• Mondo Fuori

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • Migranti, Rifugiati, Profughi: Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra

    Giornata Mondiale del Rifugiato 2018-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Amo l’Europa. Voglio prenderla dal verso giusto…

    cara Europa ti scrivo...ckick&read
  • Diritti delle Donne. Una lotta continua…

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    Per il ritiro del DDL Pillon e la riaffermazione della libertà di scelta degli "Italiani", uomini e donne liberi. Margaret Atwood-Il Racconto dell'Ancella: " In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta...apri il link all'immagine per continuare

  • 3 Ottobre a Lampedusa-Memoria e Rifugiati… Refugee Blues (1939), by W.H.Auden

    Poniamo che in questa città vi siano dieci milioni di anime, V’è chi abita in palazzi, v’è chi abita in tuguri: Ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto...

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • Libera contro la mafia “Cento passi verso il 21 marzo”

  • 2 Giugno 2018-Festa della Repubblica Italiana

  • Stragi di Maggio: non dimenticheremo.

    G.Falcone: L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.

  • Siria: continuiamo ad essere dentro una guerra insaziabile

    Chi bombarda cosa? Partono impietosi i razzi di USA, Russia, Francia, Regno UInito... immediatamente tutti gli altri si stanno accodando alla magnifica follia dei bellissimi missili Trumpiani! Ma quando , come e con chi ne verremo fuori? ONU batti un colpo di pace, please!

  • 13 Maggio 2018- Festa della Mamma

    festa della mamma 2018-storia di un' assoluzione
  • UN GIORNO, TUTTO QUESTO-Salone Internazionale del Libro di Torino 2018

    Un giorno tutto questo...Torino 10-14 Maggio 2018

  • 1° Maggio, su coraggio! Io ti amo…

    Alto e basso.Guttuso e Tozzi. Tempo di contaminazioni...

  • 25 Aprile 2018- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • 22 Aprile-Giornata Internazionale della Terra 2017

    La Terra è "Un Pianeta Blù Senza Confini" (La Stampa)

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

    Grazie Libro, perchè mi coccoli, mi accompagni, mi lusinghi, mi diverti, mi rattristi, mi aiuti, mi conforti, mi stimoli, mi persuadi, mi accusi, mi difendi, mi fai piangere, mi fai arrabbiare, mi fai incontrare il mondo, mi fai vivere!

  • Sabato 24 e Domenica 25 Marzo tornano le Giornate FAI di Primavera!

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 8 Marzo 2018-Donne insieme con determinazione e speranza

  • 20 Novembre2017- Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria-Fatti e idee in Il Tempo e la Storia- RAI3

    "È uno dei capitoli più dolorosi della storia del Ventennio fascista: le leggi razziali del 1938, l’antisemitismo che diventa discriminazione, esclusione dalla vita pubblica. Fino alle deportazioni."

  • 5 Ottobre-Giornata Mondiale degli Insegnanti. Auguri, oggi e sempre eroi indispensabili!

    5 Ottobre 2016: con gli insegnanti per una società migliore

  • Retratos Y Amor Propio: storie di creatività fotosociale

    Ritratti di vite e corpi nello sguardo della Fotografa-Architetta Stefania Scamardi

  • Libriamoci a scuola- leggiamo ad alta voce!

    24-29 Ottobre 2016- appuntamenti di lettura ad alta voce nelle classi.

  • A proposito di compiti e casa…Pedagogia Democratica-L’EVIDENZIATORE DI Maurizio Parodi

    I Compiti fanno male! Pubblicato da NARCISSUS, è disponibile su AMAZON, GPLAY, ITUNES

  • Progetto ‘Il Quotidiano in Classe’

    Per la promozione della lettura dei quotidiani e la lettura in generale nelle scuole superiori Italiane

  • Tag

  • Follow Affascinailtuocuore on WordPress.com
  • Blog Stats

    • 92.963 hits
  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

  • vi aspetto qui

  • copyright foto

    La maggior parte delle foto inserite negli articoli provengono dalla Rete e sono pertanto da considerarsi di dominio pubblico. Tuttavia, gli autori o i soggetti coinvolti, possono in ogni momento chiederne la rimozione, scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica: affascinailtuocuore@gmail.com

B. Pasternak-Dall’Autobiografia al Dottor Živago. Un grande si racconta.

 

pasternak-autobio

 

 

Da adolescente ho conosciuto  Boris Pasternalk e il suo  Il dottor Živago attraverso il meraviglioso film che negli anni 60 abitava i nostri cinema e le nostre fantasie, con l’indimenticabile Tema di Lara, colonna sonora di molti nostri giorni oziosi e speranzosi.

 

Il dottor Živago (1966) Regia David Lean, Musica Maurice Jarre-Oscar miglior colonna sonora.

 

 

Nell’ Autobiografia-Boris Pasternak, pubblicata da Feltrinelli nel 1958, subito dopo l’assegnazione del Nobel allo scrittore, rintraccio le orme di un musicista di grande potenziale, forse troppo incensato agli inizi di un percorso in cui è solo il suo ego a trascinarlo. Lo ritrovo nel suo mondo di grande poeta tra i poeti illuminati del periodo, e quelli del passato da lui tradotti.

“Ormai nessuno nutriva dubbi sul mio futuro. Decisa era la mia sorte e la giusta via scelta. Mi avevano destinato a fare il musicista, e, per la musica, mi perdonavano tutto, ogni sorta di villania verso i più vecchi, di cui ero assolutamente indegno, e la testardaggine, gli atteggiamenti bizzarri. Perfino al ginnasio, quando durante le lezioni di greco o di matematica mi sorprendevano a risolvere i problemi di una fuga o di un contrappunto sul quaderno di musica aperto sul banco ed io, interrogato dal posto, restavo impalato senza sapere cosa rispondere, tutta la classe prendeva le mie difese e gli insegnanti mi passavano ogni cosa. Eppure, nonostante questo, lasciai la musica[..]Avendo l’ardire di considerarmi un competente in materia disprezzavo ciò che mancava di originalità, che era mestiere. Nella vera vita, pensavo, tutto doveva essere miracoloso, fatale, e nulla, premeditato, intenzionale, volontaristico. Questo è il rovescio della medaglia dell’influenza di Skrjabin, che, sotto altri aspetti, ebbe per me un valore decisivo. Soltanto nel suo caso l’egocentrismo era legittimo e giustificato. Ma i semi delle sue idee, travisate dalla mente di un ragazzo, erano caduti su un fertile terreno…”p.27

Nonostante non ami molto le autobiografie, mi  piace leggere Pasternak che racconta la sua vita, i suoi momenti felici, quelli esaltanti, quelli deludenti, le piccole grandi scoperte artistiche ed esistenziali. Forse perché penso che possa aiutarmi a cogliere in modo più profondo ed efficace il cuore del suo Romanzo.

Di questo “saggio di biografia” mi colpiscono le due Conclusioni. Perché due? esiste un prima e un dopo qualcosa?  dopo la Rivoluzione, dopo quel romanzo su cui aveva puntato tanto? Dopo  le censure?

Conclusione 1“Basta quello ho scritto, a illuminare come, nella mia storia personale, la vita sia diventata creazione artistica, e come questa sia nata dal destino e dall’esperienza […] da poco ho terminato la mia fatica principale, più importante, l’unica di cui non mi vergogno, di cui rispondo senza paura, Il dottor Živago, romanzo in prosa con appendice poetica”

Conclusione 2- (unica ad apparire nella rivista sovietica Novyj Mir-1967 N.1) “…degli anni, delle circostanze, degli uomini e dei destini che si sono ritrovati rinserrati nella cornice della Rivoluzione[…]ecco, questo mondo unico, incomparabile, si è ritirato nella distanza dei ricordi, ed è sospeso all’orizzonte, come i nostri monti visti da un campo, o come una grande città lontana, appannata nei riflessi della luce notturna. Bisogna scriverne in modo da mozzare il fiato, da far inorridire […] Siamo ancora lontani da questo ideale.”

 

Ascolta l’armonia…

delle pagine sfogliate dalla vecchia edizione Einaudi del Il Dottor Živago 

 

 

Sono pronta per  Il Dottor Živago  che  ha reso Pasternak famoso al grande pubblico, ma che non è, secondo Montale, l’opera che ne rivela l’autentica grandezza, quella della sua Poesia.

“Ne Il dottor Živago si avverte la fede di chi ha creduto a qualche cosa di incomprensibile, e che continua a credervi anche nell’ora della morte e della disfatta. Se poi si tratti di fede nell’uomo o di un’altra fede giudicheranno col tempo, altri lettori. Il Dottor Živago è uno di quei libri che possono dar tempo al tempo” E. Montale Prefazione

zivago

Torneremo a parlarne a fine lettura.

J. Lahiri-DOVE MI TROVO, ovunque da nessuna parte, con me stessa.

dove mi trovo

Dove mi trovo di Jhumpa Lahiri è il racconto di uno spaesamento.  I brevissimi capitoli in cui è suddiviso sono di fatto altrettantiluoghi” fisici, ad alto valore simbolico, fino a dare l’impressione che si tratti di frammenti di un diario scritto su prescrizione di un’ analista, dove Jhumpa registra ogni minima sensazione sollecitata da un luogo, un oggetto, una persona. Perché? Per capire meglio il suo mondo interiore, se stessa, i suoi rapporti con la madre e il padre, la sua identità, la sua ricerca del “luogo della vita”.

La storia della protagonista è un viaggio nella realtà che la accoglie e la respinge, allo stesso tempo;  nelle emozioni che questa le suscita; nei ricordi che evoca. È una lettura piacevole e partecipata, che riesce ad aiutare anche chi legge, presumibilmente una donna della stessa età della scrittrice, che sta percorrendo il suo stesso cammino. Si, siamo in viaggio con Jhumpa verso un’ ulteriore meta, un ulteriore luogo, un nuovo cambiamento che coincide, casualmente, con l’inizio di un nuovo anno.

“Nell’arco di un anno e nel susseguirsi delle stagioni, la donna arriverà a un «risveglio», in un giorno di mare e di sole pieno che le farà sentire con forza il calore della vita, del sangue.” dalla presentazione

Lo stile veloce, conciso, tagliente è rivelatore dell’esigenza di sintesi di chi decide di scrivere in una lingua non sua, ricorrendo all’operazione principe di una scrittura immediata ed efficace: scarnificare, ridurre all’essenziale, andare diritto al cuore del concetto. Anche per questo il libro mi piace.

E mi piace anche la scelta di non dare nome ai luoghi descritti, come fosse un “dove” universale che certamente qualcuno è in grado di individuare nelle sue coordinate geografiche, ma che molti riconoscono come un “proprio dove” in cui quelle stesse cose accadono.

Intervista di Giuseppe Fantasia (Huffingtonpost)

Scrive in italiano: perché? “Perché la vostra lingua, che ho imparato tardi, a quarant’anni, è uno spazio privato in cui mi sento più libera e alleggerita, un qualcosa di cui mia madre mi rimprovera ogni tanto, perché lei come mio padre, che conosce l’inglese e il bengalese e non l’italiano, non possono leggerlo, se non quando – spero – verrà tradotto”.

Tutto parte da un colpo di fulmine, con l’innamoramento, ma adesso mi trovo in una nuova fase del rapporto, sia con l’italiano come lingua che con Roma come città. Roma è una parte di me, anche quando torno o me ne vado. C’è un rapporto che esiste, ma mi fa pensare molto; esserci è tutto ed è difficile vivere in assenza, ma ci provo”.

http___o_aolcdn_com_hss_storage_midas_ab96aa9b59c3ba119381d2b9f61643ad_206652638_Jhumpa+Lahiri.jpg

“Ad ogni mutamento di posto io provo una grande enorme tristezza. Non maggiore quando lascio un luogo cui si connettono dei ricordi o dei dolori e piaceri. È il mutamento stesso che m’agita come il liquido in un vaso che scosso s’intorbida.

ITALO SVEVO, Saggi e pagine sparse

 

Assaggi

In piscina– “In quest’ambiente umido, arrugginito, in cui noi donne ci vediamo nude e bagnate, in cui ci mostriamo le cicatrici ai seni e all’addome, i lividi sulla coscia, i nei sulla schiena, si parla della sfortuna. Ci si lamenta dei mariti, dei figli, dei genitori che invecchiano. Si svelano pensieri proibiti senza sentirsi in colpa.”

In cartoleria– “Frugo tra i quaderni colorati e metto alla prova l’inchiostro di varie penne su un pezzetto di carta calpestata da mille firme sconosciute, da sgorbi urgenti, nervosi. Chiedo cartucce di scorta per la stampante di casa e scatole diverse per mettere a posto le tracce cartacee – lettere, bollette, note – della mia esistenza. Anche quando non mi serve nulla di specifico mi fermo un attimo davanti alla vetrina ad ammirare l’allestimento perennemente festoso, abbellito di zaini, forbici, puntine, colla, scotch, e una marea di taccuini, con e senza righe, che mi piacerebbe riempire, perfino quelli specifici e poco ospitali per fare bilanci. Anche se non so disegnare avrei voglia di scegliermi un album per schizzi, rilegato a mano, di carta spessa, color crema.”

In sala d’attesa– “Nessuno fa compagnia a questa signora: nessuna badante, nessun amico, nessun marito. E temo che lei intuisca che anch’io non avrò nessuno accanto a me, tra vent’anni, quando mi troverò per un motivo o l’altro in una sala d’attesa come questa.” 

In libreria-“Inevitabilmente mi imbatto nel mio ex compagno[..]Quando andavamo in vacanza insieme gli mancava sempre qualcosa di essenziale, le scarpe per camminare, una crema per proteggere la pelle, il taccuino per gli appunti. Dimenticava di mettere in valigia il maglione pesante, la camicia leggera. Aveva spesso la febbre. Ho visitato tante città piccole da sola mentre lui si riprendeva in albergo, a letto, mentre dormiva pallido, sudato, sotto la coperta. A casa gli preparavo il brodo, la borsa dell’acqua calda, scendevo in farmacia. Facevo l’infermiera, non mi dispiaceva. Aveva perso presto entrambi i genitori. Diceva: al mondo ho solo te. Cucinavo volentieri a casa sua, dedicavo tutta la mattina a fare la spesa, attraversavo la città per preparargli da mangiare. Mi ricordo dei vagabondaggi assurdi da un quartiere a un altro alla ricerca di un formaggio sfizioso, delle melanzane più lustre. Arrivavo da lui, apparecchiavo, si metteva a tavola e diceva: Non ce la farei a vivere senza la tua minestra, senza il tuo pollo arrosto. Credevo di essere il centro del suo mondo, aspettavo che mi chiedesse di sposarlo, lo davo per scontato.” 

A cena– “A tavola siamo in sei. Dopo la minestra, smettono tutti di parlare, e continuiamo solo noi due. Stiamo discutendo di un film, secondo me un buon film, lo difendo. Ma lei insiste che l’attore, famoso, è pessimo. Non sono ubriaca ma non riesco a trattenermi, le dico: «Ma ti senti quando parli? Che cazzo dici?»”

In vacanza– “Mio padre, forse saggio, forse caparbio, riteneva che fosse meglio rilassarsi in casa senza fare le valigie, senza doversi ambientare per poco tempo in un luogo sconosciuto. Così salta la metà delle ferie, diceva. Quindi ogni anno nel periodo in cui non doveva lavorare, restava a casa. Non si vestiva fino a tardi, scendeva con calma in piazza a comprare i giornali e a salutare i vicini già in pensione radunati sulle panchine. Poi si sdraiava sul divano davanti a un ventilatore per leggere i giornali e ascoltare un po’ di musica. Non cercava le montagne, il mare, davanti agli spettacoli naturali non si emozionava. La pace, per lui, era restare dentro, fermo, in un posto abituale, l’unico suo eremo[…]Dopo cena resto nella mia stanza a guardare la tv. Rifletto parecchio sui miei genitori, e mi chiedo perché, in questo luogo ovattato, loro continuino a braccarmi. A chi dei due assomiglio? A lui, che sarebbe rimasto in camera, a leggere, come me? O a lei, che avrebbe voluto ballare? Le sarebbe piaciuto divertirsi con persone diverse da mio padre e da me. I suoi cari – amici, parenti, persone con cui sorrideva pienamente, davanti a cui non faceva il broncio – erano altri, sempre fuori casa. Io e mio padre: eravamo noi la gabbia.”

Da lui– “Ecco la morfologia privata di una famiglia, due persone che si innamorano e fanno due figli, un percorso tanto banale quanto singolare, unico. E capisco d’un fiato quanto siano un organismo ingegnoso, un insieme impenetrabile.”

Da mia madre-“Oggi siamo entrambe sole e so che sotto sotto le piacerebbe ricomporre quell’amalgama e così annientare la solitudine, sarebbe secondo lei la soluzione giusta per noi. Ma siccome tengo duro e mi rifiuto di abitare nella stessa città, la faccio soffrire. Se dicessi a mia madre che mi fa bene stare sola e sentirmi padrona del mio tempo e del mio spazio, nonostante il silenzio, nonostante le luci che non spengo quando esco di casa, e la radio pure, mi guarderebbe poco convinta, direbbe che la solitudine è una carenza e nient’altro. Non serve ragionarci su, non le quadrano le piccole soddisfazioni che riesco a ritagliarmi. Malgrado il suo attaccamento nei miei confronti non le interessa il mio punto di vista, ed è questo scarto che mi insegna la vera solitudine.”

A due passi– “Mentre cammino e patisco il distacco imminente da questo luogo, vedo con la coda dell’occhio un’altra persona, una donna che si muove a cinquanta metri di distanza, vestita praticamente in maniera identica a me: una gonna ampia e rossa, la stoffa sottilmente chiazzata. Cappotto di lana, nero anche quello, stivali alti, un cappello di lana che copre la testa. Anche lei porta la borsa sulla spalla destra. L’età resta un mistero, potrebbe avere la mia oppure quindici anni di più[…]Era una fatamorgana? No, l’avevo vista di sicuro, una mia variante che camminava allegra, determinata, a due passi da me”

Da nessuna parte– “Altro che ferma, sono sempre e soltanto in movimento, in attesa o di arrivare o di rientrare, oppure di andare via. Una piccola valigia ai piedi da fare, da disfare, la borsa in grembo, qualche soldo, un libro infilato lì dentro. Esiste un posto dove non siamo di passaggio? Disorientata, persa, sbalestrata, sballata, sbandata, scombussolata, smarrita, spaesata, spiantata, stranita: in questa parentela di termini mi ritrovo. Ecco la dimora, le parole che mi mettono al mondo.”

2-G.Ceronetti-CARA INCERTEZZA… Cuori di Tenebra pulsano incontrollabili.

 

“È’ indispensabile ,per un poeta, scrivere costantemente in prosa.”

Boris Pasternak, 1954

cara incertezza

Ho letto della morte di Ceronetti, di cui avevo sentito parlare, ma di cui ignoravo tutto. A distanza di qualche mese, una mia amica mi invita ad un incontro di amanti della poesia, che stanno appunto riflettendo sul lavoro di Ceronetti. La curiosità mi spinge a partecipare. Voglio sapere qualcosa di più su questo spirito inquieto del nostro tempo,

L’incontro avviene nella stanza della musica dell’ Abbazia di Praglia, in un’atmosfera di per sé molto evocativa. Ascolto aneddoti curiosi sulla vita di Ceronetti, analisi profonde di alcune sue opere, commenti originali sulla sua vita e sul suo comportamento, insomma scopro qualcosa dell’uomo- poeta- intellettuale.

Continuo ad investigare. Scopro le affinità che lo legano a William Blake. Ne parla in uno dei capitoli di Cara Incertezza. Decido allora di leggere l’intera raccolta. Partire da ciò che mi ha sempre affascinato, mi aiuta a capire meglio l’autore.

tygerbig

Blake e la tigre diventa spunto di riflessione, G. Ceronetti-CARA INCERTEZZA. Intorno a William Blake sferragliano oleati ingranaggi letterari. Spunti,  che affianco timidamente alle accurate e profonde osservazioni del Cenacolo di Praglia.

Cara incertezza…è un titolo perfetto, suggestivo e bellissimo, per questa raccolta di articoli che scavano nei dubbi esistenziali dell’uomo moderno e antico, nei ritratti impressionanti di personaggi più o meno noti, nelle analisi letterarie e sociologiche originali e spesso contro corrente, in un viaggio temporale tra gli anni 80-90, “in prossimità dei tristi Duemila”.

Un titolo che esercita un fascino indiscutibile e rivelatore. Attraverso le sue “istantanee” Ceronetti porta in superficie tutte le sfaccettature della nostra “cara incertezza”, figlia di un mondo che sembra governato da un unico “cuore di tenebra”.

Sto appena sfiorando Ceronetti, ma da questo rapido tocco, intuisco quanto ricco sia il suo universo culturale e umano. Chissà, in futuro potrei sentire il bisogno di tornare ad esplorarlo, in profondità.

Assaggi di incertezza

Da alcuni degli articoli  (rielaborati da quelli pubblicati in la Stampa, La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Corriere del Ticino, Il Giornale del Popolo) riporto brevi passaggi che mi sembrano molto attuali, o curiosi. Tutti gli articoli comunque, mi hanno lasciato una forte impressione di rassegnazione appassionata, se ciò può voler dire qualcosa di Guido Ceronetti.

La stella insanguinata del Bronx- “Sotto l’apparenza di una sezione dello smisurato polipo urbano, tra luci e rumori d’inferno, insonnia e alcool, acido lisergico e depressioni, facce travolte, gonfiori, quel repentino strangolamento d’angoscia – Bronx – indica un punto stregato nello spazio abitato, un bosco artificiale dov’è al lavoro un divoratore antropofago sacro, un Minotauro, un locus indecifrabile per l’autista di taxi, il furgone di polizia, la barella che accorre, il cronista, la modella, il tossicomane, l’assassino che lo diventa quella sera per la prima volta, proprio per accoppare te.”[…]”Via Lattea è la Stella di Matteo e Via Lattea (néhar-di-nûr) la Stella dei Tre Sapienti – Via Lattea, cammino stellare, luce serafica di Compostela, anche la stella insanguinata del Bronx[…] Vediamo la Via Lattea, notava Léon Bloy, perché è nella nostra anima. In verità: perché è anima. Perché la via di Compostela passa per il Bronx del cuore, del senziente: ma, in questo passaggio, s’insanguina.”

Nella gola dell’Eone– “Mi domando se valga la pena ancora di cercare di pensarlo, un mondo così sconcio, decomposto e inafferrabile, di cercare di aiutare a pensare, con quel che si è appreso, degli esseri in cui il rifiuto del pensiero (e della libertà che gli è connaturata) si va profilando assoluto.”

Hiroshima, la cosa-senza-nome– “Agosto è un mese di sciagure storiche: questa non poteva che essere agostana. Infatti Truman scrisse: «Sganciate al più presto, ma non prima del 2 agosto». Fu la Moira a suggerirglielo: «In agosto deve succedere!”

Regia “verde” per Checov– “Non sospettava, Anton Cechov, la futura pregnanza simbolica del suo Giardino dei ciliegi: cento anni dopo, in uno strazio indicibile di ogni realtà vivente, nell’inferno di tutte le infelicità possibili, quegli alberi abbattuti di finzione drammatica, alberi amati, i ciliegi di Ljubov’, ci ricordano (devono ricordarci) le foreste abbattute, i piccoli frutteti dietro il muro accerchiati, l’allargamento del deserto. Muore la foresta amazzonica, il bosco germanico, la chioma boema, gli incendi divorano tranquillamente i boschi mediterranei superstiti, chi ha un giardino lo vende per intascare i soldi di Lopachin, che chiamerà subito le ruspe. I tonfi nella casa della Ranevskaja risuonano in tutte: gli alberi se ne vanno, gli alberi ci lasciano perché non abbiamo saputo tenerceli, insieme ai loro abitatori visibili ed invisibili.”[…] “Ci vorrà, da ora in poi, una regia verde per questo attualissimo Cechov, che faccia vivere di più i ciliegi, che faccia soffrire più per il loro abbattimento che per le malinconie e le impotenze di una lontana famiglia russa di provincia.”

Sulla morte del Cinema– “Dubbi circa la morte di Dio, ne ho molti; sulla morte del Cinema, nessuno. Non esistendo certificati, è difficile datarla. Direi che la sua è stata una lunga, lunga vecchiaia, cominciata presto, con ritorni di giovinezza repentini”

Svalutazione e filosofia– “La peste. La pandemia del XIV fu meno devastante che il prezzo pagato per avere una sedia nel club dei sette Grandi (un marchio d’infamia, non la corona di Salomone). Ora questa Lira che ha fatto di un giardino post-edenico (non facile era viverci) un miserabile lazzaretto di brutture eccola risucchiata in un vortice di dissolvimento: il tuo miliardo di lire vale cento marchi, il prezzo di una marchetta nel quartiere di Amburgo. Hai distrutto la ricchezza vera, il bene vero, il silenzio, l’albero, il cielo sulle città, il tesoro supremo del mondo occidentale raccolto in una sottile penisola, e lo hai fatto per gonfiarti le tasche di carta da annali di Volusio, e le tue tasche, i tuoi depositi bancari te ne rimandano l’odore di nulla, l’unico silenzio che rimane è quello del tuo mucchio di carta scarica, ammutolita.”[…]”La peggiore compagnia sono i politici e gli uomini d’affari. E uno dei danni più gravi che fanno è di impedire brutalmente che appaiano i significati che si celano in questa perdita di valore monetario, che trova compenso nell’acquisto di ricchezza simbolica autentica, intangibile dalle tempeste.”

Fu la messa-“La Chiesa d’Occidente si è fatta un implacabile harakiri il giorno sciagurato in cui ha spostato gli altari come fossero tavoli da biliardo, buttato il latino che l’ha nutrita, che l’ha resa parlante, nella spazzatura, adottato traduzioni del testo sacro da far raccapricciare un asino, tirato giù i predicatori dai pergami per avvicinare di più la messa alla tavola rotonda, spento i turiboli, versato la scolorina sulla funzione sacerdotale.”

Le architetture di Mussolini– Lo dedico speciali modo a Fellini come Lampada Perenne del mio Teatro dei Sensibili, da lui sostanziosamente beneficato. Gesto esemplare, che merita di trovare imitatori tra i suoi infiniti ammiratori, perché gli iscritti all’albo d’onore come Lampade Perenni sono finora pochissimi.”

Amore di fonografo– “La prima voce di morto che il fonografo si preoccupò di scampare dalla disfazione e di consegnare per sempre ai malvivi fu quella dei cantanti d’Opera, a quel tempo ancora oggetto di culto idolatrico, depositari di anime collettive, del sale alchemico dei popoli. Acuti immensi, gorgheggi più che umani, miracoli di vibrazioni che la punta magnetica iscrisse sul cilindro e sul disco rotante dell’immortalità.”

Pensare il cancro– Raccomando il salmo 91: «Tu che all’ombra di Shaddai ti stendi e dormi». È un salmo apotropaico. Io l’avevo dato a un amico malato di cancro, gliene avevo fatto una versione apposta, e gli fece molto bene, così mi assicurava, e non si mente in quelle condizioni.”

Amore e gabbie-“Specialmente si mettono in guardia gli uomini sposati, sempre loro! Solo le mogli sono al riparo contro il contagio, balsamiche come la Gerusalemme celeste! Le mogli non danno l’AIDS, le mogli non danno l’infarto, le mogli non danno niente. Il marito fedele attraverserà immune il mondo appestato. Prima di essere mariti, è raccomandabile fare coppia fissa. La coppia fissa è un’invenzione delle più tetre: non per niente le Famiglie l’hanno accolta con giubilo. Dai sedici ai settant’anni, batti sempre lo stesso chiodo e sarai salvato. La bandiera della fedeltà, piantata in un deserto di paura, non è un’insegna festosa.”

Una rosa per Arletty- “Visitai Arletty nel 1981. I suoi magnifici occhi erano spenti, già da qualche anno: il sorriso era intatto, e la passione, l’interesse umano. Pensavo a tutta la verità dell’osservazione mistica e clinica, celiniana, che è in D’un château l’autre: «la famosa attrazione femminile non viene dalla coscia», Arletty ne era una testimonianza. Anche quando le cosce le abbandonava al pubblico indossando le celebri calze nere, non è certo di là che il suo fascino proveniva. Non possedeva neppure, nel volto, l’inobliabile magnetismo di una Dietrich – da dove le veniva quel trabocco d’irresistibilità femminile? Non fu un’invenzione di Carné e di Prévert, geniali scopritori… No, perché lo charme è una luce che viene ex alto e brilla in tenebris e le tenebre non l’acchiappano. Il mondo femminile è un immenso corpo opaco, dove vagano queste luci in esilio da una patria superiore indicibile. ..”

Tiberio ex mostro-“Sul condottiero e lo statista non ci sono ragguagli di bruttezza: resta un vero tutore della grandezza romana, con tutto quel che di turpe e di spaventevole aveva questa grandezza.”

Russia, Russia…- Vivente resta la celebre parola di Alexis de Tocqueville: «Ci sono oggi sulla terra due grandi popoli che, partiti da punti diversi, sembrano avanzare verso il medesimo fine: sono i Russi e gli Anglo-americani. Entrambi sono cresciuti nell’oscurità; e mentre gli sguardi degli uomini erano occupati altrove, eccoli di colpo, collocatisi in prima fila tra le nazioni, rendere note al mondo, quasi nello stesso tempo, la loro nascita e la loro grandezza. Tutti gli altri popoli sembrano aver raggiunto all’incirca i limiti tracciati dalla natura, e non aver più che da conservarsi; ma loro stanno crescendo; tutti gli altri sono fermi o non avanzano che tra mille sforzi; loro soli camminano con passo sciolto e rapido lungo un cammino di cui l’occhio non può per ora scorgere il termine» (De la Démocratie en Amérique).”

 Alle soglie dei cent’anni: Ernst Jünger- C’è un uso della poesia? L’uso medico è quello che preferisco. Penso a Malinconia di Giasone di Cleandro di Kavafis, che chiama la poesia a soccorrerlo contro i mali e l’imbruttimento della vecchiaia. Nello specchio vede la sua faccia come uno squarcio di coltello, la sua faccia orrida di uno che invecchia, e dice: «Dammi i tuoi farmaci, o Poesia, consolami con lo Spirito della Parola». Ma perché sia efficace la medicina è necessaria la fissazione mnemonica e la ripetizione orale. La lettura silenziosa e affrettata è come l’assunzione di una compressa già sciolta in bocca d’altri.”[…]- “Ha una bellezza la vita di uno scrittore che attraversa le vicende di un intero eone, con la presenza lucida e i riflessi ben calzati di un equilibrista su un filo d’acciaio sopra una sterminata voragine. Aveva ventidue anni quando Lenin prese il potere: quegli stessi occhi che videro allora questa ascensione di spavento, hanno veduto la fine dell’Unione Sovietica, il ripristino del nome di San Pietroburgo e la riunificazione della Germania. Udì il rimbombo dei colpi sparati da Danilo Prinkip a Sarajevo e oggi può vedere sul video il ritorno minaccioso di Sarajevo tra i chiodi che crocifiggono l’immagine umana.

Nostradamus e la guerra del golfo-“Di chiaro, almeno quanto le incredibili precisazioni fornite intorno alla rivoluzione del 1789 e ai suoi svolgimenti, a Napoleone e alla sua caduta (tutto quanto incontestabilmente avvenuto, più di trecento anni dopo essere stato visto a Salon «come in uno specchio opaco»), emerge dalle Centurie e dai Presagi, tra le rozzezze solite e le caligini studiate dello stile, una reale minaccia storica arabo-islamica sulla cristianità futura, che già Nostradamus designa, talvolta, come Occidente (Hespérides). Tale Occidente minacciato è il nostro mondo, europeo, con la sua ingente propaggine americana. Questa uniforme grigia,”[…]”Viene dall’Eufrate, ha i baffi (guardarsi dai baffuti e dai barbuti al potere) il grande Cammello? O è da vederci, confrontando con quel che abbiamo sott’occhio, anziché un solo personaggio, una grande massa punica d’immigrazione che si elegge, vicino o lontano, un proprio Annibale? Armate che sbarchino da flotte barbaresche sono piuttosto improbabili, ma un’ondata migratoria in movimento che si fissa senza fissarsi, che mangia come può senza assimilarsi, che ha un proprio modo di adorare Dio, che sta creando cittadelle nelle città, questa sì, può ben fare un «grande Cammello» e un «grande Ismaele», dando un senso alle strane quartine che parlano di truppe islamiche nel cuore dell’Europa occidentale”

L’utilità della Ferrari-“Con un titolo come L’utilità della Ferrari faccio invece un magnifico colpo: attiro alla filosofia gli appassionati della Formula Uno, presi all’amo dalla curiosità di scoprire che cosa mai trovi di utile nella «prestigiosa Casa» e nelle sue macchine un amante dell’inutile e non delle formule; prima che abbiano il tempo di sentirsi delusi l’articolo sarà già finito”

Passione d’Ungheria-“Le emozioni languivano, quella fu una. Fu il momento dell’ubriacatura ungherese, che scompigliò le famiglie dove c’erano dei comunisti, già abbastanza perplessi dopo il rapporto Kruscev, e mandò in estasi quelli (c’ero anch’io) che li detestavano. Quando in gioco c’è qualche cosa che vale, è bello vedere le passioni scontrarsi come due fulmini in un cielo carico, che deve sfogarsi necessariamente.”

Sulla vecchiaia-“Ci sono stupidaggini per ogni età, ma la vecchiaia è quella costretta a trangugiarne di più. Il nostro stomaco si restringe agli alimenti per allargare la disponibilità ad accogliere scemenze. Faccio un piccolissimo elenco delle più vergognose: «Non è vero che sei vecchio»; «Alla tua età si fanno ancora una quantità di cose»; «L’importante è mantenersi attivi»; «Chi è attivo è sempre giovane»; «Settantacinque? Signora, ma Lei è una ragazzina!»; «Lavorare coi giovani: ecco il segreto»; «Ha solo i guai dell’età, ma che testa lucida!»; «Che faccia piena di salute!».”

Crepare dentro d’amore-“Sull’amore, sessuale, extra e metasessuale, passionale-compassionale (è tutt’uno) il Viaggio celiniano abbonda di folgorazioni che incendiano il mio altarino straccione da campo, dove celebro per sterminati cumuli di larve in movimento i miei riti di prete clandestino aggrappato allo Spirito, e intorno a perdita d’occhio ho le distese appestate del mondo. Ecco, dalla pagina 486 dell’edizione famosa Denoël e Steele (non potrei leggere il Voyage stampato in altro modo) estraggo questa scheggia riparatrice, lenitrice, di un’incredibile e torturante fecondità psicologica: «Di compassione ne ha, la gente, per gli invalidi e i ciechi e si può dire che ne hanno, amore di riserva. Ce n’è un’enormità. Non si può dire il contrario. Soltanto, è disgrazia che tutti quanti, con tanto amore di riserva, restino carogne. Non gli esce, ecco tutto. È intrappolato dentro, gli resta tutto dentro, non gli serve a niente. E dentro di loro ne crepano, d’amore».”

Cioran addio-“Ha avuto il tempo di veder sparire tutti i suoi più importanti amici di gioventù: Eliade, Beckett, Ionesco, che come lui lasciano un segno nel secolo, e sono un tratto della sua genialità e del suo grido in forma di pensiero.”

Elogio del serpente-“Rashì, nel suo commento, ci illumina sulla natura del famoso albero: il frutto sarebbe quello del fico e già che l’albero era vicino, la coppia che scopre di essere nuda ne stacca qualche foglia. Senza il divino Nahas, il caro serpente tentatore, niente fichi, cataplasmi preziosi in medicina semitica, dolcezza dei nostri autunni, metafora di consolazione in hac lacrymarum valle. Il prossimo catechismo, verso il 2003, forse lo riabiliterà.”

Del giallo di Van Gogh“Dal giallo non si separò più, una volta uscito dal Nord, e il blu s’intensifica nel periodo ultimo, di Auvers, al quale guardiamo quest’anno, cento anni dopo la sua tacita morte e resurrezione. Giallo e blu non sono i colori del suo saeclum umano: il colore del Decimonono è il nero, subito risentito da Goya, e via via più carico dopo il 1850 e fino al suo esaurimento, che non saprei in quale punto del nostro collocare.”

Les enfants du paradis – dialoghi di Jacques Prevert

 

Di seguito elenco  le rimanenti perle di umanità sofferente, che vi invito a “ toccare”, una per una.

  • Luogo negato-poesia- I poeti sono morti
  •  Rumore e morte
  •  La Sindone tra gli angeli
  •  Una taglia sul papa
  •  Bambini che uccidono
  •  Missile e coltello
  •  Assassine di vecchi
  •  Sant’Anatolij da Chernobyl- intensamente bello
  •  Disperazione civile
  •  Sulla cima del Grappa
  •  10 Giugno 1940
  •  Mussolini, la finta storia
  •  Ungaretti nella malinconia dei vivi
  •  Un fiore per Emanuele- un caso poco noto ma emblematico
  •  Oh, Rivoluzione dell’Ottantanove…quella vera, la grande
  •  Louise Brown e il problema del male- figli in provetta…
  •  Crimine e solitudine-il caso Giudice, pluriomicida senza interesse
  •  Sorella anima-intervista di Patrizia Valduga a Guido Ceronetti-
  • Giovenale e le donne-della satira sulle donne: “le donne oggetto di sogghigno e di rampogna sono solo ombre…”
  • Pestis venerea-i fuochi di Sodoma…
  •  Tristezza di fine Decimonono

 

G.Ceronetti-il teatro dei Sensibili

 

“A 40 anni ero un biblista, ma con mia moglie volevamo adottare dei bambini e pensavamo che sarebbe stato bello intrattenerli facendo per loro un teatro di marionette, consapevoli che quando avremmo detto alle assistenti sociali che ai nostri figli avremmo fatto vedere le marionette invece che la tv ci avrebbero chiesto chissà quante carte. Ci bocciarono direttamente la richiesta. A quel punto il teatro di marionette l’abbiamo fatto per i vicini di casa”,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Consett Erasmus+ 20 anni dopo-Se una cena con i protagonisti riaccende memorie, realtà e speranze. In allegria.

 

 

A volte si verificano delle “congiunzioni astrali” che generano  buonumore e speranza.  Romina coglie al volo il momento favorevole e lancia su Whatsapp una proposta al gruppo che ha partecipato allo Stage Leonardo LLP (oggi Erasmus +) del 1997 a Consett-UK:

Che ne dite di festeggiare insieme  i 20 anni (poco più) dal fatidico  Stage a Consett?

Dietro la richiesta  ci deve essere stato un gran lavoro di recupero numeri telefonici, contatti, programmi. La risposta arriva  immediata, e positiva. Fissiamo giorno, ora e luogo d’incontro, 30 Novembre ore 19.30, Osteria del Picchio a Selvazzano-Padova.

Ci presentiamo con circospezione, quasi nel timore di non riconoscerci o di rivederci in modo  troppo diverso. Invece, con naturalezza, ci abbracciamo, sorridiamo, ci emozioniamo.

IERI 1998-Stagisti a Consett con prof Ornella

Arrivano tutti. Quei pochi che mancano li contattiamo via Whatsapp. Marco, Expat in Canada, Elsa impegnata con il lavoro, Silvia con il bambino da allattare, Rossella on duty a casa. La reazione è la stessa per tutti, felicità, un pizzico di rammarico per non esserci e un forte desiderio che ci sia una “prossima volta”.

Morena propone un gioco quasi televisivo, da reality… così per riposizionarci: a turno ci ripresentiamo e condividiamo la nostra realtà, i sogni realizzati, le aspettative deluse, i rimpianti (pochi) per il passato, le speranze per il futuro. Tutti, ma proprio tutti, ci riconosciamo  in un’ anima comune Europea che la scuola frequentata, IIS Scalcerle di Padova , e lo stage a Consett hanno alimentato.

OGGI 2018- Stagiste Consett con prof Ornella e Mauro

Da parte nostra, Ornella e Mauro, convinti progettisti Europei, coraggiosamente innovatori, non riusciamo a nascondere la soddisfazione di aver piantato, nel lontano 1994,  i semi di una tale crescita, di vederne oggi  i rigogliosi frutti nella vita e nelle esperienze di questo scoppiettante gruppo di donne e di  immaginare quelli dei  numerosi altri gruppi che hanno vissuto questa esperienza. Molti altri ancora  avranno l’opportunità di sperimentare questo percorso grazie all’Europa, a Erasmus+ e all’Istituto “P.Scalcerle” da sempre all’avanguardia in questo settore.

La serata volge al termine, abbiamo trascorso insieme un paio d’ore in allegria, che resteranno nei nostri cuori. La stagione  pre-natalizia ci ha portato uno splendido dono.

Essere Europei

Cara Europa ti scrivo…

L’emozione di provare cosa significhi essere Europei, cosa implichi la sfida di andare oltre i propri confini territoriali e culturali, per aprirsi a nuove esperienze di formazione e crescita, lascia un segno profondo nella vita di un cittadino moderno che ha vissuto in prima persona i progetti Europei. Vorrei che nel XXI secolo questa emozione continuasse ad essere lo spirito guida della modernità lungo la strada  della fiducia negli altri,  per continuare a costruire un mondo mite, giusto e intelligente che ripudi veramente e profondamente le guerre di qualsivoglia natura. Un mondo dove i conflitti piccoli e grandi si affrontano e si risolvono insieme, con chiarezza di vedute e  nel rispetto gli uni degli altri. Questo nuovo mondo antico si chiama ancora EUROPA… leggi la mia lettera all’Europa su affascinailtuocuore.

 

Susan Vreeland-UNA RAGAZZA DA TIFFANY -Arte, politica, lavoro e sentimenti nella vita e nelle lampade di Clara Driscoll e compagne.

 

 

Una ragazza da Tiffany

 

Michela, giovane professionista Padovana, è un’ appassionata lettrice di romanzi storici, specialmente quelli con donne protagoniste. La conosco da tanti anni, ma solo recentemente ho scoperto questa sua passione. In uno dei nostri ultimi incontri mi ha parlato di Una ragazza da Tiffany di Susan Vreeland e di quanto sia stata coinvolta dalla vicenda di Clara Driscoll e del suo gruppo di lavoratrici/artiste del vetro.  Ho sempre avuto un debole per le lampade Tiffany, trovo che siano tra gli oggetti più belli della modernità. Voglio esplorare questo universo e decido dunque di leggere il romanzo.

Vreeland racconta il processo creativo condiviso di un  gruppo di donne, guidato da Clara Driscoll, figura di spicco della cultura e della creatività Americana tra Ottocento e Novecento, anni di grande fervore e sviluppo. Esperta “Glass designer” Clara avvia la produzione delle meravigliose lampade Tiffany fatte di pezzi di vetro iridescente che  assemblati con arte e precisione restituiscono il volto artistico di fiori, animali, frutta e  paesaggi.

Non si tratta di “copiare la natura”, le ricorda spesso l’ispirato datore di lavoro Louis Comfort Tiffany (esponente di  spicco dell’ Art Nouveau), ma di una sua rappresentazione arricchita dal guizzo artistico.

Le lavoratrici Tiffany sono totalmente assorbite dal processo. Devono esserlo, fino al punto di rinunciare alla loro vita privata. Se si sposano vengono cacciate. Clara Driscoll si sposa e lascia, con sommo dispiacere di Louis. Ma quando il marito muore torna, e viene accolta a braccia aperte. Clara e Louis sono uniti da un’affinità artistica speciale che li porta a cogliere al volo le reciproche  intuizioni ed intenzioni  per creare oggetti magnifici.

Clara and the girls

Caparbietà, immaginazione, rispetto della persona e dei suoi valori fondanti traspaiono dalla storia di queste donne.

Tra  realtà e  finzione, l’autrice è riuscita a creare un racconto brillante di New York e della sua crescita come città faro del mondo occidentale moderno. Il caleidoscopio di Clara Driscoll, regalo di suo marito Frank, che l’accompagna in tutte le sue avventure, è di fatto la forma di questo romanzo, dove la famiglia Tiffany e New York incarnano la luce.

 Tante sono le sfaccettature illuminate dalle parole di Vreeland:  la nascita del sindacalismo, le prime manifestazioni delle donne lavoratrici, la storia delle migrazioni verso l’America e  dei migranti con le loro vite complicate, la presenza di grandi artisti come Whitman- spirito- guida, i ricchi riferimenti culturali, l’amore tra esseri umani, il conflitto femminile  tra lavoro e amore, l’ineluttabilità delle scelte e delle loro conseguenze, l’importanza dell’Arte nella vita delle persone.

Nei quindici anni che Clara trascorre da Tiffany accadono tante cose che portano tutti i protagonisti a fare scelte importanti, uniti da un sottile filo fatto di arte, scoperte, innovazioni, amore e conflitti, amicizia e solidarietà. Il periodo narrato e gli eventi vissuti sono come una parabola che deve arrivare necessariamente  a conclusione. Ma l’essenza vitale, la scintilla che ha illuminato la vita di Clara e di tutti quelli che l’hanno circondata continua a splendere verso nuove direzioni, verso nuove parabole.

tif-wisteria-360px

Partecipare attraverso la lettura al processo creativo di questo fantastico gruppo di donne e a tutte le difficoltà che hanno dovuto superare, condividerne l’esultanza a fine percorso di fronte ai loro gioielli dell’illuminazione, mi ha lasciato un senso di soddisfazione e di tristezza, allo stesso tempo. Immagino cosa debbono aver provato per affermare il loro diritto al lavoro e ad un salario equo.

Non avevano di fronte un datore di lavoro da combattere, Tiffany fino ad un certo punto le assecondò senza porre limiti alla loro creatività, avevano una società intera da fronteggiare, una società maschile e maschilista dove le donne erano viste solo come l’Angelo della Casa. Era intollerabile trovarsele nella stessa azienda a svolgere mansioni percepite come “maschili”.

Grazie Michela, il tuo consiglio è stato prezioso. Ho assaporato il gusto di ammirare una lampada Tiffany dalla sua ideazione fino all’accensione. Ho ripercorso le strade di New York in bicicletta con Clara e Company, ho incontrato alcuni tra i miei autori  preferiti: Emily Dickinson, William Wordsworth, Henry James insieme a  tanti nuovi spunti di  lettura e riflessione.  E mi è venuta voglia infatti di leggere Sister Carrie di Theodore Dreiser. Leggere è una catena infinita, anello dopo anello ti aggancia. Per sempre.

Assaggi

Art Nouveau- “Qualche tempo dopo andammo insieme al cinematografo a vedere una pellicola in cui si vedeva Loïe Fuller che ballava la “danza del serpente” facendo roteare le sue smisurate tuniche di seta. La adoravo perché, oltre a essere una meravigliosa ballerina, era diventata il simbolo vivente dell’Art Nouveau.”

 

Pavoni- “Le figure stanche e decrepite ammassate nei dipinti delle chiese medievali di tutta Europa non sono l’unico modo per esprimere la verità spirituale. Ne esistono innumerevoli altri e meravigliosi!» «Ecco spiegati i pavoni». «Le splendide ali del pavone, dice la Bibbia. E poi alberi, fiori, ruscelli. Le Scritture traboccano di uccelli, colline e montagne. Così ho deciso: tutti, non solo i ricchi che possono permettersi le mie vetrate, dovranno avere l’opportunità di ammirare i prodigi della natura evocati dall’arte di Louis Comfort Tiffany.”

EuropAmerica “«La grande esposizione americana dimostrerà che il Nuovo Mondo ha diritto di stare accanto alle nazioni più antiche e noi faremo vedere alla Vecchia Europa ciò di cui siamo capaci nel campo delle arti, della cultura e dell’industria». Serrai la mascella. Cornelia veniva dalla Prussia, Mary era irlandese e Wilhelmina svedese. Le altre erano comunque figlie di emigrati dalla Vecchia Europa. La Guerra di Secessione non rivestiva un’eccessiva”

Ispirazione letteraria-” Le edizioni rilegate in pelle di Keats e Wordsworth, perché avevo imparato da mia madre a rischiarare ogni giornata con uno scampolo di poesia. Quindi il teatro di Ibsen, le Vite del Vasari, Daisy Miller e Ritratto di signora di Henry James. E soprattutto Foglie d’erba di Walt Whitman Credo che una foglia d’erba non sia da meno del lavoro quotidiano compiuto dagli astri, egualmente perfetta è una formica e un granello di sabbia, e l’uovo del reattino, e la raganella è un capolavoro paragonabile ai più eccelsi…” Emily Dickinson- È la speranza una creatura alata che si annida nell’anima, e canta melodie senza parole, senza smettere mai. «Ah! Più dolce del buon vino».” DaffodilsI wandered lonely as a cloud…Era una domenica di primavera e Gramercy Park era ammantato di narcisi, calici gialli dagli orli increspati

Donne, Arte e Moralità-“La signora si accigliò. «A mio parere, ed è un parere condiviso da molti, se una donna lavora in mezzo agli operai la sua moralità è destinata prima o poi a soccombere. Per cui badate bene a ciò che fate». «La signora Driscoll produce arte, non birrocci e l’arte è un baluardo della moralità».”

Funzione dell’arte «Volete dire che guardare un’opera d’arte ci rende migliori?» fece la signora Hackley brandendo la forchetta. «Sì, se siamo aperti, disponibili… Perché l’arte è un nutrimento per l’anima. Può renderci più sensibili e compassionevoli» disse Dudley.”

In bicicletta sul Literary Walk alla ricerca del glicine– “Imboccammo il viale che si dirigeva a est e, oltrepassata la statua di Shakespeare, percorremmo Literary Walk fino al pergolato di glicine.”

La borsa di Beatrix, nipote di Nathaniel Hawthorn– «Romanzi, poesia, libri d’arte» rispose. «Non ho una grande esperienza pratica, ma ho studiato storia dell’arte» aggiunse aprendo la borsa. «Sto leggendo Le vite del Vasari. Sono al capitolo su Masaccio. Solo un uomo di grande bontà poteva dipingere La cacciata dal Paradiso con tanta partecipazione…»

People from New York– “A Theresa piacque soprattutto la parata sulla Quinta Strada, la signorina Judd si emozionò guardando i pompieri in azione e a Beatrix vennero le lacrime agli occhi quando vide la folla degli immigrati sulle banchine di Ellis Island. «Povera gente» mormorò. «Bisognerebbe che qualcuno raccontasse le loro storie…» Immigrants arriving, fifteen or twenty thousand in a week, Whitmann-Mannhatta

Ingiustizie sindacali– «Che l’abbia fatto per scelta o per costrizione, il risultato non cambia: il talento viene mortificato e noi scontiamo la colpa di essere donne. Le mie ragazze non possono rimanere ferme, Agnes, verrebbero licenziate!»”

Inizia la rivolta-Clara Agitprop– Animo! E ricordate: la Libertà, là fuori nella baia, è una donna come noi!»” «Il nostro motto sarà lo stesso della gloriosa Susan B. Anthony: La vera repubblica: gli uomini, i loro diritti e niente di più; le donne, i loro diritti e niente di meno!»

Il palazzo che vedete alle mie spalle è nato come una pura idea, prima di diventare un colosso di pietra e acciaio» esordii a voce alta perché mi sentissero tutte. «Un’idea di bellezza e solidità. Alcuni dicevano che era una follia, che un vento forte l’avrebbe fatto crollare. In realtà è fragile solo in apparenza. Il nostro reparto si è sviluppato allo stesso modo, rafforzandosi sempre più. Ognuna di voi è cresciuta in questi anni, diventando più forte nel carattere, più abile nel lavoro. Ora un forte vento minaccia di far crollare ciò che abbiamo costruito insieme, ma io vi dico che non ci riuscirà, perché la bellezza è dalla nostra parte! Dobbiamo solo dimostrare di essere solide, proprio come questo palazzo.”

«È questo che vogliono: spaventarvi, farvi tornare indietro, tenervi lontane dal lavoro. Per sempre. Pensano di poterci rubare il posto con la prepotenza, come è tipico degli uomini! Ma ricordate: solo la paura, la paura di agire, può privarci di quello che è, e rimane, un nostro sacrosanto diritto!»”

Rialzarsi- E. DickinsonNon conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci. E se siamo fedeli al nostro compito, arriva al cielo la nostra statura.”

Grazie Clara!

 Susan Vreeland

“Solo grazie alla passione vittoriana per gli epistolari che Clara Driscoll è uscita dall’oblio, ispirandomi questo romanzo. Ma è grazie all’attenzione e all’amore con cui le lettere di Clara sono state custodite che ho potuto scriverlo.”Susan  Vreeland:

Scamardistudio-RITRATTI E AUTOSTIMA-SMILE, con un sorriso si può fare…

ScamardiPhoto-Luci d’Autunno-IL PESCATORE nell’oro del Guadalquivir

 

S.Scamardi-Il Pescatore nell’oro del Guadalquivir

Scamardistudio- Autunno a Siviglia- Il Pescatore nell’oro del Guadalquivir

 

Placido e paziente

il pescatore aspetta.

Placido e brillante

il Guadalquivir scorre

verso la sera.

Noi lentamente,

passeggiamo al suo fianco.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: