giunto direttamente da Virginia che, nel suo diario del 15 Dicembre del 1929, scrive:

” Se questo diario non l’avessi scritto io e un bel giorno dovesse cadere nelle mie mani, cercherei di scrivere un romanzo su Nelly, sul suo personaggio. Tutta la storia tra noi, gli sforzi miei e di Leonard per liberarci di lei, le nostre riconciliazioni”.

 

Lettura affascinante in compagnia di una guida brillante, Alicia Gimenez-Bartlett, per guardare Virginia e il suo magico gruppo da un’ottica nuova e stimolante.

 

 

 

Il Titolo

Woolf_a roomofonesown

Habitacion Ajena (A Room of Other People’s Own)

Una lettura parallela per capire meglio e apprezzare la scelta di Bartlett è ovviamente A room of one’s own (Una stanza tutta per sè) di Virginia Woolf. Ma questa è una storia che merita un discorso  ” a se stante”…

I vicini di casa tra Andalusia e Europa Aperta

Vecinos

Sono nostri vicini. Vengono da paesi molto diversi dal nostro, ma un giorno hanno scelto  un angolo del territorio andaluso  e vi si sono stabiliti…

Chelo Larran, la conduttrice,  introduce  Stefania Scamardi, “architetta sociale”  Italiana  che, nella puntata di Mercoledì 5 Ottobre 2011,   parla del suo lavoro e del suo rapporto con Siviglia…

Fa sorridere la colonna sonora che hanno scelto per accompagnare l’intervista… la tarantella napoletana! Stereotipi duri a morire?

Europa Abierta “Programa de los Servicios Informativos de Canal Sur Televisión que aborda temas muy diversos, pero todos ellos con el denominador común de la Unión Europea. Proyectos y ciudadanos que se han fijado y arraigado en Andalucía y que contribuyen a su transformación. El programa se emite los miércoles a la 1:30 en Canal Sur TV y en Andalucía Televisión. Los domingos vuelve a emitirse en Canal Sur 2 Andalucía sobre las 00:00 horas. Disponible también en este  blog y en canalsur.es”

Cada semana, el equipo de Europa Abierta recorre Andalucía para encontrar a los protagonistas de historias  singulares,  personas de diferentes nacionalidades  que han elegido nuestra tierra para  emprender su proyecto de vida.

Son nuestros vecinos; proceden de países muy diversos de Europa, pero un día eligieron un rincón del territorio andaluz y se quedaron.

E. De Luca-LE SANTE DELLO SCANDALO. Con le donne della Bibbia

le sante dello scandalo De Luca   

 

Anche in questo piccolo libro De Luca mantiene le promesse, con il uso stile colto, poetico, “lapidario”.

Parla di donne, ancora una volta. Donne della Bibbia. E sceglie quelle che, in qualche modo, sono “fuori” dai canoni sociali di accettabilità che ancora oggi governano la nostra “moderna vita”. Fuori dai canoni eppure pilastri riconosciuti della religione cristiana. Erri  ce le presenta così, in un elenco che a primo impatto  può creare qualche perplessità:

“La prima si vestì da prostituta per offrirsi all’uomo desiderato.

La seconda era prostituta di mestiere e tradì il suo popolo.

La terza s’infilò di notte sotto le coperte di un ricco vedovo e si fece sposare.

La quarta  fu adultera, tradì il marito che venne fatto uccidere dal suo amante.

L’ultima restò incinta prima delle nozze e il figlio non era dello sposo.”

Letto così questo elenco, sembra non avere collocazione temporale e  veicola inoltre un’immagine particolare della donna …Poi vai avanti con la lettura, approfondisci e scopri che stiamo parlando della Madonna!  E di altre quattro donne, tutte inserite nell’elenco delle generazioni maschili tra Abramo e Gesù, che apre il Vangelo di Matteo, primo Evangelista e pagina uno della Cristianità: “Queste le generazioni…”.

Dunque  in questo elenco  superbo e matematico vengono inclusi cinque nomi di donne: Tamàr la Cananea, Rahav di Gerico, Rut la Moabita, Bat Sheva/Betsabea ebrea che sposa in prime nozze Uria ittita, infine Miriam/Maria madre di Ieshu/Gesù. Chi sono? Cosa hanno fatto di speciale per essere inserite tra i padri del Cristianesimo?

 Straordinaria  la normalità con cui vengono narrate le loro vite eccezionali:

 Miriam e le donne“Le donne, queste donne, non vacillano in nessun punto. Nessuna di loro, che neanche hanno avuto il conforto di una profezia, di una voce diretta, esita.Vanno contro le regole e sacrificano la loro eccezione. Il loro slancio è più solido di quello dei profeti, sono le sante dello scandalo.  Non hanno nessun potere, nè rango, eppure governano il tempo. Sono belle, certo, ma per dote sottomessa a uno scopo solo appena intuito. Hanno il fascino insuperabile di chi porta la propria bellezza con modestia di pedina e non con vanto di reginetta da concorso.”

Nulla da aggiungere a queste parole. Tutto sa di  ineffabile, anche il Congedo  di De Luca dal lettore, con la sua storia di Ante il poeta, forse speciale e unico come speciali sono  le cinque donne  della scrittura sacra, permeate di poesia, bellezza e determinazione.

Vocazione di San Matteo-CaravaggioApprofondimenti

Erri De Luca racconta ” Le sante dello Scandalo” nell’ Intervista con l’autore di Barbara Rivoli.

Bello  l’ articolo di Rocco Moliterni, inviato  de La Stampa, su Matera e i suoi Sassi come ambientazione speciale per film cult sul Vangelo e su argomenti religiosi e sociali. Ritroviamo il bellissimo Vangelo secondo Matteo di Pasolini e il discusso Passion di Mel Gibson… qui l’editoriale 

P.Høeg- IL SENSO DI SMILLA PER LA NEVE. Ghiaccio, mistero…Smilla

 

 

Smilla cover 001

Peter Høeg Il senso di Smilla per la neve (Frøken Smillas fornemmelse for sne) Oscar Mondadori 1998 traduzione di Bruno Berni.

 

Dalla quarta di copertina: Enigmi

“Per la  polizia non ci sono dubbi: è stato un incidente. Il piccolo Esajas correva sul tetto innevato quando è caduto, rimanendo ucciso. Ma Smilla non è convinta; ha visto le impronte lasciate dal bambino e la neve le dice che non si è trattato di un incidente…”

    Lo strato di ghiaccio

   incasrtrati nel ghiaccio

“E’ stato creato in bellezza. Un giorno di Ottobre la temperatura si abbassata di 30 gradi Celsius in quattro ore e il mare è diventato uno specchio. Aspetta di riflettere il miracolo della creazione” p. 459

Neve a Copenaghen

Comincia così e va dritto nelle ossa:

“C’è un freddo straordinario 18 gradi Celsius sotto zero, e nevica…”

E il freddo sembra aumentare durante il funerale di Esajas. Ancora contrasti. Lacrime calde di dolore, freddo e calze a rete, brrrr…

Magnifica storia, con la sua ambientazione contraddittoria: il grande freddo esteriore e il grande caldo interiore. Un mondo di contrasti a Copenaghen, dove tutto funziona, anche la feroce rimozione dei sentimenti. La naturalità di Smilla coartata dalla paura dei sentimenti della civile Danimarca. I Danesi? Mai lasciarsi andare se non sotto l’effetto liberatorio di qualche pinta di birra…Con il meccanico, invece  Smilla vive una inaspettata  storia d’amore tra timidezza, paura e passione.

Lo stile è incalzante e coinvolgente, soprattutto nella prima parte. Frasi brevi, quasi sincopate a volte, come un brano jazz. Il ritmo è sostenuto, nonostante la morbidezza lenta della neve. Più riflessivo, lento ed eccessivamente descrittivo, man mano che si entra nella seconda e terza parte. Sembra, in alcuni passaggi, lo stile di una rivista scientifica. Forse questo è un pregio, forse si armonizza sia con la natura scientifica del tema che con l’esigenza di rallentare il ritmo per predisporre una conclusione adeguata. Forse è anche funzionale alla personalità di Smilla che ama l’azione, e non si sottrae ad essa, ma indugia spesso in riflessioni che l’aiutano a “tirare il fiato” e che rendono i momenti di suspense quasi ovattati, come se fossero anch’essi avvolti da una soffice coltre di neve.

 

Smilla.jpg

 

Caratterizzazione fantastica. La forza di Smilla, la sua religiosa solitudine,

“Per me la solitudine è come per altri la benedizione della chiesa. E’ la luce della grazia”, p.17

 il suo bisogno d’amore e la paura dei sentimenti, la sua testardaggine o determinazione, la sua cultura. Il ricordo della mamma-Groenlandia, il rapporto complicato con Moritz-padre famoso, ricco e tanto Danish. La sua compagna ballerina, fragile e inconsistente figurina in competizione d’amore con Smilla…

Lo strano meccanico, in fondo co-protagonista; la madre persa di Esajas; il drogato Jakelssen che il fratello Lukas vorrebbe salvare e/o temprare durante il rischiosissimo viaggio verso l’unknown. Il  poliziotto-con-serra-NeroWolfe, il cuoco della nave che parla tedesco, Il cattivo Thork e così via.

LucePersone di luce. Alcuni personaggi secondari sono intensi, circondati da un alone di luce: la donna angelo dai capelli bianchi che non riesce a rinnegare la sua “moralità” nonostante il suo giuramento di fedeltà al lavoro e ai suoi superiori. Aiuta Smilla nella ricerca della luce in una storia tanto oscura. La sua  casa sembra un altare alla luce ed Elsa la sua vestale: algida nella sua lunga tunica bianca, capelli d’argento, lucidi, brillanti. Croce d’argento intorno al collo.

Riferimenti al vestiario. L’abito non fa il monaco, ma l’apparenza può ingannare. Smilla conosce il valore dell’apparire nelle relazioni sociali…Ha imparato e veste abiti firmati…finchè può ovvero finchè Moritz contribuisce con assegni pesanti… Anche sulla Kronos, dove è infagottata in una divisa di lavoro anonima,  cura gli abbinamenti di colore. Non le serve, ma ormai fa parte del suo habitus mentale.

Miles DaviesIl Jazz. Improvviso ed inaspettato il riferimento al Modal Jazz. Il direttore, sulla sua “Aurora Boreale” tirata a lucido ascolta jazz “la mia passione” dice calmo e affiorano suoni e ricordi e Miles Davies, John Coltrane, McCoy Tyner… La passione contribuisce a decodificare il nastro

il condominioIl Condominio. Quasi Orwelliano appare l’edificio, detto Cellule Bianche, dove vivono Smilla, Esajas e sua madre Juliane, il meccanico. Dalle grandi vetrate si vede il porto di Copenaghen. Bella la descrizione dei vari punti di colore che cercano disperatamente di contrastare la freddezza del bianco ghiaccio, della neve e delle spettrali luci gialle.

L’ottica interculturale. Il culto del “padroni a casa nostra”, delle culture superiori, ma ogni Nord ha il suo Sud.

“Qualunque popolazione si lasci valutare su una scala di valori stabilita dalla scienza europea è destinata ad apparire una cultura di primati…Ogni tentativo di comparare le culture allo scopo di determinare quale sia la più sviluppata non sarà mai altro che un’ulteriore merdosa, proiezione dell’odio che la cultura occidentale ha nei confronti delle proprie ombre… C’ è un solo modo per comprendere un’altra cultura: Viverla. Trasferirsi in essa, pregare di essere sopportato come ospite, imparare la lingua. Così, forse, prima o poi, arriverà la comprensione…” p.212

Ancient MarinerIl viaggio. E poi il lungo viaggio verso il mare, il ghiaccio. Questa entità misteriosa, terribile, quasi vendicativa come un Dio antico e potente. Metafore legate al ghiaccio che trasportano verso un mondo letterario affascinante Sembra di essere sulla nave del Vecchio Marinaio di Coleridge e tutt’intorno ghiaccio, immobilità e morte:

 

The ice was here, the ice was there,

the ice was all around;

it crackled and growled, and roared and howled,

like noises in a swound…

 

Alla fine, dopo tanto cercare e capire e fare,

“Non ci sarà alcuna conclusione…”

Così si chiude l’avventura nordica con Smilla. Ed è finale aperto, apertissimo, una dichiarazione di assenza di conclusione come non accade spesso. Il lettore è privato, in questo caso, anche della libertà di porsi domande, di ipotizzare finali personalizzati. La ricerca si chiude su un non-esito. Tutto il discorso scientifico della seconda e terza parte, il linguaggio minuzioso, le descrizioni a volte esasperanti hanno portato a questo, incredibilmente.

Non si può vincere contro il ghiaccio… e poi rimane l’enigma della pietra…

 

Il Film

 

Bello e ricco di atmosfera il film di Bille August (USA 1996). Anche in questo caso tralascio i confronti con il romanzo. In ogni caso intenso, quasi fantascientifico…Con Julia Ormond, Vanessa Redgrave, Gabriel Byrne, Richard Harris, Ona Fletcher, Agga Olsen, Patrick Field.Matthew Marsh, Jim Broadbent, Tom Wilkinson, Charlotte Bradley, Charles Lewsen, Robert Loggia, Emma Croft, Bob Peck, Jürgen Vogel, Ann Queensberry.

 

 

 

 

 

 

Michelle Obama incanta Oxford

 

“Dream Big”!

Sogna in grande! E’ l’appello che Michelle rivolge alle studentesse della Elizabeth Garrett Anderson School, istituto a Nord di Londra con il 90% di studenti extracomunitari, che la incontrano a  Oxford. Ne parla Andrea Malagutti, corrispondente de La Stampa da Londra(potete leggere l’articolo proprio sulla Stampa di oggi).

Un breve articolo che parla dell’emozione e dell’ammirazione che la visita della First Lady americana ha suscitato. Non è l’ambiente che colpisce, la paludata e prestigiosa Oxford, anche se è significativo  che l’evento si svolga proprio  lì, quanto la semplicità e l’intensità della relazione che si instaura tra la donna più potente del mondo e il gruppetto di studentesse.  Michelle è la speranza e il suo Dream Big fa il paio con la celeberrima “yes we/you can

Studiare, studiare e andare avanti con forza e se è vero che una migliore istruzione genera un miglior  Pil, abbiamo un motivo in più oltre quello di formare donne sempre più colte e consapevoli che possano aspirare a ruoli alti di responsabilità, a prescindere da sesso, razza e religione. Questo sta accadendo negli  USA, questo ci auspichiamo avvenga sempre di più in UK ,questo ci auspichiamo si realizzi in Italia, ma per il nostro paese ho qualche riserva…

Michelle e Barack continuano a far germogliare nei nostri cuori la speranza, a dispetto della Real Politik di cui il Presidente deve tenere conto e praticare, a dispetto dei suoi  denigratori e dei suoi   sbagli. Il loro colore, le loro origini, il percorso di formazione che hanno seguito con forza , intelligenza e determinazione, continuano ad alimentare la speranza, almeno la mia.

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