• Mondo Fuori

  • Amo l’Europa. Voglio prenderla dal verso giusto…

    cara Europa ti scrivo... click&read

    è una creatura con tante fragilità, ma ha un cuore possente. Facciamo in modo che continui a battere per tutti. Io voto per l'Europa

  • Diritti delle Donne. Una lotta continua…

    Il racconto dell'ancella di M.Atwood-Giochi di potere sul corpo delle donne

    Per il ritiro del DDL Pillon e la riaffermazione della libertà di scelta degli "Italiani", uomini e donne liberi. Margaret Atwood-Il Racconto dell'Ancella: " In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta...apri il link all'immagine per continuare

  • Fridays for Future- giovani alla riscossa- Appello disperato agli “adulti” Agite subito per questa nostra Terra!

    “Our house is on fire, I am here to say our house is on fire."

  • Verità per Giulio Regeni-“La tua verità? No, la Verità, e vieni con me a cercarla. La tua, tientela.” A.Machado y Ruiz (Poeta Spagnolo 1875-1939)

  • Migranti, Rifugiati, Profughi: Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra

    Giornata Mondiale del Rifugiato 2018-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Dove operano le mafie: sguardo sul Nordest

    G.Falcone: L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.

  • LIBERA contro la mafia e le mafie

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

    “Despite everything, life is full of beauty and meaning.” ― Etti Hillesum, Lettres De Westerbork

  • 10 Dicembre 1948 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

  • 3 Ottobre a Lampedusa-Memoria e Rifugiati… Refugee Blues (1939), by W.H.Auden

    Poniamo che in questa città vi siano dieci milioni di anime, V’è chi abita in palazzi, v’è chi abita in tuguri: Ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto...

  • 2 Giugno 2018-Festa della Repubblica Italiana

  • Siria: continuiamo ad essere dentro una guerra insaziabile

    Chi bombarda cosa? Partono impietosi i razzi di USA, Russia, Francia, Regno UInito... immediatamente tutti gli altri si stanno accodando alla magnifica follia dei bellissimi missili Trumpiani! Ma quando , come e con chi ne verremo fuori? ONU batti un colpo di pace, please!

  • 13 Maggio 2018- Festa della Mamma

    festa della mamma 2018-storia di un' assoluzione
  • UN GIORNO, TUTTO QUESTO-Salone Internazionale del Libro di Torino 2018

    Un giorno tutto questo...Torino 10-14 Maggio 2018

  • 1° Maggio, su coraggio! Io ti amo…

    Alto e basso.Guttuso e Tozzi. Tempo di contaminazioni...

  • 25 Aprile 2018- Festa della Liberazione dal nazifascismo

    La Storia che mi piace...Fiori di Aprile nel giardino d'Italia liberato

  • 23 Aprile-Giornata Mondiale del Libro

    Grazie Libro, perchè mi coccoli, mi accompagni, mi lusinghi, mi diverti, mi rattristi, mi aiuti, mi conforti, mi stimoli, mi persuadi, mi accusi, mi difendi, mi fai piangere, mi fai arrabbiare, mi fai incontrare il mondo, mi fai vivere!

  • Sabato 24 e Domenica 25 Marzo tornano le Giornate FAI di Primavera!

  • 22 Marzo Giornata Internazionale dell’ACQUA-un diritto per tutti!

    con Bertoli e Ligabue, nel vento che soffia e l'acqua che scorre...

  • 21 Marzo-World Poetry Day. Arriva Primavera, in versi…

    Il verso è tutto. G.D'Annunzio, Il Piacere, II,1

  • 8 Marzo 2018-Donne insieme con determinazione e speranza

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  • Con Amnesty International contro la pena di morte

  • 5 Ottobre-Giornata Mondiale degli Insegnanti. Auguri, oggi e sempre eroi indispensabili!

    5 Ottobre 2016: con gli insegnanti per una società migliore

  • Retratos Y Amor Propio: storie di creatività fotosociale

    Ritratti di vite e corpi nello sguardo della Fotografa-Architetta Stefania Scamardi

  • Liberi Lettori di Libri: Maria Luisa

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  • Libriamoci a scuola- leggiamo ad alta voce!

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J. Lahiri-DOVE MI TROVO, ovunque da nessuna parte, con me stessa.

dove mi trovo

Dove mi trovo di Jhumpa Lahiri è il racconto di uno spaesamento.  I brevissimi capitoli in cui è suddiviso sono di fatto altrettantiluoghi” fisici, ad alto valore simbolico, fino a dare l’impressione che si tratti di frammenti di un diario scritto su prescrizione di un’ analista, dove Jhumpa registra ogni minima sensazione sollecitata da un luogo, un oggetto, una persona. Perché? Per capire meglio il suo mondo interiore, se stessa, i suoi rapporti con la madre e il padre, la sua identità, la sua ricerca del “luogo della vita”.

La storia della protagonista è un viaggio nella realtà che la accoglie e la respinge, allo stesso tempo;  nelle emozioni che questa le suscita; nei ricordi che evoca. È una lettura piacevole e partecipata, che riesce ad aiutare anche chi legge, presumibilmente una donna della stessa età della scrittrice, che sta percorrendo il suo stesso cammino. Si, siamo in viaggio con Jhumpa verso un’ ulteriore meta, un ulteriore luogo, un nuovo cambiamento che coincide, casualmente, con l’inizio di un nuovo anno.

“Nell’arco di un anno e nel susseguirsi delle stagioni, la donna arriverà a un «risveglio», in un giorno di mare e di sole pieno che le farà sentire con forza il calore della vita, del sangue.” dalla presentazione

Lo stile veloce, conciso, tagliente è rivelatore dell’esigenza di sintesi di chi decide di scrivere in una lingua non sua, ricorrendo all’operazione principe di una scrittura immediata ed efficace: scarnificare, ridurre all’essenziale, andare diritto al cuore del concetto. Anche per questo il libro mi piace.

E mi piace anche la scelta di non dare nome ai luoghi descritti, come fosse un “dove” universale che certamente qualcuno è in grado di individuare nelle sue coordinate geografiche, ma che molti riconoscono come un “proprio dove” in cui quelle stesse cose accadono.

Intervista di Giuseppe Fantasia (Huffingtonpost)

Scrive in italiano: perché? “Perché la vostra lingua, che ho imparato tardi, a quarant’anni, è uno spazio privato in cui mi sento più libera e alleggerita, un qualcosa di cui mia madre mi rimprovera ogni tanto, perché lei come mio padre, che conosce l’inglese e il bengalese e non l’italiano, non possono leggerlo, se non quando – spero – verrà tradotto”.

Tutto parte da un colpo di fulmine, con l’innamoramento, ma adesso mi trovo in una nuova fase del rapporto, sia con l’italiano come lingua che con Roma come città. Roma è una parte di me, anche quando torno o me ne vado. C’è un rapporto che esiste, ma mi fa pensare molto; esserci è tutto ed è difficile vivere in assenza, ma ci provo”.

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“Ad ogni mutamento di posto io provo una grande enorme tristezza. Non maggiore quando lascio un luogo cui si connettono dei ricordi o dei dolori e piaceri. È il mutamento stesso che m’agita come il liquido in un vaso che scosso s’intorbida.

ITALO SVEVO, Saggi e pagine sparse

 

Assaggi

In piscina– “In quest’ambiente umido, arrugginito, in cui noi donne ci vediamo nude e bagnate, in cui ci mostriamo le cicatrici ai seni e all’addome, i lividi sulla coscia, i nei sulla schiena, si parla della sfortuna. Ci si lamenta dei mariti, dei figli, dei genitori che invecchiano. Si svelano pensieri proibiti senza sentirsi in colpa.”

In cartoleria– “Frugo tra i quaderni colorati e metto alla prova l’inchiostro di varie penne su un pezzetto di carta calpestata da mille firme sconosciute, da sgorbi urgenti, nervosi. Chiedo cartucce di scorta per la stampante di casa e scatole diverse per mettere a posto le tracce cartacee – lettere, bollette, note – della mia esistenza. Anche quando non mi serve nulla di specifico mi fermo un attimo davanti alla vetrina ad ammirare l’allestimento perennemente festoso, abbellito di zaini, forbici, puntine, colla, scotch, e una marea di taccuini, con e senza righe, che mi piacerebbe riempire, perfino quelli specifici e poco ospitali per fare bilanci. Anche se non so disegnare avrei voglia di scegliermi un album per schizzi, rilegato a mano, di carta spessa, color crema.”

In sala d’attesa– “Nessuno fa compagnia a questa signora: nessuna badante, nessun amico, nessun marito. E temo che lei intuisca che anch’io non avrò nessuno accanto a me, tra vent’anni, quando mi troverò per un motivo o l’altro in una sala d’attesa come questa.” 

In libreria-“Inevitabilmente mi imbatto nel mio ex compagno[..]Quando andavamo in vacanza insieme gli mancava sempre qualcosa di essenziale, le scarpe per camminare, una crema per proteggere la pelle, il taccuino per gli appunti. Dimenticava di mettere in valigia il maglione pesante, la camicia leggera. Aveva spesso la febbre. Ho visitato tante città piccole da sola mentre lui si riprendeva in albergo, a letto, mentre dormiva pallido, sudato, sotto la coperta. A casa gli preparavo il brodo, la borsa dell’acqua calda, scendevo in farmacia. Facevo l’infermiera, non mi dispiaceva. Aveva perso presto entrambi i genitori. Diceva: al mondo ho solo te. Cucinavo volentieri a casa sua, dedicavo tutta la mattina a fare la spesa, attraversavo la città per preparargli da mangiare. Mi ricordo dei vagabondaggi assurdi da un quartiere a un altro alla ricerca di un formaggio sfizioso, delle melanzane più lustre. Arrivavo da lui, apparecchiavo, si metteva a tavola e diceva: Non ce la farei a vivere senza la tua minestra, senza il tuo pollo arrosto. Credevo di essere il centro del suo mondo, aspettavo che mi chiedesse di sposarlo, lo davo per scontato.” 

A cena– “A tavola siamo in sei. Dopo la minestra, smettono tutti di parlare, e continuiamo solo noi due. Stiamo discutendo di un film, secondo me un buon film, lo difendo. Ma lei insiste che l’attore, famoso, è pessimo. Non sono ubriaca ma non riesco a trattenermi, le dico: «Ma ti senti quando parli? Che cazzo dici?»”

In vacanza– “Mio padre, forse saggio, forse caparbio, riteneva che fosse meglio rilassarsi in casa senza fare le valigie, senza doversi ambientare per poco tempo in un luogo sconosciuto. Così salta la metà delle ferie, diceva. Quindi ogni anno nel periodo in cui non doveva lavorare, restava a casa. Non si vestiva fino a tardi, scendeva con calma in piazza a comprare i giornali e a salutare i vicini già in pensione radunati sulle panchine. Poi si sdraiava sul divano davanti a un ventilatore per leggere i giornali e ascoltare un po’ di musica. Non cercava le montagne, il mare, davanti agli spettacoli naturali non si emozionava. La pace, per lui, era restare dentro, fermo, in un posto abituale, l’unico suo eremo[…]Dopo cena resto nella mia stanza a guardare la tv. Rifletto parecchio sui miei genitori, e mi chiedo perché, in questo luogo ovattato, loro continuino a braccarmi. A chi dei due assomiglio? A lui, che sarebbe rimasto in camera, a leggere, come me? O a lei, che avrebbe voluto ballare? Le sarebbe piaciuto divertirsi con persone diverse da mio padre e da me. I suoi cari – amici, parenti, persone con cui sorrideva pienamente, davanti a cui non faceva il broncio – erano altri, sempre fuori casa. Io e mio padre: eravamo noi la gabbia.”

Da lui– “Ecco la morfologia privata di una famiglia, due persone che si innamorano e fanno due figli, un percorso tanto banale quanto singolare, unico. E capisco d’un fiato quanto siano un organismo ingegnoso, un insieme impenetrabile.”

Da mia madre-“Oggi siamo entrambe sole e so che sotto sotto le piacerebbe ricomporre quell’amalgama e così annientare la solitudine, sarebbe secondo lei la soluzione giusta per noi. Ma siccome tengo duro e mi rifiuto di abitare nella stessa città, la faccio soffrire. Se dicessi a mia madre che mi fa bene stare sola e sentirmi padrona del mio tempo e del mio spazio, nonostante il silenzio, nonostante le luci che non spengo quando esco di casa, e la radio pure, mi guarderebbe poco convinta, direbbe che la solitudine è una carenza e nient’altro. Non serve ragionarci su, non le quadrano le piccole soddisfazioni che riesco a ritagliarmi. Malgrado il suo attaccamento nei miei confronti non le interessa il mio punto di vista, ed è questo scarto che mi insegna la vera solitudine.”

A due passi– “Mentre cammino e patisco il distacco imminente da questo luogo, vedo con la coda dell’occhio un’altra persona, una donna che si muove a cinquanta metri di distanza, vestita praticamente in maniera identica a me: una gonna ampia e rossa, la stoffa sottilmente chiazzata. Cappotto di lana, nero anche quello, stivali alti, un cappello di lana che copre la testa. Anche lei porta la borsa sulla spalla destra. L’età resta un mistero, potrebbe avere la mia oppure quindici anni di più[…]Era una fatamorgana? No, l’avevo vista di sicuro, una mia variante che camminava allegra, determinata, a due passi da me”

Da nessuna parte– “Altro che ferma, sono sempre e soltanto in movimento, in attesa o di arrivare o di rientrare, oppure di andare via. Una piccola valigia ai piedi da fare, da disfare, la borsa in grembo, qualche soldo, un libro infilato lì dentro. Esiste un posto dove non siamo di passaggio? Disorientata, persa, sbalestrata, sballata, sbandata, scombussolata, smarrita, spaesata, spiantata, stranita: in questa parentela di termini mi ritrovo. Ecco la dimora, le parole che mi mettono al mondo.”

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