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A.Camilleri-IL METODO CATALANOTTI. Svolte pericolose tra Amore, Stanislawskij e Psicopatologia

 

ilmetodocatalanotti

Camilleri riesce  a sorprendermi con il suo ultimo romanzo. Il Metodo Catalanotti ripercorre il sentiero noto agli appassionati dello scrittore Siciliano e del suo Montalbano, ma questa volta il lettore viene invitato ad imboccare una strada poco battuta, dove si intersecano armoniosamente tanti viottoli affascinanti. Ed è subito teatro nel teatro-nel romanzo-nella poesia, in un tripudio letterario e popolare, maneggiato con una maestria narrativa che solo un grande come Camilleri  possiede.

Tutto diventa “similvero”, ma totalmente autentico e il lettore fa scattare la sua “willing suspension of disbelief”, dove tutto può accadere, tutto è reale e fittizio, tutto è teatro e vita, tutto fa parte dell’universo umano e del regno dell’immaginazione.

Samuel Taylor Coleridge: I try to convey a semblance of truth in my writing to produce for these shadows of the imagination a willing suspension of disbelief that, for a moment, constitutes poetic faith.

In questa storia, Salvo Montalbano prende una cotta fenomenale per la bell’Antonia della Scientifica, che gli fa mettere in discussione tutta la sua vita; Mimì Augello fa Mimì Augello: un Don Giovanni nel bel mezzo di una farsa tragicomica; Fazio resta Fazio con i suoi pizzini, Catarella è sempre più imbambolato e innamorato del suo commissario.

Il personaggio cardine della storia  è la vittima, Carmelo Catalanotti, l’ “incantatore di serpenti” appassionato di teatro e “provinatore” molto speciale. Il suo metodo? Tra Stanislawskij “corretto, rivisto e modernizzato” e Psicopatologia.

‘N conclusioni la figura di Catalanotti pariva essiri composta da pirsone diverse: un colto lettore, un usuraro di media stazza e ’n omo bastevolmenti dinaroso che, va’ a sapiri pirchì, assà si ’ntirissava del caratteri e della psicologia dell’autri. Chist’ultimo era l’aspetto cchiù misterioso.”

 Suggestive e commoventi le citazioni poetiche che si concede Camilleri per esplorare l’animo di Salvo innamorato.

 “versi qui citati sono rispettivamente di Patrizia Cavalli, Pablo Neruda, Wisława Szymborska.”;

Poetiche a modo loro le prelibatezze di Adelina, la cameriera di Salvo Montalbano.

Montalbano-mimiesalvo

L’investigazione procede come al solito, tra splendori di Sicilia, buon cibo, intuizioni, scoperte, osservazione, epifanie, fortuna. Il libro è bellissimo e certamente irrinunciabile in questa estate 2018.

 

Assaggi d’attualità

 

Il lavoro che manca, le proteste dei lavoratori e la reazione dello Stato mettono in crisi Montalbano.  “Che munno era chisto nel quali all’omo si livava il travaglio, la possibilità di guadagnarisi onestamenti il pani? E la risposta dello Stato quanno che ’sti poviri disgraziati s’azzardavano a protestare erano lignate, vastunate, lacrimogeni, arresti, fermi? Da quant’anni era che faciva il servitore di questo Stato? Aviva travagliato con onestà e con rispetto verso l’autri? Non c’era arrinisciuto sempri, ma spisso sì. Si vidi che la maggioranza dei sò colleghi avivano ’n’autra idea di quello che significava servire lo Stato. Non aviva via di scampo.”

Al telegiornale migranti, terrorismo, profughi e fabbriche chiuse.Accomenzò a sintirisi il telegiornali. A Parigi era successo un burdello pirchì ’na baligia scordata era stata criduta china di esplosivi. L’Ungheria e la Polonia s’arrefutavano d’arriciviri la loro quota di migranti, pejo: avivano accomenzato a costruiri mura per non farili trasiri. Nel frattempo scannali di pedofilia nei campi profughi. In Italia per fortuna quel jorno avivano chiuiuto sulo setti flabbiche. Il commissario pircipì chiaro il piricolo vero: stava per perdiri il pititto. Cangiò canali e s’attrovò facci a facci con quella ballarina miravigliosa che assimigliava ’na stampa e ’na figura ad Antonia.”

 Salvo si distrae dal mal d’amore affogando tra le firme…Firma, firma… Forza Montalbà, firma fino a quanno il gesto diventa quello di un atoma. Accussì non pensi a nenti, Montalbà. Salvo Montalbano. Salvo Montalbano. Firma, annegati in un mari di carti, Montalbà. E se il vrazzo accomenza a fariti male futtitinni, continua, continua…”

 La meraviglia di Piazza Armerina,le potenzialità del turismo e l’inefficienza politica.“Arrivato che fu a Fela, deviò per Piazza Armerina. Quanno fu ddrà non arriniscì a farisi capace che era lui, a sulo, a godirisi tanta miraviglia. Non vitti anima criata tra i mosaici e tra le stratuzze ’ncantevoli della villa. Ma come minchia era possibili che in un paìsi che consirvava la parti cchiù granni di biddrizze della terra, non erano stati capaci d’organizzari un turismo che dassi da mangiari a tutti e s’arritrovavano ’nveci poveri e pazzi?

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I.Tuti-I FIORI SOPRA L’INFERNO. Sotto la superficie, l’orrore.

Non scordare:

noi camminiamo sopra l’inferno,

guardando i fiori

Kobayashi Issa

1763-1828

 

Suscita forti emozioni  la lettura di questa storia “ad alta quota”,  con delitti, ferocia, violenza, malattia, esperimenti dannati, monasteri, bambini, droga …Mi sono trovata immersa in molteplici suggestioni antiche e moderne, già incontrate in altri romanzi. E tuttavia trovo che in Fiori sopra l’inferno, Ilaria Tuti riesca ad armonizzarle teneramente, in modo innocente e commovente, sebbene rigorosamente all’interno dei canoni di un noir orrifico. E  scava nelle profondità dell’animo umano  con tocco  empatico ed efficace. Sarà lo sguardo al femminile, dell’autrice e dell’investigatrice? Forse sì.

Teresa Battaglia, l’investigatrice-dai-tanti-problemi riveste un immaginario femminile più autenticamente normale rispetto alle vecchiette del giallo classico, ma anche alle strafighe delle serie americane o di qualche noir nostrano. A voi scoprire in cosa consiste la sua normalità “eccezionale”. In alcuni suoi aspetti mi ricorda Vera Stanhope, la detective Inglese di Ann Cleeves, in servizio nel Northumberland, al confine con la Scozia.

Vera Stanhope-serie TV di Ann Cleeves

Mentre leggo sento sulla pelle il freddo pungente della montagna d’inverno, innevata; provo il disagio sordo delle lunghe notti buie; provo il fastidio viscerale della “chiusura” del villaggio. Allo stesso tempo, provo una rassicurante empatia per la  sofferenza fisica e psicologica che attraversa i protagonisti della storia. Molto coinvolgente la tecnica del salto temporale tra due realtà, solo apparentemente separate  tra loro.

Tuti è riuscita a suscitare questo insieme di reazioni molto umane. Dichiara di ispirarsi a  Donato Carrisi, ed è vero che specialmente nella prima parte, tra la nebbia che avvolge tutto e tutti, si ha la sensazione di trovarsi proprio nel bel mezzo di La ragazza nella nebbia, con annessi e connessi ambientali, ma con il procedere della storia il tratto personale  di Tuti emerge prepotente.

Sicuramente da leggere. La mia intenzione di esplorare le “gialliste” Italiane contemporanee è iniziata sotto il segno del Bello!

 

Assaggi

Il titolo: “Vedono l’inferno che abbiamo sotto i piedi, mentre noi contempliamo i fiori che crescono sul terreno[…] “Perché io, come loro, vedo oltre i fiori. Vedo l’inferno” mormorò.

Teresa Battaglia e i poliziotti empatici: “Si era accorto (Marini) di come tutta la squadra le gravitava intorno e ora ne comprendeva il motivo: energia. Le persone la percepivano in lei e ne erano attratte. Teresa Battaglia aveva l’insolita dote di far sentire più forte chiunque camminasse al suo fianco.”

«Se persino noi la trattiamo come se fosse debole, non possiamo pretendere che chi non la conosce faccia diversamente.» «Per una donna è più difficile» convenne De Carli. «Deve dimostrare continuamente di non essere sul punto di crollare e di avere il polso per tenerci tutti sotto controllo.»

“La sua era una resistenza disperata al dubbio di non essere più in grado di fare la poliziotta.”

Il segreto condiviso: «Un incidente che aveva braccia e gambe molto forti» rispose. «Colpiva duro.» «Chi era? Uno che dovevi arrestare?» «Mio marito.»”

 

Nandina

Bacche rosse come occhi…la nandina: “In Giappone lo chiamano Nan-ten, o bambù sacro. Lo usano per le cerimonie nei templi buddisti. Da noi si chiama Nandina domestica. È un sempreverde che cresce nei giardini.”

La comunità: “Uniti contro il mondo esterno e ciechi, per comodità, verso le proprie colpe.”

L’orrido sublime: “L’orrido era una cavità ripida che portava al greto sassoso di un torrente quasi fermo. Il freddo era tale da aver rallentato persino l’acqua, con lastre di ghiaccio aggrappate alle rive. La bruma si muoveva serpeggiando sopra l’alveo. Dalle rocce e dai rami pendevano stalattiti modellate dal vento. Sembrava l’ultima traccia di un mondo estinto.”

“Tra le grate, il torrente aveva riflessi di smeraldo e profumava di ghiaccio. Nel fondo di quell’orrido, la luce e il tepore del sole non arrivavano quasi mai.”

Magnetismo animale: “Andreas esisteva su un altro piano rispetto al loro: primordiale, spoglio di ogni ipocrisia e umana bassezza. Nemmeno la morte sembrava corromperlo. Teresa era colpita dalla forza che emanava dalla sua persona: non si trattava solo di vigore fisico, ma di un’energia vitale che aveva quasi consistenza e premeva contro il suo corpo anche a distanza. Era il magnetismo animale di cui Wallner aveva scritto nel suo diario.”

Mathias e l’alito della primavera: “Scese correndo il sentiero, i polmoni pieni di profumi nuovi e vitali. Arrivato sul greto del torrente, percorse la via che ben conosceva tra le scalette e i ponti sospesi. Il legno si era liberato dal gelo e risuonava diversamente sotto i suoi passi: era il rumore che Mathias associava alla bella stagione in arrivo, tondo e morbido. Anche l’acqua aveva cambiato colore e vibrava di un verde intenso e turchesi brillanti.”

La speranza: “Alla speranza, lei, si era sempre sentita un po’ allergica, ma alla fine, si disse, doveva pur credere in qualcosa: perché non qualcosa di bello? Marini camminava al suo fianco, nel parcheggio”

E per chiudere, ancora il titolo: “Ecco il suo fiore, pensò. Il più bello tra quelli che gli impedivano di vedere l’inferno.”

 

R.Harris-FATHERLAND. Hitler è vivo e governa l’Europa!

 

fatherland-Harris

Incipit “Nubi pesanti avevano gravato su Berlino per tutta la notte, e indugiavano ancora in quello che passava per mattino. Alla periferia occidentale della città, sprazzi di pioggia scorrevano come fumo sulla superficie del lago Havel. Il cielo e l’acqua si fondevano in una distesa grigia, interrotta soltanto dalla linea scura della riva opposta. Là non si muoveva nulla, non brillava una luce. Xavier March, investigatore della squadra omicidi della Kriminalpolizei di Berlino, chiamata comunemente Kripo, scese dalla Volkswagen e alzò il viso verso la pioggia. Conosceva bene quella pioggia particolare…”

Quando Vladimiro mi ha parlato di Fatherland , di   Robert Harris, mi ha subito incuriosito. La ragione? Il contesto: l’Europa del 1964 governata per buona parte da Adolf Hitler. Sì, avete capito bene!

Ho visto da poco la serie TV Babylon Berlin e penso che quell’atmosfera cupa di tragedia deve aver percorso anche il romanzo di Robert Harris, come d’altra parte tutta la letteratura che riguarda la Germania prima-durante-dopo la Seconda Guerra Mondiale. Qui il dopo si sposta in avanti, fin nei fantastici anni ’60, alla vigilia della famosa visita di John Kennedy a Berlino, con Hitler saldamente al potere. Tutto deve essere pronto per ricevere il Presidente degli USA, per essere finalmente accreditati tra le nazioni moderne e “democratiche”.

Devo leggerlo, mi piacciono le distopie.

 

 1964: Hitler, la Germania e il Trattato di Roma…

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“A ovest dodici nazioni, Portogallo, Spagna, Francia, Irlanda, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Italia, Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia, erano state unite dalla Germania con il Trattato di Roma in un blocco commerciale europeo. Il tedesco era la seconda lingua ufficiale in tutte le scuole. La gente guidava macchine tedesche, ascoltava le radio tedesche, guardava i televisori tedeschi, lavorava in fabbriche appartenenti alla Germania, si lamentava dei comportamenti dei turisti tedeschi nelle località di villeggiatura dominate dai tedeschi, mentre le squadre tedesche vincevano tutte le competizioni sportive internazionali, eccettuato il cricket che si giocava soltanto in Inghilterra. La Svizzera era l’unico paese neutrale.”(pos.2470)

Man mano che procedo con la lettura mi rendo conto che l’aggancio distopico, che forse ha spinto molti lettori come me a leggere il libro, si dissolve in un brodo spionistico-poliziesco con tutti gli ingredienti più tipici: la bella giornalista Americana che si lascia coinvolgere in una passione impossibile con il commissario tormentato, divorziato, padre infelice di un bambino nazista a cui viene fatto il lavaggio del cervello; ladri di opere d’arte; Svizzera traboccante denaro e tesori illegali; costruzioni enormi-tempio del nazionalsocialismo; documenti preziosi sulla Soluzione Finale nazista di cui tutti sembravano non sapere nulla.

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“«In Svizzera esistono solo tre categorie di cittadini» aveva detto a March l’esperto della Kripo. «Le spie americane, le spie tedesche e i banchieri svizzeri che cercano di arraffare i loro quattrini.» Nel corso dell’ultimo secolo quei banchieri si erano stabiliti intorno alle rive settentrionali del lago di Zurigo come uno strato di ricchezza, il sedimento di una marea di denaro.” (pos 2478)

Ovviamente il commissario March è alternativo, strapazzato, spiegazzato e inutilmente torturato dal nazista terribile di turno. Con lui la storia va avanti tra fughe, rivelazioni, carillon e cioccolatini, intrighi di ogni genere.

E tuttavia  il romanzo si lascia leggere fino alla fine, nonostante l’atmosfera da incubo e le evidenti banalità.

 

G.Deledda-LA VIA DEL MALE. Piacere e dolore d’amore, verso l’espiazione.

la via del male Deledda.jpg

 

 

La via del male è il romanzo che segna lo spartiacque tra la produzione giovanile di tipo feuilleton di Grazia Deledda e l’inizio dei grandi romanzi che ne sanciranno successivamente la fama[…] Pietro Benu, giovane servo di casa Noina, si innamora della bella e superba figlia del suo padrone, Maria, la quale all’inizio lo ricambia, ma poi sposerà un altro. Pietro Benu, sentendosi tradito, medita la vendetta…“quarta di copertina

 

La curiosità di lettrice, il bisogno di tornare alla grande letteratura del mio paese e l’incontro virtuale con Rina Brundu figlia appassionata della sua Sardegna, mi spingono verso Grazia Deledda.

In aggiunta alle “dimenticabili” nozioni scolastiche, di Grazia Deledda ho uno sfocato ricordo in bianco e nero di bambina, quando mi capitava di guardare in casa della zia stralci dal suggestivo sceneggiato televisivo Canne al Vento, tratto dal romanzo della scrittrice, con una bellissima e intensa Cosetta Greco e con il fascinoso Franco Interlenghi.

Al centro della storia c’è la famiglia Pintor rappresentante emblematica di quella nobiltà terriera che non sa e non vuole adattarsi ai cambiamenti della società. In un piccolo paese della Sardegna Orientale si sviluppa il dramma umano dei personaggi in lotta con se stessi e con il mondo circostante. Tra questi spicca il servo Efix, figura chiave degli eventi narrati.

 

Ma torniamo a Maria Noina, Pietro Benu e alla Via del male 

La storia di Maria e del servo Pietro si sviluppa all’interno di un grande affresco rurale. I due ragazzi incarnano  la natura in tutte le sue manifestazioni di vita e di morte. La passione che li travolge e che supera ogni barriera sociale segnerà anche la loro vita spirituale e il loro destino matrimoniale.

All’apparenza la storia sembra un feuilleton: Amore, morte, passione, soldi, ingiustizie e destino amaro e ineluttabile sembrano intrecciarsi in una tela robusta, e tuttavia  emergono tra le righe elementi di una modernità inaspettata. Dopo aver appreso la notizia sconvolgente delle responsabilità di Pietro nella morte del primo marito, il beato Francesco, Maria è sconvolta da un conflitto interiore lacerante e bellissmo  dal punto di vista narrativo. 

La tensione cresce  a ritmo dell’incalzante questione: “cosa fare ora ?” e assume  un tono drammaticamente moderno e teatralmente coinvolgente, tanto da riportarmi alla mente l’effetto prodotto sul mio immaginario dalla tragica ultima ora di Faust nel dramma di Marlowe.

Colpisce come “la via del male” venga imboccata e percorsa per amore. Pietro vive di questo amore totale e forse insano, fatto di attrazione fisica, di spiritualità, di rivalsa sociale, di vendetta, di speranza, di colpa,  un amore che determina il suo destino e quello di  Maria, la donna per cui egli vive e vivrà. Per lei va in prigione innocente, per lei impara a leggere e a scrivere, per lei si allea con il male più profondo, per lei e con lei accetta, quasi complice muto, un destino comune di espiazione.

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Monte Ortobene visto da casa Deledda

 Un problema di fondo percorre la storia e rimane irrisolto: la lotta tra ricchi e poveri, tra servi e padroni. Lotta che produce odio,  odio che finisce con l’autoalimentarsi. I Noina sono  il simbolo vivente di questo conflitto:

“Odiava tutti: zia Luisa, la grassa adoratrice del denaro, per la quale un uomo povero era un essere incompleto; zio Nicola, che aveva saputo conquistare con la sua bellezza e la sua audacia una donna come sua moglie; Francesco, l’ ”avvoltoio”, Maria, che s’era lasciata afferrare da questo uccello di rapina. Anche lei, sì; lei più di tutti, in certi momenti; ma anche durante questi impeti d’odio, che gli ricordavano i suoi primi giorni d’amore quando aveva desiderato Maria con l’ardore selvaggio di un predone, la passione lo dominava, feroce. Allora gli ritornava l’uomo primitivo: tutto quanto v’era di generoso in lui, e quell’istinto di bontà quasi femminea che lo aveva ingentilito durante il periodo felice del suo amore, tutto cadeva, come al cessare della primavera cadono le ali delle farfalle. Resta solo il bruco, immondo e devastatore.”Pag. 40

Il racconto scorre al ritmo della natura Sarda-Paradiso Terrestre e delle sue stagioni ”agricole”. La ricchezza dei boschi, dei pascoli, dei borghi silenziosi e attenti, dei profumi e dei colori si rispecchia nella ricchezza rotondeggiante del linguaggio e  nell’intensità delle sensazioni che evoca.

La via del male di Grazia Deledda inaugura il mio nuovo anno di letture in modo esemplare. Il ritorno alla grande letteratura Italiana mi fa stare bene, mi aiuta a comprendere meglio questo complicato presente, dove l’illusione della modernità ci fa spesso dimenticare che motore del mondo è l’essere umano con tutte le sue pulsioni, i suoi bisogni, le sue piccole grandi follie, le sue contraddizioni.

La modernità ci aiuta a vivere più a lungo, a curare meglio gli acciacchi fisici, ma poco o nulla può contro i moti dell’anima  universale e distaccata che muove il nostro corpo.

 

Cerchiamoli nel libro…

 

  1. Ricchi e poveri p.52

  2. Il passare del tempo “e venne l’autunno… “p.59

  3. Il Nuorese p.61

  4. Natale e la cena di magro p.79

  5. Le Disputas p.82

  6. Mani p.99

  7. I pellegrini si salutano p.113

  8. La folla in pellegrinaggio p.117

  9. Monta l’odio p.140

  10. Il Paradiso Terrestre p. 180

  11. Flussi migratori verso l’Africa: “lavoranti” del Nuorese, manovalanza per lo speculatore d’Algeri p.219

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Powerful and Inspiring Oprah! Time’s up at Golden Globe 2018

No more words but Oprah’s powerful and inspiring speech

 

M. Atwood-IL RACCONTO DELL’ANCELLA. Giochi di potere sul corpo delle donne.

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Potenza delle serie TV!

Ovvero quando l’annuncio dell’ Emmy Award 2017 a The Handmaid’s Tale,  come migliore serie drammatica, tratta dal romanzo di Margaret Atwood, Il Racconto dell’Ancella, ti incoraggia a rileggere un libro quasi dimenticato sul vecchio scaffale, che riprende subito vita  come uno scrigno traboccante di nuove emozioni e riflessioni.

“In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta.”Risvolto di copertina

 

 

 

 

 

Il racconto di Difred

Tenetevi pronte mie care amiche lettrici (ed anche voi miei cari amici lettori)! Che storia questa dell’Ancella! Bellissima. È la prova lampante che bisogna sempre rileggere un libro in epoche diverse, in età diverse. Quante scoperte si fanno dalle quali ci siamo lasciati solo sfiorare al primo viaggio!

Durante la narrazione vivacemente al presente ti posizioni subito: sei nella testa e nel corpo di Difred e con lei cerchi di trovare le parole e gli occhi giusti per vivere insieme il nuovo mondo da incubo di Galaad.

Nella vita di Difred (patronimico: Di Fred, proprietà del suo comandante che si chiama Fred…) e nelle sue parole non è difficile rintracciare le atmosfere distopiche alla Orwell e alla Huxley, ma qui sei nel bel mezzo del mondo femminile, della mistica della fertilità, della riproduzione, del dare figli “alla Patria e ai suoi più blasonati rappresentanti” troppo vecchi o malandati per procreare. La descrizione della cerimonia di accoppiamento è surreale, al limite della farsa tragicomica.

Difred ha conosciuto l’amore e la maternità “normali”, ha un marito e una figlia dai quali è stata bruscamente separata in seguito all’assurda rivoluzione di Galaad. Purtroppo la società  pre-rivoluzione degli anni ’80, la nostra società,  è andata a gambe all’aria, lentamente ma inesorabilmente. Le prime ad esserne coinvolte sono state ovviamente le donne. Dapprima licenziate dal lavoro senza alcuna ragione, immediatamente dopo vedono bloccati il loro conti in banca segno di un’indipendenza troppo pericolosa per il nuovo disegno di società. E poi arriva  la segregazione, l’obbligo di indossare “uniformi speciali”, l’obbligo del silenzio. Unico uso della parola concesso, quello per obbedire e per recitare formule convenzionali neutrali e vuote. Arriva la negazione totale della Libertà.

Le donne vengono raggruppate in categorie sociali ben precise: le Mogli dei Comandanti, in cima alla piramide rivestono un ruolo di prestigio e godono di una notevole libertà di movimento e pensiero; le Zie guardiane, spesso vecchie e povere, ma avide di un ruolo sociale di un certo peso; Le Marte  cameriere e governanti zelanti nelle case dei Comandanti e delle loro  Mogli; le Economogli, povere donne spose di uomini delle classi inferiori. Le Giovanissime in bianco già promesse spose in tenera età. I matrimoni sono sempre combinati. Anche per gli uomini esiste un rigoroso codice “sessuale”, almeno apparentemente: niente sesso prima del matrimonio.

  ancella

Al di fuori  della gerarchia, in una posizione molto  particolare  ci sono loro: le Ancelle. Donne in qualche modo privilegiate in quanto ancora fertili e in grado di permettere a chi non può, di avere un bambino. Sono rispettate, coccolate, ammirate, curate, spesso invidiate perché portatrici potenziali di vita. Avere un bambino è una grazia per la famiglia in cui entrano le Ancelle e per la società tutta.

Peculiare la vita di queste donne, “Profughe dal passato”. Vestite di rosso con abiti ampi che nascondono il loro corpo alla vista degli uomini. Indossano un buffo copricapo bianco che le obbliga a guardare sempre avanti o in basso…Escono per fare la spesa o per cerimonie sociali molto speciali. A due a due camminano lungo il Muro scambiandosi monosillabi in lode del Dio della fertilità. Il Muro è un protagonista inerte ma non silenzioso: dice tante cose con la sua struttura e con i corpi che accoglie, moniti penzolanti per chi passa e chi osa pensare di ribellarsi.

Colori

Abiti come codici colorati. Le donne indossano abiti di colori diversificati e questo mi ricorda le divise delle diverse classi sociali di Brave New World di Huxley. Rosso per le Ancelle, azzurro, a volte ricamato per le Mogli, marrone per le Zie, a strisce per le Economogli, grigio per le non donne in colonia, bianco per le Giovanissime promesse in matrimonio. Sembrerebbe una società a colori e invece è una società in bianco e nero, dove conta solo il potere dei maschi, Il resto è buio, un buio senza speranza.

E tuttavia, anche nelle peggiori condizioni di schiavitù morale e materiale, l’ essere umano tende ad adattarsi e, se possibile, a risalire in superficie per “liberarsi”. Nasce così, clandestinamente  il movimento del Mayday (M’Aidez). Membri di questa associazione riescono ad infiltrarsi nelle file degli Occhi, i guardiani della rivoluzione e nelle file delle Ancelle e perfino delle Mogli che pur di avere un bambino da esibire sono disposte a trasgredire. La nostra Ancella attraversa tutte queste realtà cercando di non soccombere. Viene più volte tentata dalla trasgressione che anche  il suo stesso Comandante organizza. Si lascerà tentare dalla sua vera e vecchia natura, fatta d’ Amore?  Intanto racconta quanto le sta succedendo, perché

“raccontarti questa storia significa credere in te, credere che esisti. Se ti sto raccontando questa storia è perché voglio che esisti. Racconto, dunque esisti” cap 41

 

È stata una lettura avvincente e come sempre accade nei romanzi distopici, molto ricca di spunti applicabili alla nostra vita attuale. Ma, non basta,  tenetevi pronti perché vi aspetta anche un finale stupefacente!

 

Pagine da gustare

 

23   Macchine. Certe cose non cambiano

26   Fake news

26   Le alette bianche paraocchi

39   La passeggiata lungo il muro  e gli abortisti

44   Ricerche

76   Stupratori e stuprate: chi è il colpevole?

93   Le Cerimonie

121 Ancelle al cinema

122 L’ancella ricorda sua madre

142 Trasgressioni: Il Comandante vuole giocare a Scarabeo

143 Notte

147 L’amante del nazista

157 Vogue e le riviste trasgressive anni ’70

168 Il muro

169 La macchina stampa-preghiere

223  Le donne di prima-Quanta infelicità!

231 Ancella profuga dal passato

236 Piume viola nell”indumento trasgressivo

280 La rigenerazione

308 Il sipario storico

 

Curiosità estetiche: che bella la copertina di Fred Marcellino

 His surreal landscapes, exotic backdrops, impressionist palette, and precisionist typography defined a particular kind of literary genre. By “defined” I mean Marcellino gave authors including Anne Tyler, Tom Wolfe, Milan Kundera, Judith Rossner, Margaret Atwood and Primo Levi, to name but a few, a visual persona that underscored their words and ideas. Marcellino’s distinctive personal style never conflicted with the writers’ character, but like the best graphic interpreters he added dimension that was not always there. He also, and perhaps most importantly, challenged the strict marketing conventions imposed on packaging fiction and non-fiction blockbusters that required gigantic type for the author’s name and a small, literal illustration of the plot or theme. Although these kinds of covers grabbed attention there was little aesthetic resonance. Marcellino introduced subtly painted and smartly lettered mini-posters that established allure. He was a master of sky and many of his book jacket illustrations use rich, cloud-studded skyscapes as backdrops and dramatic light sources for effect. He typically rendered the light of early dawn and late afternoon in pastel hues and airbrush smoothness to create surreal auras. The way in which he manipulated light on such subjects as walls, chairs, and doors enabled him to transform the commonplace into charged graphic symbols. wikipedia

 

 

 

 

 

 

 

Propositi di Lettura-Da un “tempo precedente” IL RACCONTO DELL’ANCELLA di Margaret Atwood

Ancella

 

 

È tempo di rileggere questo romanzo, anche sull’onda del successo della serie americana The Handmaid’s Tale prodotto da MGM Television.

Della precedente lettura non ricordo i dettagli. Sento tuttavia le forti semozioni che mi ha lasciato: oscillazione cromatica tra il rosso totale e il bianco, buio profondo dell’anima e poi stupore, violenza e Donne.

Distopia mon amour.  Non vedo l’ora di riscoprire l’atmosfera distopica che mi aveva accolto e avvolto tanto tempo fa. E di arricchirne i contorni.  E ho inoltre l’occasione di tornare ai miei amati Huxley e Orwell, con un tocco di classe al femminile, questa volta.

Dal risvolto di copertina

“In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta.”

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