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K. Blixen-CAPRICCI DEL DESTINO. L’Uomo propone, il Destino dispone. A volte

Karen-Blixen-Capricci-Del-Destino-1966-1°

 

Cinque avvincenti racconti della scrittrice Danese Karen Blixen su un destino capriccioso che da sempre  tenta di condizionare la vita degli uomini e delle donne.

 


 

Il Pranzo di Babette

p.7

Incipit

“In Norvegia c’è un fiordo – un braccio di mare lungo e stretto chiuso tra alte montagne-che si chiama Berlevaag Fjord. Ai piedi di quelle montagne il paese di Berlevaag sembra un balocco, composto da casine di legno tinte di grigio, di giallo, di rosa e di tanti altri colori…”p.7

 

Il primo racconto della raccolta apre il magico mondo di Blixen con i suoi tesori. Narrazione asciutta, venata da sentimenti   anch’essi “nordici” e asciutti, depurati di ogni sovrastruttura sentimentale. La stessa Babette, artista della cucina, come lei stessa si definisce, sembra aver assunto durante il suo soggiorno a Berlevaag una personalità asciutta, pur essendo Parigina e Comunard rivoluzionaria, profuga ed esule in Norvegia,  E tuttavia, alla fine del maestoso pranzo che cucina per gli ospiti delle due sorelle in commemorazione del centenario de Decano (se fosse vissuto) parla e parla e butta fuori parte della sua anima d’artista vera.

Impariamo a conoscere  i personaggi   tipici della scrittrice: donne, discrete e affascinanti, uomini in divisa religiosa o civile o militare, di poche parole e molti tormenti. Ambienti morbidi, soffici bianchi o colorati, avvolgenti come la grande nevicata del giorno dopo il grande pranzo. Il cibo portatore di peccato e perciò innominabile, compie il suo dovere divino sul corpo e sulle anime dei grigi commensali.

Un salto al cinema

Il pranzo di Babette  di Gabriel Axel 1987


Il pescatore di perle

p.53

Incipit

“Mira Jama iniziò il suo racconto. A Shiraz viveva un giovane studente di teologia chiamato Saufe, era molto dotato e puro di cuore. Leggendo e rileggendo il Corano rimase tanto assorto nel pensiero degli Angeli che l’anima sua finì per stare con essi assai più che accanto a sua madre o ai suoi fratelli, ai suoi insegnanti o ai suoi condiscepoli o a qualsiasi altro abitante di Shiraz.”

Raccontare storie è divino, quasi angelico. E qui Blixen racconta tanto e fa raccontare tanto, sugli angeli per esempio e sulle loro ali che li spingono sempre più in alto verso non si sa dove per poi, inevitabilmente cadere; su sirene e pesci che fanno scoprire agli umani il meraviglioso liquido che il creatore ha voluto perché essi non possano cadere, ma  grazie alle loro qualità mirabolanti, tra cui un silenzio loquace ed espressivo e la preziosa virtù di prendere “La forma dell’acqua”, di adattarsi con flessibilità e flessuosità al loro ambiente senza modificarlo.  E qui arrivano delle piccole epifanie: il bellissimo e pluripremiato film di Guillermo del Toro e i  “I pesci che non chiudono gli occhi” di Erri de Luca.

Tutte queste suggestioni sono evocate dai racconti di Mira pescatore di perle, della sirena, del narratore anonimo che tira le fila e mette insieme le storie. Magia pura che Karen Blixen modella e trasmette in veste di destino capriccioso.

John_William_Waterhouse_A_Mermaid

John William Waterhouse- A Mermaid

 

“Noi pesci riposiamo tranquilli, sorretti da ogni lato, in un elemento che sempre, in modo preciso ed infallibile, riesce a pareggiarsi. Un elemento che, si può ben dirlo, prende il posto della nostra stessa esistenza persona le, dato che, senza badare alla nostra forma individuale, o al fatto che noi si sia pesci piatti o pesci rotondi, il nostro peso e il nostro corpo sono calcolati secondo la quantità di materia circostante che spostiamo.

La nostra esperienza ci ha provato, come un giorno te lo proverà la tua, che si galleggia benissimo senza speranza, anzi che si galleggia meglio quando non l’avremo. Di conseguenza, poi, la nostra fede stabilisce che per noi ogni speranza è lasciata.

Non corriamo rischi[…]L’uomo, infine, è preoccupato dall’idea del tempo, e mette a repentaglio il proprio equilibrio vagando incessantemente tra il passato e l’avvenire.

Gli abitanti d’un mondo liquido hanno unito il passato e l’avvenire nella massima: Après nous le déluge.”p.71


Tempeste 

p.73

Incipit

“C’era un vecchio attore e capocomico che si chiamava Herr Soerensen. Da giovane aveva recitato nei teatri di Copennaghen:era arrivato perfino a fare la parte di Aristofane nella tragedia Socrate di Adam Oehlenschlaeger selle tavole del Teatro reale. Ma era uomo di carattere prepotente e indipendente, e pretendeva di creare e controllare il mondo che lo circondava.”

Malli, la ragazza del mare, è figlia di un affascinante marinaio scozzese che conquista una giovin pulzella del luogo, dona amore e illusioni a piene mani, diventa padre e, riparata la nave su cui aveva fatto naufragio nel piccolo paese sui fiordi, scompare per sempre abbandonando Malli e sua madre al loro destino. Madre e figlia proseguono coraggiosamente la loro vita in una sorta di simbiosi autosufficiente, nutrita di sogni e rimpianti.

Siamo in compagnia di gente di mare e di teatro. Mr Sorensen decide di rappresentare La Tempesta di William Shalkespeare per ringraziare Dio del successo ottenuto con le precedenti rappresentazioni. Si mette dunque alla ricerca degli attori e si imbatte in uno splendido Ariel. Malli è una creatura teatrale e il ruolo di Ariel sembra scritto per lei.

 

Quali sono le vere Tempeste?

 

John William Waterhouse- Miranda-The Tempest -“Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.” (Prospero: atto IV, scena I.)

 

Il gioco di sovrapposizione tra realtà e finzione è talmente forte che determina il destino dei protagonisti.  Si narra che a seguito di una devastante tempesta una delle navi più grandi e veloci del vecchio e ricco armatore norvegese ha  rischiato di infrangersi contro le rocce aguzze del fiordo.

Si narra anche che a salvarla dalla distruzione fosse stata una giovane e coraggiosa ragazza che con la sola presenza  avesse aiutato i marinai, e tra questi il mitico Ferdinand, a portare la nave in salvo nel porto della città. Tutto il paese tributa omaggi e amore per questa fragile, coraggiosa ragazza.

Il suo destino è segnato dalla sua audacia, viene accolta infatti nella ricca dimora degli armatori, inizia una storia d’amore con il figlio del proprietario e si avvia felice verso il matrimonio, abbandonando il palcoscenico. La favola rosa sta per realizzarsi, ma il capriccioso destino butta una carta sul tavolo da gioco…

Poesie e lettere d’amore

La poesia di Malli per Arndt, il promesso sposo :

T’ho reso povero, dolce mio cuore.

Ti sono lontana quando siamo vicini.

T’ho reso ricco, cuore mio caro.

Ti son vicina quando siamo divisi. p.146

 Intense atmosfere Elisabettiane che richiamano Marlowe e la sua incalzante ultima ora di Faust.

“…pensavo che la tempesta fosse quella della commedia. Ora […] e penso che sarà bello e superbo lasciare che il battito dell’onda copra il battito del cuore”

“Adesso starò qua ferma e aspetterò un’ora prima di chiudere questa lettera. Così ho un’ora di più in cui non t’ho svelato nulla, e in cui nulla è finito tra te e me. E io sono soltanto il tuo amore, colei che deve sposarsi con te.”p. 148


  La storia immortale 

p.149

Incipit

“Attorno al 1860 viveva a Canton un commerciante di tè straordinariamente ricco, il signor Clay. Era un vecchio di alta statura, asciutto e chiuso. Aveva una splendida casa e una stupenda carrozza a cavalli. Troneggiava nell’una e nell’altra, eretto, silenzioso e solo.”

Andiamo con la fantasia in Cina, con un grande mercante francese che per un dissesto finanziario di cui torneremo a parlare, perde tutto,  compresa la magnifica villa dove passeggiano sontuosi i pavoni e dove ora vive il signor Clay.

Scamardistudio-Il pavone nell’orto

Blixen cesella i protagonisti di questo racconto con rotondità, precisione ed efficacia. Magistrale. Il signor Clay, straricco infelice uomo, Elishama commesso tuttofare-ebreo errante, lettore di libri mastri come ninna nanna per il signor Clay; Virginie gran dama innamorata e vendicatrice, Povl-Paolo marinaio innamorato, bello biondo e forte come un orso.

Elishama è il catalizzatore della storia, colui che, come un filo di seta, va da un capo all’altro della tela mettendo insieme i punti di intreccio. Sin da bambino si porta al collo un pezzettino di carta che in Polonia un vecchissimo uomo gli donò conservato in un sacchetto rosso. A Londra incontra un Italiano che gli insegna a leggere e a scrivere, ma non a decifrare quel pezzettino di carta, che apprende essere in ebraico antico. Per saper cosa dica, paga l’uomo del banco di pegni che gli trascrive anche la traduzione in inglese.

Ognuno ha una sua storia da raccontare, ma le storie devono rimanere storie? O si può trasferirle nella realtà? E cosa nasce prima: la storia o la realtà?

Il racconto continua con la lettura della profezia di Isaia scritta sul prezioso fogliettino. Il signor Clay ne è affascinato  e decide di raccontare anche lui la sua storia, vera e dunque degna di essere raccontata. È la storia di un marinaio che inciampa in un’offerta irrinunciabile da parte di un vecchio e ricco signore: 5 ghinee d’oro per fare una certa cosa…

Elishama informa il  prescelto spiegandogli l’arcano. E da qui la storia prende una piega inaspettata.

“Era una notte d’Aprile, l’aria era calda e dolce, e già innumerevoli pipistrelli sfrecciavano silenziosi avanti e indietro. I cespugli di oleandro del giardino del signor Clay sembravano incolori al chiaro di luna, le ruote della sua Vittoria cigolavano piano piano sulla ghiaia del viale”p.187

Ora è il turno di Paolo e Virginie, marionette incerte nelle mani di Clay, Elishama e del solito destino capriccioso. Raccontano la loro storia e noi li seguiamo affascinati e felici di ascoltarli.

Ritroviamo suggestioni antiche su isole deserte (Robinson, Utopia, l’Isola del tesoro) e tempeste (Shakespeare) e vite avventurose, e sfarzo nei palazzi nobiliari di Francia e monete d’oro magiche, e sogni   da realizzare e amori proibiti e travolgenti..

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L’appello ai sensi ci ammalia, ci lasciamo suggestionare dai suoni dell’isola p.298, dalla voce del mare nelle conchiglie rare di Paolo p.220, dai gemiti e dalle parole d’amore dei due amanti, giovani e vecchi nello stesso tempo, dai fruscii degli abiti di Virginie che scivolano sulla sua morbida pelle.     

Quanta poesia in questo racconto! Dalla prima all’ultima parola ti trasporta in un mondo di fiaba, con Elishama che ci accompagna verso la conclusione, senza anticipare nulla, ma lasciandoci soli a scoprire come va a finire la relazione tra burattinaio e burattini:

ritaglio Blixen


 L’anello 

p.221

 

Incipit

“In una mattina d’estate di centocinquant’anni fa, un giovane gentiluomo di campagna Danese e sua moglie andarono a fare una passeggiata sulla loro terra. Erano sposati da una settimana. Il loro matrimonio non era stato facile, ché la famiglia della sposa era superiore per lignaggio e per ricchezza…”

   anello

E la storia va avanti nel loro personale Paradiso Terrestre, tra “scherzi e scherni, colazioni e pranzi, cani, mietiture e pecore” fino al momento in cui un anello viene sfilato dal delicato dito della bella Lovisa, detta Isa dal marito Sigismondo. Cosa accade poi, a voi scoprirlo.

Con questo breve racconto denso di significato, simboli e suggestioni, con tanto di giardino segreto si chiude la splendida raccolta dei racconti di Karen Blixen Una lettura piena di poesia, sapienza narrativa, richiami alla grande letteratura, che ha riempito Aprile dei toni profondi e affascinanti di una grande scrittrice.

  Karen_Blixen

 

Un salto al cinema

“La mia Africa” di Sidney Pollack 1986, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Karen Blixen.

 

 

330px-Angelica_Kauffmann_007Miranda e Ferdinando
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A. Sarlo-STORIA DI RAGAZZI CON LA VALIGIA E DI GENITORI A DISTANZA. Devo insegnarti e devo perderti, imparando. Un sentiero difficile

ciao amore ciao cop

 

E l’ultima pagina si chiude. Questa lettura veloce, estemporanea, imprevista, che mi arriva per posta e mi richiede attenzione, non può lasciare indifferente una donna che condivide l’esperienza narrata con tutti i protagonisti di questo diario sociologico collettivo su genitori che raccontano i propri figli espatriati, e si raccontano in relazione alle  scelte fatte insieme e non.

Attraverso con loro, guidata per mano da Assunta Sarlo, autrice del libro, i tempi e le strategie di questo nuovo processo migratorio Italiano. Ma quando anche l’ultima pagina viene voltata e il libro viene chiuso, resto lì, ferma a pensare:

E ora, come la scrivo questa recensione? Calma, metti per un attimo da parte l’immagine delle tue due figlie  emigrate e rifletti.

st Pancras Londra

Ho letto 134 pagine di un diario collettivo, o meglio di una prolungata seduta di autocoscienza, in cui i genitori intervistati (un campione particolare, rappresentativo di una ristretta comunità amicale.) si pongono domande e si danno alcune risposte, mantenendosi spesso in superficie, per pudore, per rispetto dei figli e di se stessi, per altre mille ragioni che in parte credo di intuire. I figli? Sempre presenti come soggetto passivo, in relazione ai quesiti dei loro genitori. Un timido tentativo di affermare la loro presenza è nell’ invito a non parlare troppo delle loro  nuove vite. Rimangono sullo sfondo, come sullo sfondo rimangono nella società Italiana.

Molti sono gli spunti di riflessione sul ruolo dei giovani e dei vecchi nell’Italia del 2018, sempre filtrati dallo sguardo sia professionale che personale della giornalista,  coinvolta in prima persona nelle vicende narrate e nelle analisi portate avanti. Il tutto viene riscaldato da atmosfere intime, da caminetto nella casa di montagna o da grande tavolata nella villa al mare.

Nel diario di Assunta si intrecciano pagine intime e dense di emozione a sintesi forse troppo veloci delle interviste, a dati e numeri estrapolati da ricerche statistiche di università, enti e singoli ricercatori. L’effetto finale è di una galoppata che toglie il fiato.

mammedicervelliblog (2)

In un paio di passaggi ritroviamo il blog mammedicervellinfuga: la citazione da Mi chiamo Lucy Barton di E. Strout (p.10) e la citazione del rapporto ”spinoso” di cui parla Brunella Rallo a proposito dei contatti a distanza nonni/nipoti.(p.111).

 Il gioco dei sessi

Interessante è il discorso di “genere”, nel gioco dei sessi. Ovvero quando a partire è una figlia: Differenze tra maschio e femmina che lasciano il nido. Le figlie sperimentano le conquiste di una generazione di donne che, forse sopravvalutando il carico di lavoro che le attendeva, ha detto troppi si: si al lavoro, si alla famiglia, si alla cura degli anziani, si alla tradizione,  per staccarsene poi solo in parte, in una transizione complicata. La partenza della figlia femmina è prova di un’emancipazione vera realizzatasi nel corso degli anni? Oggi, una figlia all’estero, in cerca della propria realizzazione comporta maggiori preoccupazioni rispetto all’analoga esperienza maschile? Ancora food for thought.

Il domani

Spingiamo e tratteniamo”, dice Assunta Sarlo parlando del rapporto tra genitori e figli che vogliono lasciare il nido e vivere la loro vita in autonomia, e la lotta è senza tregua. Mi viene in mente il concetto di resistenza e resa di cui parla Vito Mancuso in Il bisogno di pensare, che sto leggendo. Resistere e cedere in una dinamica complessa ma sinergica, per raggiungere l’agognato equilibrio.

Impariamo molto dalle nuove situazioni che i nostri figli all’estero ci portano a vivere. Sono situazioni di cambiamento in cui incontriamo nuovi mondi, conosciamo nuove genti, torniamo a studiare geografia, lingue, usi e costumi diversi dai nostri. Arduo processo per chi ha superato i cinquanta o addirittura i sessanta. È comunque un modo per costruirsi un nuovo domani, una nuova progettualità lontano dai figli eppure insieme a loro, e nonostante le elucubrazioni del cosiddetto Ageismo, ovvero di quella moda sociale, di quel vento di critica che un improvvido scontro generazionale di Stato  alimenta e che   ci vede come la generazione che ha sperperato e goduto degli sperperi, togliendo futuro ai giovani. Discorso lungo e complicato. 

Ciao amore ciao…Due parole sul titolo

Il titolo fa scattare un’epifania dolce-amara a noi figlie degli anni 60: la canzone Ciao amore Ciao, di Luigi Tenco (1967). E mi domando: ma perché questa scelta? Un rapporto d’amore tormentato con la propria vita e la propria terra, una storia d’amore tra un uomo e una donna che finisce, una tragedia che si realizza. Sembra tutt’altra cosa rispetto al tema del libro. Ma forse Assunta non ci ha pensato, o forse sì, e ha scelto questo titolo proprio per il senso,  talora malinconico che associamo a parole come:

“e un bel giorno dire basta e andare via… andare via lontano, cercare un altro mondo…andarsene sognando.”

E  la immagino in questo mood sulla panchina della stazione di St. Pancras a Londra, sulla via del ritorno a “casa”, dopo aver lasciato i suoi figli.

 

 Ciao amore ciao vorrebbe essere un libro intergenerazionale, ma in sostanza, si rivela particolarmente orientato verso i genitori di figli che risiedono all’estero. Se volete dunque ripercorrere con Sarlo parte del vostro viaggio di mamme e padri di cervelli in fuga, avete un libro che forse vi farà da specchio. A voi decidere se l’immagine che vi tornerà indietro avrà reso questa lettura importante.

G.D’Annunzio-IL FUOCO e il trionfo della Venezia Autunnale. Propositi di lettura.

 

Paolo Veronese-Apoteosi diVenezia(Venezia-Palazzo Ducale)

Paolo Caliari, detto il Veronese-Apoteosi di Venezia 1582( Venezia-Palazzo Ducale)

 

 

Sono questi giorni di carnevale che più fanno volare il nostro pensiero verso Venezia. Eppure nel romanzo Il Fuoco di Gabriele D’Annunzio viene esaltata la sua anima Autunnale, quella che meglio riflette sulle sue acque e sulle sue “pietre” l’essenza profonda di questa città.

“pensava in un pomeriggio recente – tornando dai Giardini per quella tiepida riva degli Schiavoni che all’anima dei poeti vaganti potè sembrar talvolta non so qual magico ponte d’oro prolungato su un mare di luce e di silenzio verso un sogno di Bellezza infinito – io pensava, anzi assisteva nel mio pensiero come a un intimo spettacolo, alla nuziale alleanza dell’Autunno e di Venezia sotto i cieli.”

«La mutua passione di Venezia e dell’Autunno, che esalta l’una e l’altro al sommo grado di lor bellezza sensibile, ha origine in una affinità profonda; poiché l’anima di Venezia, l’anima che foggiarono alla Città bella gli antichi artefici, è autunnale.”

il fuoco BUR

E allora mi lascio tentare da questo nuovo viaggio di lettura. Complicata, debordante, poetica e mozzafiato, la scrittura di D’Annunzio mi stordisce, così come mi catturano le sue analisi delle opere d’arte che fanno da spirito guida a questo suo romanzo.

Sarà un viaggio lungo, con tante soste per respirare normalità, ma ci sarà una meta. Per ora non posso fare altro che rendere un fugace omaggio alla Magnifica, soprattutto nella sua veste autunnale, che ho respirato palpitante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E.M.Remarque-LA NOTTE DI LISBONA e la vertigine del fuoriuscito

la notte di Lisbona-Remarque

Inizio e fine perfetti. Che soddisfazione leggere questo romanzo! Nonostante il contenuto altamente drammatico,  la storia   ti lascia dentro un’emozione così profonda e bella che, paradossalmente, apre ad un futuro possibile.

“Guardavo attentamente la nave tutta illuminata che un po’ distante dalla banchina era ancorata nel Tago. Benchè fossi a Lisbona da una settimana, non mi ero ancora abituato alla luce spensierata della città. Nei paesi dai quali venivo, le città, di notte, erano nere come miniere di carbone, e un fanale nelle tenebre era più pericoloso della peste nel medioevo…”

Siamo a Lisbona, una delle città che molti si portano stretta sul cuore ed io tra questi. La luce del Tago con le sue magie, dall’alba al magnifico tramonto, esalta la sagoma dell’agognato mezzo di trasporto verso la Libertà! L’uomo guarda l’Arca e sogna…

Il grande   romanziere tira fuori dal cilindro stratagemmi narrativi che inchiodano il lettore alla pagina. Il fuggiasco tedesco Josef Schwarz, nome preso in prestito come il suo passaporto, offre ad un suo conterraneo in fuga la chance della vita: due biglietti e i documenti necessari per emigrare in America, ma pone un’unica condizione: essere ascoltato finché non termini il racconto degli eventi che lo hanno portato a quel  gesto incredibile.

L’avvincente racconto di Schwarz, dove passato e presente si rincorrono e si accavallano in un viaggio tormentato da mille difficoltà, illusioni e delusioni, trasporta il lettore in un mondo frenetico di fughe e rifugi all’interno di piccole oasi di felicità intima, di corse verso la protezione, di odio verso l’orrore nazista, di conflitto profondo con un fratello nazista che fa di tutto per trattenere in Germania contro la sua volontà  Helen, il grande amore di Josef.

O-fado

Lisbona si rende complice silenziosa e luminosa dei due. Di notte li accompagna tra i piccoli locali dove si canta il Fado, dove si balla, dove si incontrano altri fuggiaschi, spie, persone equivoche, dove i fuoriusciti si scambiano sguardi sospetti nel timore di essere scoperti e buttati in qualche campo di concentramento.

“Il locale era una specie di bar con un piccolo quadrato per ballare e una terrazza, un posto adattato almovimento dei turisti. Si udiva una chitarra e nello sfondo vidi una cantante di fado. Sulla terrazza alcune tavole erano occupate da stranieri. C’erano anche una signora in abito da sera e un signore in smoking bianco. Cercammo un posto in fondo alla terrazza donde si poteva vedere meglio Lisbona, le chiese al pallido bagliore, le strade illuminate, il porto, i bacini di carenaggio e la nave che pareva un’arca” 21

Schwarz continua a raccontarsi e, in molti passaggi, la sua storia è anche la storia dell’ascoltatore. Si specchiano in un’esperienza comune. La notte trascorre tra ricordi, pensieri e alcol. Uno dei due non vede l’ora che il racconto finisca per avere finalmente i biglietti, tornare dalla sua Ruth e lasciare il Portogallo; l’altro è divorato da un’esigenza vitale di narrazione che lo porta a soffermarsi su ogni minimo particolare della sua personale odissea, che continuerebbe a raccontare per giorni.

Ma finalmente l’alba arriva, il racconto termina, la catarsi si è realizzata, il futuro si apre. I biglietti passano di mano con i passaporti e un’altra storia può iniziare per la coppia felice, prima sulla nave poi in America. Una storia che, tuttavia, continuerà a sorprenderci.

La Notte di Lisbona è un bellissimo romanzo civile e d’amore, come gli altri bellissimi di Eric Maria Remarque (Arco di Trionfo, Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale), che ancora ricordo con profonda emozione. Leggerli aiuta a capire e vivere meglio l’attualità del nostro complicatissimo mondo, in cui si continua purtroppo a giocare il mortifero “gioco di scacchi con gli uomini”.

Altri frammenti

L’uomo non era nulla, un passaporto valido tutto:

“La costa … era l’ultimo rifugio dei fuggiaschi per i quali giustizia, libertà e tolleranza contavano più che la patria e l’esistenza. Chi non riusciva a raggiungere di lì la terra promessa dell’… era perduto e costretto a dissanguarsi nel groviglio dei rifiutati visti d’entrata e d’uscita, degli irraggiungibili permessi di lavoro e di soggiorno, dei campi d’internamento, della burocrazia, della solitudine, della terra straniera e della orribile indifferenza generale di fronte alla sorte dei singoli, la quale è la solita conseguenza della guerra, della paura, della miseria. A quel tempo l’uomo non era nulla, un passaporto valido tutto.” 15

La molesta fatica di pensare e i toni della propaganda:

…ciò mi parve anche significativo della vuota, sinistra ossessione del nostro tempo il quale con paura e isterismo segue le parole della propaganda, indifferente se vengano gridate da destra o da sinistra, purchè tolgano alla folla la molesta fatica di pensare e di assumersi la responsabilità di sentirsi impegnati per ciò che si teme e che non si può evitare…”64

 La felicità è il Mezzogiorno:

“Il Mezzogiorno è un seduttore, allontana i pensieri e fa lavorare la fantasia, la quale non ha bisogno di grande aiuto tra le palme e gli oleandri, molto meno che tra gli stivaloni militari e le caserme. Il cielo ondeggiava sopra di noi come una grande bandiera sventolante con sempre più stelle, quasi fosse la bandiera di un’America dell’universo che ogni minuto diventasse più larga. La piazza di Ascona scintillava coi suoi caffè in riva al lago e il vento si levava fresco dalle valli”.153

Così cominciò l’odissea:

“Sì, Bordeaux. Quell’andare saggiando i valichi di confine. I Pirenei: Il lento assalto a Marsiglia. L’assalto ai cuori fiacchi e la fuga per non cadere nelle mani dei barbari. E intanto la follia della burocrazia imbestialita. Non avevamo il permesso di soggiorno…ma neanche il permesso di emigrare. E quando infine si riusciva ad ottenerlo, ecco che era scaduto il visto di transito spagnolo, che a sua volta si otteneva solo avendo il visto di entrata in Portogallo, e questo molte volte dipendeva da un altro, la qual cosa significava che bisognava cominciare da capo… Le code davanti ai consolati, anticamere del Paradiso e dell’Inferno! Un circolo vizioso della pazzia!”241

 

La traduzione

La Notte di Lisbona è del 1962  e viene pubblicato  per la prima volta in Italia nel 1965 da Mondadori. Il traduttore è Arrigo Bongiorno, giornalista e poeta. Il  suo stile? Un tocco di “Italiano antico”

 

Epifanie. RAI3, I DIARI DI ETTY, memoria e trucco della Befana.

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La radio è accesa su RAI3. La voce un po’ sofferente della giornalista legge e commenta I Diari e Le Lettere di Etty Hillesum. Ho un breve sussulto. Ripenso  alla meravigliosa lettura  che mi ha accompagnato per un breve viaggio  di introspezione del mio io e di conoscenza  di un nuovo spaccato  della tremenda storia dell’universo nazista.

Epifania semiseria. Scusa Etty, ma sono sicura che sorrideresti anche tu. Un massaggio amoroso  di crema sul viso, un  po’ di  copri-occhiaie, un velo di  fondo tinta, un tocco di cipria, un soffio di fard e una pennellata di rossetto: la Befana è pronta, ma mentre indugia dubbiosa sul suo viso ascolta le parole di Etty.

E naturalmente viene spinta verso un post “antico”, uno dei primi di AffascinailtuocuoreE.Hillesum-Diario e Gomitoli aggrovigliati . Lo rileggo  e mi tuffo di nuovo  in quell’atmosfera di “riscatto” che mi aveva avvolto  durante la lettura del libro-dono.

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Non so perché ho usato la parola “riscatto”. Si è imposta sui tasti , dopo solo  millesimi di secondi di riflessione. Certo è che durante la lettura ho provato qualcosa di  religioso, mi sono sentita parte di un’umanità distratta, insensibile che ha lasciato che  succedessero  eventi così atroci. E ho  avuto la sensazione appunto, che alla fine del libro  avessi come fatto un percorso di espiazione.

Oggi mi pongo diverse domande, spesso. Siamo ancora parte di un’ umanità indifferente ed egoista di fronte ai  dolori di questo mondo in preda alla follia? O fa parte della natura umana essere amorali o  malvagi o distratti e cercare di giustificare le proprie azioni con mille motivazioni ridicole, se non spudorate e violente?

Forse è il caso di ritornare a Etty e alla sua natura  umana che non ha mai cercato scuse.

 

Etty Hillesum

Libro dell’Anno 2017 di Affascinailtuocuore è…

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Il 2017 è letteralmente volato! Succede sempre più spesso. Il tempo sta diventando un centometrista. Non so spiegare come, ma di fatto sono arrivata alla fine del 2017 senza quasi rendermene conto. Come da tradizione ora è tempo di bilanci e di classifiche. Non ho letto moltissimo in questi dodici mesi, ma voglio lo stesso scegliere come Libro dell’Anno di Affascinailtuocuore il romanzo che mi ha suscitato emozioni tali da farmi compagnia a lungo.

Fatta una prima scrematura tra tutti i libri letti e recensiti  ora bisogna scegliere tra quelli selezionati. In ordine di lettura:

The Sellout  (Lo Schiavista) di Paul Beatty. Un punto di vista molto originale che ha suscitato il mio interesse. Un romanzo “alla rovescia”, nel senso che stravolge con ironia il punto di vista sulla storia dei neri d’America e sulle nostre convinzioni di “bianchi dominanti”. recensione

Fontamara  di Ignazio Silone. Non si finisce mai di scoprire nuove meraviglie in un vecchio libro, letto nel passato e messo lì sul vecchio scaffale a riposare in attesa di un risveglio, di un tocco gentile che lo prenda tra le sue mani e cominci ad accarezzarlo e a ripercorrerlo pagina dopo pagina, parola dopo parola, rallentando le emozioni e i tempi di lettura per non arrivare subito alla fine. Che emozioni profonde ho provato!

Il Dio delle Piccole Cose  di Arundhati Roy. Quello che rende peculiare questo romanzo è l’atmosfera che  avvolge il lettore, è la sensazione di trovarsi dentro un mondo ricco di colori e di profumi speziati, oltre che di eventi magici e quasi extrasensoriali. Un mondo, insomma, pieno di contraddizioni e per questo così umano e fragile. Così “Femminile”.

Swing Time  di Zadie Smith. Quando finisci di leggere un romanzo di Zadie provi un senso di mancanza come se fossi costretta a rinunciare alla favola della buona notte, dove si affollano personaggi in chiaroscuro, tutti resi credibili dalla magia della fiaba realistica. Mi è piaciuta questa storia di amicizia tra due bambine “brown”, nate e cresciute in famiglie “miste” del North-West di Londra, ammaliate dalla danza ma fortemente condizionate dalla loro origine nella realizzazione del proprio sogno.

Io Robot  di Isaac Asimov. Mi è piaciuto come pochi nella mia esperienza di lettrice. Non è semplicemente catalogabile tra i romanzi di fantascienza, è qualcosa di più, è qualcosa di profetico, di stimolante, di “civile”.

L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio. Il premio Campiello 2017 mi ha fatto scoprire la mia conterranea, Donatella di Pietrantonio. Il richiamo dell’Abruzzo è in questa fase della mia vita molto forte e intenso. Di notte i miei sogni sono sempre stati popolati da case, persone e dettagli della mia vita Abruzzese. L’ Arminuta mi riporta a quel mondo antico…”

Fuori da un evidente destino di Giorgio Faletti. Al di là dei suoi effettivi meriti narrativi, questo romanzo mi lascia un’emozione che sarà sempre legata all’amica che me lo ha regalato. Tra le parole spesso gonfie di significati simbolici ho ritrovato qualcosa dell’America antica che ancora riesce ad emozionarmi e che continua a nutrire il desiderio di viaggiarci dentro per scoprirne l’anima profonda. Nonostante tutto.

Cronache Marziane di Ray Bradbury. Una vena di dolente malinconia attraversa tutti i racconti. Bradbury invia un messaggio forte alla nostra cara vecchia Terra, così verde, così bella e suggestiva agli occhi dei Nuovi Marziani Terrestri, giunti sul pianeta rosso per riprodurre un modello di civiltà antica, in via di estinzione a casa propria. La guerra distrugge tutto, uomini, ideali, felicità e condivisione. Ma l’essere umano è essere umano, in tutti i suoi pregi e difetti. Affascinante!

Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood. Ovvero quando l’annuncio dell’ Emmy Award 2017 a The Handmaid’s Tale  come migliore serie drammatica ti incoraggia a rileggere un libro quasi dimenticato sul vecchio scaffale, che riprende subito vita  come uno scrigno traboccante di nuove emozioni e riflessioni. Lettura avvincente e come sempre accade nei romanzi distopici, molto ricca di spunti applicabili alla nostra vita attuale. E poi, tenetevi pronti perché vi aspetta anche un finale stupefacente! Bellissimo!

  

E la scelta è fatta!  Il Libro dell’anno  di Affascinailtuocuore 2017 è

 

 

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E. Strout-MI CHIAMO LUCY BARTON. Complimenti Lucy! Ora occupi un posto importante nei ricordi di questo Natale.

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Piccoli quadri di vita sentimentale pendono dalle pareti ideali di questo romanzo. Sembra una storia semplice, fatta di brevi spaccati narrativi, veloci da leggere, ma alla fine del viaggio ti resta la sensazione di aver vissuto un’esperienza di analisi profonda con una psicoterapeuta speciale: te stessa.

La storia è la seguente: Lucy Barton è nata e cresciuta in una famiglia molto povera e problematica. La sua infanzia è costellata di episodi sgradevoli che la segnano per la vita. Da adulta, madre realizzata di due bambine e moglie serena di un uomo perbene, si ammala ed è costretta ad una lunga degenza in ospedale, dove per un breve periodo va ad assisterla sua madre.

Madre e figlia non hanno mai avuto un rapporto soddisfacente. A dire il vero non hanno mai avuto un rapporto. Si portano dietro tutta la conflittualità di una vita “separata” fatta di poche parole, di gesti affettuosi inesistenti, di miseria e infelicità.

New York partecipa direttamente alla storia con il grattacielo Chrysler, uno dei suoi simboli più noti che madre e figlia guardano illuminarsi, quasi a segnare il passaggio del tempo dal giorno alla notte, dalla stanza d’ospedale dove insieme cercano faticosamente di recuperare frammenti di ricordi e di vita in comune.

Le due figlie di Lucy aspettano che la mamma torni a casa guarita, intanto sono affidate al padre e a una donna senza figli che si occupa di loro, ma soprattutto del loro caro papà Will. Anche la famiglia di Will ha avuto i suoi problemi. Prigioniero di guerra in USA, il padre di Will ripudia la Germania, che gli fa letteralmente schifo e decide di trasferirsi per sempre in Massachusetts dove mette su famiglia con la moglie del fattore per cui lavorava prima di tornare in Germania…Ma questa è un’altra storia. Il padre di Lucy non avrebbe voluto questo matrimonio, lui ha combattuto durante la guerra e ne porta le cicatrici dolorose nel cuore e nel corpo.

 

Lucy bambina legge molto in biblioteca, dove cerca di trascorrere più tempo possibile pur di non ritornare alla casa garage, fredda e inospitale. E diventa una scrittrice famosa, anche grazie ai suggerimenti di una ben più famosa autrice, Sara- Payne-che si- stancava- tanto durante le sue lezioni del corso per aspiranti scrittori.

“i libri mi davano qualcosa. È questo che penso. Mi facevano sentire meno sola. È questo che penso. E mi dicevo: Scriverò libri e le persone si sentiranno meno sole!” p.22

Alla fine di un percorso sofferto di autoscoscienza, Lucy si riconosce nella Lucy di ieri e di oggi e ripete a se stessa, con convinzione: “Io sono Lucy Barton.” So dove sono e so dove voglio andare, liberamente.

 

“La vita mi lascia sempre senza fiato”

 

 

Flash più o meno luminosi dalla vita di Lucy da rintracciare nel romanzo

Jeremy

Il Furgone

Falco Nero

Il primo Gay Pride

Elvis, il ragazzo di Tupelo

La plastica per non assomigliare alle madri

Scrivere la propria storia

Il mio dottore

Quando mia madre si ammalò…

In volo

Scrivo queste riflessioni su Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout mentre sono sull’aereo che mi riporta a casa, dopo aver trascorso uno splendido Natale a Siviglia, con le mie due “Bambine”. Il difficile rapporto di Lucy con sua madre mi fa pensare a quello che c’è tra me e le mie figlie. Noi tre  parliamo del nostro presente e del nostro passato, non molto a dire il vero, ma comunichiamo lo stesso in vari modi, oltre la parola. Ci guardiamo, Ci tocchiamo, ci abbracciamo, ci scambiamo silenzi, consigli e insofferenze. Basterà a loro? Desidererebbero di più? Di meglio? Il nostro rapporto è cambiato nel tempo ed ora è davvero molto peculiare. Hanno lasciato il nido “Italiano” da tanto tempo ormai, ma io le sento sempre vicino, “appiccicate” al cuore, in un nido ideale fatto di forti onde relazionali.

Ho lasciato a casa in stand by Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood (non vedo l’ora di riprenderne la lettura). Lucy Barton ha preso il suo posto e, in fondo, ha rappresentato una casuale, significativa “digressione” all’interno di quella storia. Di fatto sto attraversando questi due libri, in una linea di continuità tra più mondi al femminile: scrittrici, lettrici, mamme, figlie, tutte alla ricerca di una relazione o di un’identità da costruire o ritrovare.

 Ancella

Tornare all’Ancella mi ricondurrà all’ astrazione, all’apparente neutralità della narrazione distopica, ma anche in quel caso mi lascerò coinvolgere da un’ interazione profonda con i sentimenti.

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