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G.Ceronetti-CARA INCERTEZZA. Intorno a William Blake sferragliano oleati ingranaggi letterari. Spunti

William Blake è un poeta molto amato. Anche dagli studenti liceali che ne sentivano la forza vibrante di energia e profezia quando lo leggevamo insieme, o lo ascoltavamo nelle parole e nelle note di cantanti e attori.

 

tygerbig

W.Blake-The Tyger-testo e immagine

Cara Incertezza…

Titolo perfetto, suggestivo e bellissimo per questa raccolta di articoli che spaziano tra   dubbi esistenziali dell’uomo moderno e antico, ritratti impressionanti di personaggi più o meno noti, analisi letterarie e sociologiche originali e spesso contro corrente, in un viaggio temporale tra gli anni 80-90, “in prossimità dei tristi Duemila”.

cara incertezza

La Tigre ruggisce tra le pareti scolastiche. Il suo fascino si esalta per contrasto: bene-male, luce-tenebra, gioia-dolore, cielo-inferno, acqua-fuoco, innocenza-esperienza”. E anche il ritmo è doppio: cantato-parlato.

“il passaggio improvviso dal ritmo trocaico a quello giambico e dalla rima baciata a quella non rima che è di fatto la eye rhyme, è di fatto un passaggio dal cantato al parlato, dalla musica alla prosa.

Intendiamoci, non c’è veramente né musica né prosa nel testo di Blake. Quello che c’è è un andamento poetico che ora si fa maggiormente musicale e ora si fa maggiormente prosastico; in altre parole, la poesia evoca nel suo flusso ora la presenza della musica ora quella della prosa.”Daniele Barbieri

Il prodotto dei contrasti? Musica pura… in cui ci tuffiamo con Patti Smith che canta e recita The Tyger.

 

Nell’articolo Blake e la Tigre, Ceronetti apre una finestra sul nascente mondo industriale Britannico, sui moti rivoluzionari di quel tempo ruggente, inclusa la tempesta Romantica che travolge gli intellettuali dell’epoca. Dalle forme e dai movimenti dello splendido animale, traspare un’ anima cupa, infernale e ruggente, in un’atmosfera rumorosa e meccanica, che i Bards esaltano con i loro strumenti.

 

Dopo la musica delle parole cantate, arriva qualche assaggio delle incertezze di Ceronetti.

 Come nasce la poesia Molte cose, infinitamente più che non s’immagini, concorrono a generare una grande poesia. Il verso, nel suo formarsi (a volte quasi geologico), assorbe tutto quello che ha intorno. Anche l’aria più infetta e più sporca, il fumo delle città, lo nutrono, ma se il poetante non è un vaso alchemico non ne nasce dell’oro. Se da un lato crescono tra il ferro e l’acciaio industria e schiavitù e dall’altro irrompe rivoluzione, il visionario autentico che passi di là ne sarà pedalato e vedrà le tigri in movimento. Tutto era in procinto di patire violenza su violenza, e non ci sarebbe stata risposta.”

 

Tigrificazione “La guerra, dice Machado, entigrece, tigrifica l’uomo: ma non c’è bisogno di guerra perché si riveli tigre chi è stato plasmato, divina immagine, come tigre.”

 

La belva meccanica, locomotiva notturna“Tutto l’immaginario figurato di The Tyger ha il respiro della creazione nuova, industriale, che si fa con nere, inesorabili materie di sottosuolo. Se fosse vissuto una decina d’anni di più, Blake avrebbe visto la locomotiva mettere il muso tra le case proprio nel centro di Londra, e la locomotiva è, per tutto il XIX, per antonomasia la belva meccanica…La Tigre è una locomotiva in the forests of the night, che potrebbe non avere nessuna Guida: questa è la nostra più grande paura.”

 

Tigre infernale “La Tigre è metallica, plasmata in una ferriera, colata di fusione rovente che si raffredda tra le mani di un Dio che non teme di ustionarsi né di sorridere, contemplandola, alla sua mostruosa creatura (Did he smile his work to see?). Il dottor Moreau di Wells sorride anche lui alle strane creature che escono dalle sue mani infernali; e anche Fermi avrà sorriso alla sua tigre in fasce…”

Lo stesso ruggito romba in Ungaretti, traduttore di Blake.

 

la tigre

A. Ligabue-Tigre

 

La tigre

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?

Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?

Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l’Agnello creò, creò anche te?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

(traduzione di Giuseppe Ungaretti)

 

 Consonanza di spirito…

ungaretti

“…L’adesione, la consonanza di spirito, la tendenza a “riconoscersi” da parte di Ungaretti nell’opera blakiana ha infatti motivazioni profonde, e non esclusivamente relative alla ricerca di nuove soluzioni metrico-stilistiche — le quali, peraltro, si costituiscono già quale fattore di sensibile rilevanza —, come afferma il poeta nel Discorsetto del traduttore3 posto in apertura del volume del 1965. Si tratta, infatti, di un’adesione che investe la concezione della poesia come “vita d’un uomo” (dell’Uomo), come slancio ideale ed utopico verso “l’assoluto” gnoseologico, verso l’ineffabile e misterioso universo ontologico.

Per questo Ungaretti si “riconosce” in Blake: perché vi rintraccia, stratificati al fondo del suo mondo poetico, tutta una serie di motivi, di elementi che già informano, in parte, la propria ricerca poetica. Ed il contatto con l’opera di Blake è folgorante: Ungaretti vi ritrova quel miracolo della parola che aveva già sondato in Mallarmé, ma vi ritrova inoltre il mistero, il fluire d’echi d’ante vitam, la ricerca dell’Idea pura platonica che si dispiega nella Visione del poeta-vate, del poeta profeta e rabdomante.”Massimo Fabrizi.

Si ferma qui il breve movimento di un ingranaggio molto complesso, dove William Blake e la sua Tyger guidano le danze e ci invitano ad entrare nel loro mondo magico, per esplorarlo, approfondirlo ed espanderlo.

 

 

 

 

25 Novembre 2018-LE FARFALLE SACRE di Scamardistudio-“La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci” I.Asimov

 

Scamardistudio-Flying-Eres hermosa-Holy butterflies 2018

scamardistudio 2018-Flying

 

Sei bella.
E non per quel filo di trucco.
Sei bella per quanta vita ti è passata addosso,
per i sogni che hai dentro
e che non conosco.
Bella per tutte le volte che toccava a te,
ma avanti il prossimo.
Per le parole spese invano
e per quelle cercate lontano.
Per ogni lacrima scesa
e per quelle nascoste di notte
al chiaro di luna complice.
Per il sorriso che provi,
le attenzioni che non trovi,
per le emozioni che senti
e la speranza che inventi.
Sei bella semplicemente,
come un fiore raccolto in fretta,
come un dono inaspettato,
come uno sguardo rubato
o un abbraccio sentito.
Sei bella
e non importa che il mondo sappia,
sei bella davvero,
ma solo per chi ti sa guardare. Alda Merini

 

 

ScamardiPhoto-Luci d’Autunno-IL PESCATORE nell’oro del Guadalquivir

 

S.Scamardi-Il Pescatore nell’oro del Guadalquivir

Scamardistudio- Autunno a Siviglia- Il Pescatore nell’oro del Guadalquivir

 

Placido e paziente

il pescatore aspetta.

Placido e brillante

il Guadalquivir scorre

verso la sera.

Noi lentamente,

passeggiamo al suo fianco.

 

P. Salinas-LA VOCE A TE DOVUTA. Luci, ombre, presenze e assenze in versi.

Salinas_La voce a te dovuta

Mi capita tra le mani  un libro di poesie di Pedro Salinas (Madrid 1891 – Boston 1951) La voce a te dovuta, Einaudi 1979, forse di Stefania.

La voz a ti debida (1933) è un canzoniere  semplice e complesso nello stesso tempo, fatto di corpi, anime, fantasmi e ombre, di luce smagliante e calda. Immagini  di mani e occhi e presenze/assenze.

Leggo e penso  che non ho mai amato molto leggere libri di poesie, specialmente quelli tradotti e tuttavia mi lascio catturare dalla fluidità di queste immagini. Scavano dentro. Forse la doppia lettura mi aiuta.

III.

Al di là di te ti cerco.

Non nel tuo specchio

E nella tua scrittura,

nella tua anima nemmeno.

Di là, più oltre.

 

 

LIX

A te si giunge solo
attraverso di te. Ti aspetto.

Io certo so dove sono,
la mia città, la strada, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Ma non so dove sono stato
con te.
Lì mi hai portato tu.

Come potevo imparare il cammino
se non guardavo altro
che te,
se il cammino erano i tuoi passi,
e il suo termine
l’istante che tu ti fermasti?
Cosa ancora poteva esserci
oltre a te offerta, che mi guardavi?

Ma ora,
quale esilio, che assenza
essere dove si è!
Aspetto, passano i treni,
il caso, gli sguardi.
Mi condurrebbero forse
dove mai sono stato.
Ma io non voglio i cieli nuovi.
Voglio stare dove sono già stato.
Con te, tornare.
Quale immensa novità
tornare ancora,
ripetere, mai uguale,
quello stupore infinito!

E finché tu non verrai
io rimarrò alle soglie
dei voli, dei sogni,
delle scie, immobile.
Perchè so che là dove sono stato
né ali, né ruote, né vele
conducono.
Hanno tutte smarrito il cammino.
Perchè so che là dove sono stato
si giunge solo
con te, attraverso di te.

A.Camilleri-IL METODO CATALANOTTI. Svolte pericolose tra Amore, Stanislawskij e Psicopatologia

 

ilmetodocatalanotti

Camilleri riesce  a sorprendermi con il suo ultimo romanzo. Il Metodo Catalanotti ripercorre il sentiero noto agli appassionati dello scrittore Siciliano e del suo Montalbano, ma questa volta il lettore viene invitato ad imboccare una strada poco battuta, dove si intersecano armoniosamente tanti viottoli affascinanti. Ed è subito teatro nel teatro-nel romanzo-nella poesia, in un tripudio letterario e popolare, maneggiato con una maestria narrativa che solo un grande come Camilleri  possiede.

Tutto diventa “similvero”, ma totalmente autentico e il lettore fa scattare la sua “willing suspension of disbelief”, dove tutto può accadere, tutto è reale e fittizio, tutto è teatro e vita, tutto fa parte dell’universo umano e del regno dell’immaginazione.

Samuel Taylor Coleridge: I try to convey a semblance of truth in my writing to produce for these shadows of the imagination a willing suspension of disbelief that, for a moment, constitutes poetic faith.

In questa storia, Salvo Montalbano prende una cotta fenomenale per la bell’Antonia della Scientifica, che gli fa mettere in discussione tutta la sua vita; Mimì Augello fa Mimì Augello: un Don Giovanni nel bel mezzo di una farsa tragicomica; Fazio resta Fazio con i suoi pizzini, Catarella è sempre più imbambolato e innamorato del suo commissario.

Il personaggio cardine della storia  è la vittima, Carmelo Catalanotti, l’ “incantatore di serpenti” appassionato di teatro e “provinatore” molto speciale. Il suo metodo? Tra Stanislawskij “corretto, rivisto e modernizzato” e Psicopatologia.

‘N conclusioni la figura di Catalanotti pariva essiri composta da pirsone diverse: un colto lettore, un usuraro di media stazza e ’n omo bastevolmenti dinaroso che, va’ a sapiri pirchì, assà si ’ntirissava del caratteri e della psicologia dell’autri. Chist’ultimo era l’aspetto cchiù misterioso.”

 Suggestive e commoventi le citazioni poetiche che si concede Camilleri per esplorare l’animo di Salvo innamorato.

 “versi qui citati sono rispettivamente di Patrizia Cavalli, Pablo Neruda, Wisława Szymborska.”;

Poetiche a modo loro le prelibatezze di Adelina, la cameriera di Salvo Montalbano.

Montalbano-mimiesalvo

L’investigazione procede come al solito, tra splendori di Sicilia, buon cibo, intuizioni, scoperte, osservazione, epifanie, fortuna. Il libro è bellissimo e certamente irrinunciabile in questa estate 2018.

 

Assaggi d’attualità

 

Il lavoro che manca, le proteste dei lavoratori e la reazione dello Stato mettono in crisi Montalbano.  “Che munno era chisto nel quali all’omo si livava il travaglio, la possibilità di guadagnarisi onestamenti il pani? E la risposta dello Stato quanno che ’sti poviri disgraziati s’azzardavano a protestare erano lignate, vastunate, lacrimogeni, arresti, fermi? Da quant’anni era che faciva il servitore di questo Stato? Aviva travagliato con onestà e con rispetto verso l’autri? Non c’era arrinisciuto sempri, ma spisso sì. Si vidi che la maggioranza dei sò colleghi avivano ’n’autra idea di quello che significava servire lo Stato. Non aviva via di scampo.”

Al telegiornale migranti, terrorismo, profughi e fabbriche chiuse.Accomenzò a sintirisi il telegiornali. A Parigi era successo un burdello pirchì ’na baligia scordata era stata criduta china di esplosivi. L’Ungheria e la Polonia s’arrefutavano d’arriciviri la loro quota di migranti, pejo: avivano accomenzato a costruiri mura per non farili trasiri. Nel frattempo scannali di pedofilia nei campi profughi. In Italia per fortuna quel jorno avivano chiuiuto sulo setti flabbiche. Il commissario pircipì chiaro il piricolo vero: stava per perdiri il pititto. Cangiò canali e s’attrovò facci a facci con quella ballarina miravigliosa che assimigliava ’na stampa e ’na figura ad Antonia.”

 Salvo si distrae dal mal d’amore affogando tra le firme…Firma, firma… Forza Montalbà, firma fino a quanno il gesto diventa quello di un atoma. Accussì non pensi a nenti, Montalbà. Salvo Montalbano. Salvo Montalbano. Firma, annegati in un mari di carti, Montalbà. E se il vrazzo accomenza a fariti male futtitinni, continua, continua…”

 La meraviglia di Piazza Armerina,le potenzialità del turismo e l’inefficienza politica.“Arrivato che fu a Fela, deviò per Piazza Armerina. Quanno fu ddrà non arriniscì a farisi capace che era lui, a sulo, a godirisi tanta miraviglia. Non vitti anima criata tra i mosaici e tra le stratuzze ’ncantevoli della villa. Ma come minchia era possibili che in un paìsi che consirvava la parti cchiù granni di biddrizze della terra, non erano stati capaci d’organizzari un turismo che dassi da mangiari a tutti e s’arritrovavano ’nveci poveri e pazzi?

P. Neruda-POESIE. Sorprese in versi

neruda poesie-Newton

 

La poesia continua a sorprendermi. Accade di nuovo con la raccolta Poesie di Pablo Neruda (Grandi Tascabili Economici Newton). Una doppia lettura: in Spagnolo e in Italiano(a cura di Roberto Paoli). Nella versione in  Spagnolo ho seguito il ritmo naturale e la dolcezza dei suoni; nella versione Italiana ho chiarito alcuni significati e riscontrato con piacere una musicalità in parte salvata.

Non sono riuscita a trattenere le lacrime durante la lettura di Ode a su aroma,  è stata davvero un’epifania. Mi capita di versare qualche lacrimuccia  quando leggo storie particolarmente coinvolgenti in cui mi ritrovo a mettere in discussione parti di me profonde e ben nascoste. Mi succede più raramente leggendo versi.

Mia soave, di cosa odori? Di che frutto? Di che stella? Di che foglia?…

Suave mía, a qué hueles,

a qué fruto,

a qué estrella, a qué hoja?

Cerca de tu pequeña oreja

o en tu frente

me inclino,

clavo

la nariz entre el pelo

y la sonrisa

buscando, conociendo

la raza de tu aroma:

es suave, pero

no es flor, no es cuchillada

de clavel penetrante

o arrebatado aroma

de violentos

jazmines,

es algo, es tierra,

es

aire,

maderas o manzanas,

olor

de la luz en la piel,

aroma

de la hoja

del árbol

de la vida

con polvo

de camino

y frescura

de matutina sombra

en las raíces,

olor de piedra y río,

pero

más cerca

de un durazno,

de la tibia

palpitaciòn secreta

de la sangre,

olor

a casa pura

y a cascada,

fragancia

de paloma

y cabellera,

aroma

de mi mano

que recorriò la luna

de tu cuerpo,

las estrellas

de tu piel estrellada,

el oro,

el trigo,

el pan de tu contacto,

y allí

en la longitud

de tu luz loca,

en tu circunferencia de vasija,

en la copa,

en los ojos de tus senos,

entre tus anchos párpados

y tu boca de espuma,

en todo dejò,

dejò mi mano

olor de tinta y selva,

sangre y frutos perdidos,

fragancia

de olvidados planetas, d

e puros papeles vegetales,

allí

mi propio cuerpo

sumergido

en la frescura de tu amor, amada,

como en un manantial

o en el sonido

de un campanario

arriba

entre el olor del cielo

y el vuelo

de las últimas aves,

amor,

olor,

palabra

de tu piel, del idioma

de la noche en tu noche,

del día en tu mirada.

Desde tu corazòn

sube

tu aroma

como desde la tierra

la luz hasta la cima del cerezo:

en tu piel yo detengo

tu latido

y huelo

la ola de luz que sube,

la fruta sumergida

en su fragancia, l

a noche que respiras,

la sangre que recorre

tu hermosura

hasta llegar al beso

que me espera

en tu boca.

       

Ma non solo lacrime mi porta la poesia, ho anche sorriso e mi sono divertita con 

Ode al gatto (ma il gatto/ vuole solo essere gatto/ ed ogni gatto è gatto/ dai baffi alla coda/dal fiuto al topo vivo/dalla notte fino ai suoi occhi d’oro;

Ode al cane (uomo e cane: un solo essere a sei zampe);

Ode al carciofo (poi /squama per squama /spogliamo la delizia/e mangiamo/la pacifica pasta /del suo cuore verde);

Ode al limone…”fresca architectura”;

Mi sono rattristata al ricordo di una Spagna dolente durante la guerra civile  in

Explico algunas cosas

venid a ver la sangre por las calles,

venid a ver

la sangre por la calles,

venid a ver la sangre

por las calles!…

venite a vedere il sangue/ venite a vedere/il sangue per le strade/venire a vedere il sangue/per le strade!

 Ho provato una  nostalgia sofferente tra i versi di

Esili

Destierros! La distancia/se hace espesa,/respiramos el aire por la herida:/vivir es un precepto obligatorio./Así es de injusta el alma sin raices:/rechaza la belleza que le ofrecen:/busca su desdichado territorio:/ y sóli allí el martirio o el sosiego.

Esili! La distanza

Si fa densa,

respiriamo l’aria della ferita:

vivere è un precetto obbligatorio.

È così ingiusta l’anima senza radici:

rifiuta la bellezza che le offrono,

cerca il suo disgraziato territorio

e solo in esso il martirio o la pace.

 

Ho sentito un tocco di farfalla colorata leggendo

Ode a un Mattino del Brasile

La mariposas

Bailan

Rápidamente

Un

Baile

Rojo

Negro

Naranja

Verde

Azul

Blanco

Granate

Amarillo

Violeta

En el aire,

en las flores,

en la nada,

volantes,

sucesivas

y remotas…

E sento tenerezza leggendo La Casa, nell’immagine infantile del treno-casa con quel “oruga orgullosa”-bruco orgoglioso regno di suo padre;

E provo stupore nell’ Ode al dente di capodoglio, testimone istoriato di una storia di separazione dolorosa tra due innamorati;

e poi rincorro l’ape operosa e silenziosa di

Abeja blanca zumbas, ebria de miel, en mi alma

Bianca ape assente, ancora ronzi nella mia anima.

Risusciti nel tempo, sottile e silenziosa.

Ah silenziosa.

Quanti versi ho sottolineato, quante immagini mi hanno colpito il cuore, gli occhi e la mente! Ma non credo sia il caso di procedere oltre con tentativi inutili di spiegare, spiegare, spiegare. La poesia non si spiega, si sente e basta.

E guarda caso oggi mi sono imbattuta in questa immagine che voglio riportare, a chiusura dell’emozione Neruda:

PEANUTS

PEANUTS

K. Blixen-CAPRICCI DEL DESTINO, dal Pranzo di Babette a L’Anello. Quando l’Uomo propone e il Destino dispone.

Karen-Blixen-Capricci-Del-Destino-1966-1°

 

Cinque avvincenti racconti della scrittrice Danese Karen Blixen su un destino capriccioso che da sempre  tenta di condizionare la vita degli uomini e delle donne.

 


 

Il Pranzo di Babette

p.7

Incipit

“In Norvegia c’è un fiordo – un braccio di mare lungo e stretto chiuso tra alte montagne-che si chiama Berlevaag Fjord. Ai piedi di quelle montagne il paese di Berlevaag sembra un balocco, composto da casine di legno tinte di grigio, di giallo, di rosa e di tanti altri colori…”p.7

 

Il primo racconto della raccolta apre il magico mondo di Blixen con i suoi tesori. Narrazione asciutta, venata da sentimenti   anch’essi “nordici” e asciutti, depurati di ogni sovrastruttura sentimentale. La stessa Babette, artista della cucina, come lei stessa si definisce, sembra aver assunto durante il suo soggiorno a Berlevaag una personalità asciutta, pur essendo Parigina e Comunard rivoluzionaria, profuga ed esule in Norvegia,  E tuttavia, alla fine del maestoso pranzo che cucina per gli ospiti delle due sorelle in commemorazione del centenario de Decano (se fosse vissuto) parla e parla e butta fuori parte della sua anima d’artista vera.

Impariamo a conoscere  i personaggi   tipici della scrittrice: donne, discrete e affascinanti, uomini in divisa religiosa o civile o militare, di poche parole e molti tormenti. Ambienti morbidi, soffici bianchi o colorati, avvolgenti come la grande nevicata del giorno dopo il grande pranzo. Il cibo portatore di peccato e perciò innominabile, compie il suo dovere divino sul corpo e sulle anime dei grigi commensali.

Un salto al cinema

Il pranzo di Babette  di Gabriel Axel 1987


Il pescatore di perle

p.53

Incipit

“Mira Jama iniziò il suo racconto. A Shiraz viveva un giovane studente di teologia chiamato Saufe, era molto dotato e puro di cuore. Leggendo e rileggendo il Corano rimase tanto assorto nel pensiero degli Angeli che l’anima sua finì per stare con essi assai più che accanto a sua madre o ai suoi fratelli, ai suoi insegnanti o ai suoi condiscepoli o a qualsiasi altro abitante di Shiraz.”

Raccontare storie è divino, quasi angelico. E qui Blixen racconta tanto e fa raccontare tanto, sugli angeli per esempio e sulle loro ali che li spingono sempre più in alto verso non si sa dove per poi, inevitabilmente cadere; su sirene e pesci che fanno scoprire agli umani il meraviglioso liquido che il creatore ha voluto perché essi non possano cadere, ma  grazie alle loro qualità mirabolanti, tra cui un silenzio loquace ed espressivo e la preziosa virtù di prendere “La forma dell’acqua”, di adattarsi con flessibilità e flessuosità al loro ambiente senza modificarlo.  E qui arrivano delle piccole epifanie: il bellissimo e pluripremiato film di Guillermo del Toro e i  “I pesci che non chiudono gli occhi” di Erri de Luca.

Tutte queste suggestioni sono evocate dai racconti di Mira pescatore di perle, della sirena, del narratore anonimo che tira le fila e mette insieme le storie. Magia pura che Karen Blixen modella e trasmette in veste di destino capriccioso.

John_William_Waterhouse_A_Mermaid

John William Waterhouse- A Mermaid

 

“Noi pesci riposiamo tranquilli, sorretti da ogni lato, in un elemento che sempre, in modo preciso ed infallibile, riesce a pareggiarsi. Un elemento che, si può ben dirlo, prende il posto della nostra stessa esistenza persona le, dato che, senza badare alla nostra forma individuale, o al fatto che noi si sia pesci piatti o pesci rotondi, il nostro peso e il nostro corpo sono calcolati secondo la quantità di materia circostante che spostiamo.

La nostra esperienza ci ha provato, come un giorno te lo proverà la tua, che si galleggia benissimo senza speranza, anzi che si galleggia meglio quando non l’avremo. Di conseguenza, poi, la nostra fede stabilisce che per noi ogni speranza è lasciata.

Non corriamo rischi[…]L’uomo, infine, è preoccupato dall’idea del tempo, e mette a repentaglio il proprio equilibrio vagando incessantemente tra il passato e l’avvenire.

Gli abitanti d’un mondo liquido hanno unito il passato e l’avvenire nella massima: Après nous le déluge.”p.71


Tempeste 

p.73

Incipit

“C’era un vecchio attore e capocomico che si chiamava Herr Soerensen. Da giovane aveva recitato nei teatri di Copennaghen:era arrivato perfino a fare la parte di Aristofane nella tragedia Socrate di Adam Oehlenschlaeger selle tavole del Teatro reale. Ma era uomo di carattere prepotente e indipendente, e pretendeva di creare e controllare il mondo che lo circondava.”

Malli, la ragazza del mare, è figlia di un affascinante marinaio scozzese che conquista una giovin pulzella del luogo, dona amore e illusioni a piene mani, diventa padre e, riparata la nave su cui aveva fatto naufragio nel piccolo paese sui fiordi, scompare per sempre abbandonando Malli e sua madre al loro destino. Madre e figlia proseguono coraggiosamente la loro vita in una sorta di simbiosi autosufficiente, nutrita di sogni e rimpianti.

Siamo in compagnia di gente di mare e di teatro. Mr Sorensen decide di rappresentare La Tempesta di William Shalkespeare per ringraziare Dio del successo ottenuto con le precedenti rappresentazioni. Si mette dunque alla ricerca degli attori e si imbatte in uno splendido Ariel. Malli è una creatura teatrale e il ruolo di Ariel sembra scritto per lei.

 

Quali sono le vere Tempeste?

 

John William Waterhouse- Miranda-The Tempest -“Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.” (Prospero: atto IV, scena I.)

 

Il gioco di sovrapposizione tra realtà e finzione è talmente forte che determina il destino dei protagonisti.  Si narra che a seguito di una devastante tempesta una delle navi più grandi e veloci del vecchio e ricco armatore norvegese ha  rischiato di infrangersi contro le rocce aguzze del fiordo.

Si narra anche che a salvarla dalla distruzione fosse stata una giovane e coraggiosa ragazza che con la sola presenza  avesse aiutato i marinai, e tra questi il mitico Ferdinand, a portare la nave in salvo nel porto della città. Tutto il paese tributa omaggi e amore per questa fragile, coraggiosa ragazza.

Il suo destino è segnato dalla sua audacia, viene accolta infatti nella ricca dimora degli armatori, inizia una storia d’amore con il figlio del proprietario e si avvia felice verso il matrimonio, abbandonando il palcoscenico. La favola rosa sta per realizzarsi, ma il capriccioso destino butta una carta sul tavolo da gioco…

Poesie e lettere d’amore

La poesia di Malli per Arndt, il promesso sposo :

T’ho reso povero, dolce mio cuore.

Ti sono lontana quando siamo vicini.

T’ho reso ricco, cuore mio caro.

Ti son vicina quando siamo divisi. p.146

 Intense atmosfere Elisabettiane che richiamano Marlowe e la sua incalzante ultima ora di Faust.

“…pensavo che la tempesta fosse quella della commedia. Ora […] e penso che sarà bello e superbo lasciare che il battito dell’onda copra il battito del cuore”

“Adesso starò qua ferma e aspetterò un’ora prima di chiudere questa lettera. Così ho un’ora di più in cui non t’ho svelato nulla, e in cui nulla è finito tra te e me. E io sono soltanto il tuo amore, colei che deve sposarsi con te.”p. 148


  La storia immortale 

p.149

Incipit

“Attorno al 1860 viveva a Canton un commerciante di tè straordinariamente ricco, il signor Clay. Era un vecchio di alta statura, asciutto e chiuso. Aveva una splendida casa e una stupenda carrozza a cavalli. Troneggiava nell’una e nell’altra, eretto, silenzioso e solo.”

Andiamo con la fantasia in Cina, con un grande mercante francese che per un dissesto finanziario di cui torneremo a parlare, perde tutto,  compresa la magnifica villa dove passeggiano sontuosi i pavoni e dove ora vive il signor Clay.

Scamardistudio-Il pavone nell’orto

Blixen cesella i protagonisti di questo racconto con rotondità, precisione ed efficacia. Magistrale. Il signor Clay, straricco infelice uomo, Elishama commesso tuttofare-ebreo errante, lettore di libri mastri come ninna nanna per il signor Clay; Virginie gran dama innamorata e vendicatrice, Povl-Paolo marinaio innamorato, bello biondo e forte come un orso.

Elishama è il catalizzatore della storia, colui che, come un filo di seta, va da un capo all’altro della tela mettendo insieme i punti di intreccio. Sin da bambino si porta al collo un pezzettino di carta che in Polonia un vecchissimo uomo gli donò conservato in un sacchetto rosso. A Londra incontra un Italiano che gli insegna a leggere e a scrivere, ma non a decifrare quel pezzettino di carta, che apprende essere in ebraico antico. Per saper cosa dica, paga l’uomo del banco di pegni che gli trascrive anche la traduzione in inglese.

Ognuno ha una sua storia da raccontare, ma le storie devono rimanere storie? O si può trasferirle nella realtà? E cosa nasce prima: la storia o la realtà?

Il racconto continua con la lettura della profezia di Isaia scritta sul prezioso fogliettino. Il signor Clay ne è affascinato  e decide di raccontare anche lui la sua storia, vera e dunque degna di essere raccontata. È la storia di un marinaio che inciampa in un’offerta irrinunciabile da parte di un vecchio e ricco signore: 5 ghinee d’oro per fare una certa cosa…

Elishama informa il  prescelto spiegandogli l’arcano. E da qui la storia prende una piega inaspettata.

“Era una notte d’Aprile, l’aria era calda e dolce, e già innumerevoli pipistrelli sfrecciavano silenziosi avanti e indietro. I cespugli di oleandro del giardino del signor Clay sembravano incolori al chiaro di luna, le ruote della sua Vittoria cigolavano piano piano sulla ghiaia del viale”p.187

Ora è il turno di Paolo e Virginie, marionette incerte nelle mani di Clay, Elishama e del solito destino capriccioso. Raccontano la loro storia e noi li seguiamo affascinati e felici di ascoltarli.

Ritroviamo suggestioni antiche su isole deserte (Robinson, Utopia, l’Isola del tesoro) e tempeste (Shakespeare) e vite avventurose, e sfarzo nei palazzi nobiliari di Francia e monete d’oro magiche, e sogni   da realizzare e amori proibiti e travolgenti..

2CONCHIGLIA SU PAGINA

L’appello ai sensi ci ammalia, ci lasciamo suggestionare dai suoni dell’isola p.298, dalla voce del mare nelle conchiglie rare di Paolo p.220, dai gemiti e dalle parole d’amore dei due amanti, giovani e vecchi nello stesso tempo, dai fruscii degli abiti di Virginie che scivolano sulla sua morbida pelle.     

Quanta poesia in questo racconto! Dalla prima all’ultima parola ti trasporta in un mondo di fiaba, con Elishama che ci accompagna verso la conclusione, senza anticipare nulla, ma lasciandoci soli a scoprire come va a finire la relazione tra burattinaio e burattini:

ritaglio Blixen


 L’anello 

p.221

 

Incipit

“In una mattina d’estate di centocinquant’anni fa, un giovane gentiluomo di campagna Danese e sua moglie andarono a fare una passeggiata sulla loro terra. Erano sposati da una settimana. Il loro matrimonio non era stato facile, ché la famiglia della sposa era superiore per lignaggio e per ricchezza…”

   anello

E la storia va avanti nel loro personale Paradiso Terrestre, tra “scherzi e scherni, colazioni e pranzi, cani, mietiture e pecore” fino al momento in cui un anello viene sfilato dal delicato dito della bella Lovisa, detta Isa dal marito Sigismondo. Cosa accade poi, a voi scoprirlo.

Con questo breve racconto denso di significato, simboli e suggestioni, con tanto di giardino segreto si chiude la splendida raccolta dei racconti di Karen Blixen Una lettura piena di poesia, sapienza narrativa, richiami alla grande letteratura, che ha riempito Aprile dei toni profondi e affascinanti di una grande scrittrice.

  Karen_Blixen

 

Un salto al cinema

“La mia Africa” di Sidney Pollack 1986, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Karen Blixen.

 

 

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