Storie di vita al Liberty Bar, con Maigret e Simenon

Georges Simenon

Liberty Bar

IL Sole 24 ORE

Le ultime pagine del romanzo, in cui il commissario racconta alla signora Maigret la storia, sono la conclusione perfetta di un romanzo scritto in modo perfetto.
Ho ancora nelle orecchie il tic tac della sveglia nel bar, che scandisce con precisione e lenta regolarità la vita del luogo, ma che sembra diventare sempre più inquietante ed incalzante, man mano che ci si avvicina al Climax!

“Stranamente, malgrado la porta chiusa e la distanza si sentiva il tic tac della sveglia: un tic tac così rapido e così ritmato da dare l’impressione che le lancette, a forza di girare così vorticosamente, stessero per spezzarsi.”

Brown, ricco australiano, commerciante di lana di pecora, si stanca della sua vita borghese, bigotta e piccina e impazzisce invece, dietro la flamboyant realtà della Costa Azzurra. Amanti, stravizi, degrado fisico diventano suoi fedeli compagni di vita. Ma quanta “Libertà” dai vincoli soffocanti del suo essere WASP gli offre questa nuova condizione esistenziale!

Copertura del disonore e dello scandalo e protezione dello status quo, diventano invece il motore di azioni, a dir poco “ambigue”, messe in atto dalla sua famiglia, tramite il figlio Harry.

La  storia è ricca di  ingredienti classici del giallo: omicidi, mistero, testamenti, soldi, ambienti sordidi, poliziotti, bel mondo, piccoli e grandi delinquenti, prostitute e ruffiani…come  Joseph l’Italiano.

Maigret è psicologicamente coinvolto. A tratti si immedesima quasi nella figura del vecchio commerciante di lana per capirne meglio l’animo e le spinte ad agire. L’ambientazione è un caleidoscopio di luci e calore; il bianco accecante di abiti leggeri ed eleganti, il sole e le morbide spiagge e il blù patinato del mare;

le ombre spezzate dai raggi del sole che danzano polverosi e spezzettati  nel buio Liberty Bar, dove l’intensità della vita lentamente fa il suo corso.

Il tic tac della sveglia da il ritmo alle vite disordinate dei patetici protagonisti; il tic tic tic della macchina da scrivere,  nel lussuoso appartamento/ufficio dell’albergo in cui Harry alloggia, è il segnale di un lavoro incessante,produttivo, che non può conoscere sosta… Due rumori, due ritmi, due mondi solo apparentemente opposti…

All’inizio Maigret mostra un certa rudezza nei confronti delle  donne della storia. Le due conviventi di Brown, madre e figlia, di fatto sono caratterizzate in modo così negativo che il lettore è portato a condividere il disprezzo che Maigret sembra provare nei loro confronti.

Meno accentuato il suo disprezzo verso le “inquiline” del Liberty Bar, Jaja, sofferente e comprensiva;  Sylvie, giovane e sbandata. Anzi, una certa forma di pietas fa capolino tra le righe e tic tac dopo tic tac, viene fuori l’ umanità dell’uomo verso persone, situazioni ed eventi di cui riesce sempre a cogliere l’intima essenza.

Bello immergersi nella lettura di questo romanzo  immaginando  di  passeggiare (e di sudare forse) con il commissario Maigret, vestiti  di lino bianco, nel brulichio  umano dell’ assolata  Antibes.

Per gli amanti di Maigret, Trussel un sito  intrigante .

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