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R.Harris-FATHERLAND. Hitler è vivo e governa l’Europa!

 

fatherland-Harris

Incipit “Nubi pesanti avevano gravato su Berlino per tutta la notte, e indugiavano ancora in quello che passava per mattino. Alla periferia occidentale della città, sprazzi di pioggia scorrevano come fumo sulla superficie del lago Havel. Il cielo e l’acqua si fondevano in una distesa grigia, interrotta soltanto dalla linea scura della riva opposta. Là non si muoveva nulla, non brillava una luce. Xavier March, investigatore della squadra omicidi della Kriminalpolizei di Berlino, chiamata comunemente Kripo, scese dalla Volkswagen e alzò il viso verso la pioggia. Conosceva bene quella pioggia particolare…”

Quando Vladimiro mi ha parlato di Fatherland , di   Robert Harris, mi ha subito incuriosito. La ragione? Il contesto: l’Europa del 1964 governata per buona parte da Adolf Hitler. Sì, avete capito bene!

Ho visto da poco la serie TV Babylon Berlin e penso che quell’atmosfera cupa di tragedia deve aver percorso anche il romanzo di Robert Harris, come d’altra parte tutta la letteratura che riguarda la Germania prima-durante-dopo la Seconda Guerra Mondiale. Qui il dopo si sposta in avanti, fin nei fantastici anni ’60, alla vigilia della famosa visita di John Kennedy a Berlino, con Hitler saldamente al potere. Tutto deve essere pronto per ricevere il Presidente degli USA, per essere finalmente accreditati tra le nazioni moderne e “democratiche”.

Devo leggerlo, mi piacciono le distopie.

 

 1964: Hitler, la Germania e il Trattato di Roma…

fatherland Reich

“A ovest dodici nazioni, Portogallo, Spagna, Francia, Irlanda, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Italia, Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia, erano state unite dalla Germania con il Trattato di Roma in un blocco commerciale europeo. Il tedesco era la seconda lingua ufficiale in tutte le scuole. La gente guidava macchine tedesche, ascoltava le radio tedesche, guardava i televisori tedeschi, lavorava in fabbriche appartenenti alla Germania, si lamentava dei comportamenti dei turisti tedeschi nelle località di villeggiatura dominate dai tedeschi, mentre le squadre tedesche vincevano tutte le competizioni sportive internazionali, eccettuato il cricket che si giocava soltanto in Inghilterra. La Svizzera era l’unico paese neutrale.”(pos.2470)

Man mano che procedo con la lettura mi rendo conto che l’aggancio distopico, che forse ha spinto molti lettori come me a leggere il libro, si dissolve in un brodo spionistico-poliziesco con tutti gli ingredienti più tipici: la bella giornalista Americana che si lascia coinvolgere in una passione impossibile con il commissario tormentato, divorziato, padre infelice di un bambino nazista a cui viene fatto il lavaggio del cervello; ladri di opere d’arte; Svizzera traboccante denaro e tesori illegali; costruzioni enormi-tempio del nazionalsocialismo; documenti preziosi sulla Soluzione Finale nazista di cui tutti sembravano non sapere nulla.

   zurigo9

“«In Svizzera esistono solo tre categorie di cittadini» aveva detto a March l’esperto della Kripo. «Le spie americane, le spie tedesche e i banchieri svizzeri che cercano di arraffare i loro quattrini.» Nel corso dell’ultimo secolo quei banchieri si erano stabiliti intorno alle rive settentrionali del lago di Zurigo come uno strato di ricchezza, il sedimento di una marea di denaro.” (pos 2478)

Ovviamente il commissario March è alternativo, strapazzato, spiegazzato e inutilmente torturato dal nazista terribile di turno. Con lui la storia va avanti tra fughe, rivelazioni, carillon e cioccolatini, intrighi di ogni genere.

E tuttavia  il romanzo si lascia leggere fino alla fine, nonostante l’atmosfera da incubo e le evidenti banalità.

 

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G.Deledda-LA VIA DEL MALE. Piacere e dolore d’amore, verso l’espiazione.

la via del male Deledda.jpg

 

 

La via del male è il romanzo che segna lo spartiacque tra la produzione giovanile di tipo feuilleton di Grazia Deledda e l’inizio dei grandi romanzi che ne sanciranno successivamente la fama[…] Pietro Benu, giovane servo di casa Noina, si innamora della bella e superba figlia del suo padrone, Maria, la quale all’inizio lo ricambia, ma poi sposerà un altro. Pietro Benu, sentendosi tradito, medita la vendetta…“quarta di copertina

 

La curiosità di lettrice, il bisogno di tornare alla grande letteratura del mio paese e l’incontro virtuale con Rina Brundu figlia appassionata della sua Sardegna, mi spingono verso Grazia Deledda.

In aggiunta alle “dimenticabili” nozioni scolastiche, di Grazia Deledda ho uno sfocato ricordo in bianco e nero di bambina, quando mi capitava di guardare in casa della zia stralci dal suggestivo sceneggiato televisivo Canne al Vento, tratto dal romanzo della scrittrice, con una bellissima e intensa Cosetta Greco e con il fascinoso Franco Interlenghi.

Al centro della storia c’è la famiglia Pintor rappresentante emblematica di quella nobiltà terriera che non sa e non vuole adattarsi ai cambiamenti della società. In un piccolo paese della Sardegna Orientale si sviluppa il dramma umano dei personaggi in lotta con se stessi e con il mondo circostante. Tra questi spicca il servo Efix, figura chiave degli eventi narrati.

 

Ma torniamo a Maria Noina, Pietro Benu e alla Via del male 

La storia di Maria e del servo Pietro si sviluppa all’interno di un grande affresco rurale. I due ragazzi incarnano  la natura in tutte le sue manifestazioni di vita e di morte. La passione che li travolge e che supera ogni barriera sociale segnerà anche la loro vita spirituale e il loro destino matrimoniale.

All’apparenza la storia sembra un feuilleton: Amore, morte, passione, soldi, ingiustizie e destino amaro e ineluttabile sembrano intrecciarsi in una tela robusta, e tuttavia  emergono tra le righe elementi di una modernità inaspettata. Dopo aver appreso la notizia sconvolgente delle responsabilità di Pietro nella morte del primo marito, il beato Francesco, Maria è sconvolta da un conflitto interiore lacerante e bellissmo  dal punto di vista narrativo. 

La tensione cresce  a ritmo dell’incalzante questione: “cosa fare ora ?” e assume  un tono drammaticamente moderno e teatralmente coinvolgente, tanto da riportarmi alla mente l’effetto prodotto sul mio immaginario dalla tragica ultima ora di Faust nel dramma di Marlowe.

Colpisce come “la via del male” venga imboccata e percorsa per amore. Pietro vive di questo amore totale e forse insano, fatto di attrazione fisica, di spiritualità, di rivalsa sociale, di vendetta, di speranza, di colpa,  un amore che determina il suo destino e quello di  Maria, la donna per cui egli vive e vivrà. Per lei va in prigione innocente, per lei impara a leggere e a scrivere, per lei si allea con il male più profondo, per lei e con lei accetta, quasi complice muto, un destino comune di espiazione.

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Monte Ortobene visto da casa Deledda

 Un problema di fondo percorre la storia e rimane irrisolto: la lotta tra ricchi e poveri, tra servi e padroni. Lotta che produce odio,  odio che finisce con l’autoalimentarsi. I Noina sono  il simbolo vivente di questo conflitto:

“Odiava tutti: zia Luisa, la grassa adoratrice del denaro, per la quale un uomo povero era un essere incompleto; zio Nicola, che aveva saputo conquistare con la sua bellezza e la sua audacia una donna come sua moglie; Francesco, l’ ”avvoltoio”, Maria, che s’era lasciata afferrare da questo uccello di rapina. Anche lei, sì; lei più di tutti, in certi momenti; ma anche durante questi impeti d’odio, che gli ricordavano i suoi primi giorni d’amore quando aveva desiderato Maria con l’ardore selvaggio di un predone, la passione lo dominava, feroce. Allora gli ritornava l’uomo primitivo: tutto quanto v’era di generoso in lui, e quell’istinto di bontà quasi femminea che lo aveva ingentilito durante il periodo felice del suo amore, tutto cadeva, come al cessare della primavera cadono le ali delle farfalle. Resta solo il bruco, immondo e devastatore.”Pag. 40

Il racconto scorre al ritmo della natura Sarda-Paradiso Terrestre e delle sue stagioni ”agricole”. La ricchezza dei boschi, dei pascoli, dei borghi silenziosi e attenti, dei profumi e dei colori si rispecchia nella ricchezza rotondeggiante del linguaggio e  nell’intensità delle sensazioni che evoca.

La via del male di Grazia Deledda inaugura il mio nuovo anno di letture in modo esemplare. Il ritorno alla grande letteratura Italiana mi fa stare bene, mi aiuta a comprendere meglio questo complicato presente, dove l’illusione della modernità ci fa spesso dimenticare che motore del mondo è l’essere umano con tutte le sue pulsioni, i suoi bisogni, le sue piccole grandi follie, le sue contraddizioni.

La modernità ci aiuta a vivere più a lungo, a curare meglio gli acciacchi fisici, ma poco o nulla può contro i moti dell’anima  universale e distaccata che muove il nostro corpo.

 

Cerchiamoli nel libro…

 

  1. Ricchi e poveri p.52

  2. Il passare del tempo “e venne l’autunno… “p.59

  3. Il Nuorese p.61

  4. Natale e la cena di magro p.79

  5. Le Disputas p.82

  6. Mani p.99

  7. I pellegrini si salutano p.113

  8. La folla in pellegrinaggio p.117

  9. Monta l’odio p.140

  10. Il Paradiso Terrestre p. 180

  11. Flussi migratori verso l’Africa: “lavoranti” del Nuorese, manovalanza per lo speculatore d’Algeri p.219

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Powerful and Inspiring Oprah! Time’s up at Golden Globe 2018

No more words but Oprah’s powerful and inspiring speech

 

M. Atwood-IL RACCONTO DELL’ANCELLA. Giochi di potere sul corpo delle donne.

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Potenza delle serie TV!

Ovvero quando l’annuncio dell’ Emmy Award 2017 a The Handmaid’s Tale,  come migliore serie drammatica, tratta dal romanzo di Margaret Atwood, Il Racconto dell’Ancella, ti incoraggia a rileggere un libro quasi dimenticato sul vecchio scaffale, che riprende subito vita  come uno scrigno traboccante di nuove emozioni e riflessioni.

“In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta.”Risvolto di copertina

 

 

 

 

 

Il racconto di Difred

Tenetevi pronte mie care amiche lettrici (ed anche voi miei cari amici lettori)! Che storia questa dell’Ancella! Bellissima. È la prova lampante che bisogna sempre rileggere un libro in epoche diverse, in età diverse. Quante scoperte si fanno dalle quali ci siamo lasciati solo sfiorare al primo viaggio!

Durante la narrazione vivacemente al presente ti posizioni subito: sei nella testa e nel corpo di Difred e con lei cerchi di trovare le parole e gli occhi giusti per vivere insieme il nuovo mondo da incubo di Galaad.

Nella vita di Difred (patronimico: Di Fred, proprietà del suo comandante che si chiama Fred…) e nelle sue parole non è difficile rintracciare le atmosfere distopiche alla Orwell e alla Huxley, ma qui sei nel bel mezzo del mondo femminile, della mistica della fertilità, della riproduzione, del dare figli “alla Patria e ai suoi più blasonati rappresentanti” troppo vecchi o malandati per procreare. La descrizione della cerimonia di accoppiamento è surreale, al limite della farsa tragicomica.

Difred ha conosciuto l’amore e la maternità “normali”, ha un marito e una figlia dai quali è stata bruscamente separata in seguito all’assurda rivoluzione di Galaad. Purtroppo la società  pre-rivoluzione degli anni ’80, la nostra società,  è andata a gambe all’aria, lentamente ma inesorabilmente. Le prime ad esserne coinvolte sono state ovviamente le donne. Dapprima licenziate dal lavoro senza alcuna ragione, immediatamente dopo vedono bloccati il loro conti in banca segno di un’indipendenza troppo pericolosa per il nuovo disegno di società. E poi arriva  la segregazione, l’obbligo di indossare “uniformi speciali”, l’obbligo del silenzio. Unico uso della parola concesso, quello per obbedire e per recitare formule convenzionali neutrali e vuote. Arriva la negazione totale della Libertà.

Le donne vengono raggruppate in categorie sociali ben precise: le Mogli dei Comandanti, in cima alla piramide rivestono un ruolo di prestigio e godono di una notevole libertà di movimento e pensiero; le Zie guardiane, spesso vecchie e povere, ma avide di un ruolo sociale di un certo peso; Le Marte  cameriere e governanti zelanti nelle case dei Comandanti e delle loro  Mogli; le Economogli, povere donne spose di uomini delle classi inferiori. Le Giovanissime in bianco già promesse spose in tenera età. I matrimoni sono sempre combinati. Anche per gli uomini esiste un rigoroso codice “sessuale”, almeno apparentemente: niente sesso prima del matrimonio.

  ancella

Al di fuori  della gerarchia, in una posizione molto  particolare  ci sono loro: le Ancelle. Donne in qualche modo privilegiate in quanto ancora fertili e in grado di permettere a chi non può, di avere un bambino. Sono rispettate, coccolate, ammirate, curate, spesso invidiate perché portatrici potenziali di vita. Avere un bambino è una grazia per la famiglia in cui entrano le Ancelle e per la società tutta.

Peculiare la vita di queste donne, “Profughe dal passato”. Vestite di rosso con abiti ampi che nascondono il loro corpo alla vista degli uomini. Indossano un buffo copricapo bianco che le obbliga a guardare sempre avanti o in basso…Escono per fare la spesa o per cerimonie sociali molto speciali. A due a due camminano lungo il Muro scambiandosi monosillabi in lode del Dio della fertilità. Il Muro è un protagonista inerte ma non silenzioso: dice tante cose con la sua struttura e con i corpi che accoglie, moniti penzolanti per chi passa e chi osa pensare di ribellarsi.

Colori

Abiti come codici colorati. Le donne indossano abiti di colori diversificati e questo mi ricorda le divise delle diverse classi sociali di Brave New World di Huxley. Rosso per le Ancelle, azzurro, a volte ricamato per le Mogli, marrone per le Zie, a strisce per le Economogli, grigio per le non donne in colonia, bianco per le Giovanissime promesse in matrimonio. Sembrerebbe una società a colori e invece è una società in bianco e nero, dove conta solo il potere dei maschi, Il resto è buio, un buio senza speranza.

E tuttavia, anche nelle peggiori condizioni di schiavitù morale e materiale, l’ essere umano tende ad adattarsi e, se possibile, a risalire in superficie per “liberarsi”. Nasce così, clandestinamente  il movimento del Mayday (M’Aidez). Membri di questa associazione riescono ad infiltrarsi nelle file degli Occhi, i guardiani della rivoluzione e nelle file delle Ancelle e perfino delle Mogli che pur di avere un bambino da esibire sono disposte a trasgredire. La nostra Ancella attraversa tutte queste realtà cercando di non soccombere. Viene più volte tentata dalla trasgressione che anche  il suo stesso Comandante organizza. Si lascerà tentare dalla sua vera e vecchia natura, fatta d’ Amore?  Intanto racconta quanto le sta succedendo, perché

“raccontarti questa storia significa credere in te, credere che esisti. Se ti sto raccontando questa storia è perché voglio che esisti. Racconto, dunque esisti” cap 41

 

È stata una lettura avvincente e come sempre accade nei romanzi distopici, molto ricca di spunti applicabili alla nostra vita attuale. Ma, non basta,  tenetevi pronti perché vi aspetta anche un finale stupefacente!

 

Pagine da gustare

 

23   Macchine. Certe cose non cambiano

26   Fake news

26   Le alette bianche paraocchi

39   La passeggiata lungo il muro  e gli abortisti

44   Ricerche

76   Stupratori e stuprate: chi è il colpevole?

93   Le Cerimonie

121 Ancelle al cinema

122 L’ancella ricorda sua madre

142 Trasgressioni: Il Comandante vuole giocare a Scarabeo

143 Notte

147 L’amante del nazista

157 Vogue e le riviste trasgressive anni ’70

168 Il muro

169 La macchina stampa-preghiere

223  Le donne di prima-Quanta infelicità!

231 Ancella profuga dal passato

236 Piume viola nell”indumento trasgressivo

280 La rigenerazione

308 Il sipario storico

 

Curiosità estetiche: che bella la copertina di Fred Marcellino

 His surreal landscapes, exotic backdrops, impressionist palette, and precisionist typography defined a particular kind of literary genre. By “defined” I mean Marcellino gave authors including Anne Tyler, Tom Wolfe, Milan Kundera, Judith Rossner, Margaret Atwood and Primo Levi, to name but a few, a visual persona that underscored their words and ideas. Marcellino’s distinctive personal style never conflicted with the writers’ character, but like the best graphic interpreters he added dimension that was not always there. He also, and perhaps most importantly, challenged the strict marketing conventions imposed on packaging fiction and non-fiction blockbusters that required gigantic type for the author’s name and a small, literal illustration of the plot or theme. Although these kinds of covers grabbed attention there was little aesthetic resonance. Marcellino introduced subtly painted and smartly lettered mini-posters that established allure. He was a master of sky and many of his book jacket illustrations use rich, cloud-studded skyscapes as backdrops and dramatic light sources for effect. He typically rendered the light of early dawn and late afternoon in pastel hues and airbrush smoothness to create surreal auras. The way in which he manipulated light on such subjects as walls, chairs, and doors enabled him to transform the commonplace into charged graphic symbols. wikipedia

 

 

 

 

 

 

 

Propositi di Lettura-Da un “tempo precedente” IL RACCONTO DELL’ANCELLA di Margaret Atwood

Ancella

 

 

È tempo di rileggere questo romanzo, anche sull’onda del successo della serie americana The Handmaid’s Tale prodotto da MGM Television.

Della precedente lettura non ricordo i dettagli. Sento tuttavia le forti semozioni che mi ha lasciato: oscillazione cromatica tra il rosso totale e il bianco, buio profondo dell’anima e poi stupore, violenza e Donne.

Distopia mon amour.  Non vedo l’ora di riscoprire l’atmosfera distopica che mi aveva accolto e avvolto tanto tempo fa. E di arricchirne i contorni.  E ho inoltre l’occasione di tornare ai miei amati Huxley e Orwell, con un tocco di classe al femminile, questa volta.

Dal risvolto di copertina

“In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta.”

Agosto: UN MESE CON MONTALBANO, che goduria!

un mese con Montalbano

Nei 30 racconti che compongono la raccolta Un mese con Montalbano, viene magistralmente condensato tutto il mondo del famoso commissario. Il dono di questi racconti è infatti la sintesi. Lo spazio narrativo è limitato e dunque trama ed effetto devono necessariamente essere super contenuti.

Si potrebbe avere l’impressione iniziale che la narrazione sia solo “accelerata”, ma è solo una falsa impressione. Tutto è studiato, controllato magistralmente da Camilleri e l’effetto finale arriva “sorprendente ed immediato”. Viva Poe! Anche la vena ironica tipica del l’autore e del personaggio qui viene esaltata dalla brevità del racconto.

Riconosco in alcune storie la sceneggiatura della fiction televisiva. Gli innumerevoli spunti letterari gettati qua e la tra le righe, mettono in evidenza la cultura enorme di questo scrittore Siciliano così amato da tutti noi lettori. Montalbano legge le opere che Andrea ha già divorato. Opere sofisticate , opere popolari, opere che hanno segnato il percorso di formazione di milioni di persone nel mondo.

Non chiedetemi di scegliere, non posso. Me li sono goduti tutti e in ciascuno ho trovato un piccolo elemento di novità e interesse. Riporto la nota finale dell’autore. Mentre la leggevo sentivo nelle orecchie la voce roca e affabulante di Camilleri. Grande!

un mese con montalbano1

IO,ROBOT-Intelligenza artificiale dal passato al futuro, passando per il presente, in compagnia dei Robot di Asimov.

io robot

“È concepibile che un robot sviluppi il senso dell’umorismo? Cosa accadrebbe se una macchina guidata dalle tre leggi entrasse in politica? E soprattutto, è possibile che un robot dal cervello positronico perfettamente funzionante sia ugualmente capace di uccidere un uomo?”

In questo bollente Luglio 2017, ho letto un libro a dir poco entusiasmante, Io Robot di Isaac Asimov. Mi è piaciuto come pochi nella mia esperienza di lettrice. Non è semplicemente catalogabile tra i romanzi di fantascienza, è qualcosa di più, è qualcosa di profetico, di stimolante, di “civile”.

Questa rilettura ha modificato il mio punto di vista sul testo. Avevo letto e commentato con gli studenti alcuni dei racconti, apprezzandone la natura visionaria e soprattutto la possibilità che dei robot potessero avere una specie di anima, di psiche. Dunque mi aveva guidato un approccio linguistico-emotivo. Oggi, dopo tanti anni, lo tiro giù dal vecchio scaffale, pigramente, e riscopro un mondo nuovo ed eccitante.

asimov e la santa terra

La mia solita, infondata diffidenza verso i racconti viene ancora una volta messa all’angolo. In Io Robot esiste un solido e coerente filo conduttore che ne fa un romanzo vero e proprio, con alcuni protagonisti interessanti, robot a parte naturalmente, che attraversano tutte le storie.

Tra questi spicca per unicità la robopsicologa Susan Calvin, la zitella innamorata che condivide con il robot Herbie un segreto inconfessabile… Che fantastico personaggio! Herbie è un bugiardo! Ma solo perché è stretto osservante della prima legge della robotica, per non nuocere al genere umano. Herbie ama la letteratura mentre trova noiosi e scontati i testi scientifici, che divora letteralmente, in nanosecondi.

io-robot

“Quel robot è un genio della matematica[.”…]Il guaio è che a quello scemo non piace la matematica. Preferisce leggere romanzi rosa. Sul serio! Dovreste vedere di che razza di spazzatura Susie lo rifornisce: Passione ardente, Amore nello spazio e roba del genere…”143

Vi chiederete da dove nasce la sua passione per i romanzi? Ecco la risposta:

“la vostra letteratura invece mi interessa, perché studia l’intrecciarsi delle emozioni e dei motivi che spingono gli uomini a comportarsi in un certo modo”…138

Quanto è umano questo robot e quanto potenzialmente “pericoloso”! Eppure, il conflitto è evitabile. Ci sono azioni che solo l’uomo è in grado di fare, valutazioni qualitative che sono condizionate da un percorso tutto umano (292):

citaziorobotp_292

L’ultimo racconto,  Conflitto Evitabile, chiude in bellezza il percorso e in qualche modo ci lascia in bocca e nel cuore un amaro sapore di attualità: Geopolitica, economia e gestione dei conflitti. La Macchina può aiutare? Può evitare conflitti drammatici in nome delle tre leggi della robotica e risolverli  con un sospiro?

tre leggi roboticaasimov

“-Tutti i periodi dell’evoluzione umana, Susan-disse il Coordinatore sono stati caratterizzati da particolari tipi di conflitto, da determinati problemi che sembrava si potessero risolvere soltanto con la forza. Ma ogni volta che si è fatto ricorso alla forza non si è riusciti in realtà ad approdare a niente. I problemi continuavano a sussistere attraverso una serie di conflitti, poi si risolvevano da soli con…come si dice? Ah sì, “non con il botto, ma con un sospiro”, appena le condizioni economiche e sociali cambiavano. Sorgevano quindi nuovi problemi e nuove guerre, in un ciclo che sembrava eterno[…] ” 270

La suddivisione della Terra in macro Regioni Geografiche ci permette dunque di cogliere qualche analogia con quanto accade nel mondo del XXI secolo. A proposito dell’Europa, Madame Szegeczowska, Vice-coordinatore si esprime così:

“L’Europa-disse Madame Szegeczowska nel suo Francese scorrevole-è in sostanza un’appendice economica della Regione Settentrionale. Lo sappiamo benissimo e in fondo non ce ne importa nulla[…] L’Europa è un posto sonnolento. E stanchi e sonnolenti sono quelli fra i nostri uomini che non riescono ad emigrare ai Tropici. Vedete voi stesso che è toccato a me, una povera donna, l’incarico di Vice-coordinatore. Be’, per fortuna non è un lavoro difficile e da me non ci si aspetta molto”. 286 

 

 

Quanto mi sono piaciuti i singoli racconti? (da 1 a 5)

 

icub

ICub-il robot bambino-Istituto Italiano di Tecnologia

 

Robbie. Il robot giocattolo di cui Gloria non può fare a meno 4

Circolo Vizioso. Il robot Speedy va in tilt durante una delicata missione…  4

Essere razionale. Powell e Donovan assemblatori di Cutie, sono alle prese con una questione quasi filosofica: chi ha veramente costruito il sofisticato robot che non li riconosce come “padri”? 4

Iniziativa personale. Il robot Dave si fa un esercito personale? 3

Bugiardo! Robot Herbie bugiardo per amore…Ma solo della prima legge della robotica, per non nuocere al genere umano 5

Il Robot scomparso. Quando si modifica una legge fondamentale per la convivenza. 5

Meccanismo di fuga. Il robot Cervello ha un colloquio molto interessante con la psicologa Susan. Che fine ha fatto la nave spaziale da lui costruita, con a bordo i collaudatori Donovan e Powell? 4

La prova. Cosa accade se i robot entrano in politica? 5

Conflitto evitabile. Geopolitica, economia e gestione dei conflitti. Le Macchine possono dare una mano? 5

 

Felice casualità

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Mentre mi accingo a scrivere, vedo sul tavolo il quotidiano La Stampa, lo sfoglio e mi colpisce la pagina dedicata alle Ombre e Luci delle menti sintetiche. Cosa succede ai robot? Facebook blocca un software: sfugge al nostro controllo, troppi rischi. (Carlo Pizzati).

 

 

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