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  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

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    Giornata Mondiale del Rifugiato 2018-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

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    21 Marzo a Padova XXIV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

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    Per il ritiro del DDL Pillon e la riaffermazione della libertà di scelta degli "Italiani", uomini e donne liberi. Margaret Atwood-Il Racconto dell'Ancella: " In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta...apri il link all'immagine per continuare

  • 25 Aprile 2019- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

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    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

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  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

    “Despite everything, life is full of beauty and meaning.” ― Etti Hillesum, Lettres De Westerbork

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

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    Poniamo che in questa città vi siano dieci milioni di anime, V’è chi abita in palazzi, v’è chi abita in tuguri: Ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto...

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Pasolini-UNA VITA VIOLENTA. Tra sogni, lotte e delusioni, per le strade infangate di Roma

Una vita violenta_Pasolini

Iniziare il 2016 con Pasolini è un piacere unico. Una vita violenta è un affresco drammatico e bellissimo della società italiana del dopoguerra. Parla di Roma, è vero, delle borgate degradate e dei suoi abitanti sregolati, ma ci riporta inevitabilmente alla nostra storia di Italiani, alle battaglie del vivere quotidiano di un popolo uscito a pezzi dalla seconda guerra mondiale, nel corpo e nel morale.

Profughi

  “il padre di Tommasino, Torquato Puzzilli, era impiegato comunale, e come sempre quando si dice impiegato comunale, si intende dire ch’era scopino. Certo, prima se la passava meglio, quando stava al paese suo: era d’una famiglia di lavoratori, questo sì, però potevano andare a testa alta, e quand’era mezzogiorno il tavolino era sempre apparecchiato, due scodelle ci s’appoggiavano sempre. Torquato era padrone d’una casetta…Quando venne la guerra, Torquato fu chiamato sotto le armi, e l’otto settembre ritornò a casa, sbandato come tutti gli altri: Ma gli toccò risloggiare subito, però, e stavolta con tutto quello che c’aveva, insieme alla carovana di profughi che scappavano verso Roma.” P.209

  I “pischelli” di borgata

  La descrizione dei “pischelli” romani fa stringere il cuore e, nello stesso tempo però, ti lascia intravvedere uno sprazzo di cielo, di pulizia, anche in mezzo al fango, alla sporcizia privata e pubblica. Tommaso Puzzilli è emblematico di questa umanità in cerca di spazi di sopravvivenza, abitati da tragedia, farsa e sentimento. La fame nera è eterna, sangue per un panino. E arriva pure l’inondazione che affonda “La piccola Shangai” nella  melma.  Tommaso vive, ruba, balla, canta Claudio Villa, “puncica” col coltello lo stomaco dei compagni-rivali; si prostituisce dentro i pidocchietti romani affogati nel fumo e nel puzzo di piscio.
Ma corteggia anche. Per Irene, commissiona una serenata pagata col sangue di una “zoccola” da lui derubata e massacrata di botte. E la storia si tinge di rosa e di dolcezza strana, in mezzo a questa gente, a questi posti. Carletto con la sua “ghitarra” comincia a cantare:

  “Aveva una voce dolce e forte, che s’alzava su in alto per il cortile, lungo le pareti gialle e zozze, oltre le file delle finestre illuminate delle scale, sui tetti, in giro di cortile in cortile, in tutto quel silenzio. Pareva come fosse successo qualcosa, una disgrazia o una festa, tutt’a un botto: non era solo una serenata, ma un non so che, che metteva addosso un p0’ d’inquietudine, tanto era improvvisa, appassionata, sperduta là, fuori rotta, tra i cortili…
Intorno c’era tutta un’assemblea, come nei filmi quando i ladroni si radunano di notte. Le serenate tanto frequenti non erano, ma ognuno ci si accodava bravo bravo uguale, come si facessero tutte le sere: solo che si sentiva un tinticarello allo stomaco, e tutta una contentezza, come a Natale o a Pasqua…”p.196

  Il cinema e l’amore

 Numerosi sono nel romanzo i riferimenti ai film più popolari del tempo. I pidocchietti di periferia, pieni di gente che mangia i bruscolini, che fuma, che palpa, sono Il Cinema: sale piccole, sporche, spesso anguste e malfamate, piene di fumo e di puzza di piscio.  E tuttavia, è proprio dentro al cinema che inizia l’amore con Irene, lei conosce gli attori di quel film e ne è sinceramente affascinata. L’amore è sempre sensuale, sempre indissolubilmente legato e condizionato dal sesso e per questo così reale e autentico. È  l’amore dei pischelli che fanno pazzie per scoprirne la grammatica. L’amore di Tommasino è tutto questo, ma, talora, è anche spolverato di poesia.

La casa INA

 Autentico e ricco di meraviglia è il suo sguardo sull’appartamento INA casa che viene assegnato alla sua famiglia. Dopo tanti anni in baracca, una casa vera con un bagno, una cucina! E scatta la nostalgia e l’amore per Tito e Toto, i due fratellini morti, cresciuti nel fango giocoso e mortale della baracca. Tommaso si fa affascinare dalla vita della parrocchia, dai pischelli che giocano a biliardino. Si vuole sposare e ne parla col parroco, prova a lavorare ai mercati generali, insomma vorrebbe mettere la testa a posto. 

L’insurrezione dei Pulcinella al Forlanini

  Ma il capolavoro sociale, la pagina epica nella tormentata vita del Puzzilli, arriva con il suo ricovero in ospedale per tubercolosi e con la scoperta della politica. Tommasino si veste della bandiera rossa dei comunisti! Lotta per i diritti del malato, incontra gente che crede in qualcosa di diverso, di pulito, che non siano le galline da rubare. Scopre così un’altra esistenza, quella civile, che culmina con il suo fatale atto eroico, durante l’alluvione che trascina via le baracche fetide e fatiscenti.   Il funerale del Bernardini, comunista morto lottando per i diritti dei malati, da il via alla lotta:

“Ognuno aveva da dire la sua, e tutti si sbracciavano, cioccavano, urlavano, che non ce la sfangavano più: erano i nervi che li sostenevano, con quei panni smagozzati sulle spalle, quei pigiami bianchi a bragolone, che parevano una folla di pulcinella.”p.297

Puzza di libertà nel partito democratico

  bandiere PCIE si iscrive al partito democratico (ironia dei nomi). Ora ha la tessera che lo qualifica come cittadino vero. Anche se, riconosce nei componenti del partito di Pietralata, vecchie volpi del quartiere! “ Li mortacci loro! Pensò Tommaso, “ qui se vendono pure la croce de Cristo!”p.328

“A casa di Irene tutti erano comunisti, e pure lei l’aveva sempre pensata così, fin da piccoletta, come le aveva imparato il padre. Ci pensò su un po’ , tutta ottimista e giudiziosa, e poi disse:” Nun è n’idea sbajata, a Tomà! E poi essendo che quer partito un domani ce po’ esse sempre un aiuto…qualche lavoro…E poi accostasse a la Chiesa uno c’ha sempre un altro conforto.”p.250

Potenza della caratterizzazione: donne nella grande retata

  Poliziotti in borghese e in divisa, una marea con jeep e macchine normali, piombano in borgata e cominciano la grande retata. Le donne reagiscono contro la forza pubblica. Personaggi drammatici e comici allo stesso tempo, come la nonna dello Sciacallo e Anna la prostituta facchina:

 “La nonna dello Sciacallo sgambettava appresso a tutti quegli uomini armati, buona, buona e pareva ancor piùpiccoletta, una cimicetta, una formicola, con le mani strette come stesse a pregare, e rigirava intorno gli occhi neri, vergognosa, che a buon bisogno chiedeva lei scusa agli altri, come una ragazzina. Camminava strusciando le ciabatte sulla fanga, con la vestina verde, e tutti quei capelli bianchi bianchi e ruspi, messi alla scacciapensieri, intorno alla faccia nera come un tizzo, quasi sorridendo con la bocca sdentata, come andasse in processione.
In mezzo a un altro pattuglione, bestemmiando come un giudìo, veniva Anna, ch’era una che faceva la facchina ai Mercati, con sette figli sparsi per il mondo: una vera donna di vita, che portava il rossetto fino sotto il naso, col trucco che col sudore le cascava a pezzi, e tutti i denti guasti in bocca, sempre zozzi e gialli; ma era una scopona proprio , e aveva l’occhi sempre calamarati, sotto quei capelli di tutti i colori…”

Il suono delle campane.

  Le campane fanno da colonna sonora e da orologio per la gente di Roma e d’Italia. Lo stesso accade durante il ricovero di Tommasino. Le sente dalla mattina appena si sveglia, fino a tarda sera. E arrivano dai quartieri vicino al Forlanini, e da più lontano ancora:

“Arrivavano fiacche, smorzate, come venissero da lontano, oltre i padiglioni e i giardini, forse sulla Portuense…La campanella era una sola, suonava svelta e forte; tre colpi in un modo: dan dan dan, e tre colpi in un altro: den den den. Poi taceva…Suonava a morto.” p.282

Il suono del Romanesco

Davoli-Pasolini-CittiIl suono del Romanesco, e dell’Italiano romanizzato, è peculiare e bellissimo. Ricco di antico significato popolare.   Lo usa Gadda, lo usa Pasolini. Ed ha un suono autentico, coinvolgente che ti sembra di sentire nelle orecchie la voce di Ninetto Davoli o di Franco Citti col loro sorriso beffardo e innocente stampato in faccia.  È potente l’effetto che produce sul lettore. Riconosco tante parole che hanno attraversato la mia storia.

Connessioni

cop_ragazzidivitaTanti anni fa ho letto Ragazzi di Vita e a dire il vero, come spesso accade con libri importanti letti nel passato, non ho ricordi precisi, ma sento ancora la sensazione di forza che quel linguaggio mi aveva provocato. La stessa che provo e riconosco ora in Una vita violenta. Oggi la lettura è più consapevole e forse, nel piacere enorme che il libro mi ha provocato, riaffiora anche quell’indescrivibile sensazione che, stratificata nella mia memoria con Ragazzi di Vita e con tutti i film del grande scrittore-regista,  è difficile non sovrapporre alle parole e ai comportamenti di Tommasino e della sua gente di borgata.

Dal risvolto di copertina

  Una vita violenta (1959), è considerato da molti una delle opere narrative più importanti del dopoguerra: una rappresentazione

“lucida e spietata delle persone e degli atti, dell’ambiente e delle fatalità” (Carlo Emilio Gadda)

delle borgate romane.

 

C. Lucarelli-L’ISOLA DELL’ANGELO CADUTO. La Storia in Noir sull’isola dell’inquietudine

 

 

isolangelocaduto_lucarelli_thumb.jpg

“Gennaio 1925. Mentre il Duce si assume alla Camera la responsabilità del delitto Matteotti, su una sperduta isola italiana, sede di una Colonia penale per delinquenti comuni e prigionieri politici, viene trovato il cadavere di una camicia nera. A indagare su questa morte, e su quelle che seguiranno, è chiamato un giovane commissario senza illusioni, né fascista né antifascista, un piccolo malinconico eroe involontario. Ha una moglie resa folle dalla tristezza, dalla solitudine e dagli influssi malefici che aleggiano sull’isola. Che sembra intanto sprofondare in una sorta di incantesimo sempre più insondabile, tanto che forse, ormai, allontanarsi è davvero impossibile…” descrizione ibs

Ascolta il vento…

ilmolo_LucarelliIl primo intenso appello sensoriale  del libro  è rivolto  all’ “Orecchio del Lettore”.

La storia,  infatti, sembra scritta per essere letta ad alta voce, con  toni modulati di mistero,   magari dall’autore stesso,  in una delle sue trasmissioni notturne in TV.

L’orchestra dei venti isolani ne è  l’esempio più efficace, anche se  risulta già “sentita” la descrizione dettagliata di tutti i venti/strumenti che “suonano” sull’isola.

DGRossettiLady Lilith

Il Commissario-EccellenzaVostra, che indaga su  alcuni suicidi  anomali e misteriosi, non suscita particolari emozioni.

Ha una moglie bella e fragile, preraffaellita nei suoi colori trasparenti e diafani, rossi e lentigginosi.

Hana non vede l’ora di lasciare la lugubre e diabolica isola  e, in attesa di una partenza che tarda a realizzarsi, cerca rifugio nella ridicola, ossessiva e maschilista canzone alla moda “Ludovico sei dolce come un fico”, estraniandosi  da ciò che la circonda, marito compreso. 

el comisario De Luca
assomiglia al nostro commissario?

Il commissario  si imbatte in cose, eventi e persone che invadono prepotentemente  la sua vita:  il rifugiato politico, dottor Valenza, anatomopatologo in crisi di astinenza da autopsie; Inglesi strampalati dediti a riti dionisiaci; l’ ex prostituta ora moglie rispettabile di un federale inetto e innamorato; Il farmacista padre bigotto e vigliacco; Martina adolescente svagata e inquieta; Cajenna,  prigione tetra e battuta dai venti; strapiombi sul mare nero che accoglie corpi senza vita,  faro  con  telegrafo, telegrafista e taccuini neri , pieni zeppi di segreti, alla fine svelati.

manipolo_LucarelliE poi  c’è Mazzarino, il feroce capomanipolo che ci riporta al periodo in cui la storia si svolge. È brutto, cattivo, manipolatore e violento, insomma, il prototipo del vero miliziano fascista, ovvero del MALE.

isolaangelocadutofilmÈ la storia secondo  Lucarelli. Sono i giorni del delitto Matteotti e della recondita speranza che, ammessa da Mussolini la sua responsabilità nell’omicidio, il Parlamento, il Re e il Popolo si decidano a mettere fine all’avventura fascista. La storia vera ci  dice invece  che andò in tutt’altro modo.

L’isola si fa piovra (animale marino tanto temuto da Valenza…)che fa il suo dovere: inghiotte il Male assoluto (il povero e tragico Mazzarino), aiutando così  il commissario e il suo Senso dello Stato (suo padre ne sarebbe felice!).

Ma l’isola maledetta stritola e inghiotte  anche lui nelle sue spire spegnendolo, insieme alle  lentiggini  di Hana.

A dire il vero, l’isola tenta  di  spegnere anche la voglia del lettore di arrivare fino alla fine del libro. Non ci riesce e tuttavia lascia in lui  un certo senso di insoddisfazione per questa storia nera che più nera non si può.

Un unico  momento di  piacere antico, quasi sonoro, si prova  in quel reiterato  “Raccontano…”(Quinto Giorno:44) che sa di affabulazione magica, misteriosa e molto gotica!

Il FILM (2012)

 Lucarelli“dicono che il film è più bello del libro e mi fa piacere. Dicono che il libro è più bello del film e mi fa piacere uguale…” Carlo Lucarelli.

 

 

  

 

Una recensione particolare: Per I 400 calci il film  è un pasticciaccio brutto di Gaddiana memoria. (sarebbe un complimento, ma in questo caso è solo un prestito linguistico!)

A. Pennacchi-CANALE MUSSOLINI. Ognuno “gà le so razón

 

 

 

È la narrazione che prende in questo libro. La voce narrante, il suo interloquire con l’ascoltatore, ipotetico lettore, al bar, forse all’osteria perché no, davanti a una caraffa di vino della casa…

E ti sembra di sentire lo stesso Pennacchi, che con quella sua cadenza basso-laziale, intercalata da modi dire tipicamente “cispadano-veneto-ferrarese”, con quel tono di voce, a volte aggressivo e sgradevole, ti snocciola tutta la “saga dei Peruzzi” e del loro antico mondo agricolo, offeso e preso a calci nei fondelli da quota 90 dei Zorzi-Vila e spinto verso il Sud-Marocco dalla nuova povertà .

PennacchiForse, se non avessi sentito Pennacchi in televisione da Daria Bignardi, avrei letto la storia in un’altra chiave armonica. Forse non mi sarei fatta condizionare da un atteggiamento ear-driven… Mi suscita emozioni contrastanti.

Gli eventi narrati sono proprio un’altra “Storia”. E’ un punto di vista, quello dei Peruzzi che, un po’ da dentro, un po’ da fuori ci racconta frammenti di storia Mussoliniana. E sembra proprio che “abbiano tutti le loro ragioni”. Fortunatamente però l’interlocutore ci riporta, ogni tanto, alla nuda realtà delle cose, sebbene richiamata in forma di domanda…

La narrazione è un procedere a spirale, un filo sospeso del discorso continuamente riallacciatto a quanto detto poco  prima. E questo mi piace. Lo trovo molto recursive, molto orientale e molto tradizionale. È il filò delle sere d’estate, al buio stellato, tra profumi e odori, a far tardi sul muretto.

La Storia, da dentro, sebbene parziale, risulta credibile, vera, terribile. E’ la vista del canyon e della rappresaglia di Debra Lebanon che fa apparire immediata davanti agli occhi del lettore le rappresaglie nazifasciste… e Debra Behran e le fosse comuni stracolme di chierichetti, feroci assassini da sterminare

“L’avessero fatta a noi cattolici una cosa così…” sottolinea il narratore. p.294.

La Storia e le storie vanno avanti ricche di dettagli e siparietti  agresti, talora dolorosi: Il bambino che per badare al suo coniglietto muore e inonda di sangue e tragedia l’esodo verso l’Agro Pontino; Gli eucalipti che quasi ti soffocano con la loro meraviglia; i Pilgrim Fathers, fratelli di migrazione e di sofferenza, ma anche di speranza; La famiglia e i suoi riti agresti: le feste, i cappelletti alla cui preparazione i bambini partecipano festanti, eccitati all’idea trasgressiva di infilare nell’impasto succulento i bottoni… Non uno solo come da tradizione, ma tanti da creare “imbarazzo”; le tagliatelle preparate con la tecnica del rotolo, che tante volte ho visto fare a mia madre, affascinata da quei fili che ne venivano fuori come stelle filanti! La mano veloce nel tagliarle come una piccola mitragliatrice ta ta ta ta ta ta tra legno e lama.

Il monolite famiglia! Ancora! Salvezza e perdizione; il “musso” da salvare nelle grotte dei marocchini di montagna. E torna ancora alla mente la scenetta che mi raccontavano i miei di Vera bambina, il suo asinello e i tedeschi cattivi che glielo volevano portare via…E gli sfollati nelle grotte, proprio come ad Avezzano e Luco dei Marsi, nelle grotte di Nerone; La pistola proibita (dopo l’8 Settembre) tenuta in casa da papà e sottratta da nonnina con scaltrezza durante la visita terrificante della milizia. Storie di vita e di guerra, storie di sopravvivenza che attraversano l’esistenza di tanti italiani.

Figli? Tanti: frutto dell’amore, della disperazione, dell’incoscienza, dell’istinto di procreazione e sopravvivenza della specie. Guarda le api di Armida: che magia! Su tutto regna una “naturalità” disarmante. Quello che conta dai Peruzzi sono i ritmi della terra e del corpo. Ah! Zia Bissola e il suo privy!

canale Mussolini

 Il podere 517 e Canale Mussolini protagonisti assoluti, ovviamente: via le zanzare, via il fango e la melma e su con il grano, con la frutta, con le bestie compagne di vita…

Coerenza? Cosa sei? Resistenza? Chi resiste a cosa? Tutto in questa storia sembra avere una sua collocazione comprensibile: Mussolini, le “pinciate”, le bravate. Gli architetti ebrei, i marocchini veri e “falsi”, le schioppettate, le guerre, gli armistizi.

 Tobruk, Sabaudia e i racconti di mio padre, la miniera che guarda il mare_BuggerruBuggerru e le cariche della polizia per soffocare i primi moti operai e ognuno “el gà le so razón”.

Eppure è tutto meno semplice di come appaia. Traspare dal racconto più di un punto di vista “divergente”.

Tanta roba, di tutto e di più in questa storia, persino un riferimento didascalico all’ingegner Gadda e al suo mondo teorico e razionale.

Così tanto materiale che non è facile riassumere in modo efficace. Leggere questo libro è comunque un esercizio della memoria, un incontro con il proprio vissuto e con la consapevolezza di condividerlo con tanti altri: cispadani, marocchini, ferraresi, veneto-pontini etc etc.  Allo stesso tempo è un invito ad andare verso il futuro, con onestà e fiducia.

E per concludere: la scoperta della Religione in casa Peruzzi, altra magnifica, lenta epifania sociale. Con la messa della Domenica come rito di accettazione sociale. Preti veri e finti, veneti e marocchini, fantasmi dal passato. Figure determinanti dall’inizio alla fine, fino alla scoperta dell’identità del narratore.

Quasi una chiusura del cerchio, una forma di espiazione a lungo desiderata e coltivata dalla madre, nonostante il manto nero che l’avvolge in sogno nei momenti bui.

Bellissima trovata letteraria!

C.E.Gadda-LA COGNIZIONE DEL DOLORE. “I think; già but I’m ill of thinking…”

 

  

Dalla  Prefazione

” Gonzalo Pirabutirro è un misantropo affetto da un male oscuro tra le cui molteplici manifestazioni spicca un odio feroce nei confronti dell’ “imbecillaggine generale del mondo”. Al centro del romanzo è il rancore esasperato che egli nutre verso la sua tragica condizione esistenziale e che converge in un accanimento spietato contro la Signora, sua madre, artefice, secondo lui, di tanta sofferenza. Gonzalo è ossessionato dal pensiero della morte della donna. E il drammatico epilogo prende forma sul serio: al rientro da uno dei suoi viaggi di lavoro Gonzalo trova la madre agonizzante in seguito a un’aggressione. Per mano di chi sia stata compiuta, però, non viene rivelato. Rimarranno solamente, certi ed eterni, l’atroce senso di colpa per un possibile matricidio e la consapevolezza dell’assurdità del caos cosmico, che Gadda dipinge con rabbia e grottesco espressionismo”.

Relazioni difficili

Ne ho tanto sentito parlare. Un capolavoro! Michele me lo ha presentato come un concentrato unico e speciale di lingue e pensieri. Riconosco ora alcuni tratti nella storia di Gonzalo che potrebbero essere suoi e su cui mi soffermo in queste righe tralasciando i mille altri rivoli nei quali scorre questa storia magnificamente ricca. Uno per tutti, il rapporto con la madre: conflittuale, amoroso, risentito, totalizzante. Madre-Maestra attenta e amorosa solo con i suoi alunni, o almeno così percepita da un figlio con un profondo bisogno d’amore. E il Padre? Un ritratto pestato fino alla rottura totale, vetrosa, di carta ingiallita…

Gennaio 2010, Stefy è con noi quando finisco di leggerlo. Poco da dire dopo aver letto le note dell’autore e la bellissima Autunno. Entrambe sintesi critica della storia narrata. Poco da dire e molto da pensare. Monologo interiore indiretto,  poetico, spesso difficile e, altrettanto spesso, chiaro nel suo profondo significato di dolorosa cognizione. A pagina 171/172 ritrovo il titolo e capisco.

“Per intervalli sospesi, al di là di ogni clausola, due note venivano dai silenzi, quasi dallo spazio e dal tempo astratti, ritenute e profonde, come la cognizione del dolore: immanenti alla terra quandochè vi migravano luci e ombre. E, sommesso, venutogli dalla remota scaturigine della campagna, si cancellava il disperato singhiozzo.”

C’è molto da dire sul gioco delle Lingue. Affascinante, transnazionale con un po’ di colore sullo Spagnolo, l’ Inglese, il dialetto del Sur…sia esso Maradagalese  o Italico o altro.

“I think; già but I’m ill of thinking…” mormorò il figlio “I pronomi! Sono I pidocchi del pensiero…”

È un efficace tocco di nero: il nero dei pidocchi che fanno grattare e si trovano nelle unghie, i pronomi! Un tocco di nero su quel Francese insegnato all’odiato altro fanciullo verso cui la madre mostra affetto, comprensione, dedizione che mai Gonzalo ha sentito su di sé. Questo difficile amore tra madre e figlio! Quanti problemi, quanti uomini distrutti dagli effetti di una siffatta, problematica relazione. Affascinante, Woolfiano, Joyciano, Freudiano but I’m ill of thinking…

Un tocco di nero sulla sorprendente fine, non certo nei termini della Poe’s surprising end. Ma una non-conclusione comunque inaspettata. Un tocco di nero e di mistero, di sangue e di violenza. Le note ci spiegano perché Gadda si interrompe. A me piace pensare ad un device tecnico. Modernismo e finale aperto.

A te, Lettore, le conclusioni!

Appendice: L’Editore chiede venia del recupero chiamando in causa l’Autore

 “Il testo de La Cognizione del dolore deve considerarsi come ciò che rimane “quod superest”, di un’opera che circostanze di fatto esterne alla volontà consapevole, al meditato disegno di lavoro, e però alla responsabilità morale dell’autore, gli hanno indi proibito nonché di condurre a compimento ma nemmeno di chiudere. Il lavoro per la Cognizione si ascrive agli anni 1938-1941, il qual fatto può già di per sé motivare la storia esterna del racconto incompiuto e le cagioni dell’incompiutezza, esterne o interne che fossero all’animo dell’autore. Le calamità catastrofizzanti che l’Europa conobbe dal 1939 al 1945 e che gli intelletti meno insani dovettero già presagire a se stessi fin dal 1934-38 avevano a un tal segno conturbato l’animo dello scrivente da ostacolargli (fino al 1940) indi rendergli a poco a poco inattuabile ogni forma di prosa”


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