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Love and Respect for the Extraordinary Aretha Franklin

 

 

“È stato bello essere suo contemporaneo” V.Mollica

Si, è stato bello vivere e condividere sogni e progetti di una generazione meravigliosa, proiettata verso il futuro e alimentata dal rispetto della dignità umana.

Altre voci, altri miti sono emersi nel tempo ed emergeranno, ma io spero che riprendano, rafforzino e proteggano i valori che la voce e la vita di Aretha Franklin hanno testimoniato fino all’ultimo respiro.

 

RESPECT

(oo) What you want
(oo) Baby, I got
(oo) What you need
(oo) Do you know I got it?
(oo) All I’m askin’
(oo) Is for a little respect when you come home (just a little bit)
Hey baby (just a little bit) when you get home
(just a little bit) mister (just a little bit)

I ain’t gonna do you wrong while you’re gone
Ain’t gonna do you wrong (oo) ‘cause I don’t wanna (oo)
All I’m askin’ (oo)
Is for a little respect when you come home (just a little bit)
Baby (just a little bit) when you get home (just a little bit)
Yeah (just a little bit)

I’m about to give you all of my money
And all I’m askin’ in return, honey
Is to give me my propers
When you get home (just a, just a, just a, just a)
Yeah baby (just a, just a, just a, just a)
When you get home (just a little bit)
Yeah (just a little bit)

Ooo, your kisses (oo)
Sweeter than honey (oo)
And guess what? (oo)
So is my money (oo)
All I want you to do (oo) for me
Is give it to me when you get home (re, re, re ,re)
Yeah baby (re, re, re ,re)
Whip it to me (respect, just a little bit)
When you get home, now (just a little bit)

R-E-S-P-E-C-T
Find out what it means to me
R-E-S-P-E-C-T
Take care, TCB

Oh (sock it to me, sock it to me,
sock it to me, sock it to me)
A little respect (sock it to me, sock it to me,
sock it to me, sock it to me)
Whoa, babe (just a little bit)
A little respect (just a little bit)
I get tired (just a little bit)
Keep on tryin’ (just a little bit)
You’re runnin’ out of foolin’ (just a little bit)
And I ain’t lyin’ (just a little bit)
(re, re, re, re) ‘spect
When you come home (re, re, re ,re)
Or you might walk in (respect, just a little bit)
And find out I’m gone (just a little bit)
I got to have (just a little bit)
A little respect (just a little bit)

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Governo sì governo no-Un Maggio turbolento con Bennato e L’ISOLA CHE NON C’ È…o forse si, non disperiamo.

 

 

 

Italia tra le nuvole

scamardistudio- Italia tra le nuvole

Maggio 2018-Questi  sono giorni  frenetici, di gran fermento Politico-Istituzionale. La radio, la TV,  i giornaloni e i giornalini, tutti stanno dando sfogo alle previsioni  più cupe, ma soprattutto hanno  superato il Maestro Salvini  nel gioco  “diffondi la paura”.

Io sono fermamente convinta che l’Italia sia un grande paese, ma allo stesso modo  penso che il nostro   “stivale di lusso” sia zavorrato più di Gulliver nell’isola dei Lillipuziani. Da chi? Da cosa? Ormai è una cantilena rotta… 

Bando alle elucubrazioni qualunquiste e populiste, e veniamo a Bennato e alla sua Isola che non c’è. Che c’entra lui con tutto ciò? Questa mattina, per caso (ma non troppo) ho ascoltato  in macchina la sua canzone, attentamente, parola per parola, e nota dopo nota  mi sono tornate in mente  le parole di  Imagine di John Lennon, quelle di  Blowing in the wind The Times They Are a-Changing di  Bob Dylan.

Mi hanno fatto pensare.  Con ironia Bennato descrive l’Utopia, l’isola magica dove non esistono guerre, soldati, cattiveria e  violenza. No, non può esistere un posto così, certamente non su questo pianeta abitato da piccoli esseri umani in preda alla follia. Eppure…si può e si deve non lasciare troppo spazio al  pessimismo  e  al catastrofismo.

Ho pensato  ai  giovani e alla loro capacità di  nuotare in mari tempestosi, alla loro energia fisica e mentale  e ho deciso  di  prendere da loro il coraggio di  sperare, di credere nel nostro futuro. Di essere “pazza” e  non lasciarmi guidare solo dalla ragione…

Con  quel pizzico di fatalismo  in più che l’età  concede ai  vecchi, continuerò  ad essere attenta  a quello che mi circonda, a custodire i  valori  più belli  che mi hanno accompagnato  nel  percorso di vita e di lavoro per agire quando e come potrò.

L’isola che non c’è

Seconda stella a destra, questo è il cammino
E poi dritto fino al mattino
Poi la strada la trovi da te
Porta all’isola che non c’è

Forse questo ti sembrerà strano
Ma la ragione ti ha un po’ preso la mano
Ed ora sei quasi convinto che
Non può esistere un’isola che non c’è

E a pensarci, che pazzia
È una favola, è solo fantasia
E chi è saggio, chi è maturo lo sa
Non può esistere nella realtà

Son d’accordo con voi, non esiste una terra
Dove non ci son santi né eroi
E se non ci son ladri, se non c’è mai la guerra
Forse è proprio l’ isola che non c’è, che non c’è

E non è un’invezione
E neanche un gioco di parole
Se ci credi ti basta, perché
Poi la strada la trovi da te

Son d’accordo con voi, niente ladri e gendarmi
Ma che razza di isola è?!
Niente odio e violenza, né soldati né armi
Forse è proprio l’isola che non c’è, che non c’è

Seconda stella a destra, questo è il cammino
E poi dritto fino al mattino
Non ti puoi sbagliare, perché
Quella è l’isola che non c’è

E ti prendono in giro se continui a cercarla
Ma non darti per vinto, perché
Chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle
Forse è ancora più pazzo di te

 Edoardo Bennato

 

M.Panzeri-LETTERA A PINOCCHIO. Ninna nanna pop. Magie del Ruggito del Coniglio…

Pinocchio

 

Le è tornata alla mente, durante il Ruggito del Coniglio (Radio2). Si parlava di come far addormentare i bimbi la sera, di suonerie del cellulare personalizzate, quando, sull’onda dei racconti degli ascoltatori, magicamente  salta fuori dal groviglio  dei suoi ricordi  il rito antico della ninna nanna. Quante volte aveva cantato Lettera a Pinocchio alle sue due bimbe!

Le piaceva Pinocchio che prendeva vita attraverso la voce suadente di Johnny Dorelli e che ora si materializzava attraverso la sua voce.  L’’atmosfera di magia che la melodia creava nella penombra della stanza, piena di giocattoli,  colori ed ombre cullava le “tre” bimbe.

Cantava seduta sul tappeto accanto al  lettino, con la sua mano rassicurante nella manina calda delle bambine,  forte nella presa per il timore di essere lasciate troppo presto alle ombre della notte, in solitudine,  fino a che cedevano dolcemente al sonno felice..

Le è sempre piaciuto cantare, e la “ninna nanna pop” oltre ad addormentare le piccole serviva  a placare le sue ansie! Ora  le due magnifiche donne, bambine di un tempo, amano profondamente la musica, e con loro i loro figli.

Pinocchio per sempre!

 

 

Lettera a Pinocchio

Mario Panzeri – 1959

 

Carissimo Pinocchio,

amico dei giorni più lieti,

di tutti i miei segreti

che confidavo a te.

Carissimo Pinocchio,

ricordi quand’ero bambino?

Nel bianco mio lettino,

ti sfogliai, ti parlai, ti sognai.

Dove sei? Ti vorrei veder,

del tuo mondo vorrei saper:

forse Babbo Geppetto è con te…

Dov’è il Gatto che t’ingannò,

il buon Grillo che ti parlò,

e la Fata Turchina dov’è?

Carissimo Pinocchio,

amico dei sogni più lieti,

con tutti i miei segreti

resti ancor nel mio cuor come allor.

Questa canzone partecipò alla prima edizione del Festival dello Zecchino d’Oro del 1959 cantata da Giusi Guercilena. L’interpretazione di Johnny Dorelli è del 1961.

 

 

 

M.Carlotto-IL MISTERO DI MANGIABARCHE. Un caso complicato per l’Alligatore, a suon di intrighi, Blues e Calvados

È vero, dopo la delusione di  Alla fine di un giorno noioso,    avevo deciso che non avrei letto più niente di  Massimo Carlotto. Ma, sfogliando la libreria del mio Kindle, ho trovato un suo romanzo acquistato da Vladimiro,  Il mistero di Mangiabarche, con protagonista l’Alligatore, ovvero il marchio di fabbrica di Carlotto giallista.

Nell’intervallo tra Estate e Autunno, in attesa di decidere nuove letture, mi sono detta: perché non riprovarci? E l’ho cominciato.

Oggi l‘ho finito. Sapete cosa mi ha spinto fine alla fine? La passione sviscerata di Marco Buratti/Alligatore per il Blues e  per il cinema che lo porta alla soluzione del caso. Mi ha coinvolto inoltre il mistero di un luogo, Mangiabarche, vicino a Carloforte, mia prima meta estiva alla scoperta della Sardegna. Tutto il resto è pieno zeppo/zuppo di Calvados, di servizi segreti deviati e non, di mercenari, avvocati buoni e avvocati cattivi, droghe e codice d’onore mafioso. Per non parlare dell’amore e dell’inganno sessuale. L’Alligatore sembra non capire niente delle donne,  ha  infatti un radar speciale per le femmine “strane”.

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Assunto da un avvocato a nome di tre altri avvocati mandati in galera da un altro avvocato disonesto coinvolto in traffici super illeciti, Marco Buratti porta avanti la sua indagine in modo molto peculiare e sul filo della legalità, come nella migliore tradizione noir dei detective all’americana, alcolizzati e provati dalla vita. Nel caso dell’alligatore sette anni di carcere ingiusto lo hanno reso quello che è. Il gangster Rossini, Milanese e vecchio stampo lo affianca nell’indagine. Marlon Brundu, tragico collaboratore temporaneo, conferisce un tocco di creatività alla compagnia. Il nome rivela la vena cinefila dei suoi genitori…

Tanta roba nel percorso narrativo di questo romanzo reso piacevole dalla sottile vena di amara ironia che lo attraversa. See you later Alligator…

C. Rovelli – L’ORDINE DEL TEMPO. Alla scoperta di un mistero che ci inquieta da sempre

ordine del tempo -Rovelli grandissimo

 

 

Relazioni

Questo cercavo e questo ho trovato nel libro di Carlo Rovelli, L’ordine del Tempo: la dimensione tutta umana del tempo, la relazione tra persone e cose e lo spazio che occupiamo:

“Siamo processi, accadimenti, compositi e limitati nello spazio e nel tempo[…]Perché il mistero del tempo si interseca con il mistero della nostra identità personale, con il mistero della coscienza. Il mistero del tempo ci inquieta da sempre, muove emozioni profonde. Così profonde da nutrire filosofie e religioni.”

“E cominciamo a vedere che il tempo siamo noi. Siamo questo spazio, questa radura aperta dalle tracce della memoria dentro le connessioni dei nostri neuroni. Siamo memoria. Siamo nostalgia. Siamo anelito verso un futuro che non verrà. Questo spazio che viene così aperto dalla memoria e dall’anticipazione è il tempo, che forse talvolta ci angoscia, ma che alla fine è un dono.”

virginia

Moments of being

Intorno a questo nucleo, che mi rispecchia profondamente, ho accolto i grandi investigatori del Tempo: Aristotele, Platone, Einstein, Russell, Newton, Leibniz, Cartesio, Bergson e i moderni,  i grandi investigatori della coscienza come Proust e tutte le “relazioni-ricordo” che si portano dietro… E aggiungo Joyce e soprattutto Virginia Woolf con il suo ongoing present, una sorta di presente esteso.

Non mi sono impegnata più di tanto a capire le sfumature o “sfocature” scientifiche, in fondo non mi interessano e mi risultano alquanto “ostiche”. Al contrario, Mi sono lasciata  guidare dalle piccole immagini dei puffi, dei coni, delle nuvole, della musica dei Beatles e soprattutto della poesia  di Orazio, come una bambina che comincia ad andare a scuola per esplorare un mondo nuovo.

Come lettrice adulta, fatta di calore, emozioni, ricordi e RELAZIONI, alla fine del libro mi dico semplicemente:

“questo cercavo e questo ho trovato nel libro di Rovelli: il grande Mistero del Tempo.”

 

 

Descrizione Amazon

…questo libro tratta di qualcosa della fisica che parla a chiunque e lo coinvolge, semplicemente perché è un mistero di cui ciascuno ha esperienza in ogni istante: il tempo. E un mistero non solo per ogni profano, ma anche per i fisici, che hanno visto il tempo trasformarsi in modo radicale, da Newton a Einstein, alla meccanica quantistica, infine alle teorie sulla gravità a loop, di cui Rovelli stesso è uno dei principali teorici. Nelle equazioni di Newton era sempre presente, ma oggi nelle equazioni fondamentali della fisica il tempo sparisce. Passato e futuro non si oppongono più come a lungo si è pensato. E a dileguarsi per la fisica è proprio ciò che chiunque crede sia l’unico elemento sicuro: il presente. Sono tre esempi degli incontri straordinari su cui si concentra questo libro, che è uno sguardo su ciò che la fisica è stata e insieme ci introduce nell’officina dove oggi la fisica si sta facendo.

 

 

 

 

A. Roy-IL DIO DELLE PICCOLE COSE. Amare le diversità.

 

 

Quello che rende peculiare questo romanzo è l’atmosfera che  avvolge il lettore, è la sensazione di trovarsi dentro un mondo ricco di colori e di profumi speziati, oltre che di eventi magici e quasi extrasensoriali. Un mondo, insomma, pieno di contraddizioni e per questo così umano e fragile.

Questo mondo accoglie storie di uomini e di donne, coinvolti in amori travolgenti, trasgressivi e drammatici, in lotte di classe e di potere; storie di bambini insicuri e talora abusati che,  sulle ali da libellula della loro fantasia, sorvolano la realtà cercando di  tenerla a distanza; storie di parole inventate, storpiate, mangiate, benedette e maledette, storie di filastrocche che ti fanno sentire Rodari accanto; storie di umori appiccicosi gradevoli e sgradevoli proprio come la marmellata e le conserve Paradiso o il disgustoso sperma del viscido uomo del cinema.

“E, ancora una volta, furono dette solo le Piccole Cose. Le Grandi Cose si acquattarono dentro, non dette.”

 

 Peculiare è  il rapporto tra gli indiani del Kerala, tra quelli che hanno orgogliosamente studiato e lavorato a Oxford, che sposano Inglesi DOC, che tornano indietro e vivono lo spaesamento più totale, e quelli che restano sprofondati  nella Madre Terra umida e fangosa.

“Ammu ogni volta diceva: «Ha! Ha! Ha!» come un personaggio dei fumetti. Diceva: a) Andare a Oxford non rende necessariamente una persona intelligente. b) L’intelligenza non fa necessariamente un buon primo ministro. c) Se uno non riesce nemmeno a gestire una fabbrica di conserve in modo che renda, come potrebbe governare un intero paese? E, più importante di tutto: d) Tutte le madri indiane hanno l’ossessione dei loro figli maschi e sono quindi dei giudici molto parziali. Chacko diceva: a) Non si va a Oxford. Si frequenta Oxford. E b) Dopo aver frequentato Oxford non si può far altro che venir giù. «Giù per terra, vuoi dire?» chiedeva Ammu. «Perché è questo quello che hai fatto. Come i tuoi famosi aeroplani.»

 Bellissima la storia dei marxisti  con le loro bandiere rosse sventolanti e le dinamiche politiche e di classe uguali a quelle di oggi: giochi di potere, ipocrisia, falsità.

 Personaggi amati

Estha e Rahel, i due gemelli-ambasciatori nel loro rapporto totalizzante e nel loro profondo bisogno di amore e attenzione; Sophie Mol, la piccola signorina dai capelli biondi, figlia dell’ Indiano-Chako e dell’ Inglese-Margaret,  tanto moderna e tanto tragicamente arcaica.

Ma il protagonista assoluto della storia è l’amore che mozza il fiato, che sboccia improvviso, senza preannunciarsi, senza rispetto per le convenzioni sociali. L’amore che sconvolge i sensi e la mente, l’amore che suscita invidia, rancore, odio e violenza in chi non lo vive, l’amore-destino tra Ammu e l’intoccabile Velutha.

“Che tutto cominciò davvero nei giorni in cui furono fissate le Leggi dell’Amore. Le leggi che stabiliscono chi si deve amare, e come. E quanto.”

 “L’uomo che stava nell’ombra degli alberi della gomma, tenendo in braccio sua figlia, con monete di sole che gli danzavano sul corpo, alzò gli occhi e colse lo sguardo di Ammu. Secoli compressi in un solo attimo evanescente. La storia sbagliò il passo, fu sorpresa con la guardia abbassata. Fu abbandonata come una vecchia pelle di serpente. I suoi segni, le sue cicatrici, le ferite risalenti ad antiche guerre e i giorni del camminare all’indietro, tutto si staccò e cadde. Al suo posto rimase un’aura, un luccichio palpabile che era facile da vedere come l’acqua in un fiume o il sole lassù nel cielo. Facile da avvertire come il calore in una giornata torrida, come lo strattone dato da un pesce a una lenza tesa. Così ovvio che nessuno lo notò. In quel breve istante, Velutha alzò gli occhi e vide”

“Anche dopo, nelle tredici notti che seguirono la prima, per istinto si aggrapparono alle Piccole Cose. Le Grandi Cose stavano acquattate dentro. Sapevano che non c’era posto dove potessero andare. Non avevano niente. Nessun futuro. Perciò si aggrappavano alle piccole cose.”

 

Arundhati Roy

Cosa mi resta del romanzo? Il gioco infantile, naturale e quasi primordiale delle parole. Il loro senso tridimensionale, il loro profumo, i loro bordi aguzzi o levigati, a seconda dell’effetto che debbono produrre sul lettore.

Barcamondo

“barca che Ammu avrebbe usato per attraversare il fiume. Per amare di notte l’uomo che i suoi bambini amavano di giorno. Una barca così vecchia che aveva messo le radici. Quasi. Un vecchio, grigio barcalbero con barcafiori e barcafrutti. E, sotto, una chiazza d’erba scolorita a forma di barca. Un barcamondo sfuggente e zampettante. Buio, asciutto e fresco. Senza tetto…”

Formiche rosse in chiesa

“Chiesa delle Formiche sarebbe rimasta vuota e il Vescovo Formica sarebbe stato lì ad aspettare, col suo buffo vestito da Vescovo Formica, scuotendo fuori l’incenso da un incensiere d’argento. Non sarebbe arrivato nessuno. Dopo aver aspettato per un ragionevole tempo formichesco, avrebbe aggrottato le sue buffe sopracciglia da formica e scosso tristemente il capo. Avrebbe dato un’occhiata alle vetrate colorate in stile formichesco e, finito di guardarle, avrebbe chiuso a chiave la chiesa con un’enorme chiave e la chiesa sarebbe rimasta al buio. Poi sarebbe tornato a casa da sua moglie e (sempre che non fosse morta) avrebbero fatto il loro formichesco Pistolino Pomeridiano.”

Mi resta il messaggio sociale e personale che la scrittrice ha inviato ai suoi lettori attraverso il richiamo struggente di Ruby Tuesday dei Rolling Stones: non c’è tempo da perdere, afferra i tuoi sogni, vivili prima che svaniscano e si portino via anche la vita.

 

 Sinossi

” Ammu, figlia di un alto funzionario, lascia un marito violento e torna a casa con i suoi bambini, i gemelli Estha e Rahel, maschio e femmina. Ma nell’India meridionale dei tardi anni Sessanta, una donna divorziata come lei si ritrova priva di una posizione sociale riconosciuta, soprattutto se commette l’errore di innamorarsi di un paria. I gemelli vogliono bene a Velutha, l’intoccabile che la madre può amare solo in segreto, e attraverso il loro sguardo, capace di cogliere le piccole cose e i piccoli eventi, prende forma la storia di un grande amore, in cui si riflette il tema universale dei sentimenti in conflitto con le convenzioni. Nei loro pensieri e nelle loro parole risuona la critica più radicale a ogni legge che stabilisce chi si deve amare, e come, e quanto.”

Mamme e figlie. Emozioni IN BIANCO E NERO, con Carmen Consoli

Ogni volta che ascolto  la canzone di Carmen Consoli In Bianco e Nero non riesco a trattenere un’ondata di emozione e di amore assoluto,  che si trasforma in calde lacrime di nostalgia per una “raggiante Sicilia”.   Il suo  rapporto con la madre, trasmessa in immagini  struggenti  ed intense, in un bianco e nero  pieno di colore, mi riporta a mia madre e alle mie figlie.

Avrei voluto  dire tante cose a mia madre, mentre mi era vicino, ma eravamo entrambe  troppo prese da forze vitali diverse che ci  trattenevano su due binari paralleli, mai convergenti. Ora mi rendo conto  di quanto ho perso in quella relazione troppo silenziosa.

E pensare a quante volte

L’ho sentita lontana

E pensare a quante volte…

Le avrei voluto parlare di me…

In Carmen  vedo anche le mie figlie  e forse i loro pensieri quando ripenseranno a me, alla relazione tra noi donne vissuta all’interno  della famiglia, ma anche al loro rapporto con nonne e zie e cugine.

Famiglia ricca di  donne la nostra! Tante esperienze e personalità diverse, tante  Farfalle Sacre, come le chiama Stefania.  Le mie figlie avranno  molto su cui  riflettere, fantasticare, rimpiangere, piangere calde lacrime di nostalgia e amore. E confrontare le proprie emozioni con quelle dei propri  figli e così via nella ruota della vita.

Dal flusso  di emozioni  che solo la musica sa spingere all’esplosione si sono materializzate le parole di questa piccola poesia.

Madri

 

Per cosa  vivo,  oggi che sono vecchia?

Per ascoltare un trillo di telefono, dai figli,

Per respirar le loro  ansie e gioie

e dar consigli, dalla parte sbagliata.

Vivo per far da  appiglio e confortarli,

perché colgano ancora  il profumo

di qualcosa di vivo, in cui continua a palpitare

lo spirito  del focolare.

Voglio vivere per questo,

perché i miei figli vivano me, ora.

Ché è tempo ancora  di fare da rifugio,

del cuore e della mente.

Verrà il tempo dei ricordi, per loro.

Questo è per me vivere, allora.

E mi alimento, nell’attesa, degli  sguardi d’amore

e del tocco caldo delle tue mani e delle tue labbra.

I loro abbracci, tutti  insieme, diverranno

energica edera, con la presenza.

Da qui, li desidero.

Questo è per me vivere, ora.

O.F

 

 

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