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K. Blixen-CAPRICCI DEL DESTINO, dal Pranzo di Babette a L’Anello. Quando l’Uomo propone e il Destino dispone.

Karen-Blixen-Capricci-Del-Destino-1966-1°

 

Cinque avvincenti racconti della scrittrice Danese Karen Blixen su un destino capriccioso che da sempre  tenta di condizionare la vita degli uomini e delle donne.

 


 

Il Pranzo di Babette

p.7

Incipit

“In Norvegia c’è un fiordo – un braccio di mare lungo e stretto chiuso tra alte montagne-che si chiama Berlevaag Fjord. Ai piedi di quelle montagne il paese di Berlevaag sembra un balocco, composto da casine di legno tinte di grigio, di giallo, di rosa e di tanti altri colori…”p.7

 

Il primo racconto della raccolta apre il magico mondo di Blixen con i suoi tesori. Narrazione asciutta, venata da sentimenti   anch’essi “nordici” e asciutti, depurati di ogni sovrastruttura sentimentale. La stessa Babette, artista della cucina, come lei stessa si definisce, sembra aver assunto durante il suo soggiorno a Berlevaag una personalità asciutta, pur essendo Parigina e Comunard rivoluzionaria, profuga ed esule in Norvegia,  E tuttavia, alla fine del maestoso pranzo che cucina per gli ospiti delle due sorelle in commemorazione del centenario de Decano (se fosse vissuto) parla e parla e butta fuori parte della sua anima d’artista vera.

Impariamo a conoscere  i personaggi   tipici della scrittrice: donne, discrete e affascinanti, uomini in divisa religiosa o civile o militare, di poche parole e molti tormenti. Ambienti morbidi, soffici bianchi o colorati, avvolgenti come la grande nevicata del giorno dopo il grande pranzo. Il cibo portatore di peccato e perciò innominabile, compie il suo dovere divino sul corpo e sulle anime dei grigi commensali.

Un salto al cinema

Il pranzo di Babette  di Gabriel Axel 1987


Il pescatore di perle

p.53

Incipit

“Mira Jama iniziò il suo racconto. A Shiraz viveva un giovane studente di teologia chiamato Saufe, era molto dotato e puro di cuore. Leggendo e rileggendo il Corano rimase tanto assorto nel pensiero degli Angeli che l’anima sua finì per stare con essi assai più che accanto a sua madre o ai suoi fratelli, ai suoi insegnanti o ai suoi condiscepoli o a qualsiasi altro abitante di Shiraz.”

Raccontare storie è divino, quasi angelico. E qui Blixen racconta tanto e fa raccontare tanto, sugli angeli per esempio e sulle loro ali che li spingono sempre più in alto verso non si sa dove per poi, inevitabilmente cadere; su sirene e pesci che fanno scoprire agli umani il meraviglioso liquido che il creatore ha voluto perché essi non possano cadere, ma  grazie alle loro qualità mirabolanti, tra cui un silenzio loquace ed espressivo e la preziosa virtù di prendere “La forma dell’acqua”, di adattarsi con flessibilità e flessuosità al loro ambiente senza modificarlo.  E qui arrivano delle piccole epifanie: il bellissimo e pluripremiato film di Guillermo del Toro e i  “I pesci che non chiudono gli occhi” di Erri de Luca.

Tutte queste suggestioni sono evocate dai racconti di Mira pescatore di perle, della sirena, del narratore anonimo che tira le fila e mette insieme le storie. Magia pura che Karen Blixen modella e trasmette in veste di destino capriccioso.

John_William_Waterhouse_A_Mermaid

John William Waterhouse- A Mermaid

 

“Noi pesci riposiamo tranquilli, sorretti da ogni lato, in un elemento che sempre, in modo preciso ed infallibile, riesce a pareggiarsi. Un elemento che, si può ben dirlo, prende il posto della nostra stessa esistenza persona le, dato che, senza badare alla nostra forma individuale, o al fatto che noi si sia pesci piatti o pesci rotondi, il nostro peso e il nostro corpo sono calcolati secondo la quantità di materia circostante che spostiamo.

La nostra esperienza ci ha provato, come un giorno te lo proverà la tua, che si galleggia benissimo senza speranza, anzi che si galleggia meglio quando non l’avremo. Di conseguenza, poi, la nostra fede stabilisce che per noi ogni speranza è lasciata.

Non corriamo rischi[…]L’uomo, infine, è preoccupato dall’idea del tempo, e mette a repentaglio il proprio equilibrio vagando incessantemente tra il passato e l’avvenire.

Gli abitanti d’un mondo liquido hanno unito il passato e l’avvenire nella massima: Après nous le déluge.”p.71


Tempeste 

p.73

Incipit

“C’era un vecchio attore e capocomico che si chiamava Herr Soerensen. Da giovane aveva recitato nei teatri di Copennaghen:era arrivato perfino a fare la parte di Aristofane nella tragedia Socrate di Adam Oehlenschlaeger selle tavole del Teatro reale. Ma era uomo di carattere prepotente e indipendente, e pretendeva di creare e controllare il mondo che lo circondava.”

Malli, la ragazza del mare, è figlia di un affascinante marinaio scozzese che conquista una giovin pulzella del luogo, dona amore e illusioni a piene mani, diventa padre e, riparata la nave su cui aveva fatto naufragio nel piccolo paese sui fiordi, scompare per sempre abbandonando Malli e sua madre al loro destino. Madre e figlia proseguono coraggiosamente la loro vita in una sorta di simbiosi autosufficiente, nutrita di sogni e rimpianti.

Siamo in compagnia di gente di mare e di teatro. Mr Sorensen decide di rappresentare La Tempesta di William Shalkespeare per ringraziare Dio del successo ottenuto con le precedenti rappresentazioni. Si mette dunque alla ricerca degli attori e si imbatte in uno splendido Ariel. Malli è una creatura teatrale e il ruolo di Ariel sembra scritto per lei.

 

Quali sono le vere Tempeste?

 

John William Waterhouse- Miranda-The Tempest -“Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.” (Prospero: atto IV, scena I.)

 

Il gioco di sovrapposizione tra realtà e finzione è talmente forte che determina il destino dei protagonisti.  Si narra che a seguito di una devastante tempesta una delle navi più grandi e veloci del vecchio e ricco armatore norvegese ha  rischiato di infrangersi contro le rocce aguzze del fiordo.

Si narra anche che a salvarla dalla distruzione fosse stata una giovane e coraggiosa ragazza che con la sola presenza  avesse aiutato i marinai, e tra questi il mitico Ferdinand, a portare la nave in salvo nel porto della città. Tutto il paese tributa omaggi e amore per questa fragile, coraggiosa ragazza.

Il suo destino è segnato dalla sua audacia, viene accolta infatti nella ricca dimora degli armatori, inizia una storia d’amore con il figlio del proprietario e si avvia felice verso il matrimonio, abbandonando il palcoscenico. La favola rosa sta per realizzarsi, ma il capriccioso destino butta una carta sul tavolo da gioco…

Poesie e lettere d’amore

La poesia di Malli per Arndt, il promesso sposo :

T’ho reso povero, dolce mio cuore.

Ti sono lontana quando siamo vicini.

T’ho reso ricco, cuore mio caro.

Ti son vicina quando siamo divisi. p.146

 Intense atmosfere Elisabettiane che richiamano Marlowe e la sua incalzante ultima ora di Faust.

“…pensavo che la tempesta fosse quella della commedia. Ora […] e penso che sarà bello e superbo lasciare che il battito dell’onda copra il battito del cuore”

“Adesso starò qua ferma e aspetterò un’ora prima di chiudere questa lettera. Così ho un’ora di più in cui non t’ho svelato nulla, e in cui nulla è finito tra te e me. E io sono soltanto il tuo amore, colei che deve sposarsi con te.”p. 148


  La storia immortale 

p.149

Incipit

“Attorno al 1860 viveva a Canton un commerciante di tè straordinariamente ricco, il signor Clay. Era un vecchio di alta statura, asciutto e chiuso. Aveva una splendida casa e una stupenda carrozza a cavalli. Troneggiava nell’una e nell’altra, eretto, silenzioso e solo.”

Andiamo con la fantasia in Cina, con un grande mercante francese che per un dissesto finanziario di cui torneremo a parlare, perde tutto,  compresa la magnifica villa dove passeggiano sontuosi i pavoni e dove ora vive il signor Clay.

Scamardistudio-Il pavone nell’orto

Blixen cesella i protagonisti di questo racconto con rotondità, precisione ed efficacia. Magistrale. Il signor Clay, straricco infelice uomo, Elishama commesso tuttofare-ebreo errante, lettore di libri mastri come ninna nanna per il signor Clay; Virginie gran dama innamorata e vendicatrice, Povl-Paolo marinaio innamorato, bello biondo e forte come un orso.

Elishama è il catalizzatore della storia, colui che, come un filo di seta, va da un capo all’altro della tela mettendo insieme i punti di intreccio. Sin da bambino si porta al collo un pezzettino di carta che in Polonia un vecchissimo uomo gli donò conservato in un sacchetto rosso. A Londra incontra un Italiano che gli insegna a leggere e a scrivere, ma non a decifrare quel pezzettino di carta, che apprende essere in ebraico antico. Per saper cosa dica, paga l’uomo del banco di pegni che gli trascrive anche la traduzione in inglese.

Ognuno ha una sua storia da raccontare, ma le storie devono rimanere storie? O si può trasferirle nella realtà? E cosa nasce prima: la storia o la realtà?

Il racconto continua con la lettura della profezia di Isaia scritta sul prezioso fogliettino. Il signor Clay ne è affascinato  e decide di raccontare anche lui la sua storia, vera e dunque degna di essere raccontata. È la storia di un marinaio che inciampa in un’offerta irrinunciabile da parte di un vecchio e ricco signore: 5 ghinee d’oro per fare una certa cosa…

Elishama informa il  prescelto spiegandogli l’arcano. E da qui la storia prende una piega inaspettata.

“Era una notte d’Aprile, l’aria era calda e dolce, e già innumerevoli pipistrelli sfrecciavano silenziosi avanti e indietro. I cespugli di oleandro del giardino del signor Clay sembravano incolori al chiaro di luna, le ruote della sua Vittoria cigolavano piano piano sulla ghiaia del viale”p.187

Ora è il turno di Paolo e Virginie, marionette incerte nelle mani di Clay, Elishama e del solito destino capriccioso. Raccontano la loro storia e noi li seguiamo affascinati e felici di ascoltarli.

Ritroviamo suggestioni antiche su isole deserte (Robinson, Utopia, l’Isola del tesoro) e tempeste (Shakespeare) e vite avventurose, e sfarzo nei palazzi nobiliari di Francia e monete d’oro magiche, e sogni   da realizzare e amori proibiti e travolgenti..

2CONCHIGLIA SU PAGINA

L’appello ai sensi ci ammalia, ci lasciamo suggestionare dai suoni dell’isola p.298, dalla voce del mare nelle conchiglie rare di Paolo p.220, dai gemiti e dalle parole d’amore dei due amanti, giovani e vecchi nello stesso tempo, dai fruscii degli abiti di Virginie che scivolano sulla sua morbida pelle.     

Quanta poesia in questo racconto! Dalla prima all’ultima parola ti trasporta in un mondo di fiaba, con Elishama che ci accompagna verso la conclusione, senza anticipare nulla, ma lasciandoci soli a scoprire come va a finire la relazione tra burattinaio e burattini:

ritaglio Blixen


 L’anello 

p.221

 

Incipit

“In una mattina d’estate di centocinquant’anni fa, un giovane gentiluomo di campagna Danese e sua moglie andarono a fare una passeggiata sulla loro terra. Erano sposati da una settimana. Il loro matrimonio non era stato facile, ché la famiglia della sposa era superiore per lignaggio e per ricchezza…”

   anello

E la storia va avanti nel loro personale Paradiso Terrestre, tra “scherzi e scherni, colazioni e pranzi, cani, mietiture e pecore” fino al momento in cui un anello viene sfilato dal delicato dito della bella Lovisa, detta Isa dal marito Sigismondo. Cosa accade poi, a voi scoprirlo.

Con questo breve racconto denso di significato, simboli e suggestioni, con tanto di giardino segreto si chiude la splendida raccolta dei racconti di Karen Blixen Una lettura piena di poesia, sapienza narrativa, richiami alla grande letteratura, che ha riempito Aprile dei toni profondi e affascinanti di una grande scrittrice.

  Karen_Blixen

 

Un salto al cinema

“La mia Africa” di Sidney Pollack 1986, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Karen Blixen.

 

 

330px-Angelica_Kauffmann_007Miranda e Ferdinando

P.Høeg- IL SENSO DI SMILLA PER LA NEVE. Ghiaccio, mistero…Smilla

 

 

Smilla cover 001

Peter Høeg Il senso di Smilla per la neve (Frøken Smillas fornemmelse for sne) Oscar Mondadori 1998 traduzione di Bruno Berni.

 

Dalla quarta di copertina: Enigmi

“Per la  polizia non ci sono dubbi: è stato un incidente. Il piccolo Esajas correva sul tetto innevato quando è caduto, rimanendo ucciso. Ma Smilla non è convinta; ha visto le impronte lasciate dal bambino e la neve le dice che non si è trattato di un incidente…”

    Lo strato di ghiaccio

   incasrtrati nel ghiaccio

“E’ stato creato in bellezza. Un giorno di Ottobre la temperatura si abbassata di 30 gradi Celsius in quattro ore e il mare è diventato uno specchio. Aspetta di riflettere il miracolo della creazione” p. 459

Neve a Copenaghen

Comincia così e va dritto nelle ossa:

“C’è un freddo straordinario 18 gradi Celsius sotto zero, e nevica…”

E il freddo sembra aumentare durante il funerale di Esajas. Ancora contrasti. Lacrime calde di dolore, freddo e calze a rete, brrrr…

Magnifica storia, con la sua ambientazione contraddittoria: il grande freddo esteriore e il grande caldo interiore. Un mondo di contrasti a Copenaghen, dove tutto funziona, anche la feroce rimozione dei sentimenti. La naturalità di Smilla coartata dalla paura dei sentimenti della civile Danimarca. I Danesi? Mai lasciarsi andare se non sotto l’effetto liberatorio di qualche pinta di birra…Con il meccanico, invece  Smilla vive una inaspettata  storia d’amore tra timidezza, paura e passione.

Lo stile è incalzante e coinvolgente, soprattutto nella prima parte. Frasi brevi, quasi sincopate a volte, come un brano jazz. Il ritmo è sostenuto, nonostante la morbidezza lenta della neve. Più riflessivo, lento ed eccessivamente descrittivo, man mano che si entra nella seconda e terza parte. Sembra, in alcuni passaggi, lo stile di una rivista scientifica. Forse questo è un pregio, forse si armonizza sia con la natura scientifica del tema che con l’esigenza di rallentare il ritmo per predisporre una conclusione adeguata. Forse è anche funzionale alla personalità di Smilla che ama l’azione, e non si sottrae ad essa, ma indugia spesso in riflessioni che l’aiutano a “tirare il fiato” e che rendono i momenti di suspense quasi ovattati, come se fossero anch’essi avvolti da una soffice coltre di neve.

 

Smilla.jpg

 

Caratterizzazione fantastica. La forza di Smilla, la sua religiosa solitudine,

“Per me la solitudine è come per altri la benedizione della chiesa. E’ la luce della grazia”, p.17

 il suo bisogno d’amore e la paura dei sentimenti, la sua testardaggine o determinazione, la sua cultura. Il ricordo della mamma-Groenlandia, il rapporto complicato con Moritz-padre famoso, ricco e tanto Danish. La sua compagna ballerina, fragile e inconsistente figurina in competizione d’amore con Smilla…

Lo strano meccanico, in fondo co-protagonista; la madre persa di Esajas; il drogato Jakelssen che il fratello Lukas vorrebbe salvare e/o temprare durante il rischiosissimo viaggio verso l’unknown. Il  poliziotto-con-serra-NeroWolfe, il cuoco della nave che parla tedesco, Il cattivo Thork e così via.

LucePersone di luce. Alcuni personaggi secondari sono intensi, circondati da un alone di luce: la donna angelo dai capelli bianchi che non riesce a rinnegare la sua “moralità” nonostante il suo giuramento di fedeltà al lavoro e ai suoi superiori. Aiuta Smilla nella ricerca della luce in una storia tanto oscura. La sua  casa sembra un altare alla luce ed Elsa la sua vestale: algida nella sua lunga tunica bianca, capelli d’argento, lucidi, brillanti. Croce d’argento intorno al collo.

Riferimenti al vestiario. L’abito non fa il monaco, ma l’apparenza può ingannare. Smilla conosce il valore dell’apparire nelle relazioni sociali…Ha imparato e veste abiti firmati…finchè può ovvero finchè Moritz contribuisce con assegni pesanti… Anche sulla Kronos, dove è infagottata in una divisa di lavoro anonima,  cura gli abbinamenti di colore. Non le serve, ma ormai fa parte del suo habitus mentale.

Miles DaviesIl Jazz. Improvviso ed inaspettato il riferimento al Modal Jazz. Il direttore, sulla sua “Aurora Boreale” tirata a lucido ascolta jazz “la mia passione” dice calmo e affiorano suoni e ricordi e Miles Davies, John Coltrane, McCoy Tyner… La passione contribuisce a decodificare il nastro

il condominioIl Condominio. Quasi Orwelliano appare l’edificio, detto Cellule Bianche, dove vivono Smilla, Esajas e sua madre Juliane, il meccanico. Dalle grandi vetrate si vede il porto di Copenaghen. Bella la descrizione dei vari punti di colore che cercano disperatamente di contrastare la freddezza del bianco ghiaccio, della neve e delle spettrali luci gialle.

L’ottica interculturale. Il culto del “padroni a casa nostra”, delle culture superiori, ma ogni Nord ha il suo Sud.

“Qualunque popolazione si lasci valutare su una scala di valori stabilita dalla scienza europea è destinata ad apparire una cultura di primati…Ogni tentativo di comparare le culture allo scopo di determinare quale sia la più sviluppata non sarà mai altro che un’ulteriore merdosa, proiezione dell’odio che la cultura occidentale ha nei confronti delle proprie ombre… C’ è un solo modo per comprendere un’altra cultura: Viverla. Trasferirsi in essa, pregare di essere sopportato come ospite, imparare la lingua. Così, forse, prima o poi, arriverà la comprensione…” p.212

Ancient MarinerIl viaggio. E poi il lungo viaggio verso il mare, il ghiaccio. Questa entità misteriosa, terribile, quasi vendicativa come un Dio antico e potente. Metafore legate al ghiaccio che trasportano verso un mondo letterario affascinante Sembra di essere sulla nave del Vecchio Marinaio di Coleridge e tutt’intorno ghiaccio, immobilità e morte:

 

The ice was here, the ice was there,

the ice was all around;

it crackled and growled, and roared and howled,

like noises in a swound…

 

Alla fine, dopo tanto cercare e capire e fare,

“Non ci sarà alcuna conclusione…”

Così si chiude l’avventura nordica con Smilla. Ed è finale aperto, apertissimo, una dichiarazione di assenza di conclusione come non accade spesso. Il lettore è privato, in questo caso, anche della libertà di porsi domande, di ipotizzare finali personalizzati. La ricerca si chiude su un non-esito. Tutto il discorso scientifico della seconda e terza parte, il linguaggio minuzioso, le descrizioni a volte esasperanti hanno portato a questo, incredibilmente.

Non si può vincere contro il ghiaccio… e poi rimane l’enigma della pietra…

 

Il Film

 

Bello e ricco di atmosfera il film di Bille August (USA 1996). Anche in questo caso tralascio i confronti con il romanzo. In ogni caso intenso, quasi fantascientifico…Con Julia Ormond, Vanessa Redgrave, Gabriel Byrne, Richard Harris, Ona Fletcher, Agga Olsen, Patrick Field.Matthew Marsh, Jim Broadbent, Tom Wilkinson, Charlotte Bradley, Charles Lewsen, Robert Loggia, Emma Croft, Bob Peck, Jürgen Vogel, Ann Queensberry.

 

 

 

 

 

 

A.Tabucchi-da REQUIEM a IL TEMPO INVECCHIA IN FRETTA.Viaggio nel tempo dell’anima.

 

 

 

Il lettore risponde: da oggi a ieri e ritorno:

“Un ex agente della defunta Repubblica democratica tedesca, che per anni ha spiato Bertold Brecht, deambula senza meta a Berlino fino a raggiungere la tomba dello scrittore per confidargli un segreto.

In una località di vacanza un ufficiale italiano che in Kosovo ha subito le radiazioni dell’uranio impoverito insegna ad una ragazzina l’arte di leggere il futuro nelle nuvole. 

Un uomo che inganna la propria solitudine raccontando storie a se stesso diventa protagonista di una vicenda che si era inventato in una notte d’insonnia.”

In fretta, più veloce del solito la lettura di queste tue storie, Antonio. Non amo molto i racconti e, alla fine, continuo a non amarli. Tuttavia con te è diverso. I tuoi sono funambolici, in bilico tra realtà e finzione, tra vissuto e immaginato, tra presente, passato e futuro.

TabucchiallafinestraE’ bello seguirti tra i ricordi, piccole pagine di storie individuali all’interno della grande Storia e tra i momenti real-fictitious di personaggi assolutamente assurdi e dunque verosimili, talora veri. Hai voluto finire con delle domande sul futuro, sul dopo-oggi, ma ti sei subito chiuso ad ogni risposta: meglio non sapere…

Alcuni momenti nella vita di tutti i personaggi mi hanno profondamente commosso. Le immagini mi hanno saziato gli occhi e l’anima; l’aria, i panni stesi che danzano al vento spargendo intorno profumo di fresco e pulito, l’abbraccio della bella portoghese, la vecchia zia morente e rantolante, la cabrio nera, arroventata dal sole accecante di Creta.

 

 

el pato_Scamardi2015

Scamardistudio 2015-El Pato

E le Nuvole…Ancora loro! Che bella storia quella della loro forma e il gioco-dialogo con la bambina su una spiaggia decadente su come leggere il futuro in quelle sagome strambe e affascinanti.

E Berlino e Brecht e Unter den Linden e Budapest e Bucarest e generali e mogli infelici.

Storie, storie, storie, ma quanti agganci con la mia essenza interiore e reale!

E poi tu, grande aggancio d’una Storia vecchia, ma nuova, ma futura…

E’ vero, il tempo invecchia in fretta, ma che bello ricollegare i fili dei tempi vissuti!

 

 Ieri 

Requiem (1992) è un romanzo che si riscatta solo alla fine. Ma forse questo giudizio è, tutto sommato, affrettato e ingiusto. Forse è più corretto dire che la fine contiene una epifania e che questa, come tutte le epifanie, ha bisogno di una lunga, lenta gestazione. E’ soprattutto un romanzo nella più autentica maniera di Tabucchi: il suo stile non è mai concitato e l’azione sembra divagare e disperdersi, quasi che il filo del discorso continuasse a spezzarsi e fosse arduo riannodarlo..

Può dare l’impressione, talora, di non sapere bene dove vuole andare a parare, di cercare in qualche modo la parola per arrivare alla pagina successiva. E poi, dall’apparente incongruenza dei fatti e dei personaggi, piccola, meraviglia, ecco che nel puzzle tutto si ricompone e acquista senso.

Ed è l’unico stile possibile per questo investigatore del senso e dei sensi della vita.” Michele T.

 

In Requiem L’autore  immagina di fare un viaggio e di incontrare persone ormai defunte, di parlare con loro, di mangiare insieme e salutarli in un commosso addio. Il sogno si dipana a Lisbona, personaggio vivente nella storia, con i suoi incontri, pietanze, discorsi, nomi delle persone e delle strade.
Il ricordo fa da sfondo all’intera vicenda ed  è il motivo portante e la causa del sogno. Sogni, ricordi e  nostalgia prendono forma grazie alla lingua  portoghese,  “luogo di affetto e riflessione”.

 Sönderborg (Danimarca), Ottobre 1997.  Sta per iniziare la mia giornata di lavoro e il tuo Requiem mi ha aperto la strada. Ascolta:

 “Io mi sedetti, ma lei non mi lasciò la mano. Figlio, disse la vecchia, ascolta, così non può andare, non puoi vivere due parti, dalla parte della realtà e dalla parte del sogno, così ti vengono le allucinazioni, sei come un sonnambulo che attraversa un paesaggio a braccia tese e tutto quello che tocchi entra a far parte del tuo sogno, anch’io… Mi sento dissolvere nell’aria a toccarti la mano, come se anch’io facessi parte del tuo sogno”

“E cosa devo fare?” domandai, “dì un po’ Vecchia Zingara”

“ Per adesso non puoi fare niente” , rispose lei, ”questo giorno ti aspetta e tu non puoi sfuggirgli, non puoi sfuggire al tuo destino…”(p.29)

Tabucchi1Mi colpisce molto di questo mosaico la struttura apparentemente loose, ma di fatto molto ben connessa e resa coerente da alcuni fili conduttori. Il cibo, ad esempio. Il cibo come ritorno ai ricordi del passato, delle “cose dell’infanzia” che non tornano più (p.100) e richiamo tuttavia del presente “contaminato”, della “poejada” diventata ormai un “potage-per-gente-fine”. E ancora il cibo che sollecita le epifanie: sensazioni talora piacevoli e sensuali, talora malinconiche, talora festose e paesane.

Mi piace ancora il filo conduttore del “raccontar storie”, storie di incontri di anime. Proprio l’ appello all’ “Intelligenza dell’anima”, come Ettie Hillesum la chiama, mi attrae particolarmente in questo viaggio. Non so perché l’ho definito così,  forse perché sono effettivamente in viaggio e dunque alla scoperta di mondi reali nuovi, forse perché il romanzo si presta a questo andare non avanti o a destra o a sinistra con l’assillo di dover arrivare per forza in un posto preciso e pre-stabilito.

 Dopo una pausa di riflessione finisco il libro e la conclusione mi obbliga a riconsiderare quanto scritto sopra. Ho l’impressione che, in fondo, la meta del viaggio fosse in qualche modo prefissata. Bisogna dunque arrivare alla risoluzione dei conflitti all’interno dell’anima, “sistemare” le situazioni in sospeso. E’ stato come avere la sensazione che questo uomo, alla fine della sua giornata, quando anche il poeta si dissolve, tiri un profondo sospiro di sollievo tanto che quasi mi pare di udire la sua voce che, soddisfatta, dice: “Ah! Finalmente è fatta!” e la profezia della zingara si realizza:

“questo giorno ti aspetta e tu non puoi sfuggirgli, non puoi sfuggire al tuo destino…”

 Il Tempo invecchia in fretta?

 

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