• Mondo Fuori

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • Migranti, Rifugiati, Profughi: Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra

    Giornata Mondiale del Rifugiato 2018-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Amo l’Europa. Voglio prenderla dal verso giusto…

    cara Europa ti scrivo...ckick&read
  • Diritti delle Donne. Una lotta continua…

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    Per il ritiro del DDL Pillon e la riaffermazione della libertà di scelta degli "Italiani", uomini e donne liberi. Margaret Atwood-Il Racconto dell'Ancella: " In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta...apri il link all'immagine per continuare

  • 3 Ottobre a Lampedusa-Memoria e Rifugiati… Refugee Blues (1939), by W.H.Auden

    Poniamo che in questa città vi siano dieci milioni di anime, V’è chi abita in palazzi, v’è chi abita in tuguri: Ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto...

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • Libera contro la mafia “Cento passi verso il 21 marzo”

  • 2 Giugno 2018-Festa della Repubblica Italiana

  • Stragi di Maggio: non dimenticheremo.

    G.Falcone: L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.

  • Siria: continuiamo ad essere dentro una guerra insaziabile

    Chi bombarda cosa? Partono impietosi i razzi di USA, Russia, Francia, Regno UInito... immediatamente tutti gli altri si stanno accodando alla magnifica follia dei bellissimi missili Trumpiani! Ma quando , come e con chi ne verremo fuori? ONU batti un colpo di pace, please!

  • 13 Maggio 2018- Festa della Mamma

    festa della mamma 2018-storia di un' assoluzione
  • UN GIORNO, TUTTO QUESTO-Salone Internazionale del Libro di Torino 2018

    Un giorno tutto questo...Torino 10-14 Maggio 2018

  • 1° Maggio, su coraggio! Io ti amo…

    Alto e basso.Guttuso e Tozzi. Tempo di contaminazioni...

  • 25 Aprile 2018- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • 22 Aprile-Giornata Internazionale della Terra 2017

    La Terra è "Un Pianeta Blù Senza Confini" (La Stampa)

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

    Grazie Libro, perchè mi coccoli, mi accompagni, mi lusinghi, mi diverti, mi rattristi, mi aiuti, mi conforti, mi stimoli, mi persuadi, mi accusi, mi difendi, mi fai piangere, mi fai arrabbiare, mi fai incontrare il mondo, mi fai vivere!

  • Sabato 24 e Domenica 25 Marzo tornano le Giornate FAI di Primavera!

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 8 Marzo 2018-Donne insieme con determinazione e speranza

  • 20 Novembre2017- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria-Fatti e idee in Il Tempo e la Storia- RAI3

    "È uno dei capitoli più dolorosi della storia del Ventennio fascista: le leggi razziali del 1938, l’antisemitismo che diventa discriminazione, esclusione dalla vita pubblica. Fino alle deportazioni."

  • 5 Ottobre-Giornata Mondiale degli Insegnanti. Auguri, oggi e sempre eroi indispensabili!

    5 Ottobre 2016: con gli insegnanti per una società migliore

  • Retratos Y Amor Propio: storie di creatività fotosociale

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B. Pasternak-Dall’Autobiografia al Dottor Živago. Un grande si racconta.

 

pasternak-autobio

 

 

Da adolescente ho conosciuto  Boris Pasternalk e il suo  Il dottor Živago attraverso il meraviglioso film che negli anni 60 abitava i nostri cinema e le nostre fantasie, con l’indimenticabile Tema di Lara, colonna sonora di molti nostri giorni oziosi e speranzosi.

 

Il dottor Živago (1966) Regia David Lean, Musica Maurice Jarre-Oscar miglior colonna sonora.

 

 

Nell’ Autobiografia-Boris Pasternak, pubblicata da Feltrinelli nel 1958, subito dopo l’assegnazione del Nobel allo scrittore, rintraccio le orme di un musicista di grande potenziale, forse troppo incensato agli inizi di un percorso in cui è solo il suo ego a trascinarlo. Lo ritrovo nel suo mondo di grande poeta tra i poeti illuminati del periodo, e quelli del passato da lui tradotti.

“Ormai nessuno nutriva dubbi sul mio futuro. Decisa era la mia sorte e la giusta via scelta. Mi avevano destinato a fare il musicista, e, per la musica, mi perdonavano tutto, ogni sorta di villania verso i più vecchi, di cui ero assolutamente indegno, e la testardaggine, gli atteggiamenti bizzarri. Perfino al ginnasio, quando durante le lezioni di greco o di matematica mi sorprendevano a risolvere i problemi di una fuga o di un contrappunto sul quaderno di musica aperto sul banco ed io, interrogato dal posto, restavo impalato senza sapere cosa rispondere, tutta la classe prendeva le mie difese e gli insegnanti mi passavano ogni cosa. Eppure, nonostante questo, lasciai la musica[..]Avendo l’ardire di considerarmi un competente in materia disprezzavo ciò che mancava di originalità, che era mestiere. Nella vera vita, pensavo, tutto doveva essere miracoloso, fatale, e nulla, premeditato, intenzionale, volontaristico. Questo è il rovescio della medaglia dell’influenza di Skrjabin, che, sotto altri aspetti, ebbe per me un valore decisivo. Soltanto nel suo caso l’egocentrismo era legittimo e giustificato. Ma i semi delle sue idee, travisate dalla mente di un ragazzo, erano caduti su un fertile terreno…”p.27

Nonostante non ami molto le autobiografie, mi  piace leggere Pasternak che racconta la sua vita, i suoi momenti felici, quelli esaltanti, quelli deludenti, le piccole grandi scoperte artistiche ed esistenziali. Forse perché penso che possa aiutarmi a cogliere in modo più profondo ed efficace il cuore del suo Romanzo.

Di questo “saggio di biografia” mi colpiscono le due Conclusioni. Perché due? esiste un prima e un dopo qualcosa?  dopo la Rivoluzione, dopo quel romanzo su cui aveva puntato tanto? Dopo  le censure?

Conclusione 1“Basta quello ho scritto, a illuminare come, nella mia storia personale, la vita sia diventata creazione artistica, e come questa sia nata dal destino e dall’esperienza […] da poco ho terminato la mia fatica principale, più importante, l’unica di cui non mi vergogno, di cui rispondo senza paura, Il dottor Živago, romanzo in prosa con appendice poetica”

Conclusione 2- (unica ad apparire nella rivista sovietica Novyj Mir-1967 N.1) “…degli anni, delle circostanze, degli uomini e dei destini che si sono ritrovati rinserrati nella cornice della Rivoluzione[…]ecco, questo mondo unico, incomparabile, si è ritirato nella distanza dei ricordi, ed è sospeso all’orizzonte, come i nostri monti visti da un campo, o come una grande città lontana, appannata nei riflessi della luce notturna. Bisogna scriverne in modo da mozzare il fiato, da far inorridire […] Siamo ancora lontani da questo ideale.”

 

Ascolta l’armonia…

delle pagine sfogliate dalla vecchia edizione Einaudi del Il Dottor Živago 

 

 

Sono pronta per  Il Dottor Živago  che  ha reso Pasternak famoso al grande pubblico, ma che non è, secondo Montale, l’opera che ne rivela l’autentica grandezza, quella della sua Poesia.

“Ne Il dottor Živago si avverte la fede di chi ha creduto a qualche cosa di incomprensibile, e che continua a credervi anche nell’ora della morte e della disfatta. Se poi si tratti di fede nell’uomo o di un’altra fede giudicheranno col tempo, altri lettori. Il Dottor Živago è uno di quei libri che possono dar tempo al tempo” E. Montale Prefazione

zivago

Torneremo a parlarne a fine lettura.

Leggiamo ad alta voce: “La molesta fatica di pensare…” e l’illusorio trionfo della propaganda! Chi l’ha detto?

 

 

la notte di Lisbona-Remarque

 

Vi leggo  un’estratto molto interessante dal bellissimo romanzo di E.M. Remarque, La notte di Lisbona,  Trovo di scottante attualità  il riferimento  alla “fatica di pensare”, e quindi  al diffuso atteggiamento contemporaneo di affidarsi  a poche, veloci, tonanti parole che riassumono in modo strumentale contenuti da “maneggiare con cura”.

 

 

 

A. Cuarón-ROMA. Una storia, cento storie, grandi donne, piccoli uomini in un film emozionante e bellissimo.

romaalfonso cuaron

 

L’ho amato dalla prima scena. Lo trovo  di una bellezza “stellare” che illumina la storia, le attrici, i colori, l’ambientazione, la forte carica sociale a fatica tenuta sullo sfondo, il ritratto struggente  di  relazioni  amorose profonde e dolorose, la comunicazione  nelle lingue del cuore: Spagnolo e Mixteco. 

La cacca magica

La cacca dei cani…Che magia  il cinema! riesce a veicolare significati  inaspettati attraverso piccoli dettagli, non proprio piacevoli.  Dettagli  dall’infanzia del regista, dettagli  da un mondo in ebollizione, dove si agitano i tradimenti  dei coniugi, le mediazioni delle  nonne, le liti  isteriche tra fratelli, il mondo di fiaba in cui rifugiarsi per non ascoltare, per non vedere, come fa il piccolo di casa cullato dalle storie di Cleo, fidata vice-madre.

 

Una storia intima

La storia è molto intima: racconta la vita di una bella famiglia borghese del quartiere Roma di Città del Messico  agli inizi degli anni 70:  quattro  figli, mamma e papà, nonna.  Con loro vivono due cameriere, Cleo  e Adela.  Il papà Antonio, come  spesso fanno gli uomini, ad un certo punto “sente il peso eccessivo della famiglia” e se la da a gambe con l’ altra donna più  “fresca”. La madre sembra una trottola pronta per impazzire, e lo farà al momento dell’abbandono definitivo. La nonna si da un gran da fare per seguire i nipotini e placare le ansie della figlia.

Cleo

Ah, Cleo, sprovveduta  sognatrice! Efficiente come una macchina, fa i lavori di casa alla perfezione e si prende cura dei bambini proprio come una madre, specialmente con il piccolino che stravede per lei. Purtroppo anche a lei capita di incontrare un “piccolo” uomo con manie di grande atleta,  che la “usa e getta”, senza ritegno e pietà per la sua gravidanza inaspettata e non voluta. Tragica la sua figura nel momento  del parto. La comunicazione del momento è puro dolore espressivo.

Cleo è indubbiamente la figura centrale del film, e forse dell’ infanzia di Alfonso. L’infanzia plasma l’ anima e la mente. Ha portato infatti Cuarón a cesellare questo gioiello. I momenti più belli del film ruotano intorno a Cleo. Uno su tutti, quello che ti lascia senza fiato per la sua tragica bellezza,  è la gita a Veracruz, pretesto per permettere al  padre di famiglia di  “saccheggiare” la casa.  È  un momento catartico per tutti, un’avventura in comunione  tra donne e bambini,  che accompagnerà i protagonisti verso  una nuova consapevolezza: si può uscire dal buio  e tornare a vivere pienamente  una vita degna di essere chiamata tale.

Il ritorno

Il ritorno a casa, una  casa svuotata dal padre che è  fuggito verso un nuovo amore, mostra la bellezza della speranza, mancano  è vero molte cose amate, parti integranti e silenziose di un tratto di vita,  manca il papà, ma la novità delle nuove camere, dei nuovi spazi vuoti, di un futuro ricco di sorprese sembra compensare le perdite.

Ma ora basta chiacchiere, questo film è da vivere in prima persona!

 

 

 

 

 

 

Eccellenze

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Dopo il Leone d’Oro a Venezia, arriva il Golden Globe, e la strada per l’Oscar al Miglior Film Straniero è aperta…

 

 

 

Perché NON DIRMI CHE HAI PAURA di Giuseppe Catozzella sull’emigrazione è da anni la recensione più letta di Affascinailtuocuore.

via Perché NON DIRMI CHE HAI PAURA di Giuseppe Catozzella sull’emigrazione è da anni la recensione più letta di Affascinailtuocuore.

M. Barbery-ESTASI CULINARIE e L’ELEGANZA DEL RICCIO. Raffinatezze esistenziali in uno studio legale Padovano

via M. Barbery-ESTASI CULINARIE e L’ELEGANZA DEL RICCIO. Raffinatezze esistenziali in uno studio legale Padovano

 

tempo di Natale, qualche anno fa

Bon voyage mes enfants! Videochiamate, sorrisi, tenerezza e malinconia delle feste natalizie a distanza

 

natale 2013sguardi familiari dalla yellow car del nonno

Un collage suggestivo che Stefania Scamardi ha fatto dei ritratti di Annabella

Dicembre 2018: tempo delle feste a distanza. Chi arriva, chi parte, chi non arriva, ma comunica tramite videochiamata, cercando di mascherare la malinconia, il dispiacere di non essere lì, il piacere di vedersi comunque. Entità virtuali eppure vive!

È successo a noi, e ci siamo accontentati, memori della bellissima estate trascorsa con figlie e nipoti. E tuttavia,  vedendoli su quel piccolo schermo in movimento(mai così spesso come in queste feste!),  a  Natale, a Santo Stefano e il giorno dopo e a Capodanno, una dalla Spagna e l’altra con la sua banda dal Regno Unito,  il cuore è stato ad un passo dal cedere, sotto il peso dell’amore.

Belle, bellissime, felici nel loro  mondo, eppure nei loro begli occhi e nel linguaggio di tutto il corpo  abbiamo percepito un velo di tristezza. O forse era il video un po’ opaco del cellulare?

Ridiventiamo tutti adolescenti innamorati quando al telefono, finito di scambiarci gli auguri, di parlare delle cose che sentiamo di dirci, del più e del meno, e sentendo arrivare ineluttabile il momento di separarci, ci diciamo: chiudi tu? chiudo io? no, chiudi tu, e baci e saluti con le mani svolazzanti e il sorriso un po’ tirato. Poi, clic.

Restiamo lì, con il telefono  caldo in mano e un senso di svuotamento. I nostri sguardi si incrociano e si sfuggono, per non lasciare intravedere un luccichio sospetto. “Ora prenoto un volo, così corriamo ad abbracciarli tutti, veramente, senza filtri”  borbotto. Ma è l’impulso del momento. Tra qualche secondo tornerà tutto a posto. E andiamo avanti fiduciosi nel futuro.

Esco per un attimo dall’atmosfera un po’ dolciastra del racconto natalizio e penso con una certa irritazione al genio spicciolo del marketing che ha trovato il suo nuovo succulento target: i nostri figli all’estero. Ah la CONAD! Ma, no, non mi va di analizzare una pubblicità che mi fa semplicemente “imbestialire”. Manipolazioni.

J. Lahiri-DOVE MI TROVO, ovunque da nessuna parte, con me stessa.

dove mi trovo

Dove mi trovo di Jhumpa Lahiri è il racconto di uno spaesamento.  I brevissimi capitoli in cui è suddiviso sono di fatto altrettantiluoghi” fisici, ad alto valore simbolico, fino a dare l’impressione che si tratti di frammenti di un diario scritto su prescrizione di un’ analista, dove Jhumpa registra ogni minima sensazione sollecitata da un luogo, un oggetto, una persona. Perché? Per capire meglio il suo mondo interiore, se stessa, i suoi rapporti con la madre e il padre, la sua identità, la sua ricerca del “luogo della vita”.

La storia della protagonista è un viaggio nella realtà che la accoglie e la respinge, allo stesso tempo;  nelle emozioni che questa le suscita; nei ricordi che evoca. È una lettura piacevole e partecipata, che riesce ad aiutare anche chi legge, presumibilmente una donna della stessa età della scrittrice, che sta percorrendo il suo stesso cammino. Si, siamo in viaggio con Jhumpa verso un’ ulteriore meta, un ulteriore luogo, un nuovo cambiamento che coincide, casualmente, con l’inizio di un nuovo anno.

“Nell’arco di un anno e nel susseguirsi delle stagioni, la donna arriverà a un «risveglio», in un giorno di mare e di sole pieno che le farà sentire con forza il calore della vita, del sangue.” dalla presentazione

Lo stile veloce, conciso, tagliente è rivelatore dell’esigenza di sintesi di chi decide di scrivere in una lingua non sua, ricorrendo all’operazione principe di una scrittura immediata ed efficace: scarnificare, ridurre all’essenziale, andare diritto al cuore del concetto. Anche per questo il libro mi piace.

E mi piace anche la scelta di non dare nome ai luoghi descritti, come fosse un “dove” universale che certamente qualcuno è in grado di individuare nelle sue coordinate geografiche, ma che molti riconoscono come un “proprio dove” in cui quelle stesse cose accadono.

Intervista di Giuseppe Fantasia (Huffingtonpost)

Scrive in italiano: perché? “Perché la vostra lingua, che ho imparato tardi, a quarant’anni, è uno spazio privato in cui mi sento più libera e alleggerita, un qualcosa di cui mia madre mi rimprovera ogni tanto, perché lei come mio padre, che conosce l’inglese e il bengalese e non l’italiano, non possono leggerlo, se non quando – spero – verrà tradotto”.

Tutto parte da un colpo di fulmine, con l’innamoramento, ma adesso mi trovo in una nuova fase del rapporto, sia con l’italiano come lingua che con Roma come città. Roma è una parte di me, anche quando torno o me ne vado. C’è un rapporto che esiste, ma mi fa pensare molto; esserci è tutto ed è difficile vivere in assenza, ma ci provo”.

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“Ad ogni mutamento di posto io provo una grande enorme tristezza. Non maggiore quando lascio un luogo cui si connettono dei ricordi o dei dolori e piaceri. È il mutamento stesso che m’agita come il liquido in un vaso che scosso s’intorbida.

ITALO SVEVO, Saggi e pagine sparse

 

Assaggi

In piscina– “In quest’ambiente umido, arrugginito, in cui noi donne ci vediamo nude e bagnate, in cui ci mostriamo le cicatrici ai seni e all’addome, i lividi sulla coscia, i nei sulla schiena, si parla della sfortuna. Ci si lamenta dei mariti, dei figli, dei genitori che invecchiano. Si svelano pensieri proibiti senza sentirsi in colpa.”

In cartoleria– “Frugo tra i quaderni colorati e metto alla prova l’inchiostro di varie penne su un pezzetto di carta calpestata da mille firme sconosciute, da sgorbi urgenti, nervosi. Chiedo cartucce di scorta per la stampante di casa e scatole diverse per mettere a posto le tracce cartacee – lettere, bollette, note – della mia esistenza. Anche quando non mi serve nulla di specifico mi fermo un attimo davanti alla vetrina ad ammirare l’allestimento perennemente festoso, abbellito di zaini, forbici, puntine, colla, scotch, e una marea di taccuini, con e senza righe, che mi piacerebbe riempire, perfino quelli specifici e poco ospitali per fare bilanci. Anche se non so disegnare avrei voglia di scegliermi un album per schizzi, rilegato a mano, di carta spessa, color crema.”

In sala d’attesa– “Nessuno fa compagnia a questa signora: nessuna badante, nessun amico, nessun marito. E temo che lei intuisca che anch’io non avrò nessuno accanto a me, tra vent’anni, quando mi troverò per un motivo o l’altro in una sala d’attesa come questa.” 

In libreria-“Inevitabilmente mi imbatto nel mio ex compagno[..]Quando andavamo in vacanza insieme gli mancava sempre qualcosa di essenziale, le scarpe per camminare, una crema per proteggere la pelle, il taccuino per gli appunti. Dimenticava di mettere in valigia il maglione pesante, la camicia leggera. Aveva spesso la febbre. Ho visitato tante città piccole da sola mentre lui si riprendeva in albergo, a letto, mentre dormiva pallido, sudato, sotto la coperta. A casa gli preparavo il brodo, la borsa dell’acqua calda, scendevo in farmacia. Facevo l’infermiera, non mi dispiaceva. Aveva perso presto entrambi i genitori. Diceva: al mondo ho solo te. Cucinavo volentieri a casa sua, dedicavo tutta la mattina a fare la spesa, attraversavo la città per preparargli da mangiare. Mi ricordo dei vagabondaggi assurdi da un quartiere a un altro alla ricerca di un formaggio sfizioso, delle melanzane più lustre. Arrivavo da lui, apparecchiavo, si metteva a tavola e diceva: Non ce la farei a vivere senza la tua minestra, senza il tuo pollo arrosto. Credevo di essere il centro del suo mondo, aspettavo che mi chiedesse di sposarlo, lo davo per scontato.” 

A cena– “A tavola siamo in sei. Dopo la minestra, smettono tutti di parlare, e continuiamo solo noi due. Stiamo discutendo di un film, secondo me un buon film, lo difendo. Ma lei insiste che l’attore, famoso, è pessimo. Non sono ubriaca ma non riesco a trattenermi, le dico: «Ma ti senti quando parli? Che cazzo dici?»”

In vacanza– “Mio padre, forse saggio, forse caparbio, riteneva che fosse meglio rilassarsi in casa senza fare le valigie, senza doversi ambientare per poco tempo in un luogo sconosciuto. Così salta la metà delle ferie, diceva. Quindi ogni anno nel periodo in cui non doveva lavorare, restava a casa. Non si vestiva fino a tardi, scendeva con calma in piazza a comprare i giornali e a salutare i vicini già in pensione radunati sulle panchine. Poi si sdraiava sul divano davanti a un ventilatore per leggere i giornali e ascoltare un po’ di musica. Non cercava le montagne, il mare, davanti agli spettacoli naturali non si emozionava. La pace, per lui, era restare dentro, fermo, in un posto abituale, l’unico suo eremo[…]Dopo cena resto nella mia stanza a guardare la tv. Rifletto parecchio sui miei genitori, e mi chiedo perché, in questo luogo ovattato, loro continuino a braccarmi. A chi dei due assomiglio? A lui, che sarebbe rimasto in camera, a leggere, come me? O a lei, che avrebbe voluto ballare? Le sarebbe piaciuto divertirsi con persone diverse da mio padre e da me. I suoi cari – amici, parenti, persone con cui sorrideva pienamente, davanti a cui non faceva il broncio – erano altri, sempre fuori casa. Io e mio padre: eravamo noi la gabbia.”

Da lui– “Ecco la morfologia privata di una famiglia, due persone che si innamorano e fanno due figli, un percorso tanto banale quanto singolare, unico. E capisco d’un fiato quanto siano un organismo ingegnoso, un insieme impenetrabile.”

Da mia madre-“Oggi siamo entrambe sole e so che sotto sotto le piacerebbe ricomporre quell’amalgama e così annientare la solitudine, sarebbe secondo lei la soluzione giusta per noi. Ma siccome tengo duro e mi rifiuto di abitare nella stessa città, la faccio soffrire. Se dicessi a mia madre che mi fa bene stare sola e sentirmi padrona del mio tempo e del mio spazio, nonostante il silenzio, nonostante le luci che non spengo quando esco di casa, e la radio pure, mi guarderebbe poco convinta, direbbe che la solitudine è una carenza e nient’altro. Non serve ragionarci su, non le quadrano le piccole soddisfazioni che riesco a ritagliarmi. Malgrado il suo attaccamento nei miei confronti non le interessa il mio punto di vista, ed è questo scarto che mi insegna la vera solitudine.”

A due passi– “Mentre cammino e patisco il distacco imminente da questo luogo, vedo con la coda dell’occhio un’altra persona, una donna che si muove a cinquanta metri di distanza, vestita praticamente in maniera identica a me: una gonna ampia e rossa, la stoffa sottilmente chiazzata. Cappotto di lana, nero anche quello, stivali alti, un cappello di lana che copre la testa. Anche lei porta la borsa sulla spalla destra. L’età resta un mistero, potrebbe avere la mia oppure quindici anni di più[…]Era una fatamorgana? No, l’avevo vista di sicuro, una mia variante che camminava allegra, determinata, a due passi da me”

Da nessuna parte– “Altro che ferma, sono sempre e soltanto in movimento, in attesa o di arrivare o di rientrare, oppure di andare via. Una piccola valigia ai piedi da fare, da disfare, la borsa in grembo, qualche soldo, un libro infilato lì dentro. Esiste un posto dove non siamo di passaggio? Disorientata, persa, sbalestrata, sballata, sbandata, scombussolata, smarrita, spaesata, spiantata, stranita: in questa parentela di termini mi ritrovo. Ecco la dimora, le parole che mi mettono al mondo.”

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