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  • Memoria e Rifugiati… Refugee Blues (1939), by W.H.Auden

    Poniamo che in questa città vi siano dieci milioni di anime, V’è chi abita in palazzi, v’è chi abita in tuguri: Ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto...‎‎

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E.Vittorini-CONVERSAZIONE IN SICILIA. Hai mai visto un cinese?

Vittorini Conversazioni in Sicilia

Elio Vittorini-Conversazione in Sicilia-Illustrazioni di Renato Guttuso-B.U.R. Milano 2000

 

 “E il Bambino va incontro all’uomo e l’Uomo va incontro al Bambino

 

 

Grandi aspettative su questo libro. Ne ho sentito parlare, l’ho sentito etichettare dalle persone “giuste”, come un must. E poi il titolo così accattivante: Conversazione in Sicilia. Amo la prima parola perchè mi fa pensare alla ricchezza di idee e sentimenti che, come un flusso di corrente, salta da un interlocutore all’altro, tocca i terminali  e produce energia.

 Amo la parola -Sicilia- non di più, ma in modo diverso. Anch’essa evoca in me persone, sentimenti e luoghi fisici e dell’anima, che dimorano nel mio self. Un amore conflittuale, un amore-non amore, alla Quasimodo.

 Qui la Sicilia è soprattutto luogo dell’anima, spunto per ricordi assoluti, sogni o incubi. E’ la Sicilia in cui la “cartolina” non ha più la funzione patinata di uno scorcio da sogno blu-di-mare, giallo-di-sole, rosso-di-arance, profumo-di-gelsomino. E’ invece solo carta funzionale, mappa con un indirizzo, l’indirizzo. Elemento di contatto tra affetti lasciati e ritorni affettuosi.

 

E il viaggio comincia. E’ un viaggio nel buio della miniera, di stanze piccole senza calore e senza colore, che culmina nell’oscurità del cimitero dove, unica concessione alla luce, sono le fiammelle dei lumini.

 

Poi tutto diventa un miscuglio di simboli e di realtà, vere o sognate, desiderate o ricordate.

I disegni di Guttuso completano questa magnifica versione. Sono davvero in bianco e nero? Direi proprio di sì. Tracciano linee fedeli di ciò che Silvestro vede davanti ai suoi occhi. Grigio dominante, eppure mi colpisce molto il ricorrente “blu” negli occhi di alcuni personaggi, normanni anche nei loro riccioli biondi. Alti e forti.

Ma quale immagine dei siciliani ci vuole dare Vittorini? Io, con quindici anni di vita siciliana sulle spalle e nel cuore, ho cercato nelle sue parole l’idea che io ho dei siciliani, anche l’idea della loro fisicità. E mi sono trovata davanti esseri universali che soffrono il dolore del mondo!

 Cosa rimarrà in me di questa Conversazione? Le strane domande e le strane risposte:

“Hai mai visto un cinese?”(p.251)

Così comincia la più moderna visione dell’interculturalità?

Ma ci sono stati veramente i Cinesi in Sicilia? I Cinesi sono dentro tutto il dolore del mondo, del genere umano. Soffrono come e più di noi:

“egli è più povero di tutti i poveri e tu lo hai mandato al diavolo e lo pensi, così povero nel mondo, senza speranza e mandato al diavolo, non ti sembra che sia più uomo, più genere umano di tutti?”

Ma andiamo a leggere tutte le battute tra madre e figlio, ci sembrerà di essere improvvisamente entrati in una Conversazione contemporanea…

 

Affiora dai miei ricordi di bambina cresciuta tra la gente di montagna, in Abruzzo, la definizione di “Figlio di prete”. Diverso significato ha il “figlio di prete” descritto nelle lettere dalla Spagna e riferito ai Carabineros portoghesi: mai riparare in Portogallo e poi farsi ammazzare dai figli di prete! piuttosto farsi fucilare in terra di Spagna e morire in libertà, con i compagni.

 Da noi era diverso. Il “Figlio di prete” era un’espressione, anche un pò affettuosa, rivolta ai mascalzoncelli. A volte però voleva dire “Figlio di puttana”. Fine digressione.

 Torniamo a Vittorini. Che buffo quel viaggio tra le case a fare le iniezioni. Concezione cura i malati e aiuta, a modo suo, il figlio a conoscerla meglio.

 Offre a lui la sola educazione sentimentale che lei conosca e gli mostra la pelle, la carne e le forme delle sue pazienti più attraenti. Silvestro incontra le donne siciliane: vedova piacente, giovane donna bella, statua di bronzo che non soffre. Ma ad un certo punto dice NO a sua madre…

 

All’inizio del libro, sul traghetto con Silvestro ho pensato:

“ecco, ci siamo, ora arriviamo a Messina e saremo nella Sicilia che io  ho vissuto e la riscopriremo insieme”

E invece no. Anche lui come tutti i viaggiatori che attraversano lo Stretto, passa per Messina, uno sguardo al porto e forse alla

  

Madonnina lucente, un ricordo di ferraglia e ferrovie e poi via, fugge verso l’interno. Città di passaggio…Quante cose mi vengono in mente! Un’altra storia.

 

Scopro tra le righe del romanzo la pulsione politica, simbolica, forse religiosa di questo gruppo di uomini e ragazzi che sono accomunati dalla sofferenza del mondo. Un’intesa che li porta a pensare di sperare di salvarlo. Ciao Gran Lombardo, ciao Coibaffi, ciao Senzabaffi, ciao Ragazzo delle arance.

 Vino a fiumi, vino che provoca sbornie tristi e allegre. Il nonno mitico era sempre allegro, da sbronzo; Silvestro no, come suo padre.

Suo padre era un grande artista. Attore Shakespeariano, ferroviere illuminato, amante delle donne, del ballo e della compagnia.

Poeta! E penso al mio papà-poeta e penso al Ferroviere di Germi. Ai fortunati figli dei ferrovieri, che potevano salire in treno e andare dove volevano, in giro per l’Italia, gratis! Somiglianze, contrasti, luci e ombre.

 

Le rosse case dei cantonieri in cui Silvestro ha vissuto, occupano un posto speciale nell’immaginario della mia generazione. Avevano le sbarre, ma erano rosse, solitarie in mezzo ai papaveri e alla campagna. Aleggiava intorno ad esse un’atmosfera di mistero.

 

Quanti spaccati discreti di grande letteratura troviamo in queste pagine: I corvi inquietanti di Poe, i dubbi e i tormenti inesauribili di Amleto, il furore e la passione politica di Bruto.

 Moravia conclude una sua recensione di Conversazione, dopo aver evidenziato qualche sua criticità, con queste parole:

Benedette dunque le letture o le altre suggestioni che gli hanno fatto intraprendere il viaggio alla volta della Sicilia…Le pagine del viaggio sono tra le più valide del libro…La terza parte poi, quella in cui la madre va in giro per le case del borgo a distribuire iniezioni, è la migliore di tutto il libro. Qui Vittorini poco commenta e lascia parlare i fatti.” Da A. Moravia, Vittorini “Gran Lombardo”, in “Documento”, n.4, aprile 1941

 

Come mi è piaciuto questo libro! Come si sente nelle parole il tormento di un uomo che odia la guerra e che è alla disperata ricerca di sé, del Gran Lombardo che a volte vorrebbe essere e forse è. Il treno continua la sua corsa. 

 Negli scompartimenti di terza classe, coi sedili di legno entra di prepotenza, dai finestrini aperti, tutto l’odore e il calore della Sicilia.

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Una Risposta

  1. […] andando verso  Nord], mi fisso i piedi e fingo di  non aver sentito, poichè mi viene in mente Conversazione in Sicilia di  Vittorini e rischio, se solo apro bocca, di cantilenare la voce di Silvestro Ferrato. E non è […]

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