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    locandina

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P. Roth-PORTNOY’S COMPLAINTS o della lotta perenne tra forti impulsi etico-altruistici e desideri sessuali estremi, spesso perversi…

 

 

 

     portnoyscomplaint blu

 

Bisognerebbe leggere, credo,

solo libri

che mordono e pungono.

Se il libro che leggiamo

non ci sveglia

con un pugno in testa,

a che serve leggerlo?

F. Kafka

 

Piero Dorfles (Per un pugno di Libri-Rai3) mi ha invogliato a leggere Portnoy’s Complaints di Philip Roth. Lo studente in gara in  “Fuori gli autori” non lo conosce.  Dorfles sgrana gli occhi stupefatto, ma si riprende subito e aggiunge  estasiato:

“Beato te! questo vuol dire che hai ancora da leggere uno dei veri capolavori del 900!”

Sentire queste parole ha fatto scoccare il clic dei desideri; un altro clic lo aveva fatto scattare tempo prima la lunga e appassionata discussione sulla mancata attribuzione del Nobel a Roth. Tra le decine di super premi che gli sono stati conferiti, manca il top. Ma lui ci lascia prima che possa accadere l’agognato evento. Chiuso.

Per me invece sembra finalmente arrivato il  momento di conoscerlo più da vicino. Inizio a leggere il romanzo  in Inglese, con sprazzi di Ebraico.

Epigrafe

“Portnoy’s Complaint (pôrt′-noiz kәm-plānt′) n. [after Alexander Portnoy (1933- )] A disorder in which strongly-felt ethical and altruistic impulses are perpetually warring with extreme sexual longings, often of a perverse nature. Spielvogel says: ‘Acts of exhibitionism, voyeurism, fetishism, auto-eroticism and oral coitus are plentiful; as a consequence of the patient’s “morality,” however, neither fantasy nor act issues in genuine sexual gratification, but rather in overriding feelings of shame and the dread of retribution, particularly in the form of castration.’ (Spielvogel, O. “The Puzzled Penis,” Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse, Vol. XXIV p. 909.) It is believed by Spielvogel that many of the symptoms can be traced to the bonds obtaining in the mother-child relationship.”

Questa introduzione trasporta il lettore in un ambito scientifico che, a detta dello stesso autore, “sterilizza” in un certo senso il contenuto e il linguaggio usati nella narrazione. Espressioni sconce, argomenti imbarazzanti, situazioni al limite del censurabile, diventano in tal modo narrativamente ed eticamente accettabili.

E allora, che abbia inizio il lungo e talora estenuante flusso di coscienza di un giovane maschio che inonda di domande il suo psicoanalista Doctor Spielvogel sulla sua condizione di maniaco ossessivo compulsivo:

“How much longer do I go on conducting these experiments with women? How much longer do I go on sticking this thing into the holes that come available to it—first this hole, then when I tire of this hole, that hole over there . . . and so on. When will it end? Only why should it end! To please a father and mother? To conform to the norm? Why on earth should I be so defensive about being what was honorably called some years ago, a bachelor?”

Alla fine del primo capitolo, ripenso al lettore Dorfles. È un  maschio e dunque il suo punto di vista sul romanzo di Roth riflette quello di gran parte del mondo maschile sul sesso, sulle  donne e sul linguaggio esplicito al limite dell’imbarazzo. Capisco perché gli sia piaciuto tanto questo romanzo di formazione… Per me  la storia è un po’ diversa. L’impatto è destabilizzante, e forte è la tentazione di interrompere la lettura, ma non ci riesco e vado avanti.

La famiglia Portnoy-Il mio naso ebreo

“How has this happened to me who was so gorgeous in that carriage, Mother! At the top it has begun to aim toward the heavens, while simultaneously, where the cartilage ends halfway down the slope, it is beginning to bend back toward my mouth. A couple of years and I won’t even be able to eat, this thing will be directly in the path of the food! No! No! It can’t be!”

Alexander Portnoy, nasce a Newark-New Jersey da una famiglia di religione ebraica della middle class Americana. Suo padre Jack è di origine Galiziana, sua madre Sophie é di origine Ucraina. Jack è un assicuratore molto bravo che riesce a vendere polizze anche alle famiglie  di quartieri spesso degradati. Il  capo se lo tiene ben stretto per questa sua grande abilità. La sua vita familiare è meno brillante, anche lui ha un’ossessione che incupisce tutta la famiglia: è in perenne lotta con il suo intestino pigro… per così dire (e mi viene in mente il  romanzo Le Correzioni di J. Franzen, dove il padre del protagonista ha lo stesso tragicomico problema-Che si siano parlati?)

La madre Sophie è la classica mamma ebrea da barzelletta: petulante, soffocante, onnipresente e sempre giudicante, un vero incubo.

“You know the joke, of course—Milty, the G.I., telephones from Japan. “Momma,” he says, “it’s Milton, I have good news! I found a wonderful Japanese girl and we were married today. As soon as I get my discharge I want to bring her home, Momma, for you to meet each other.” “So,” says the mother, “bring her, of course.” “Oh, wonderful, Momma,” says Milty, “wonderful—only I was wondering, in your little apartment, where will me and Ming Toy sleep?” “Where?” says the mother. “Why, in the bed? Where else should you sleep with your bride?” “But then where will you sleep, if we sleep in the bed? Momma, are you sure there’s room?” “Milty darling, please,” says the mother, “everything is fine, don’t you worry, there’ll be all the room you want: as soon as I hang up, I’m killing myself.””

O mangi o ti accoltello: “From my bed I hear her babbling about her problems to the women around the mah-jongg game: My Alex is suddenly such a bad eater I have to stand over him with a knife. And none of them apparently finds this tactic of hers at all excessive. I have to stand over him with a knife! And not one of those women gets up from the mah-jongg table and walks out of her house! Because in their world, that is the way it is with bad eaters—you have to stand over them with a knife!”

Le calze della mamma, che ossessione:”Who is going to stay with Mommy forever and ever? Me. Who is it who goes with Mommy wherever in the whole wide world Mommy goes? Why me, of course. What a silly question—but don’t get me wrong, I’ll play the game! Who had a nice lunch with Mommy, who goes downtown like a good boy on the bus with Mommy, who goes into the big store with Mommy . . . and on and on and on . . . so that only a week or so ago, upon my safe return from Europe, Mommy had this to say—”

Ruoli  invertiti nella famiglia Portnoy: “Christ, in the face of my defiance–if my father had only been my mother! and my mother my father! But what a mix-up of the sexes in our house! Who should by rights be advancing on me, retreating—and who should be retreating, advancing! Who should be scolding, collapsing”

Alexander ha anche una sorella, Hanna di cui confessa di non conoscere molto se non la taglia e l’odore della sua biancheria intima. Hanna cerca di aiutare il fratello a comprendere meglio la sua condizione di ebreo in famglia, nella comunità ebraica e nella società in generale. Alex non sopporta che gli ebrei abbiano sempre pronta la scusa, “ma siamo stati perseguitati dai Nazi…”

“This summer she is going to be crafts counselor in the Jewish Community Center day camp. I have seen her reading a paperback book with a greenish cover called A Portrait of the Artist as a Young Man. All I seem to know about her are these few facts, and of course the size and smell of her brassiere and panties. What years of confusion! And when will they be over?”

“Do you know, she asks me, where you would be now if you had been born in Europe instead of America? That isn’t the issue, Hannah. Dead, she says. That isn’t the issue! Dead. Gassed, or shot, or incinerated, or butchered, or buried alive. Do you know that?”

1910-era_ethnic_map_of_Newark,_New_Jersey

Alex Portnoy non si sente Americano, tanto che, man mano che diventa adulto, assume un atteggiamento sempre più critico nei confronti  del suo paese. Dissacra  il baseball e il mito identitario del centerfield, dissacra l’idealismo e il patriottismo del paese  in  guerra, crede nel comunismo-nemico-numero-uno  dell’America, rifiuta il mito della famiglia americana culla di ogni virtù, detesta la “sua famiglia”. Dell’America ama una sola cosa: una biondina che si accoccola tra le sue braccia e implora amore..

“so don’t tell me we’re just as good as anybody else, don’t tell me we’re Americans just like they are. No, no, these blond-haired Christians are the legitimate residents and owners of this place, and they can pump any song they want into the streets and no one is going to stop them either. O America! America! it may have been gold in the streets to my grandparents, it may have been a chicken in every pot to my father and mother, but to me, a child whose earliest movie memories are of Ann Rutherford and Alice Faye, America is a shikse nestling under your arm whispering love love love love love!”

Ma no, decisamente  l’America non è solo love, love, love, L’America è razzista, non ama gli ebrei e il loro stile di vita, al punto da costringerli  ad auto esiliarsi in  piccole comunità dove parenti, e amici ebrei si proteggono tra loro. Ghetti, ancora ghetti nella democratica, civile, idealista America.

“and Hiroshima and Nagasaki went up in a puff, one week when I was twelve, and that was the heart of my boyhood, four years of hating Tojo, Hitler, and Mussolini, and loving this brave determined republic! Rooting my little Jewish heart out for our American democracy!”

“My home, SWEET HOOOOOHHHH-M!”

Sì, Viaggiare

Superata la terrificante fase adolescenziale e quella universitaria di scoperta dell’autonomia, Alex si trasferisce a New York dove lavora in un ufficio governativo contro le discriminazioni (ironia della sorte), e qui ne vede di tutti i colori. Continua a combattere contro le sue ossessioni, ma se non altro  vive la sua vita sessuale in modo  abbastanza normale. Sposarsi? Mai!  Ama viaggiare, conoscere donne e fare sesso. Ma il viaggio in Grecia e a Roma con Monkey, oggetto di ogni desiderio e sua attuale “pseudo fidanzata”, gli crea problemi di vario tipo.

Il viaggio della vita lo farà da solo in Israele. Ormai trentenne, in balia delle sue ossessioni decide di affrontare il totem dell’ Ebreo che torna nella terra promessa, la vera Madre Patria, dove spera di rimettere in ordine i suoi valori, la sua identità, le sue ossessioni. E proprio qui fa delle scoperte che lo turbano, o per lo meno lo fanno riflettere. In Israele il WASP è lui; in Israele non è discriminato per la sua religione, per il suo naso, per la sua “ebraicità”; qui Alexander Portnoy rappresenta l’Establishment. Gli oppressi, i discriminati sono altri.

 

Noemi-forse

E tuttavia, in terra d’Israele, l’impagabile Portnoy perde la sua onnipotenza e per la prima volta nella sua “carriera” di amante instancabile si scopre impotente. Incontra Naomi, incarnazione della donna forte,  indipendente e risolta, che non ha bisogno di lui per realizzarsi e che lo mette di fronte alla sua fragile condizione di bambino irrisolto, alla sua “stupid self-deprecation”

“You are like a baby.” “No! Not so,” but she waved aside any explanation I may have had to offer, and began to lecture me on my shortcomings as she had observed them that day. “The way you disapprove of your life! Why do you do that? It is of no value for a man to disapprove of his life the way that you do. You seem to take some special pleasure, some pride, in making yourself the butt of your own peculiar sense of humor. I don’t believe you actually want to improve your life. Everything you say is somehow always twisted, some way or another, to come out ‘funny.’ All day long the same thing. In some little way or other, everything is ironical, or self-depreciating. Self-depreciating?” “Self-deprecating. Self-mocking.” “Exactly! And you are a highly intelligent man—that is what makes it even more disagreeable. The contribution you could make! Such stupid self-deprecation! How disagreeable!””

La paura di aver contratto un’infezione fatale durante il rapporto sessuale a tre vissuto a Roma con the Monkey e la prostituta Italiana fa scattare l’impotenza e un bruciante senso di fallimento.

Sogni

Di contro, Alex comincia ad avere quasi bisogno di normalità e sogna una sua famiglia ideale con la cara soffice Pumpkin, compagna di università, che ha lasciato andare insieme al suo mondo WASP in Iowa,  la famiglia giusta, il nome giusto-Campbell, la casa giusta, gli odori  giusti, i diritti e i doveri giusti, per non parlare del nasino all’insù e dei capelli biondi…

“sleepy son, and in the arms of Mrs. A. Portnoy, that kind and gentle (and in my sugary but modest fantasy, faceless) woman, I bank the fires of my abounding pleasure. In the morning I am off to downtown Newark, to the Essex County Court House, where I spend my workdays seeking justice for the poor and the oppressed.”

“the education she was giving me in literature, a whole new perspective, an understanding of art and the artistic way . . . oh, why did I ever let her go! I can’t believe it—because she wouldn’t be Jewish? “The eternal note of sadness—” “The turbid ebb and flow of human misery—”

“let me miss her substantiality a little. That buttery skin! That unattended streaming hair! And this is back in the early fifties, before streaming hair became the style! This was just naturalness, Doctor. Round and ample, sun-colored Kay! I’ll bet that half a dozen kiddies are clinging to that girl’s”

Lo spaccato Israeliano, l’atteggiamento satirico di Alex-Roth verso l’universo Americano, un certo bisogno di normalità,  mi hanno riconciliato con il romanzo. L’interminabile flusso di coscienza che accoglie e sputa ogni tipo di frustrazione, ogni espressione volgare e violenta del linguaggio, si veste di umanità e apre volentieri  le porte anche a una lettrice turbata dalle ossessioni di un giovane maschio Ebreo-Americano.

Eppure, finalmente arriva condiviso, l’urlo liberatorio:

Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

aaaaaaaaaaaaaaaah!

“Because that’s maybe what I need most of all, to howl. A pure howl, without any more words between me and it! “This is the”

È quasi un richiamo all’Howl di Ginsberg, che aiuta a  distruggere la diga, le corde, i legami, l’autocensura, il mondo-camicia-di-forza in cui è stato imprigionato Alex Portnoy fino a quel momento.

Ma non illudiamoci, forse siamo in un loop..

“PUNCH LINE So [said the doctor]. Now vee may perhaps to begin. Yes?”

 

portnoy

Continuando ad assaggiare…

I sacrifici dei genitori ““Alex, why are you getting like this, give me some clue? Tell me please what horrible things we have done to you all our lives that this should be our reward?” I believe the question strikes her as original. I believe she considers the question unanswerable. And worst of all, so do I. What have they done for me all their lives, but sacrifice? Yet that this is precisely the horrible thing is beyond my understanding—and still, Doctor! To this day!”

Suona uno strumento e sarai popolare“For a man whose house was without a phonograph or a record, he was passionate on the subject of a musical instrument. “I don’t understand why you won’t take a musical instrument, this is beyond comprehension. Your little cousin Toby can sit down at the piano and play whatever song you can name. All she has to do is sit at the piano and play ‘Tea for Two’ and everybody in the room is her friend. She’ll never lack for companionship, Alex, she’ll never lack for popularity. Only tell me you’ll take up the piano, and I’ll have one in here tomorrow morning. Alex, are you listening to me? I am offering you something that could change the rest of your life!””

Ironia sui genitori poeti ““Look outside, baby,” and I look; she says, “See? how purple? a real fall sky.” The first line of poetry I ever hear! And I remember it! A real fall sky . .”

“Good winter piney air—another poet for a parent! I couldn’t be more thrilled if I were Wordsworth’s kid! . .”

Scherzo del corpo, Capitano“I am the Captain of my fate, I am the Master of my soul, and meanwhile, within my own body, an anarchic insurrection had been launched by one of my privates—which I was helpless to put down!”

Ti imploro Dio, fa che sia benigno“let it be benign! Blessed art thou O Lord Our God, let it be benign! Hear O Israel, and shine down thy countenance, and the Lord is One, and honor thy father, and honor thy mother, and I will I will I promise I will—only let it be benign!”

Mamma è viva…felice con ironia“let it be benign! Blessed art thou O Lord Our God, let it be benign! Hear O Israel, and shine down thy countenance, and the Lord is One, and honor thy father, and honor thy mother, and I will I will I promise I will—only let it be benign!”

Donne del mondo What are they, after all, these Jewish women who raised us up as children? In Calabria you see their suffering counterparts sitting like stones in the churches, swallowing all that hideous Catholic bullshit; in Calcutta they beg in the streets, or if they are lucky, are off somewhere in a dusty field hitched up to a plow . . . Only in America, Rabbi Golden, do these peasants, our mothers, get their hair dyed platinum at the age of sixty, and walk up and down Collins Avenue in Florida in pedalpushers and mink stoles—and with opinions on every subject under the sun. It isn’t their fault they were given a gift like speech—look, if cows could talk, they would say things just as idiotic.”

Freud e i desideri di uno scapolo impenitente “After all, that’s all this is, you know—bachelorhood. So what’s the crime? Sexual freedom? In this day and age? Why should I bend to the bourgeoisie? Do I ask them to bend to me? Maybe I’ve been touched by the tarbrush of Bohemia a little—is that so awful? Whom am I harming with my lusts? I don’t blackjack the ladies, I don’t twist arms to get them into bed with me. I am, if I may say so, an honest and compassionate man; let me tell you, as men go I am . . . But why must I explain myself! Excuse myself! Why must I justify with my Honesty and Compassion my desires! So I have desires—only they’re endless. Endless! And that, that may not be such a blessing, taking for the moment a psychoanalytic point of view . . . But then all the unconscious can do anyway, so Freud tells us, is want. And want! And WANT! Oh, Freud, do I know! This one has a nice ass, but she talks too much. On the other hand, this one here doesn’t talk at all, at least not so that she makes any sense—but, boy, can she suck!”

Un solo amore per tutta lavita? Cazzate “Imagine it: suppose I were to go ahead and marry A, with her sweet tits and so on, what will happen when B appears, whose are even sweeter—or, at any rate, newer? Or C, who knows how to move her ass in some special way I have never experienced; or D, or E, or F. I’m trying to be honest with you, Doctor—because with sex the human imagination runs to Z, and then beyond! Tits and cunts and legs and lips and mouths and tongues and assholes! How can I give up what I have never even had, for a girl, who delicious and provocative as once she may have been, will inevitably grow as familiar to me as a loaf of bread? For love? What love? Is that what binds all these couples we know together—the ones who even bother to let themselves be bound? Isn’t it something more like weakness? Isn’t it rather convenience and apathy and guilt? Isn’t it rather fear and exhaustion and inertia, gutlessness plain and simple, far far more than that “love” that the marriage counselors and the songwriters and the psychotherapists are forever dreaming about?”

I must della buona educazione letteraria di una shikse  “I  going to improve her mind! After Agee, Adamic’s Dynamite!, my own yellowing copy from college; I imagined her benefiting from my undergraduate underlinings, coming to understand the distinction between the relevant and the trivial, a generalization and an illustration, and so on. Furthermore, it was a book so simply written, that hopefully, without my pushing her, she might be encouraged to read not just the chapters I had suggested, those touching directly upon her own past (as I imagined it)—violence in the coal fields, beginning with the Molly Maguires; the chapter on the Wobblies—but the entire history of brutality and terror practiced by and upon the American laboring class, from which she was descended. Had she never read a book called U.S.A.? Mortimer Snerd: “Duh, I never read nothing, Mr. Bergen.” So I bought her the Modern Library Dos Passos, a book with a hard cover. Simple, I thought, keep it simple, but educational, elevating. Ah, you get the dreamy point, I’m sure. The texts? W. E. B. Du Bois’ The Souls of Black Folk. The Grapes of Wrath. An American Tragedy. A book of Sherwood Anderson’s I like, called Poor White (the title, I thought, might stir her interest). Baldwin’s Notes of a Native Son. The name of the course? Oh, I don’t know—Professor Portnoy’s “Humiliated Minorities, an Introduction.” “The History and Function of Hatred in America.” The purpose? To save the stupid shikse; to rid her of her race’s ignorance; to make this daughter of the heartless oppressor a student of suffering and oppression; to teach her to be compassionate, to bleed a little for the world’s sorrows. Get it now? The perfect couple: she puts the id back in Yid, I put the oy back in goy. Where am I?”

Lingua Inglese, doni e formule, quanti modi per dire Good morning “Then there’s an expression in English, “Good morning,” or so I have been told; the phrase has never been of any particular use to me. Why should it have been? At breakfast at home I am in fact known to the other boarders as “Mr. Sourball,” and “The Crab.” But suddenly, here in Iowa, in imitation of the local inhabitants, I am transformed into a veritable geyser of good mornings. That’s all anybody around that place knows how to say—they feel the sunshine on their faces, and it just sets off some sort of chemical reaction: Good morning! Good morning! Good morning! sung to half a dozen different tunes! Next they all start asking each other if they had “a good night’s sleep.” And asking me! Did I have a good night’s sleep? I don’t really know, I have to think—the question comes as something of a surprise. Did I Have A Good Night’s Sleep? Why, yes! I think I did! Hey—did you? “Like a log,” replies Mr. Campbell.”

“The English language is a form of communication! Conversation isn’t just crossfire where you shoot and get shot at! Where you’ve got to duck for your life and aim to kill! Words aren’t only bombs and bullets—no, they’re little gifts, containing meanings!”

Ipocrisia religiosa The Pumpkin, fidanzata dell’Iowa,  non capisce perchè dovrebbe convertirsi per sposare Alex- “Our favorite philosopher was Bertrand Russell. Our religion was Dylan Thomas’ religion, Truth and Joy! Our children would be atheists. I had only been making a joke!”

Soldi “And then of course that extra bonus, Charlatan Van Doren. Such character, such brains and breeding, that candor and schoolboyish charm—the ur-WASP, wouldn’t you say? And turns out he’s a fake. Well, what do you know about that, Gentile America? Supergoy, a gonif! Steals money. Covets money. Wants money, will do anything for it. Goodness gracious me, almost as bad as Jews—you sanctimonious WASPs!”

La vita di Alex ruota solo intorno al suo pene-Peter“LET MY PETER GO! There, that’s Portnoy’s slogan. That’s the story of my life, all summed up in four heroic dirty words.”

Dove mi trovo? In Israele, dove tutti sono ebrei “My dream begins as soon as I disembark. I am in an airport where I have never been before and all the people I see—passengers, stewardesses, ticket sellers, porters, pilots, taxi drivers—are Jews.”

Impotente nella Madre Patria “couldn’t get it up in the State of Israel! How’s that for symbolism, bubi? Let’s see somebody beat that, for acting-out! Could not maintain an erection in The Promised Land! At least not when I needed it, not when I wanted it, not when there was something more desirable than my own hand to stick it into.”

 

B. Pasternak-IL DOTTOR ZIVAGO. È la Rivoluzione che batte il tempo dei sentimenti, in Russia

 

zivago

 

Dopo  l’Autobiografia-Boris Pasternak, arriva il momento  del  capolavoro, Il Dottor Zivago, pubblicato  da Giulio Einaudi  nel 1964.  Strane  coincidenze nella storia di questo libro firmato dal tempo, con le sue croste. È un regalo di una ragazza dal nome russo-Katia- a un compagno di classe convalescente,  un dono d’amore degli anni 60, sull’onda del successo del film  Živago di David Lean (1965), con Julie Christie-Lara e Omar Sharif-Jurij Živago.

Mi immergo nella lettura, ma nel bel mezzo della storia di Lara, della sua festa di nozze con Pasa, della sua partenza improvvisa,  della nascita del primo figlio di Živago, inaspettato arriva un piccolo giallo: pagine e pagine “bianche”. La cosa mi colpisce molto anche perché è un’edizione Giulio Einaudi e lo Struzzo  si sa  è sinonimo di qualità.

Mai avrei immaginato di vivere questa  spiacevole sensazione di mancanza. Dopo tentativi di vario tipo, incluso il contatto con la casa editrice, mi dico:

“giochiamo a riempire gli spazi vuoti sulla base di quanto letto e di quanto mi aspetto che accada, una sorta di psycholinguistic guessing game, come  Goodman(1967) definisce la lettura”

Risolto il problema mi metto in viaggio, in treno da Mosca verso la campagna con la famiglia  Živago. Lasciare la casa, intraprendere il tormentato trasferimento attraverso l’autunno e l’incipiente inverno, ha in un certo senso, il sapore epico e tragico della deportazione, sebbene Jurij abbia volontariamente deciso di lasciare Mosca per sfuggire alle condizioni terribili e pericolose della grande città in preda alla cieca lotta tra fazioni politiche.

In viaggio verso la sopravvivenza

Il treno è stracarico di gente comune in fuga e di militari e funzionari Rossi, a caccia delle sempre più sparute truppe di Bianchi combattenti per il vecchio regime. Nei vagoni-casa accadono tante cose e Pasternak racconta di uomini e donne e militari e storie. E il tempo intanto passa, finché non si arriva a destinazione.

Dopo trecento-e-passa pagine finalmente riappare Lara, nella biblioteca di Juratin. E sono pagine dense. Bellissima è  la descrizione delle sale, dei lettori, della gente di Juratin e infine del nuovo incontro con Jurij. Quanto l’ abbiamo attesa Larisa!  Lara che legge, che studia, che lotta contro gli eventi e contro i topi della sua casa!

Jurij la vede in un angolo della sala di lettura, il suo primo impulso è di alzarsi e di avvicinarsi, ma si frena.

“La vedeva di scorcio, quasi di spalle. Indossava una blusa chiara a quadretti, stretta da una cintura, e leggeva con trasporto e dimentica di sé, come fanno i fanciulli, con la testa un po’ piegata sulla spalla destra. Talvolta restava soprappensiero con gli occhi levati verso il soffitto, oppure, socchiudendoli, guardava fisso davanti a sé e poi di nuovo si chinava sul tavolo, la testa poggiata alla mano e, con un movimento rapido, largo, copiava a matita, in un quaderno, qualche passo del libro”336-344

E tuttavia la passione ribolle e allora, decide di  cercare la sua amata:

Era una fredda giornata ventosa dei primi di marzo. Dopo aver sbrigato alcune faccende in città ed essersi affacciato un momento in biblioteca, Jurij Andreevi‎č all’improvviso mutò programma e decise di cercare della Antipov” 336-344

La vita con Larisa Antipova

E la trova. Inizia così un periodo  di felice vita in comune. Lara racconta a Jurij la sua storia. Sedotta appena adolescente dal ricco amico della mamma, intristita da questo evento e dallo stesso condizionata per tutta la sua vita di donna, incontra il grande amore in Pasa Antipov-Strelnikov. E ne parla in modo tanto appassionato che Živago dice parole quasi da fotoromanzo. La lettura arranca e si arrende quasi di fronte a questo ridondante passaggio:

“In che modo incredibilmente puro e forte lo ami! Amalo, amalo pure. Non sono geloso di lui, non voglio frappormi tra voi”

E tuttavia non ce la faccio a fermarmi. Vado avanti.

Prigioniero dei partigiani del bosco

In mezzo alla natura, sottratto con violenza ai suoi affetti,  il dottore si lascia incantare dal bosco e i suoi abitanti.

“Una farfalla marrone-maculata passò volando contro il sole, come un pezzo di stoffa colorata che si piegasse ed aprisse ad intermittenza. Ne seguì il volo con gli occhi assonnati. La farfalla si posò su quello che più somigliava al suo colore, sulle scaglie della corteccia marrone-maculata d’un pino con la quale si fuse completamente. Vi si assimilò da sparire, così come Jurij Andrèevič si dileguava senza traccia sotto la rete di raggi e di ombre che giocavano sopra di lui”403

 

Questa edizione del romanzo  si chiude con un’appendice affascinante: ventiquattro poesie di Živago. Sono meravigliosi frammenti di vita spirituale, di sguardi stupiti sulla natura, di esaltazione dei sentimenti d’amore e di dolore, frammenti che  riassumono in versi le vicende già raccontate in prosa, quasi a voler dar loro una dignità universale, un’anima poetica collettiva. Alcune sono bellissime e struggenti, come Separazione o del  distacco definitivo da Lara, o  Convegno, gocce di amore puro:

“Quasi che con un ferro

Intinto nell’antimonio

T’avessero tracciata

A tratto sul mio cuore”;

e poi L’alba, con Zivago che ha ritrovato Lara,  strafelice come un bambino immerso nel miracolo dell’amore,

“Ho voglia di andare tra la gente, nella folla,

fra la loro animazione mattutina.

Sono pronto a mandare tutto in schegge

E a mettere tutti in ginocchio…

e ancora la stupefacente Dichiarazione

“Passeranno gli anni, ti sposerai,

dimenticherai i disordini.

Essere donna è un grande passo,

fare impazzire è un’eroica impresa.

Pure, io, di fronte al prodigio delle mani di donna,

del dorso e delle spalle e del collo,

con la devozione d’un servo

tutta la mia vita benedico…

Ascoltiamo la poesia Marzo, nella traduzione del grande Slavista  Angelo Maria Ripellino.

 

Tornando alla prosa…

Živago ci fa da guida nel mondo rivoluzionario Russo, dagli inizi, attraverso la prima grande guerra con i suoi guasti, il furore rivoluzionario, la ferocia della guerra civile, la seconda grande guerra, via via verso la “normalizzazione” di un regime deludente che non sembra mantenere le sue promesse.

Un romanzo intenso  quello di Pasternak, che parla di storia, ma non è un romanzo storico; parla di rivoluzione, ma non è un pamphlet rivoluzionario; parla d’amore, ma non è un romanzo sentimentale; vive di poesia, ma non è un poema; indaga la natura, ma non è un manuale di scienza.

Allora cos’è? Cosa lascia al lettore? È un’epopea, un ritratto “corale”, punteggiato dai versi e dalla condivisione del processo creativo con il lettore, nei momenti in cui il poeta-narratore è sotto l’urto dell’onda emotiva dell’amore per Lara, o della pallida illusione rivoluzionaria, o dei mille ripensamenti, pentimenti, delusioni e piccole grandi sconfitte esistenziali.

boris Pasternak

È stato molto coinvolgente  leggere in successione l’Autobiografia e Il Dottor Zivago, capolavoro narrativo-con appendice poetica. Quanto Boris c’è in Jurij Živago!

Il Dottor Živago ha reso famoso il suo autore al grande pubblico, ma, secondo Montale, l’opera che ne rivela l’autentica grandezza è la sua Poesia. Nell’asciutta ed incisiva Prefazione  al romanzo Montale afferma:

“Nel Dottor Živago si avverte la fede di chi ha creduto a qualche cosa di incomprensibile, e che continua a credervi anche nell’ora della morte e della disfatta. Se poi si tratti di fede nell’uomo o di un’altra fede giudicheranno col tempo, altri lettori. Il Dottor Živago è uno di quei libri che possono dar tempo al tempo”

Per saperne di più

  • Il Dottor Živago è rimasto impresso nella mente e nel cuore degli Italiani per la tormentata storia della sua pubblicazione nell’Unione Sovietica post-Stalin e per il film di David Lean (1965), con l’indimenticabile Tema di Lara, colonna sonora di Maurice Jarre premiato con l’Oscar… read more

  •  Lettera d’amore di Boris a Olga, la sua Lara… read more

 

Assaggi…

Autunno  è una delle 24 bellissime poesie di Jurij, che chiudono Il Dottor Zivago  Mi è piaciuto molto leggerla e registrala per voi. Spero comunichi piacevoli sensazioni “primaverili”, anche se parla di  un intenso Autunno d’amore  e sofferenza

 

 

 

Consapevolezza, Cuori e Cori per LIBERA a Padova.

 

 

libera Padova 2019.png

 

9 Marzo 2019. Serata importante Alla Fornace Carotta di Padova va in scena un evento molto interessante, testimonianza di presenza civile e attenzione al mondo che ci circonda, sia esso il piccolo territorio, sia esso il grande paese. I 100 passi e oltre, verso il 21 Marzo. Orizzonti di giustizia sociale. Passaggio a Nordest. Sono una serie di eventi organizzati da Libera con associazioni e istituzioni del Veneto per sensibilizzare i Veneti, in questo caso, intorno al tema “lotta alla mafia e alle mafie.” Il programma vedrà il suo culmine a Padova con una manifestazione di grande impatto.

L’evento è un intenso racconto in musica e testimonianze, che ha fatto riflettere il pubblico divertendolo ed emozionandolo attraverso:

Letture-testimonianza che ci riportano direttamente all’esperienza di vita di chi la mafia l’ha sofferta sulla propria pelle, come Rita Atria (Liberi di scegliere; Anemmuci; Rita Atria;

Voci, armonie ed emozioni da due fantastici cori: Il Bell’Humore e Ecce Coro, dalla chiara voce della soprano Francesca Piazza e dal tocco della pianista Giorgia Duranti.

Repertorio, conduzione, età e voci diverse, ma unite dalla stessa passione musicale e civile, che sono riusciti a trasmettere in pieno alle moltissime persone presenti. A suggellare questa unità di intenti, hanno chiuso il recital cantando insieme. Un momento di magia.

Il bell'Humore Carotta-Libera marzo 19.jpg

Coinvolgenti e per alcuni versi inaspettate le scelte musicali. Sempre e comunque affascinanti le incursioni in montagna. Divertenti le rivisitazioni di Arigliano, Fo, Iannacci. Struggente dolce la melodia giapponese. E Teachers…ce n’è anche per voi con un The Wall dissacrante, anche in coro!

Arrivederci alla grande manifestazione di Libera il 21 Marzo a Padova!

 

 

G. Lasalvia-Chiamatemi col mio nome: EMIGRAZIONE. Non vedo nome più appropriato…

Brunella Rallo, responsabile del blog mammedicevellinfuga segnala  questo intenso messaggio di Giovanna Lasalvia (@9Colonne), che io pubblico con grande emozione.

Chiamiamo le cose con il loro nome: i nostri figli  che vivono all’estero? Emigranti. Via Expat, via Cervelli in fuga, via figli dell’internazionalizzazione. Sono semplicemente  EMIGRANTI, e per di più “economici”, a pensarci bene.

Stefania Scamardi-scamardiphoto-Siviglia

Scamardistudio 2016- Zahara de los Atunes. Viaggi e miraggi

 

Mi chiamano nuova mobilità. Perché dicono che sono diversa dall’emigrazione.

L’emigrazione, dicono, è quella dei mie nonni e dei mie bisnonni. È quella lontana negli anni. Quella dei viaggi lunghi e faticosi, interminabili e rischiosi, fatti di navi e valigie di cartone. Discriminazioni e sfruttamento.

Mi chiamano nuova mobilità perché ho in tasca uno smartphone. Perché ho anche una laurea, magari un master e conosco due lingue. Perché ho viaggiato e fatto l’ Erasmus.

Mi chiamano nuova mobilità perché con Internet posso comunicare con tutti. Da dove voglio e quando voglio. Perché posso fare le video chiamate, mandare messaggi vocali, postare foto sui social. Farmi vedere e sentire quando voglio e se voglio.

Mi chiamano nuova mobilità perché, dicono, spesso la mia è una scelta e non un’imposizione. Il mio è desiderio non costrizione. Voglia di esperienza e non sacrificio.

Mi chiamano nuova mobilità e a volte anche cervello in fuga. Solo che a fuggire non è solo il cervello ma anche le braccia e le mani, le gambe e i piedi. E il cuore.

E il cuore lo sa che resto pur sempre emigrazione. Per il ricercatore come per il cameriere.

Resto bagagli e partenze, occhi lucidi e lunghi abbracci. Biglietti e scelte. Perdite e rischi. Speranze e sospiri.  Resto ricerca di un futuro migliore e di migliori condizioni lavorative, di nuove opportunità e prospettive. Di realizzazione.

E resto anche compleanni lontani da casa, pranzi della domenica senza i piatti della mamma.

Resto malinconia per l’odore della casa dei nonni, rimpianto per gli amici lasciati, rammarico per come poteva essere. Resto coraggio. Resto esplorazione e scoperta.

Quindi, chiamatemi pure emigrazione.

Con la “E” di estero perché la mia vita è fuori dai confini.

Con la “M” di mamma perché nei momenti difficili è lei che vorrei avere accanto.

Con la “I” di Italia che spesso ho criticato ma che resta il mio Paese e sempre lo sarà.

Chiamatemi pure emigrazione. 

Con la “G” di generazione: quella che per scappare dalla precarietà e sfidare la crisi ha deciso di partire.

Con la “R” di rabbia perché con il mio Paese un po’sono arrabbiato.

Con la “A” di ancora non so se il mio futuro sarà all’estero o se un giorno tornerò in Italia.

Con la “Z” di “zitti tutti”. Zitti tutti se non sapete quali sono le difficoltà, le aspirazioni e i sacrifici lontano da casa.

Chiamatemi pure emigrazione.

Con la “I” di IO perché è sul proprio io che è necessario contare una volta arrivati in un Paese straniero.

Con la “O” di orgoglio e anche di obiettivo.

Con la “N” di novità.  

Chiamatemi pure emigrazione con la “E” di esodo che è quello che oggi – visti i numeri – più di ogni altra cosa dovrebbe preoccupare.

Con la “E” di eccomi qui. A volte la mia è una fuga, a volte è una scelta.

Ma chiamatemi, per favore, emigrazione.

Giovanna Lasavia 2018

@9Colonne

Sì, l’ho sempre pensato, e detto. Ogni volta che mi si chiedeva, e mi si chiede, delle mie due figlie all’estero, rispondevo, e rispondo, “cosa vuoi, sono  le nuove migranti, con tutti i  pro e i contro di tale condizione.”

In cambio ricevevo, e ricevo, sguardi  stupiti, interrogativi: “ma che dici? i nostri figli, educati all’internazionalizzazione, traboccanti di titoli di studio, senza confini, senza pregiudizi, aperti al mondo, li consideri solo moderni migranti?”

Sì.

Grazie Giovanna, con sincerità.

Un magnifico weekend al cinema: GREEN BOOK e LA FAVORITA, ottimo food for thought. E arrivano anche gli Oscar!

 

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Il rovesciamento del punti di vista domina in entrambi i film, e l’effetto è straordinario.

Sabato 23 Febbraio

Green Book, diretto da Peter Farrelly, con due immensi attori come Viggo Mortensen e Mahershala Ali, racconta di un lungo viaggio, attraverso il profondo, segregazionista e ostile Sud americano, che interagisce con la sensibilità e i conflitti dei due viaggiatori. Tutto quello che accade lungo il percorso al rozzo Tony Lip, autista temporaneo e al raffinato musicista nero Don Shirley, suo datore di lavoro, è abbastanza prevedibile, e tuttavia il regista tratta il tema con una delicatezza di tocco e una forza narrativa tali che lo spettatore ne è catturato.

La musica è lo strumento di attivazione dei meccanismi sociali e psicologici. La grande musica jazz, la stellare musica “classica” di Chopin, la musica dei corpi che danzano all’ Orange Bird Club e quella delle lunghe dita affusolate di Don sulla tastiera del piano.

Tutto è molto bello, comprese le lettere d’amore alla Rostand. Don, novello Cirano interviene sulle lettere d’amore di Tony a sua moglie Dolores. Struggente l’abbraccio e il dialogo veloce e sussurrato tra Dolores e Don, la sera di Natale.

Il Deep South americano mostra tutti i suoi limiti e il suo razzismo, ma anche la sua immensa bellezza paesaggistica, evocativa di un’America da sogno, per chi ama viaggiare.

La “Famiglia Italiana” di Tony, stereotipo? Rifugio irrinunciabile in cui lasciarsi coccolare? Reale o troppo romanzata? Ne abbiamo discusso tanto “in famiglia” e siamo arrivati alla conclusione comune che, al di là dello stereotipo forte, una verità innegabile emerge tra le scene del film.

E arrivano gli Oscar meritatissimi. Miglior film, migliore attore non protagonista a Mahershala Ali, migliore sceneggiatura originale al regista e a Nick Vallelonga, figlio di Tony Lip e autore della Biografia che ha ispirato il film.

Domenica 24 Febbraio

È il turno de La Favorita di Yorgos Lanthimos, storia di potere, amore, sesso e fragilità, sotto il regno di Anna Stuart. La regina “buona” è una figura controversa, eppure molto amata dal suo popolo. È una donna particolare, solo apparentemente debole e in balia delle sue  “amiche”

Il film si focalizza sul rapporto tra Anna e le sue due favorite: Sarah, la più potente, quella che ha maggiormente inciso sulla sua vita e sulle sue decisioni; Abigail, l’intrusa che   si insinua nella coppia subdolamente per mettere in atto la sua scalata al potere. Ci riesce, scalzando la prima favorita, ma ad un prezzo incalcolabile. Il film si chiude  proprio su questo aspetto e lascia un senso di disagio forte nello spettatore. Bravissime le tre interpreti:  Olivia Colman, Rachel Weisz, Emma Stone. Ma alla fine, l’Oscar come migliore attrice protagonista va alla “regina” Olivia Colman, e devo ammettere che è stata proprio lei a suscitare in me le emozioni più forti.

Avevo incontrato la regina Anna all’università. Mi era rimasta di lei l’immagine di una grande regina che ha firmato provvedimenti importanti per il suo paese. Poco o nulla conoscevo della sua vita privata. Il film mi ha suscitato dubbi e ripensamenti che hanno alimentato il disagio di cui ho parlato sopra. Mi è entrato nella testa.

 

Se volete sapere qualcosa di più sull’intreccio film-realtà fattuale leggete l’analisi del film in  La scimmiapensa.com

Greta Thunberg-OUR HOUSE IS ON FIRE! I ricchi e potenti del mondo a Davos, ascoltino la voce dell’innocenza e del futuro.

gretafridayforfuture

Greta Thunberg sfida The World Economic Forum in Davos 22 gennaio 2019

“Our house is on fire, I am here to say our house is on fire. According to the IPCC we are less than 12 years away from not being able to undo our mistakes…”

Voi adulti dite sempre che noi siamo la vostra speranza per un futuro  sostenibile, bene noi non vogliamo speranza, quella verrà dopo, noi vogliamo che voi, adulti e maturi, passiate subito all’azione…

guarda e ascolta:

 

 

Tutti uniti per difendere l’ambiente

In tutto il mondo gli studenti si stanno mobilitando per difendere l’ambiente, prendendo esempio dalla protesta della ragazza di sedici anni Greta Thunberg, che ogni venerdì, dallo scorso agosto, manifesta davanti al Parlamento svedese contro il cambiamento climatico. È un movimento globale quello del #FridaysForFuture.
Anche in Italia gli studenti si stanno organizzando: da Milano, a Torino, a Pisa, a Genova e Roma, ma in tutto il Paese gli studenti protestano…read more

2-G.Ceronetti-CARA INCERTEZZA… Cuori di Tenebra pulsano incontrollabili.

 

“È’ indispensabile ,per un poeta, scrivere costantemente in prosa.”

Boris Pasternak, 1954

cara incertezza

Ho letto della morte di Ceronetti, di cui avevo sentito parlare, ma di cui ignoravo tutto. A distanza di qualche mese, una mia amica mi invita ad un incontro di amanti della poesia, che stanno appunto riflettendo sul lavoro di Ceronetti. La curiosità mi spinge a partecipare. Voglio sapere qualcosa di più su questo spirito inquieto del nostro tempo,

L’incontro avviene nella stanza della musica dell’ Abbazia di Praglia, in un’atmosfera di per sé molto evocativa. Ascolto aneddoti curiosi sulla vita di Ceronetti, analisi profonde di alcune sue opere, commenti originali sulla sua vita e sul suo comportamento, insomma scopro qualcosa dell’uomo- poeta- intellettuale.

Continuo ad investigare. Scopro le affinità che lo legano a William Blake. Ne parla in uno dei capitoli di Cara Incertezza. Decido allora di leggere l’intera raccolta. Partire da ciò che mi ha sempre affascinato, mi aiuta a capire meglio l’autore.

tygerbig

Blake e la tigre diventa spunto di riflessione, G. Ceronetti-CARA INCERTEZZA. Intorno a William Blake sferragliano oleati ingranaggi letterari. Spunti,  che affianco timidamente alle accurate e profonde osservazioni del Cenacolo di Praglia.

Cara incertezza…è un titolo perfetto, suggestivo e bellissimo, per questa raccolta di articoli che scavano nei dubbi esistenziali dell’uomo moderno e antico, nei ritratti impressionanti di personaggi più o meno noti, nelle analisi letterarie e sociologiche originali e spesso contro corrente, in un viaggio temporale tra gli anni 80-90, “in prossimità dei tristi Duemila”.

Un titolo che esercita un fascino indiscutibile e rivelatore. Attraverso le sue “istantanee” Ceronetti porta in superficie tutte le sfaccettature della nostra “cara incertezza”, figlia di un mondo che sembra governato da un unico “cuore di tenebra”.

Sto appena sfiorando Ceronetti, ma da questo rapido tocco, intuisco quanto ricco sia il suo universo culturale e umano. Chissà, in futuro potrei sentire il bisogno di tornare ad esplorarlo, in profondità.

Assaggi di incertezza

Da alcuni degli articoli  (rielaborati da quelli pubblicati in la Stampa, La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Corriere del Ticino, Il Giornale del Popolo) riporto brevi passaggi che mi sembrano molto attuali, o curiosi. Tutti gli articoli comunque, mi hanno lasciato una forte impressione di rassegnazione appassionata, se ciò può voler dire qualcosa di Guido Ceronetti.

La stella insanguinata del Bronx- “Sotto l’apparenza di una sezione dello smisurato polipo urbano, tra luci e rumori d’inferno, insonnia e alcool, acido lisergico e depressioni, facce travolte, gonfiori, quel repentino strangolamento d’angoscia – Bronx – indica un punto stregato nello spazio abitato, un bosco artificiale dov’è al lavoro un divoratore antropofago sacro, un Minotauro, un locus indecifrabile per l’autista di taxi, il furgone di polizia, la barella che accorre, il cronista, la modella, il tossicomane, l’assassino che lo diventa quella sera per la prima volta, proprio per accoppare te.”[…]”Via Lattea è la Stella di Matteo e Via Lattea (néhar-di-nûr) la Stella dei Tre Sapienti – Via Lattea, cammino stellare, luce serafica di Compostela, anche la stella insanguinata del Bronx[…] Vediamo la Via Lattea, notava Léon Bloy, perché è nella nostra anima. In verità: perché è anima. Perché la via di Compostela passa per il Bronx del cuore, del senziente: ma, in questo passaggio, s’insanguina.”

Nella gola dell’Eone– “Mi domando se valga la pena ancora di cercare di pensarlo, un mondo così sconcio, decomposto e inafferrabile, di cercare di aiutare a pensare, con quel che si è appreso, degli esseri in cui il rifiuto del pensiero (e della libertà che gli è connaturata) si va profilando assoluto.”

Hiroshima, la cosa-senza-nome– “Agosto è un mese di sciagure storiche: questa non poteva che essere agostana. Infatti Truman scrisse: «Sganciate al più presto, ma non prima del 2 agosto». Fu la Moira a suggerirglielo: «In agosto deve succedere!”

Regia “verde” per Checov– “Non sospettava, Anton Cechov, la futura pregnanza simbolica del suo Giardino dei ciliegi: cento anni dopo, in uno strazio indicibile di ogni realtà vivente, nell’inferno di tutte le infelicità possibili, quegli alberi abbattuti di finzione drammatica, alberi amati, i ciliegi di Ljubov’, ci ricordano (devono ricordarci) le foreste abbattute, i piccoli frutteti dietro il muro accerchiati, l’allargamento del deserto. Muore la foresta amazzonica, il bosco germanico, la chioma boema, gli incendi divorano tranquillamente i boschi mediterranei superstiti, chi ha un giardino lo vende per intascare i soldi di Lopachin, che chiamerà subito le ruspe. I tonfi nella casa della Ranevskaja risuonano in tutte: gli alberi se ne vanno, gli alberi ci lasciano perché non abbiamo saputo tenerceli, insieme ai loro abitatori visibili ed invisibili.”[…] “Ci vorrà, da ora in poi, una regia verde per questo attualissimo Cechov, che faccia vivere di più i ciliegi, che faccia soffrire più per il loro abbattimento che per le malinconie e le impotenze di una lontana famiglia russa di provincia.”

Sulla morte del Cinema– “Dubbi circa la morte di Dio, ne ho molti; sulla morte del Cinema, nessuno. Non esistendo certificati, è difficile datarla. Direi che la sua è stata una lunga, lunga vecchiaia, cominciata presto, con ritorni di giovinezza repentini”

Svalutazione e filosofia– “La peste. La pandemia del XIV fu meno devastante che il prezzo pagato per avere una sedia nel club dei sette Grandi (un marchio d’infamia, non la corona di Salomone). Ora questa Lira che ha fatto di un giardino post-edenico (non facile era viverci) un miserabile lazzaretto di brutture eccola risucchiata in un vortice di dissolvimento: il tuo miliardo di lire vale cento marchi, il prezzo di una marchetta nel quartiere di Amburgo. Hai distrutto la ricchezza vera, il bene vero, il silenzio, l’albero, il cielo sulle città, il tesoro supremo del mondo occidentale raccolto in una sottile penisola, e lo hai fatto per gonfiarti le tasche di carta da annali di Volusio, e le tue tasche, i tuoi depositi bancari te ne rimandano l’odore di nulla, l’unico silenzio che rimane è quello del tuo mucchio di carta scarica, ammutolita.”[…]”La peggiore compagnia sono i politici e gli uomini d’affari. E uno dei danni più gravi che fanno è di impedire brutalmente che appaiano i significati che si celano in questa perdita di valore monetario, che trova compenso nell’acquisto di ricchezza simbolica autentica, intangibile dalle tempeste.”

Fu la messa-“La Chiesa d’Occidente si è fatta un implacabile harakiri il giorno sciagurato in cui ha spostato gli altari come fossero tavoli da biliardo, buttato il latino che l’ha nutrita, che l’ha resa parlante, nella spazzatura, adottato traduzioni del testo sacro da far raccapricciare un asino, tirato giù i predicatori dai pergami per avvicinare di più la messa alla tavola rotonda, spento i turiboli, versato la scolorina sulla funzione sacerdotale.”

Le architetture di Mussolini– Lo dedico speciali modo a Fellini come Lampada Perenne del mio Teatro dei Sensibili, da lui sostanziosamente beneficato. Gesto esemplare, che merita di trovare imitatori tra i suoi infiniti ammiratori, perché gli iscritti all’albo d’onore come Lampade Perenni sono finora pochissimi.”

Amore di fonografo– “La prima voce di morto che il fonografo si preoccupò di scampare dalla disfazione e di consegnare per sempre ai malvivi fu quella dei cantanti d’Opera, a quel tempo ancora oggetto di culto idolatrico, depositari di anime collettive, del sale alchemico dei popoli. Acuti immensi, gorgheggi più che umani, miracoli di vibrazioni che la punta magnetica iscrisse sul cilindro e sul disco rotante dell’immortalità.”

Pensare il cancro– Raccomando il salmo 91: «Tu che all’ombra di Shaddai ti stendi e dormi». È un salmo apotropaico. Io l’avevo dato a un amico malato di cancro, gliene avevo fatto una versione apposta, e gli fece molto bene, così mi assicurava, e non si mente in quelle condizioni.”

Amore e gabbie-“Specialmente si mettono in guardia gli uomini sposati, sempre loro! Solo le mogli sono al riparo contro il contagio, balsamiche come la Gerusalemme celeste! Le mogli non danno l’AIDS, le mogli non danno l’infarto, le mogli non danno niente. Il marito fedele attraverserà immune il mondo appestato. Prima di essere mariti, è raccomandabile fare coppia fissa. La coppia fissa è un’invenzione delle più tetre: non per niente le Famiglie l’hanno accolta con giubilo. Dai sedici ai settant’anni, batti sempre lo stesso chiodo e sarai salvato. La bandiera della fedeltà, piantata in un deserto di paura, non è un’insegna festosa.”

Una rosa per Arletty- “Visitai Arletty nel 1981. I suoi magnifici occhi erano spenti, già da qualche anno: il sorriso era intatto, e la passione, l’interesse umano. Pensavo a tutta la verità dell’osservazione mistica e clinica, celiniana, che è in D’un château l’autre: «la famosa attrazione femminile non viene dalla coscia», Arletty ne era una testimonianza. Anche quando le cosce le abbandonava al pubblico indossando le celebri calze nere, non è certo di là che il suo fascino proveniva. Non possedeva neppure, nel volto, l’inobliabile magnetismo di una Dietrich – da dove le veniva quel trabocco d’irresistibilità femminile? Non fu un’invenzione di Carné e di Prévert, geniali scopritori… No, perché lo charme è una luce che viene ex alto e brilla in tenebris e le tenebre non l’acchiappano. Il mondo femminile è un immenso corpo opaco, dove vagano queste luci in esilio da una patria superiore indicibile. ..”

Tiberio ex mostro-“Sul condottiero e lo statista non ci sono ragguagli di bruttezza: resta un vero tutore della grandezza romana, con tutto quel che di turpe e di spaventevole aveva questa grandezza.”

Russia, Russia…- Vivente resta la celebre parola di Alexis de Tocqueville: «Ci sono oggi sulla terra due grandi popoli che, partiti da punti diversi, sembrano avanzare verso il medesimo fine: sono i Russi e gli Anglo-americani. Entrambi sono cresciuti nell’oscurità; e mentre gli sguardi degli uomini erano occupati altrove, eccoli di colpo, collocatisi in prima fila tra le nazioni, rendere note al mondo, quasi nello stesso tempo, la loro nascita e la loro grandezza. Tutti gli altri popoli sembrano aver raggiunto all’incirca i limiti tracciati dalla natura, e non aver più che da conservarsi; ma loro stanno crescendo; tutti gli altri sono fermi o non avanzano che tra mille sforzi; loro soli camminano con passo sciolto e rapido lungo un cammino di cui l’occhio non può per ora scorgere il termine» (De la Démocratie en Amérique).”

 Alle soglie dei cent’anni: Ernst Jünger- C’è un uso della poesia? L’uso medico è quello che preferisco. Penso a Malinconia di Giasone di Cleandro di Kavafis, che chiama la poesia a soccorrerlo contro i mali e l’imbruttimento della vecchiaia. Nello specchio vede la sua faccia come uno squarcio di coltello, la sua faccia orrida di uno che invecchia, e dice: «Dammi i tuoi farmaci, o Poesia, consolami con lo Spirito della Parola». Ma perché sia efficace la medicina è necessaria la fissazione mnemonica e la ripetizione orale. La lettura silenziosa e affrettata è come l’assunzione di una compressa già sciolta in bocca d’altri.”[…]- “Ha una bellezza la vita di uno scrittore che attraversa le vicende di un intero eone, con la presenza lucida e i riflessi ben calzati di un equilibrista su un filo d’acciaio sopra una sterminata voragine. Aveva ventidue anni quando Lenin prese il potere: quegli stessi occhi che videro allora questa ascensione di spavento, hanno veduto la fine dell’Unione Sovietica, il ripristino del nome di San Pietroburgo e la riunificazione della Germania. Udì il rimbombo dei colpi sparati da Danilo Prinkip a Sarajevo e oggi può vedere sul video il ritorno minaccioso di Sarajevo tra i chiodi che crocifiggono l’immagine umana.

Nostradamus e la guerra del golfo-“Di chiaro, almeno quanto le incredibili precisazioni fornite intorno alla rivoluzione del 1789 e ai suoi svolgimenti, a Napoleone e alla sua caduta (tutto quanto incontestabilmente avvenuto, più di trecento anni dopo essere stato visto a Salon «come in uno specchio opaco»), emerge dalle Centurie e dai Presagi, tra le rozzezze solite e le caligini studiate dello stile, una reale minaccia storica arabo-islamica sulla cristianità futura, che già Nostradamus designa, talvolta, come Occidente (Hespérides). Tale Occidente minacciato è il nostro mondo, europeo, con la sua ingente propaggine americana. Questa uniforme grigia,”[…]”Viene dall’Eufrate, ha i baffi (guardarsi dai baffuti e dai barbuti al potere) il grande Cammello? O è da vederci, confrontando con quel che abbiamo sott’occhio, anziché un solo personaggio, una grande massa punica d’immigrazione che si elegge, vicino o lontano, un proprio Annibale? Armate che sbarchino da flotte barbaresche sono piuttosto improbabili, ma un’ondata migratoria in movimento che si fissa senza fissarsi, che mangia come può senza assimilarsi, che ha un proprio modo di adorare Dio, che sta creando cittadelle nelle città, questa sì, può ben fare un «grande Cammello» e un «grande Ismaele», dando un senso alle strane quartine che parlano di truppe islamiche nel cuore dell’Europa occidentale”

L’utilità della Ferrari-“Con un titolo come L’utilità della Ferrari faccio invece un magnifico colpo: attiro alla filosofia gli appassionati della Formula Uno, presi all’amo dalla curiosità di scoprire che cosa mai trovi di utile nella «prestigiosa Casa» e nelle sue macchine un amante dell’inutile e non delle formule; prima che abbiano il tempo di sentirsi delusi l’articolo sarà già finito”

Passione d’Ungheria-“Le emozioni languivano, quella fu una. Fu il momento dell’ubriacatura ungherese, che scompigliò le famiglie dove c’erano dei comunisti, già abbastanza perplessi dopo il rapporto Kruscev, e mandò in estasi quelli (c’ero anch’io) che li detestavano. Quando in gioco c’è qualche cosa che vale, è bello vedere le passioni scontrarsi come due fulmini in un cielo carico, che deve sfogarsi necessariamente.”

Sulla vecchiaia-“Ci sono stupidaggini per ogni età, ma la vecchiaia è quella costretta a trangugiarne di più. Il nostro stomaco si restringe agli alimenti per allargare la disponibilità ad accogliere scemenze. Faccio un piccolissimo elenco delle più vergognose: «Non è vero che sei vecchio»; «Alla tua età si fanno ancora una quantità di cose»; «L’importante è mantenersi attivi»; «Chi è attivo è sempre giovane»; «Settantacinque? Signora, ma Lei è una ragazzina!»; «Lavorare coi giovani: ecco il segreto»; «Ha solo i guai dell’età, ma che testa lucida!»; «Che faccia piena di salute!».”

Crepare dentro d’amore-“Sull’amore, sessuale, extra e metasessuale, passionale-compassionale (è tutt’uno) il Viaggio celiniano abbonda di folgorazioni che incendiano il mio altarino straccione da campo, dove celebro per sterminati cumuli di larve in movimento i miei riti di prete clandestino aggrappato allo Spirito, e intorno a perdita d’occhio ho le distese appestate del mondo. Ecco, dalla pagina 486 dell’edizione famosa Denoël e Steele (non potrei leggere il Voyage stampato in altro modo) estraggo questa scheggia riparatrice, lenitrice, di un’incredibile e torturante fecondità psicologica: «Di compassione ne ha, la gente, per gli invalidi e i ciechi e si può dire che ne hanno, amore di riserva. Ce n’è un’enormità. Non si può dire il contrario. Soltanto, è disgrazia che tutti quanti, con tanto amore di riserva, restino carogne. Non gli esce, ecco tutto. È intrappolato dentro, gli resta tutto dentro, non gli serve a niente. E dentro di loro ne crepano, d’amore».”

Cioran addio-“Ha avuto il tempo di veder sparire tutti i suoi più importanti amici di gioventù: Eliade, Beckett, Ionesco, che come lui lasciano un segno nel secolo, e sono un tratto della sua genialità e del suo grido in forma di pensiero.”

Elogio del serpente-“Rashì, nel suo commento, ci illumina sulla natura del famoso albero: il frutto sarebbe quello del fico e già che l’albero era vicino, la coppia che scopre di essere nuda ne stacca qualche foglia. Senza il divino Nahas, il caro serpente tentatore, niente fichi, cataplasmi preziosi in medicina semitica, dolcezza dei nostri autunni, metafora di consolazione in hac lacrymarum valle. Il prossimo catechismo, verso il 2003, forse lo riabiliterà.”

Del giallo di Van Gogh“Dal giallo non si separò più, una volta uscito dal Nord, e il blu s’intensifica nel periodo ultimo, di Auvers, al quale guardiamo quest’anno, cento anni dopo la sua tacita morte e resurrezione. Giallo e blu non sono i colori del suo saeclum umano: il colore del Decimonono è il nero, subito risentito da Goya, e via via più carico dopo il 1850 e fino al suo esaurimento, che non saprei in quale punto del nostro collocare.”

Les enfants du paradis – dialoghi di Jacques Prevert

 

Di seguito elenco  le rimanenti perle di umanità sofferente, che vi invito a “ toccare”, una per una.

  • Luogo negato-poesia- I poeti sono morti
  •  Rumore e morte
  •  La Sindone tra gli angeli
  •  Una taglia sul papa
  •  Bambini che uccidono
  •  Missile e coltello
  •  Assassine di vecchi
  •  Sant’Anatolij da Chernobyl- intensamente bello
  •  Disperazione civile
  •  Sulla cima del Grappa
  •  10 Giugno 1940
  •  Mussolini, la finta storia
  •  Ungaretti nella malinconia dei vivi
  •  Un fiore per Emanuele- un caso poco noto ma emblematico
  •  Oh, Rivoluzione dell’Ottantanove…quella vera, la grande
  •  Louise Brown e il problema del male- figli in provetta…
  •  Crimine e solitudine-il caso Giudice, pluriomicida senza interesse
  •  Sorella anima-intervista di Patrizia Valduga a Guido Ceronetti-
  • Giovenale e le donne-della satira sulle donne: “le donne oggetto di sogghigno e di rampogna sono solo ombre…”
  • Pestis venerea-i fuochi di Sodoma…
  •  Tristezza di fine Decimonono

 

G.Ceronetti-il teatro dei Sensibili

 

“A 40 anni ero un biblista, ma con mia moglie volevamo adottare dei bambini e pensavamo che sarebbe stato bello intrattenerli facendo per loro un teatro di marionette, consapevoli che quando avremmo detto alle assistenti sociali che ai nostri figli avremmo fatto vedere le marionette invece che la tv ci avrebbero chiesto chissà quante carte. Ci bocciarono direttamente la richiesta. A quel punto il teatro di marionette l’abbiamo fatto per i vicini di casa”,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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