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D. Pennac-Come un romanzo. Strategie di lettura

comeunromanzo PennacDaniel Pennac

Come un romanzo

Feltrinelli 2000

Sto andando a Venezia per lavoro  e  “un vento di libro” mi spinge verso  il punto vendita Mondadori della stazione centrale di Padova. Penna, luna, cielo stellato in copertina accrescono la fascinazione… Lo compro.

Saggio? Sì; Diario? Credo di sì; Storia di lettori che crescono? Certamente sì.

Pennac  ri-evoca  le centomila domande che mi ponevo regolarmente quando  “dovevo” coinvolgere i miei studenti nella lettura di  classici Inglesi e Americani… Lettura ad alta voce? lettura silenziosa per una comprensione più approfondita? Un vecchio professore dell’Università di Venezia entrava continuamente in conflitto con  noi, docenti appassionati di analisi testuale, perchè, secondo lui, quello che evoca sentimenti, piacere e voglia di continuare a leggere è la lettura ad alta voce di “frammenti” significativi di opere famose. Mamma mia quante discussioni su: task-non task! Le nostre ragioni:

 “Come  possono capire  un testo in lingua straniera se non guidi la comprensione, passo dopo passo, con tanti task ben strutturati?”

Poi  ho cominciato a capire…

A ricordare gli occhi sgranati delle mie studentesse quando leggevo loro ad alta voce, per esempio,  la storia della Evelinediciottenne Eveline, più o meno  loro coetanea, dai Dubliners di James Joyce. Il suo dramma familiare, il desiderio  di avventura represso… E mettevo l’accento  su frasi ricche di allitterazioni, di suoni onomatopeici, facendo appello al suono e al ritmo. 

O quando leggevo brani dalla storia di Tess of the D’Urbervilles di Hardy e  the Rhyme of the Ancient Mariner di Coleridge,  veicolata anche tramite il ritmo  metal degli Iron Maiden!

La sorpresa  traboccava dai loro occhi. Ma è vero, non durava molto. Si interrompeva bruscamente quando parlavo di compiti, di simulazione di terza prova, di  colloquio  e tesina, insomma di “programma”, come dice Pennac. Sono sicura, tuttavia, che qualcosa sia rimasto, dentro.

 saga TwilightLa pedagogia della lettura efficace è argomento complesso, non si  sa mai veramente quali siano i percorsi migliori. Come sono d’accordo  sul distacco  affettivo che i ragazzi  provano quando vedono che un’opera è in programma e dunque va letta… E allora  ci si ingegna a cercare vie alternative, ad attualizzare la lettura senza perdere di vista la qualità del “compito”. 

Sento ancora su di me gli sguardi scettici dei colleghi che strabuzzano  gli occhi quando sentono che  stiamo leggendo la Saga di Twilight, su suggerimento  di alcune studentesse che, al suono della parola twilight durante una lezione sul Romanticismo Inglese, sentono vibrare il corpo e l’anima, si lanciano sguardi complici e io me ne accorgo! E penso: “prese!” La inserirò in programma accanto ai grandi  dello stile gotico anglo-americano…(Shelley, Stevenson, Stoker, Poe etc). Si lavora per differenza? Anche.

piccolilettoricrescono-IsabellaPagliaLe strade dell’interesse sono infinite. I miracoli avvengono spesso “a nostra insaputa”.

Devo dire però che condivido in pieno il discorso sull’armonizzazione degli stili di apprendimento, dell’attenzione alle intelligenze multiple e altre suggestioni psico-pedagogiche.  Spesso  quello che va bene per alcuni è sbagliato per altri. E  qui   si presenta  il problema: come trovare il punto di incontro? Anche alcuni genitori, che assillo! Vorrebbero i propri figli allegramente sprofondati  tra le  pagine di un libro, ma solo quando lo dicono loro! Legge? Non legge? Perchè?  Ha problemi? E’ pigro?  

Pennac continua e conclude:

 “No, seguiva il suo ritmo, ecco tutto, che non è necessariamente quello di un altro, e che non è necessariamente il ritmo uniforme della vita. Il suo ritmo di apprendista lettore, che conosce accelerazioni e brusche regressioni, periodi di bulimia e lunghe sieste digestive. La sete di progredire e la paura di deludere…”

In Come un romanzo c’è tutto questo.

Pennac mi colpisce anche quando sconvolge la mia visione della lettura. A me piace discutere di quello che leggo. Non voglio tenermelo dentro, voglio offrire agli altri le mie emozioni. Loro, ne facciano quel che vogliono. Pennac stronca tutto ciò e invita al silenzio post-lettura. Invita al segreto:

 “il piacere del libro letto lo teniamo spesso segreto[…]Silenzio, dunque… Salvo naturalmente per i parolai del potere culturale. Ah! le chiacchiere da salotto…” 

Poi, fortunatamente aggiunge:

 “Tuttavia, pur non essendo un atto di comunicazione immediata, la lettura è, alla fine, l’oggetto di una condivisione…”

Ah… Ora mi sento meglio!

Il saggio di Pennac è RICCO e davvero molto interessante. Offre numerosi spunti  di riflessione e azione. Brillante la scelta di chiudere il saggio  con l’elenco dei Diritti Imprescrittibili. Mi ritrovo  quasi totalmente in essi. Eccoli:

Mi  avrebbe fatto piacere leggerlo  prima, mentre ero ancora “ sul campo”, mi sarebbe piaciuto che i miei amici che lo  avevano già letto, avessero “condiviso” queste preziose considerazioni. Ma forse  non era arrivato per loro il momento giusto della rielaborazione, dell’uscita dal segreto e quindi, della condivisone. O forse non lo avevano letto. E allora  ecco arrivato il momento di farlo!

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