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L. Riley-THE LOVE LETTER Quando leggere diventa una faticaccia!

the love letter Riley

 

A metà libro mi sono fermata un attimo a pensare:

“che faccio, vado avanti? Quante banalità! Se non fosse per l’opportunità che mi offre di imparare nuove espressioni in Inglese, lo avrei già mollato!”

La mia testardaggine ha la meglio e vado avanti. La storia non migliora, anzi si complica di inutili dettagli e sottotrame. Che guazzabuglio reale!

Protagoniste sono le lettere d’amore che due innamorati molto speciali si scambiano e che debbono assolutamente rimanere segrete e nascoste nella polvere del passato, pena stravolgimenti epocali nella vita del Regno.

Casualmente, la protagonista Joanna Haslam,  giovane giornalista in cerca del grande scoop, si imbatte in un personaggio alquanto strano, una vecchietta spaventata e malata che la coinvolge in un giallo senza capo né coda.

Prende il via una sarabanda di  ingredienti assurdi che ai lettori devono piacere moltissimo: Londra, la magica Irlanda, Casa Reale, MI5, agenti segreti ed efferatezze di tutti i tipi, giovani rampolli scapestrati che per amore si redimono, giovani donne con il mito del principe azzurro, grandi attori venuti da un passato oscuro e misterioso, figli illegittimi di teste coronate, guardie del corpo super affascinanti alla Kevin Kostner coinvolti in storie tipo quella di  Lady Diana, lo sfolgorante mondo di Hollywood, morti che non sono morti, vivi creduti morti; le Moors dello Yorkshire e…

Dio che affanno!

Aggiunge un pizzico di pepe alla storia qualche richiamo alla realtà della Ditta, come la vicenda del re balbuziente Giorgio VI, Duca di York, salito al trono proprio per la tormentata e contrastata storia d’amore di Edoardo VIII, diretto erede al tronocon l’americana divorziata Wally Simpson. Edoardo abdica per vivere pienamente la sua vita con la donna che ama.(leggi qui la mia recensione del film “Il discorso del re”.

L’unica nota positiva, per cui leggo il libro fino alla fine, è la lingua Inglese. La versione originale del romanzo mi offre l’opportunità di imparare espressioni colloquiali attuali e parole che non conoscevo. 

Decido  tuttavia che se mi trovassi di nuovo in una situazione di affanno e noia come questa, interromperei senza indugio, nonostante eventuali elementi positivi che emergessero tra le banalità.

Lucinda Riley è un’autrice molto apprezzata, che vende milioni di copie a milioni di lettori.  D’altra parte, io stessa  sono stata spinta  verso The Love Letter  proprio perché è entrato di prepotenza nelle nostre classifiche dei più letti. Una delle poche volte che la classifica mi cattura. 

Shine lettera d'amore

Forse è anche  colpa dell’Inglese o del titolo o del caldo estivo o del ricordo di un altro romanzo con lo stesso titolo,  che riaffiora dal passato: La lettera d’amore di Cathleen Shine

“Una libreria tinta di rosa, sulla costa atlantica degli Stati Uniti. Una bella libraia, divorziata senza rimpianti e appassionata del suo mestiere. Un variegato ventaglio di clienti e commessi. Infine, una lettera d’amore che sbuca fra la posta. Non si sa chi l’abbia scritta, non si capisce a chi sia rivolta. Ma quelle parole si insinuano nella mente della libraia e creano una serie di eventi. Fino alla sorpresa finale.”

 

 

 

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Itinerari d’Inghilterra-Leicester. EXPERIENCE THE LEGEND OF KING RICHARD III rediscovered. So much to learn…

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Aprile 2018. Patty ed io ci concediamo una tregua dagli impegni familiari, un momento di  condivisione tutto per noi, tra mamma e figlia. Decidiamo di esplorare il mito di Riccardo III Plantageneto-Duca di York. E ci avviamo verso i luoghi in cui  questo mito viene rappresentato e vissuto.

Quello che impressiona della mostra sul ritrovamento delle spoglie del Re Bianco,  Richard III Dynasty Death and Discovery, è l’alone di mistero e leggenda che circonda la vita e la morte di questo sovrano, sapientemente riprodotto nell’ allestimento  di chiara  ispirazione  didattica. Infatti i curatori  hanno  voluto farne un progetto “interdisciplinare” di grandissimo interesse.

Entriamo  nel Visitor Centre,  compriamo  il biglietto, diamo uno sguardo veloce al Gift Shop pensando

“prima di uscire compriamo qualche ricordo, tanto  bisogna comunque ripassare da qui”  

Ed eccoci subito nella  Sala del Trono, con  le due rose (York and Lancaster) in bella vista sul sedile. Sullo sfondo,  come nella più classica struttura del teatro di corte Elisabettiano, appaiono  due porte ad arco che danno sulla scena in cui  si stagliano come magici ologrammi, i protagonisti delle vicende che coinvolgono Riccardo. E ti guardano dritto negli occhi cercando la tua attenzione, un’illusione ottica davvero inquietante! L’atmosfera drammatica e surreale lascia intuire tutte le potenzialità  della tecnologia utilizzata nell’allestimento della mostra. Proseguiamo il viaggio di  scoperta dell’uomo, del Re, delle sue  vicende familiari  e storiche, tra percorsi cartacei e digitali.

Al piano superiore si apre un laboratorio  di Cinema, Teatro, Scienza, Storia, Antropologia, Archeologia, Medicina e Arte. Sembra quasi un’unità di investigazione stile CSI, con tanto di investigatori, strumenti e testimoni. Immerse in questa  magia che ha del miracoloso, ci lasciamo affascinare dall’ immagine moderna e convincente di Richard e del suo tempo.

Si torna giù e ci si trova nell’ala della vecchia Abbazia Francescana  dei Greyfriars,    dove lo scheletro è stato  rinvenuto. Un giovane volontario  racconta con autentico entusiasmo tutto il percorso e si intrattiene con i visitatori, pronto a rispondere alle loro domande. Il pavimento è di  cristallo e sotto si vede la trincea e la tomba, dove giochi sapienti di proiezione luminosa delineano lo scheletro di Richard.

La Dissolution of Monasteries di Enrico VIII chiuse per sempre il sipario  sulla tomba regale. La leggenda narra  che il Re Bianco sia stato sepolto in questo luogo   frettolosamente e di nascosto, forse per non lasciare la salma in balia degli oppositori  o forse perché non riconosciuto, o altro… Che storia! Pensare che è stato per secoli sotto le rovine di un’abbazia, su cui  è stato costruito un  anonimo parcheggio del centro città!

riccardo_terzo-Lawrence Olivier

 E il mistero intorno  al re deforme, dal  grande carisma  Shakespeariano, cresce nei secoli. E il mistero, si sa, alimenta il mito. Una sezione della mostra ripercorre le varie “anime”  del re attraverso il cinema e il teatro. Rimane indelebile il Riccardo III di William Shakespeare  nell’interpretazione di Lawrence Olivier che incarna alla perfezione  i tratti peculiari del  “cattivo”.  

Riccardo III Plantageneto Duca di York, sfida ancora oggi  l’immaginario collettivo: chi lo vuole eroe audace e indomabile, chi vigliacco assassino di  piccoli indifesi, chi padre della patria nobile e insostituibile.

Leicester gli restituisce il posto d’onore che gli spetta: la  Cattedrale. Gli inglesi lo hanno accolto finalmente tra di loro  e ne hanno fatto un “pilastro” della rinascita culturale di Leicester e del suo  turismo.

 

So much to learn…

 

 

Powerful and Inspiring Oprah! Time’s up at Golden Globe 2018

No more words but Oprah’s powerful and inspiring speech

 

T.Chevalier-NEW BOY-OTHELLO RETOLD. Incontri e scontri d’amore e pregiudizio in salsa Shakespeariana

 

 

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Ho incontrato spesso William Shakespeare, vestito dei suoi drammi, delle sue commedie, dei suoi sonetti, della sua vita. E grazie a lui si è spalancato davanti ai miei occhi  un meraviglioso mondo nuovo, ampio e profondo.

virginia e leonard woolfHo incontrato con passione anche la Hogarth Press. Me l’hanno presentata Virginia e Leonard Woolf, suoi visionari fondatori. Sono stata bene con loro. Ho capito e vissuto esperienze esistenziali uniche, odorose di stampa, di piombo e di ispirazione.

Ho incontrato solo di recente Tracy Chevalier nei suoi romanzi ricchi di fughe avventurose nel mondo della letteratura e della storia, in un’affascinante miscela di passato e presente.

Ed è nel suo  New Boy, Othello retold che  torno ad incrociare i tre mondi in una sorta di rivisitazione in chiave moderna di The Tragedy of Othello,  sotto l’egida della nuova Hogarth Shakespeare.

220px-Othello_title_pageGli editori hanno affidato a scrittori contemporanei molto famosi il compito di “retell” alcune delle opere più rappresentative dell’immenso Will. Tracy Chevalier ci ha provato con The Tragedy of Othello, ambientando la vicenda in una scuola pubblica Americana, dove arriva per frequentare l’ultimo mese di scuola Osei, il tornado imprevisto, che determinerà con la sua presenza il precipitare sconvolgente degli eventi.

Osei è figlio di un diplomatico Ghanese che ha girato il mondo con la famiglia al seguito. Da Accra in Ghana a  Roma a Londra, a Washington D.C.  Osei si è portato dietro tutto il peso e la ricchezza della sua pelle nera. Nella scuola Osei è il nuovo, il New Boy, il diverso che deve trovare immediatamente il suo posto in un sistema già strutturato e palesemente ostile. Ma il ragazzo si sente pronto all’impresa grazie alle precedenti esperienze vissute in altre scuole e paesi.

New BoyLa storia procede nella banalità più assoluta, con personaggi banali in situazioni scontate, ma ad un certo punto  prende una piega inaspettata, a tratti tragica, che tuttavia non riesce a coinvolgere il lettore adulto. Ci riuscirà con i più giovani? Ne dubito. Nonostante la bravura di Chevalier  e i nomi dei protagonisti che richiamano vagamente quelli  Shakespeariani, ci si trova nel bel mezzo di una realtà già vista e rivista in insulsi filmetti americani, sebbene condita con qualche ingrediente drammatico pseudo-Shakespearinao. L’unica nota amaramente ironica riguarda gli insegnanti, decisamente “politically incorrect” e inadeguati a gestire situazioni nuove e insolite.

Il progetto Hogarth Shakespeare parte forse dall’idea di mostrare ai lettori l’universalità dei sentimenti che coinvolgono l’essere umano e l’attualità delle opere di Shaespeare, ma la strategia scelta non risulta particolarmente efficace. In New Boy, Othello retold, manca l’anima.

Will, viva il tuo Othello! E che rimanga per sempre così come è stato da te concepito.

Othello_and_Desdemona_in_Venice_by_Théodore_Chassériau

“Beware of jealousy, my lord! It’s a green-eyed monster that makes fun of the victims it devours. The man who knows his wife is cheating on him is happy, because at least he isn’t friends with the man she’s sleeping with. But think of the unhappiness of a man who worships his wife, yet doubts her faithfulness. He suspects her, but still loves her.”

« Oh, guardatevi dalla gelosia, mio signore. È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre. Beato vive quel cornuto il quale, conscio della sua sorte, non ama la donna che lo tradisce: ma oh, come conta i minuti della sua dannazione chi ama e sospetta; sospetta e si strugge d’amore! » traduzione italiana di Cesare Vico Lodovici)

Zadie Smith-SWING TIME. Vita speciale di due amiche, a passo di danza tra Londra, New York, Jamaica e West Africa

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Si parte a passo di danza, si arriva a passo di danza. E in questi passi c’è tutto un mondo, attraversato da piedi leggeri che ci portano a spasso per Londra, New York, Giamaica e West Africa. La musica è uno dei temi centrali del romanzo, le citazioni sono innumerevoli e  d’altra parte il titolo parla chiaro. La musica dei tamburi del Gambia, quella di Michael Jackson con tutto l’immaginario che si porta dietro, il tip-tap dinamico di Fred Astaire, le note struggenti e graffianti di Gershwin pervadono il corpo e l’anima delle due amiche aspiranti ballerine, e di molti dei personaggi con cui entrano in contatto.

L’amicizia tra la magica Tracey e la protagonista, di cui si ignora il nome quasi a voler sottolineare la sua identità sfumata (che tuttavia si fa strada verso la fine della storia, quasi in un’ epifania) riporta inevitabilmente a L’Amica Geniale  di  Ferrante. Tutto nella vita della narratrice rimanda a Tracey e alle esperienze vissute insieme in un conflitto amoroso che le porterà verso l’età adulta.

“… Two brown girls dream of being dancers – but only one, Tracey, has talent. The other has ideas: about rhythm and time, about black bodies and black music, what constitutes a tribe, or makes a person truly free. It’s a close but complicated childhood friendship that ends abruptly in their early twenties, never to be revisited, but never quite forgotten, either…Dazzlingly energetic and deeply human, Swing Time is a story about friendship and music and stubborn roots, about how we are shaped by these things and how we can survive them. Moving from North-West London to West Africa, it is an exuberant dance to the music of time…”Times Literary Supplement ‘

Zadie Smith dipinge un quadro ampio della vita e delle persone, soprattutto delle donne. Le guarda da bambine, nei rapporti con i loro genitori, con l’amore, con il sesso, con la scuola, con il  corpo, con gli uomini, con il mondo rutilante delle popstar, con il teatro.

Le osserva da adulte, da mamme, da lavoratrici, da donne innamorate e fragili. Le consola quando la malattia sta per trasportarle in un’altra dimensione, come accade alla madre della narratrice, che ha sacrificato la sua famiglia per studiare, crescere, diventare la paladina dei diritti dei poveri e degli emarginati, fino ad entrare in Parlamento,  la casa dei diritti dove crede di trovare  le armi giuste per risolvere i problemi.

La storia delle due amiche trascorre tra la l’adolescenza nel  “quartiere ghetto Londinese” dove  la famiglia è spesso lasciata a sé stessa nella quotidiana lotta contro ogni genere di difficoltà,  e la vita adulta degli adolescenti d’Africa, dove la comunità  supera insieme i problemi materiali di ogni giorno, dove  i bambini del villaggio sono accuditi dalle nonne o dalle bisnonne. Non si capisce bene chi siano i rispettivi genitori, ma tutti sono figli delle nonne. La nostra narratrice vive in pieno il conflitto tra le due realtà e alla fine realizza con profonda tristezza quanto  sia insopportabile l’ atteggiamento falso e pregiudizievole degli Europei nei confronti dell’Africa, frutto amaro della  totale ignoranza dei fatti e della altrettanto  totale ignoranza del cuore.

Con l’ assistente tuttofare della popstar assistiamo alla  lezione di Inglese della giovanissima insegnante Hawa, figlia di due professori universitari. Il padre ha affrontato coraggiosamente il “Viaggio” con il figlio maggiore ed è riuscito ad approdare a Lampedusa dopo il terrificante passaggio in Libia. Ora lavora come traffic warden a Milano, dove ha sposato un’italiana e desidera  “richiamare” con sé gli altri figli.  La madre  continua il suo lavoro in città. Non si sa quando sarà il turno di Hawa che continua serenamente a “illuminare” la comunità del villaggio con la bellezza e l’ intelligenza del cuore.

La nostra bella Londinese fa un giro nella scuola del villaggio, segue non senza difficoltà la lezione di matematica del professor Lamin (gran personaggio ), che lascia subito per partecipare alla lezione d’Inglese della brillante Hawa,  con l’intenzione di individuare nel gruppo delle studentesse qualche nuova  “Tracey”. E ne trova tante, molte di più di quanto immaginasse.

“I was relieved to leave Lamin and head to Hawa’s session, a general class. There I decided to look for the Traceys, that is, for the brightest, the quickest, the most wilful, the lethally bored, the troublesome, the girls whose eyes burnt like lasers straight through the government-issued English sentences-dead sentences, sentences devoid of content or meaning- that were laboriously transcribed in chalk up on the board by Hawa before being equally laboriously translated back into Wolof and thus explained.I had expected to find only a few Tracey in each class, but it soon became clear that there were more of Tracey’s tribe in those hot rooms than anyone else… “214

Man mano che la lettura procede, si ha l’impressione di essere dentro una vicenda dal sapore più sociologico che narrativo. Il viaggio in Africa, l’organizzazione della visita della grande pop star, l’inaugurazione della scuola costruita con il suo supporto finanziario, offrono infatti lo spunto per informare e istruire la bella “occidentale di colore” sulla società locale. Il giovane funzionario del tesoro, fratello di Hawa che non vuole lasciare il suo paese, parla un Inglese perfetto imparato lì nella sua scuola di città, dove tutti parlano “quell’Inglese”. Ha fatto anche l’università in America ed è tornato per aiutare il suo paese, non il suo capo.

È lui che spiega alla nostra amica le gerarchie sociali del villaggio dove ci sono i ricchi, i nobili,  i poveri, gli artigiani, i musicisti, ma ciascuno di loro è consapevole del proprio posto nella società e non “disprezza” le classi inferiori. Cosa che accade invece  in Occidente, dove le persone povere o appartenenti a classi meno abbienti vengono trattate con disprezzo e senso di superiorità fino a negare loro  anche il contatto diretto con gli occhi al momento dell’incontro. Sono invisibili, inesistenti, indegni di uno sguardo.

Quando finisci di leggere un romanzo di Zadie Smith provi un senso di mancanza come se fossi costretta a rinunciare alla favola della buona notte, dove si affollano personaggi in chiaroscuro, tutti resi credibili dalla magia della fiaba realistica. Mi è piaciuta questa storia di amicizia tra due bambine “brown”, nate e cresciute in famiglie “miste” del  North-West di Londra, ammaliate dalla danza ma fortemente condizionate dalla loro origine nella realizzazione del proprio sogno.

“She was a dancer: she’d found her tribe. I, meanwhile, was caught completely unaware by adolescence, still humming Gershwin songs at the back of the classroom as the friendship rings began to form and harden around me, defined by colour, class, money, postcode, nation, music, drugs, politics, sports, aspirations, languages, sexualities…In that huge game of musical chairs I turned round one day and found I had no place to sit. At a loss, I became a Goth-it was where people who had nowhere else to go ended up. Goths were already a minority, and I joined the oddest chapter, a small group of only five kids. One was from Romania and had a club foot, another was Japanese. Black Goths were rare but not unprecedented. I’d seen a few of them hanging around Camden and now copied the mas best I could, dusting my face ghost-white and painting my lips blood red, letting my hair half-dread and spraying som parts of it purple.I bought a pair of Dr Martens…p.215”

Swing Time è un bel romanzo con una trama ben strutturata in capitoli alternati a ritmo di danza, a volte più lento, a volte più vivace. Il lettore è invitato ad esplorare i quartieri popolari di Londra, la sfavillante Manhattan, la terra “madre di tutti i migranti”, in un viaggio continuo di andata e ritorno, passando  dai riti ipocriti del mondo occidentale alla farsa grottesca della cerimonia inaugurale per l’apertura della nuova scuola nel villaggio africano, finanziata dalla grande popstar. Un bambino mascherato da presidente in un piccolo carro armato, circondato da soldati bambini e adulti compiacenti, tiene un discorso privo di contenuti logici, ma indispensabile per aprire la scuola. Una benedizione per interposto presidente. Un rito irrinunciabile.

Gli eventi narrati evocano tante suggestioni e innumerevoli rimandi alla realtà contemporanea. Il ritorno agli anni 90 assume un sapore di passato, che nonostante sia così vicino a noi, crea l’illusione e il fascino dei tempi andati. In quegli anni ci si poteva ancora nutrire del sogno di un viaggio meraviglioso alla scoperta del mondo, liberi dall’oppressione paurosa che, all’inizio del terzo millennio, ogni giorno ci attanaglia.

Ma fortunatamente i giovani sono sempre giovani e si sentono immortali e vivono grazie alla spinta vitale che li porta ad affrontare con coraggio e talora incoscienza le molteplici barriere che gli si pongono davanti. E dunque il mondo va avanti. Eppure rimangono ancora vivi e dolorosi tutti i pregiudizi, le offese alla dignità, le cattiverie, i dubbi, le delusioni e le frustrazioni che Zadie Smith raggruppa nel suo bellissimo romanzo. A tempo di fiducioso swing.

Oggi  14 Aprile leggo su Robinson (laRepubblica) che è stato conferito a Zadie Smith il Premio Hemingway 2017 per la Letteratura. Ed è  in arrivo anche il  film per la TV della Baby Cow Production

 


P. James-The House on Cold Hill. Desperately looking for a comfort zone in a haunted house

 

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“Moving from the heart of Brighton and Hove to the Sussex countryside is a big undertaking for Ollie and Caro Harcourt and their twelve-year-old daughter Jade. But when they view Cold Hill House – a huge, dilapidated Georgian mansion – Ollie is filled with excitement. Despite the financial strain of the move, he has dreamed of living in the country since he was a child, and he sees Cold Hill House as a paradise for his animal-loving daughter, the perfect base for his web-design business and a terrific long-term investment. Caro is less certain, and Jade is grumpy about being separated from her friends.

Within days of moving in, it becomes apparent that the Harcourt family aren’t the only residents of the house. A friend of Jade’s is the first to see the spectral woman, standing behind her as the girls talk on FaceTime. Then there are more sightings, as well as increasingly disturbing occurrences in the house. As the haunting becomes more malevolent and the house itself begins to turn on the Harcourts, the terrified family discover Cold Hill House’s dark history, and the horrible truth of what it could mean for them . ..” Backcover Synopsis

The House on Cold Hill  by Peter James is a Christmas gift from Vera. She wants to share with me her special interest on ghost, mystery and crime stories. In fact, Vera loves James’s books. She read some and she would also like to see his plays at theatre. In April Not dead enough by Paul James will be performed in Coventry and she would really love to go and see it! Will she be able to go?

Vera, just like Jade, is a teenager who has recently moved to a new house in a new town. Is this one of the reasons why she loves this novel so much? I suppose it is. She sympathizes with Jade because she probably understands all her problems with the new school, the new environment and the nostalgia for the friends she left. On each page of the book I have imagined her  reaction to the unexpected, frightening events occurring to the Harcourt family  desperately struggling against the devilish new house on Cold Hill.

imagesqjvp1pihOllie Harcourt has dreamed of living in a house like that since he was a child, now he is offered the chance of making his dream come true. He is the happiest man on earth: he has a wonderful wife, a marvellous daughter, a well paid job, a superlative house. But something horrible is going to happen, which will progressively turn his dream into the worst nightmare ever imagined.

imagesThe House on Cold Hill is a modern ghost story, full of interesting references to TV most succesful series (Breaking Bad), Youtube videos shot by teenagers in search of their “pop” identity, IT smart jobs, smart websites, malicious e-mails, all giving a touch of contemporaneity to a story where, on the other end, the terror felt by the protagonists is timeless. In spite of the somewhat diluted rhythm bringing the narrative to its climax, the “loop”structure of the story is definitely interesting and effective.

 

Thank you Vera!  I’m looking forward to  a new shared reading.  

 

NUDI E CRUDI di Bennett/Sinigaglia al Teatro Verdi di Padova. Dal testo al palcoscenico con leggerezza

 

nudi-e-crudi

 

Giovedì 12 Gennaio 2017, Teatro Verdi di Padova, Nudi e Crudi  di Alan Bennett. Dopo  aver letto con interesse e piacere il testo originale (QUI LA RECENSIONE DI The clothes they stood up in),,  ho voluto  viverlo come spettacolo teatrale.

Nudi e crudi è un testo dove, sul filo di un’ironia mai scontata o volgare, Bennett affronta il tema della relazione uomo-donna. La sua delicatezza nel suggerirci quanto sia difficile amare e soprattutto durare nella passione e nel rispetto, è struggente e profonda…Serena Sinigaglia read more

 L’adattamento di Edoardo Erba è buono e  la regia di Serena Sinigaglia  rispettosa del testo originale. Gli  interpreti sono credibili. La  grande e simpatica Amelia Monti, con il suo peculiare tocco   interpretativo, conferisce alla protagonista   Rosemary Ransom l’aria di una svampita-che-la-sa-lunga. Paolo Calabresi, ingessato Mister Ransom alla ricerca di un’accettabile Britishness,  rasenta la freddezza, non riuscendo a scaldare più di tanto.  

nudiecrudi_dsc1826_phmarinaalessi-ridMi è piaciuto molto  Nicola Correnti nei suoi molteplici ruoli, quasi un trasformista surreale e asessuato che rende credibili  tutti i personaggi che interpreta, compreso il narratore.

Aggiungono efficacia allo spettacolo la scenografia essenziale e “inquietante” dell’appartamento svuotato,  quella altrettanto inquietante  dell’appartamento ricostruito nel deposito e la magica scena finale tra le nuvole…

Simpatica l’idea, se è una trovata della regia, degli operai  che vanno e vengono  per allestire la scena del deposito, quasi un trasloco vero… Voluta? o solo normali manovre tra un atto e l’altro? Propendo per la prima ipotesi.

bennett-nudi-e-crudi-the-clothes-they-stood-up-in-recensione di affascinailtuocuore

Nudi e Crudi di  Sinigaglia risulta alla fine uno spettacolo piacevole, nonostante una tematica umanamente impegnativa e trasporta lo spettatore in un improbabile mondo  londinese,  ormai  vecchio  e lontano, anche se i rimandi  al Corner Shop indiano e ai cambiamenti sociali vorrebbero  attualizzare in qualche modo la storia.

 

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