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G.Deledda-LA VIA DEL MALE. Piacere e dolore d’amore, verso l’espiazione.

la via del male Deledda.jpg

 

 

La via del male è il romanzo che segna lo spartiacque tra la produzione giovanile di tipo feuilleton di Grazia Deledda e l’inizio dei grandi romanzi che ne sanciranno successivamente la fama[…] Pietro Benu, giovane servo di casa Noina, si innamora della bella e superba figlia del suo padrone, Maria, la quale all’inizio lo ricambia, ma poi sposerà un altro. Pietro Benu, sentendosi tradito, medita la vendetta…“quarta di copertina

 

La curiosità di lettrice, il bisogno di tornare alla grande letteratura del mio paese e l’incontro virtuale con Rina Brundu figlia appassionata della sua Sardegna, mi spingono verso Grazia Deledda.

In aggiunta alle “dimenticabili” nozioni scolastiche, di Grazia Deledda ho uno sfocato ricordo in bianco e nero di bambina, quando mi capitava di guardare in casa della zia stralci dal suggestivo sceneggiato televisivo Canne al Vento, tratto dal romanzo della scrittrice, con una bellissima e intensa Cosetta Greco e con il fascinoso Franco Interlenghi.

Al centro della storia c’è la famiglia Pintor rappresentante emblematica di quella nobiltà terriera che non sa e non vuole adattarsi ai cambiamenti della società. In un piccolo paese della Sardegna Orientale si sviluppa il dramma umano dei personaggi in lotta con se stessi e con il mondo circostante. Tra questi spicca il servo Efix, figura chiave degli eventi narrati.

 

Ma torniamo a Maria Noina, Pietro Benu e alla Via del male 

La storia di Maria e del servo Pietro si sviluppa all’interno di un grande affresco rurale. I due ragazzi incarnano  la natura in tutte le sue manifestazioni di vita e di morte. La passione che li travolge e che supera ogni barriera sociale segnerà anche la loro vita spirituale e il loro destino matrimoniale.

All’apparenza la storia sembra un feuilleton: Amore, morte, passione, soldi, ingiustizie e destino amaro e ineluttabile sembrano intrecciarsi in una tela robusta, e tuttavia  emergono tra le righe elementi di una modernità inaspettata. Dopo aver appreso la notizia sconvolgente delle responsabilità di Pietro nella morte del primo marito, il beato Francesco, Maria è sconvolta da un conflitto interiore lacerante e bellissmo  dal punto di vista narrativo. 

La tensione cresce  a ritmo dell’incalzante questione: “cosa fare ora ?” e assume  un tono drammaticamente moderno e teatralmente coinvolgente, tanto da riportarmi alla mente l’effetto prodotto sul mio immaginario dalla tragica ultima ora di Faust nel dramma di Marlowe.

Colpisce come “la via del male” venga imboccata e percorsa per amore. Pietro vive di questo amore totale e forse insano, fatto di attrazione fisica, di spiritualità, di rivalsa sociale, di vendetta, di speranza, di colpa,  un amore che determina il suo destino e quello di  Maria, la donna per cui egli vive e vivrà. Per lei va in prigione innocente, per lei impara a leggere e a scrivere, per lei si allea con il male più profondo, per lei e con lei accetta, quasi complice muto, un destino comune di espiazione.

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Monte Ortobene visto da casa Deledda

 Un problema di fondo percorre la storia e rimane irrisolto: la lotta tra ricchi e poveri, tra servi e padroni. Lotta che produce odio,  odio che finisce con l’autoalimentarsi. I Noina sono  il simbolo vivente di questo conflitto:

“Odiava tutti: zia Luisa, la grassa adoratrice del denaro, per la quale un uomo povero era un essere incompleto; zio Nicola, che aveva saputo conquistare con la sua bellezza e la sua audacia una donna come sua moglie; Francesco, l’ ”avvoltoio”, Maria, che s’era lasciata afferrare da questo uccello di rapina. Anche lei, sì; lei più di tutti, in certi momenti; ma anche durante questi impeti d’odio, che gli ricordavano i suoi primi giorni d’amore quando aveva desiderato Maria con l’ardore selvaggio di un predone, la passione lo dominava, feroce. Allora gli ritornava l’uomo primitivo: tutto quanto v’era di generoso in lui, e quell’istinto di bontà quasi femminea che lo aveva ingentilito durante il periodo felice del suo amore, tutto cadeva, come al cessare della primavera cadono le ali delle farfalle. Resta solo il bruco, immondo e devastatore.”Pag. 40

Il racconto scorre al ritmo della natura Sarda-Paradiso Terrestre e delle sue stagioni ”agricole”. La ricchezza dei boschi, dei pascoli, dei borghi silenziosi e attenti, dei profumi e dei colori si rispecchia nella ricchezza rotondeggiante del linguaggio e  nell’intensità delle sensazioni che evoca.

La via del male di Grazia Deledda inaugura il mio nuovo anno di letture in modo esemplare. Il ritorno alla grande letteratura Italiana mi fa stare bene, mi aiuta a comprendere meglio questo complicato presente, dove l’illusione della modernità ci fa spesso dimenticare che motore del mondo è l’essere umano con tutte le sue pulsioni, i suoi bisogni, le sue piccole grandi follie, le sue contraddizioni.

La modernità ci aiuta a vivere più a lungo, a curare meglio gli acciacchi fisici, ma poco o nulla può contro i moti dell’anima  universale e distaccata che muove il nostro corpo.

 

Cerchiamoli nel libro…

 

  1. Ricchi e poveri p.52

  2. Il passare del tempo “e venne l’autunno… “p.59

  3. Il Nuorese p.61

  4. Natale e la cena di magro p.79

  5. Le Disputas p.82

  6. Mani p.99

  7. I pellegrini si salutano p.113

  8. La folla in pellegrinaggio p.117

  9. Monta l’odio p.140

  10. Il Paradiso Terrestre p. 180

  11. Flussi migratori verso l’Africa: “lavoranti” del Nuorese, manovalanza per lo speculatore d’Algeri p.219

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