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    Per il ritiro del DDL Pillon e la riaffermazione della libertà di scelta degli "Italiani", uomini e donne liberi. Margaret Atwood-Il Racconto dell'Ancella: " In un’America reduce da una catastrofe ecologica, che ha falciato gran parte della popolazione e messo in forse la stessa sopravvivenza della specie, un gruppo di fanatici religiosi ha fondato uno stato totalitario, Galaad, riducendo in completa schiavitù le donne. I rapporti umani, sociali, culturali sono stati aboliti: unico supremo fine è la procreazione. Attraverso il diario segreto della giovane “ancella” Difred, si delinea l’inquietante profilo di un mondo futuro ma non troppo, già presente in embrione nella società degli anni Ottanta...apri il link all'immagine per continuare

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    locandina

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  • Migranti, Rifugiati, Profughi: Viaggi e Diritti, in tempo di pace e di guerra

    Giornata Mondiale del Rifugiato 2018-Diamo senso a queste ricorrenze! Viaggi nell'abisso. Samia: “Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due…”p.122 -Non dirmi che hai paura-G.Catozzella

  • Io sto con Emercency

    sempre più guerre, sempre più vittime, Per fortuna che c'è Emercency.

  • 27 Gennaio-Giornata della Memoria per continuare a ricordare, andando avanti

    “Despite everything, life is full of beauty and meaning.” ― Etti Hillesum, Lettres De Westerbork

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    Restare umani è un diritto-dovere. Dopo 70 anni, a che punto siamo?

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Pasolini-UNA VITA VIOLENTA. Tra sogni, lotte e delusioni, per le strade infangate di Roma

Una vita violenta_Pasolini

Iniziare il 2016 con Pasolini è un piacere unico. Una vita violenta è un affresco drammatico e bellissimo della società italiana del dopoguerra. Parla di Roma, è vero, delle borgate degradate e dei suoi abitanti sregolati, ma ci riporta inevitabilmente alla nostra storia di Italiani, alle battaglie del vivere quotidiano di un popolo uscito a pezzi dalla seconda guerra mondiale, nel corpo e nel morale.

Profughi

  “il padre di Tommasino, Torquato Puzzilli, era impiegato comunale, e come sempre quando si dice impiegato comunale, si intende dire ch’era scopino. Certo, prima se la passava meglio, quando stava al paese suo: era d’una famiglia di lavoratori, questo sì, però potevano andare a testa alta, e quand’era mezzogiorno il tavolino era sempre apparecchiato, due scodelle ci s’appoggiavano sempre. Torquato era padrone d’una casetta…Quando venne la guerra, Torquato fu chiamato sotto le armi, e l’otto settembre ritornò a casa, sbandato come tutti gli altri: Ma gli toccò risloggiare subito, però, e stavolta con tutto quello che c’aveva, insieme alla carovana di profughi che scappavano verso Roma.” P.209

  I “pischelli” di borgata

  La descrizione dei “pischelli” romani fa stringere il cuore e, nello stesso tempo però, ti lascia intravvedere uno sprazzo di cielo, di pulizia, anche in mezzo al fango, alla sporcizia privata e pubblica. Tommaso Puzzilli è emblematico di questa umanità in cerca di spazi di sopravvivenza, abitati da tragedia, farsa e sentimento. La fame nera è eterna, sangue per un panino. E arriva pure l’inondazione che affonda “La piccola Shangai” nella  melma.  Tommaso vive, ruba, balla, canta Claudio Villa, “puncica” col coltello lo stomaco dei compagni-rivali; si prostituisce dentro i pidocchietti romani affogati nel fumo e nel puzzo di piscio.
Ma corteggia anche. Per Irene, commissiona una serenata pagata col sangue di una “zoccola” da lui derubata e massacrata di botte. E la storia si tinge di rosa e di dolcezza strana, in mezzo a questa gente, a questi posti. Carletto con la sua “ghitarra” comincia a cantare:

  “Aveva una voce dolce e forte, che s’alzava su in alto per il cortile, lungo le pareti gialle e zozze, oltre le file delle finestre illuminate delle scale, sui tetti, in giro di cortile in cortile, in tutto quel silenzio. Pareva come fosse successo qualcosa, una disgrazia o una festa, tutt’a un botto: non era solo una serenata, ma un non so che, che metteva addosso un p0’ d’inquietudine, tanto era improvvisa, appassionata, sperduta là, fuori rotta, tra i cortili…
Intorno c’era tutta un’assemblea, come nei filmi quando i ladroni si radunano di notte. Le serenate tanto frequenti non erano, ma ognuno ci si accodava bravo bravo uguale, come si facessero tutte le sere: solo che si sentiva un tinticarello allo stomaco, e tutta una contentezza, come a Natale o a Pasqua…”p.196

  Il cinema e l’amore

 Numerosi sono nel romanzo i riferimenti ai film più popolari del tempo. I pidocchietti di periferia, pieni di gente che mangia i bruscolini, che fuma, che palpa, sono Il Cinema: sale piccole, sporche, spesso anguste e malfamate, piene di fumo e di puzza di piscio.  E tuttavia, è proprio dentro al cinema che inizia l’amore con Irene, lei conosce gli attori di quel film e ne è sinceramente affascinata. L’amore è sempre sensuale, sempre indissolubilmente legato e condizionato dal sesso e per questo così reale e autentico. È  l’amore dei pischelli che fanno pazzie per scoprirne la grammatica. L’amore di Tommasino è tutto questo, ma, talora, è anche spolverato di poesia.

La casa INA

 Autentico e ricco di meraviglia è il suo sguardo sull’appartamento INA casa che viene assegnato alla sua famiglia. Dopo tanti anni in baracca, una casa vera con un bagno, una cucina! E scatta la nostalgia e l’amore per Tito e Toto, i due fratellini morti, cresciuti nel fango giocoso e mortale della baracca. Tommaso si fa affascinare dalla vita della parrocchia, dai pischelli che giocano a biliardino. Si vuole sposare e ne parla col parroco, prova a lavorare ai mercati generali, insomma vorrebbe mettere la testa a posto. 

L’insurrezione dei Pulcinella al Forlanini

  Ma il capolavoro sociale, la pagina epica nella tormentata vita del Puzzilli, arriva con il suo ricovero in ospedale per tubercolosi e con la scoperta della politica. Tommasino si veste della bandiera rossa dei comunisti! Lotta per i diritti del malato, incontra gente che crede in qualcosa di diverso, di pulito, che non siano le galline da rubare. Scopre così un’altra esistenza, quella civile, che culmina con il suo fatale atto eroico, durante l’alluvione che trascina via le baracche fetide e fatiscenti.   Il funerale del Bernardini, comunista morto lottando per i diritti dei malati, da il via alla lotta:

“Ognuno aveva da dire la sua, e tutti si sbracciavano, cioccavano, urlavano, che non ce la sfangavano più: erano i nervi che li sostenevano, con quei panni smagozzati sulle spalle, quei pigiami bianchi a bragolone, che parevano una folla di pulcinella.”p.297

Puzza di libertà nel partito democratico

  bandiere PCIE si iscrive al partito democratico (ironia dei nomi). Ora ha la tessera che lo qualifica come cittadino vero. Anche se, riconosce nei componenti del partito di Pietralata, vecchie volpi del quartiere! “ Li mortacci loro! Pensò Tommaso, “ qui se vendono pure la croce de Cristo!”p.328

“A casa di Irene tutti erano comunisti, e pure lei l’aveva sempre pensata così, fin da piccoletta, come le aveva imparato il padre. Ci pensò su un po’ , tutta ottimista e giudiziosa, e poi disse:” Nun è n’idea sbajata, a Tomà! E poi essendo che quer partito un domani ce po’ esse sempre un aiuto…qualche lavoro…E poi accostasse a la Chiesa uno c’ha sempre un altro conforto.”p.250

Potenza della caratterizzazione: donne nella grande retata

  Poliziotti in borghese e in divisa, una marea con jeep e macchine normali, piombano in borgata e cominciano la grande retata. Le donne reagiscono contro la forza pubblica. Personaggi drammatici e comici allo stesso tempo, come la nonna dello Sciacallo e Anna la prostituta facchina:

 “La nonna dello Sciacallo sgambettava appresso a tutti quegli uomini armati, buona, buona e pareva ancor piùpiccoletta, una cimicetta, una formicola, con le mani strette come stesse a pregare, e rigirava intorno gli occhi neri, vergognosa, che a buon bisogno chiedeva lei scusa agli altri, come una ragazzina. Camminava strusciando le ciabatte sulla fanga, con la vestina verde, e tutti quei capelli bianchi bianchi e ruspi, messi alla scacciapensieri, intorno alla faccia nera come un tizzo, quasi sorridendo con la bocca sdentata, come andasse in processione.
In mezzo a un altro pattuglione, bestemmiando come un giudìo, veniva Anna, ch’era una che faceva la facchina ai Mercati, con sette figli sparsi per il mondo: una vera donna di vita, che portava il rossetto fino sotto il naso, col trucco che col sudore le cascava a pezzi, e tutti i denti guasti in bocca, sempre zozzi e gialli; ma era una scopona proprio , e aveva l’occhi sempre calamarati, sotto quei capelli di tutti i colori…”

Il suono delle campane.

  Le campane fanno da colonna sonora e da orologio per la gente di Roma e d’Italia. Lo stesso accade durante il ricovero di Tommasino. Le sente dalla mattina appena si sveglia, fino a tarda sera. E arrivano dai quartieri vicino al Forlanini, e da più lontano ancora:

“Arrivavano fiacche, smorzate, come venissero da lontano, oltre i padiglioni e i giardini, forse sulla Portuense…La campanella era una sola, suonava svelta e forte; tre colpi in un modo: dan dan dan, e tre colpi in un altro: den den den. Poi taceva…Suonava a morto.” p.282

Il suono del Romanesco

Davoli-Pasolini-CittiIl suono del Romanesco, e dell’Italiano romanizzato, è peculiare e bellissimo. Ricco di antico significato popolare.   Lo usa Gadda, lo usa Pasolini. Ed ha un suono autentico, coinvolgente che ti sembra di sentire nelle orecchie la voce di Ninetto Davoli o di Franco Citti col loro sorriso beffardo e innocente stampato in faccia.  È potente l’effetto che produce sul lettore. Riconosco tante parole che hanno attraversato la mia storia.

Connessioni

cop_ragazzidivitaTanti anni fa ho letto Ragazzi di Vita e a dire il vero, come spesso accade con libri importanti letti nel passato, non ho ricordi precisi, ma sento ancora la sensazione di forza che quel linguaggio mi aveva provocato. La stessa che provo e riconosco ora in Una vita violenta. Oggi la lettura è più consapevole e forse, nel piacere enorme che il libro mi ha provocato, riaffiora anche quell’indescrivibile sensazione che, stratificata nella mia memoria con Ragazzi di Vita e con tutti i film del grande scrittore-regista,  è difficile non sovrapporre alle parole e ai comportamenti di Tommasino e della sua gente di borgata.

Dal risvolto di copertina

  Una vita violenta (1959), è considerato da molti una delle opere narrative più importanti del dopoguerra: una rappresentazione

“lucida e spietata delle persone e degli atti, dell’ambiente e delle fatalità” (Carlo Emilio Gadda)

delle borgate romane.

 

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